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Autore: Admin

Superstizioni: non è vero ma ci credo!

833 Superstizioni: non è vero ma ci credo!

Per Morena la notte di S. Silvestro è importante baciare il partner sotto il vischio per avere la certezza della continuità del rapporto: “perché il vischio invischia, incolla,” racconta ai microfoni di Psicoradio. Alarico ricorda i pranzi del primo dell’anno dalla nonna: “Mia nonna ci teneva tantissimo mangiassimo lenticchie o chicchi d’uva o qualsiasi cosa avesse a che fare con i “schei”, i soldi. È come se i miei gesti scaramantici sostituissero i riti religiosi canonici. Ad esempio, da quando un amico mi ha detto che il cappello sul letto porta male ci sto attento”. Il riferimento al cappello sul letto come portatore di cattivi presagi ricorda a Vincenzo un film, Drugstore Cowboy di Gus Van Sant, di cui racconta una particolare scena, legata proprio a questa credenza.

Annarosa svela la paura che aveva da bambina, legata alle “donne vestite di nero” nel suo paese d’origine: “Erano le donne che portavano il lutto per i loro mariti morti ma la mia mente di bimba le associava alle streghe e al malocchio “. Angela parla della sua Sicilia, dei pranzi di capodanno trascorsi dai nonni, e ricorda di quanto per suo nonno fosse importante mangiare tredici pietanze, una per ogni mese dell’anno successivo e una in più per buon augurio.

“Mi dispiace portare una ventata di razionalismo – interviene Cristina – ma voglio raccontare la teoria di un grande antropologo, Ernesto De Martino. Ha scritto vari saggi, tra cui “Sud e magia”, in cui sostiene che il rito magico offre la possibilità alle persone che per vari motivi non possono determinare la propria esistenza e sentono la loro vita in balia del caso, di pensare di poter invece intervenire. De Martino parla espressamente del fatto che la magia – e la superstizione fa parte in qualche modo della magia – protegge perché conferisce la sensazione di vivere una vita in cui per ogni cosa c’è un rimedio. E se c’è un rimedio c’è la possibilità di intervenire.”

Psico Babbo Natale

832 Psico Babbo Natale

Psicoradio festeggia con una puntata speciale per portare vento di festa nelle vostre case. Dalle vostre radio Psico Babbo Natale vi porta musica, poesie e la risata gaia di una bambina. Luca regala dei versi da lui composti che iniziano così: “E così sia, è giunto il Natale…”. A Margherita non piace molto questa festa ma per voi ha un dono speciale: una celebre armonia, colonna sonora di uno spot che a lei ricorda natali felici. Alarico, tutor di Psicoradio, dona a tutti un brano intitolato “It’s The Life” dei Grant Lee Buffalo. Il primo verso della canzone è significativo ed evocativo: “È la vita che tu hai creato…”. Non poteva mancare la classica letterina a Babbo Natale, naturalmente “psicoradiosa”. E la nostra direttrice Cristina regala una poesia di un autore inglese del Seicento, John Donne. La poesia “Congedo a vietarle il lamento” racconta di un amore così forte e raffinato che non soffre nemmeno l’assenza dell’amato. Angela offre invece una speranza per il futuro: una pillola di “Gaia Terapia”. Cos’è? Scopritelo ascoltando la puntata di Psicoradio!

Ritorno a Basaglia?

831 Ritorno a Basaglia?

Dobbiamo tornare a Basaglia? Potrà sembrare una domanda infondata dato che sono passati quarant’anni dall’approvazione della Legge 180, detta “Legge Basaglia”. Forse è proprio perché siamo così lontani nel tempo dalla lotta basagliana che si è iniziato a dare per scontato il sistema di salute mentale, lasciando che piano piano torni a essere sempre più istituzionalizzato e chiuso? Su questa problematica si interroga il dottor Paolo Francesco Peloso nel suo libro “Ritorno a Basaglia? La deistituzionalizzazione nella psichiatria di ogni giorno” (Erga edizioni, 2022). Durante la presentazione del libro presso la biblioteca Minguzzi Gentili di Bologna, Psicoradio ha potuto ascoltare le opinioni dell’autore e dei professionisti della salute mentale intervenuti, che vi facciamo ascoltare in questa puntata.

Il concetto di deistituzionalizzazione della psichiatria fu espresso per primo in Italia da Basaglia, che evidenziò la condizione disumana e non terapeutica del paziente internato in manicomio. In un’intervista televisiva del 1968 di Sergio Zavoli a Franco Basaglia, di cui potrete ascoltare un estratto, questi esprime apertamente la sua idea di riforma della cura psichiatrica che dovrebbe mettere al centro la salute dell’utente e non preoccuparsi solo della sua pericolosità sociale: “[…] Quando l’assistenza è fatta dal vertice cioè dal tecnico e ne è escluso l’utente, quando non partecipa alla soluzione dei suoi bisogni, certamente è sempre cattiva non solo la psichiatria ma anche la medicina, l’assistenza in genere.”

Le idee basagliane di psichiatria continuano ad essere praticate ma purtroppo in maniera non omogenea sul territorio italiano. Lo psichiatra Stefano D’Offizi del Centro di Salute Mentale di Gorizia, intervenuto alla presentazione del libro di Peloso, spiega le modalità di cura utilizzate nel suo CSM che affrontano la potenziale pericolosità del paziente psichiatrico tramite un lavoro d’equipe in cui tutti gli operatori hanno uguale importanza e contribuiscono al percorso dell’utente. Infine Peloso riflette, prendendo spunto dal titolo del suo libro, sulla possibilità concreta di tornare ed espandere le idee di Basaglia rimettendo al centro della cura il paziente ora alienato dalla psichiatria per colpa di una gestione sempre più istituzionalizzata e spersonalizzata.

Nell’ultimo segmento della puntata parliamo dell’apertura delle iscrizioni al nuovo corso gratuito di teatro, il corso di alta formazione per la figura dell’attore promosso da Arte e Salute APS.

Il popolo degli animali

“Gli animali non sono né nostri fratelli né subalterni: sono popoli altri, coinvolti come noi nella trama della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendido e faticoso travaglio della Terra” (Henry Beston, naturalista e scrittore statunitense, vissuto tra il 1888 e il 1968)

Tutte le forme di emarginazione si basano sul giustificazionismo della schiavitù e dello sfruttamento. Gli animali sono sempre stati l’archetipo di ogni forma di discriminazione. Ai microfoni di Psicoradio, Roberto Marchesini, etologo, scrittore, direttore didattico del SIUA, (Scuola Interazione Uomo Animale), parla di antispecismo: il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo ovvero la convinzione che la specie umana sia superiore alle altre specie e che, in nome di questa presunta superiorità, possa sfruttarle, abusarle e ucciderle. “L’etologia scopre ogni giorno nuove culture animali”, rivela alla redazione il dottor Marchesini, e continua riportando esempi sui vari modi con cui comunicano tra loro i “nostri compagni di viaggio”. Di animali molto diversi da noi, come ad esempio gli insetti, può dire la stessa cosa? Gli animali soffrono psicologicamente? Queste alcune delle domande a cui l’ospite risponde nel corso della puntata. “Pensate agli animali rinchiusi negli zoo – conclude il dottor Marchesini – costretti a vivere la prigionia, animali che arrivano a ripetere gli stessi movimenti in modo compulsivo, come l’orso che si dondola…”

Concludiamo la puntata con una riflessione sulla fragilità, tema che accomuna essere umani e non. Quando ti sei sentito più fragile, prima di essere consapevole della malattia o dopo? Questa è una delle domande a cui hanno risposto i redattori di Psicoradio raccontando la loro esperienza personale. “Io mi sento fragile nelle relazioni. A volte do tutto quello che posso, il massimo, ma in cambio ricevo poco e questo mi deprime. Poi mi basta ricevere un messaggio da una persona cara che subito il mio umore cambia”: è uno dei punti di vista emersi durante la tavola rotonda.

La lampada silenziosa della psichiatria

Torniamo a parlare di Eugenio Borgna, lo psichiatra fenomenologo, primario emerito di psichiatria che Umberto Galimberti ha definito il più grande psichiatra vivente: lo facciamo approfondendo e analizzando i contenuti del suo recente libro, “L’agonia della psichiatria” (Feltrinelli Editore), che alcuni redattori di Psicoradio hanno letto con estremo interesse e sul quale hanno riflettuto.

L’autore vuole ridare anima e vita alla sofferenza psichica e detta i suoi imperativi con gentilezza: “Ascoltare, essere gentili, immedesimarsi nell’altro, utilizzare le parole giuste, quelle semplici e tenere. Rispettare la dignità di chi soffre, senza limitarsi ad un uso idolatrico degli psicofarmaci o ad una lettura burocratica della diagnosi”. Borgna critica la dilagante somministrazione di farmaci, che sono sicuramente indispensabili se necessari ma che devono essere associati a molto altro per essere realmente utili ed efficaci. Secondo lui, infatti, “la psichiatria dovrebbe essere una lampada silenziosa, che ridia un senso a quelle che sono le nostre condizioni di vita. Questo mio libro […] vorrebbe svolgere una fragile funzione rieducativa, che sia d’aiuto alla realizzazione di una psichiatria radicalmente alternativa a quella che dedica ai farmaci ogni strategia di cura, astenendosi dalla ricerca di quello che vive e muore nelle pazienti e nei pazienti”. Lo psichiatra critica inoltre la contenzione ovvero la pratica di legare i pazienti che viene ancora esercitata dalla maggior parte dei reparti psichiatrici di diagnosi e cura.

“Se non esiste la follia come non esiste la normalità, esistono modi diversi di riviverla, di accoglierla nella sua angoscia e nel suo dolore, nel suo mistero. E allora non dovremmo fare l’elogio della follia, ma questo sì: riconoscere in essa gentilezza e umanità, fragilità e dignità, rispetto e nostalgia di solidarietà”. Borgna continua dicendo che fra chi cura e chi è curato ci deve essere reciprocità di ascolto e condivisione della sofferenza, un sentimento umano che tutti provano. Nel saggio trovano spazio anche racconti diretti e toccanti di vita, come ad esempio quello di Anna, che parla con grande sensibilità e sulla base della sua esperienza di cosa sia per lei l’angoscia. Alcune redattrici di Psicoradio hanno fatto alcune considerazioni sul libro. Per Benedetta c’è la speranza che le persone possano essere curate nel modo più completo di cui ci parla Borgna ma ciò che lei ha visto sino ad oggi sono soprattutto ricorsi a ricoveri e molti farmaci. Per Rosanna quello di Borgna è un nuovo metodo di cura, spiegato in modo brillante, dove l’uomo non è più emarginato ed incompreso ma viene posto veramente al centro. Rosanna legge anche la poesia di Emiliy Dickinson riportata da Eugenio Borgna, intitolata “Nel tuo piccolo cuore”, che vuole celebrare la preziosità della vita che scorre in ognuno di noi.

Nella seconda parte vi riproponiamo stralci di un’intervista che la redazione fece allo psichiatra qualche anno fa. “Esprimo massimo rispetto verso chi soffre, consapevole che lì si esprime fino in fondo il grande valore dell’uomo e della donna”, aveva detto il grande psichiatra ai nostri microfoni. Egli spiega che la follia è presente nell’uomo, degna di essere ascoltata e interpretata senza sovrastrutture. La follia è anche “gentilezza d’animo, desiderio disperato di un incontro e aspirazione ad essere ascoltati nella propria disperazione”.

Sono giovane ma non dimenticare di chiedermi come sto!

828 Sono giovane ma non dimenticare di chiedermi come sto!

Come stanno gli studenti e le studentesse dopo l’emergenza sanitaria? Nove su dieci, in Italia, hanno vissuto una condizione di forte disagio psichico, durante e dopo la pandemia. Lo dicono i dati di un’indagine statistica alla quale hanno risposto 30.000 studentesse e studenti che frequentano scuole medie, superiori e università. La ricerca è stata condotta da Ires, l’istituto di ricerca dell’Emilia-Romagna e promossa dalla Rete degli studenti medi, da Udu – Unione degli universitari e dal sindacato dei pensionati Spi Cgil. L’obiettivo dell’indagine era capire la relazione tra emergenza sanitaria e malessere psichico dei giovani. La ricerca fa parte di una campagna più ampia di sensibilizzazione sul disagio psichico, che porta il nome “Chiedimi come sto”.

Caterina Migale, portavoce dell’Udu e giovane attivista racconta ai nostri microfoni che: “Il problema degli studenti, più che la didattica a distanza, è stato l’essere obbligati a stare chiusi. Ma i problemi che riscontriamo non sono solo dovuti alla pandemia: molti esistevano già. Sul 28% degli studenti che hanno detto di aver sofferto di disturbi alimentari, solo il 16% ne ha sofferto per la prima volta durante il periodo covid. L’11% ne soffriva già da prima”.

È stata resa pubblica in questi giorni anche una ricerca di Save The Children, nella XIII edizione dell’”Atlante dell’infanzia a rischio in Italia”. Contiene dati molto preoccupanti che riguardano l’età dell’infanzia e dell’adolescenza. A peggiori condizioni economico-sociali possono corrispondere minori possibilità di prevenzione e cura. L’Atlante lancia su questo un vero e proprio “allarme povertà”: sarebbero 1,4 milioni i bambini in povertà assoluta in Italia, con un divario importante tra Nord e Sud. Il divario più grave riguarda le bambine: l’aspettativa di vita di una bambina che nasce e cresce in Calabria è di 15 anni inferiore a una bambina che nasce e cresce in Trentino. Di conseguenza, queste condizioni possono portare a un peggioramento del disagio psichico tra i minori: si parla di un aumento del +39,5% dei ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile tra il 2019 e il 2021 in 9 regioni monitorate dalla Società italiana di pediatria. A fronte di questo aumento, però, si contano solo 394 posti letto in degenza in questi reparti, e mancano all’appello almeno 1400 pediatri di base in tutta Italia.

I dati di entrambe le ricerche ci dicono che i bambini e i giovani hanno bisogno di una particolare attenzione, e ci sono molte figure che decidono di investire il proprio tempo e la propria professionalità nel supporto di queste che, citando la scrittrice Beatrice Alemagna, “sono persone piccole, ma di certo non piccole persone”. Ai microfoni di Psicoradio una pedagogista che si occupa di ippoterapia, una arteterapeuta e una infermiera raccontano alcuni progetti promossi in provincia di Bologna: si tratta soprattutto di progetti di prevenzione, che in età giovanile sono sicuramente fondamentali per evitare che lo star male possa scaturire in un più forte disagio. 

È la normalità, ti devi solo abituare

827 È la normalità, ti devi solo abituare

Qual è il significato della guarigione secondo te? Tra i redattori di Psicoradio c’è chi ha risposto che la guarigione è: “mancanza di sintomi e capacità sociali e relazionali buone” e chi invece pensa che: “essere guariti vuol dire avere una vita ricca di buone relazioni, non necessariamente non prendere farmaci ma avere un lavoro e una rete di persone che si frequentano in maniera piacevole”. A queste risposte si aggiunge anche quella dell’ospite di questa puntata: “la guarigione è che adesso ho ripreso possesso della mia vita, non utilizzo più farmaci, faccio una vita come fanno tutti quelli che non hanno mai avuto a che fare con la psichiatria”.

L’ospite è Daniele Chini, di professione elettricista. Da dieci anni è stato dichiarato in remissione dal disturbo bipolare che gli era stato diagnosticato, e che lui ha affrontato attraverso un insieme di risorse non usuali: dall’aiuto della moglie, che gli ha restituito l’autostima, alla “riabilitazione” fatta insieme al suo medico di base; il tutto accompagnato alla progressiva diminuzione dei farmaci, usati solo al bisogno, fino alla attuale interruzione. “Se non avessi fatto questa riabilitazione per uscire dal tunnel sarei ancora lì a prendere farmaci”, dice. Il suo medico di base parla di un raro caso di remissione. Vogliamo subito dire, però, che nonostante il racconto di Daniele rappresenti un grande messaggio di speranza, questa puntata non è assolutamente un invito a smettere di usare farmaci! E che anche se la situazione sembra migliorare, prima di prendere iniziative è sempre necessario ascoltare un medico. Può invece essere un invito a diventare protagonisti della propria cura.

Tra i vari cambiamenti che Chini ha dovuto affrontare durante il periodo di guarigione c’era anche l’impossibilità di mantenere la concentrazione su più pensieri contemporaneamente. Ed era così abituato a poter concentrarsi su una sola cosa alla volta, che quando si è accorto di pensare a più cose si è preoccupato e ne ha parlato con il medico di base, che gli ha risposto: “vai avanti così, continua, continua, è la normalità quella che mi stai spiegando. Ti devi solo abituare”. Oggi Daniele ha un figlio, una moglie, un lavoro. Più normale di così! 

Non è divertente sentirsi soli

826 Non è divertente sentirsi soli
826 Non è divertente sentirsi soli

Riprendiamo il filo dell’intervista al dottor Fabio Lucchi, il nuovo direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. In questa puntata approfondiamo gli aspetti organizzativi e le difficoltà del suo nuovo ruolo, soprattutto dopo la pandemia, che ha messo a dura prova il servizio sanitario e che ha “sicuramente rappresentato un fattore di rischio importante che ci ha fatto capire ancora di più quanto le relazioni interpersonali, i contatti sociali, la solitudine hanno un impatto importante in termini di benessere individuale e di salute mentale in generale”.

Il discorso si sposta poi sulle differenze che vi sono in Italia a livello territoriale e regionale nell’ambito dei servizi di salute mentale: “se nel territorio esistono dei sensori che possono aiutare ad orientarsi verso un intervento il più precoce possibile chiaramente l’acuzie e l’intervento d’urgenza ha buone probabilità di essere in qualche modo ridotto a pochi casi”, racconta il direttore del DSM. Dove questo lavoro sul territorio non c’è e le risorse non vengono attivate in modo adeguato i disturbi emergono invece più tardi, quando sono più accentuati e già visibili. E cosa vorrebbe sentire Fabio Lucchi da Psicoradio? Secondo lui “la forza della radio è anche di dar voce alle persone. Le loro storie, ascoltate alla radio, hanno sempre molto fascino”.

La puntata non finisce qui ma prosegue raccontando proprio le storie delle persone, come quelle che abbiamo raccolto a Forlì il 3 ottobre al festival Stranamente, organizzato dall’associazione Forlì Città Aperta. Tra le varie cose abbiamo chiesto quali argomenti dovrebbero ricevere maggior attenzione e molti degli intervistati hanno risposto che occorrerebbe dare priorità alla salute mentale dei giovani. “Credo che, proprio perché stiamo attraversando un momento molto delicato, forse siamo ancora più fragili di due anni fa e mai come adesso ci sarebbe bisogno di capire cosa ci fa star meglio. La cosa più importante è non sentirsi soli”, racconta una delle persone intervistate.

Genitore, un mestiere impossibile

825 Genitore, un mestiere impossibile

“Freud diceva che il mestiere dei genitori è un mestiere impossibile. Quei pochi che ci riescono, sono quelli consapevoli di questa impossibilità. Io faccio un mestiere impossibile”. Ce lo dice il padre di Ilaria, una ragazza uditrice di voci; qualche tempo fa sono venuti in redazione a parlare con noi. Questa settimana vi parliamo di quello che accade quando si scopre che un membro della famiglia soffre di un disturbo psichico. Lo raccontano Vincenzo e Barbara, redattori di Psicoradio, e di famiglia parlano anche spezzoni di film molto acuti: La Famiglia Addams di Barry Sonnenfeld e Parenti serpenti di Mario Monicelli.

Nella famiglia di Vincenzo aleggiava la paura della malattia mentale, nata perchè alcuni parenti soffrivano di distubi psichici; nello stesso tempo i familiari avevano aspettative molto alte verso di lui “Il figlio maschio deve fare una famiglia, fare dei figli e avere un buon lavoro. Secondo questi canoni io ho deluso tutte le aspettative. Adesso, anche attraverso la distanza fisica e soprattutto emotiva, sento che sto rinascendo. (…) Ho lavorato duramente su di me, e anche quando davo un’immagine di me molto diversa, i miei familiari non lo vedevano, e questo mi dava e mi da ancora molta frustrazione”.

L’esperienza di Barbara è molto diversa: “Appena son stata male mi hanno subito presa in carico al centro di salute mentale. Avevo problemi di gestione con i miei nonni, che erano molto severi. Non con i miei genitori, loro non hanno mai preteso o voluto che io facessi nient’altro che qualcosa che mi rendesse felice”. In redazione ci siamo poi anche chiesti qual è la cosa peggiore e quella migliore che può fare la famiglia nei confronti di un figlio.

Si può fare

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Il Dott. Fabio Lucchi è il nuovo direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. Avevamo scambiato qualche parola con lui in una delle scorse puntate ma nel frattempo gli abbiamo fatto un’intervista più approfondita qui nei nostri studi perché volevamo conoscerlo meglio.

La nostra conversazione ha toccato diversi argomenti. Tra una domanda e l’altra gli abbiamo chiesto cosa ne pensa del bonus psicologico e ci ha detto che a suo parere questa misura ha cercato di rispondere alle difficoltà che il periodo pandemico ha fatto emergere e che si valuterà il suo esito, sperando che non sottragga risorse ad una risposta un po’ più complessiva da parte della rete dei servizi. Secondo lui “alcune forme di disagio psicologico possono essere affrontate non soltanto con misure psicoterapiche. Ad esempio determinati studi hanno dimostrato che per le forme depressive lievi l’attività fisica fatta tre volte alla settimana ha un’efficacia pari ad un intervento di tipo farmacologico e questo ci fa capire che dobbiamo sfruttare tutte le opportunità che una comunità può mettere a disposizione.” Nelle prossime puntate ascolterete anche la seconda parte della nostra intervista al Dott. Lucchi.

Ricordate? Nelle scorse puntate avete sentito le voci di “vecchi” e “nuovi” componenti della redazione di Psicoradio. Nella seconda parte chiudiamo finalmente il cerchio con le parole dei tutor e della direttrice Cristina Lasagni, intervistati per l’occasione da Gino, uno dei redattori. Angela è tutor di Psicoradio sin dalla nascita nel 2006 e la cosa che si porta sempre dietro è “la capacità di ascoltarsi ed accogliersi in modo da poter portare insieme avanti un lavoro”. Alarico è entrato a far parte dell’equipe nel 2010 e racconta che prima era un ascoltatore estimatore del programma e poi è stato cooptato in quest’esperienza molto intensa. Gli altri due tutor hanno iniziato a collaborare con la redazione più recentemente: Roberta in piena pandemia mentre Elia si è unito al gruppo soltanto da qualche settimana. Roberta spiega che la priorità per lei era quella di trovare un ambiente confortevole e al contempo si aspettava un luogo di lavoro che le facesse scoprire cose nuove. Infine la parola alla direttrice, Cristina Lasagni: ”La radio dipende moltissimo dalle persone, le persone fanno la differenza, in tutto, ed è grazie a loro che la radio ha preso delle direzioni e non ne ha prese delle altre. Non solo, la radio è stata importante proprio per noi, per l’idea che io ho di me stessa”. 

Viaggio nell’outsider art

823 Viaggio nell’outsider art

Io avevo un germano reale, e guardava sempre il cielo… aveva le ali ancora piccole ma a un certo momento poi è volato. Ecco, quando disegno è come se guardassi quel cielo e quando il disegno è finito… volo”. Con queste parole Francesco Valgimigli, uno dei componenti del collettivo artisti irregolari bolognesi, paragona il suo processo creativo a quell’animale capace di volare. Lo abbiamo incontrato al Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare che si è svolto a Piacenza dal 30 settembre al 2 ottobre. Si tratta di un festival itinerante, giunto alla settima edizione, che ogni anno viene accolto in una città diversa e con una particolare parola chiave, un proprio filo conduttore: quest’anno l’ispirazione è stata il “genius loci” ovvero la specificità, l’anima radicata di un luogo che influenza la vita e quindi anche il modo di creare arte di chi ci vive immerso. 

Ma quindi cos’è l’arte irregolare? Psicoradio in questi anni se n’è occupata a più riprese in diverse puntate e anche questa volta abbiamo rivolto la domanda ai nostri interlocutori. La storica dell’arte Bianca Tosatti, ai nostri microfoni, ne definisce la caratteristica fondamentale: a differenza dell’arte per così dire convenzionale “è prodotta come necessità espressiva” da artisti al di fuori della regola del sistema e del mercato.

A Piacenza abbiamo intervistato anche Ermanno Cavazzoni, scrittore dal punto di vista originale ed inconsueto: a partire da alcuni racconti di Kafka, in cui spiega la sua teoria dell’arte, racconta come “la natura stessa dell’artista si identifichi con la sua arte”.

Parlando con la Tosatti di mercato dell’arte irregolare giungiamo così all’ultima parte della puntata, in cui vi presentiamo due realtà che si occupano di promuovere l’Arte Irregolare attraverso luoghi di creazione, arteterapia, scambio, spazi espositivi: la Galleria Gliacrobati di Torino e Ultrablu, atelier di Roma di cui vi abbiamo già parlato in passato e che ora ha inaugurato una nuova galleria. Abbiamo intervistato Andrea Calcagno, artista neurodivergente di Ultrablu e autore del libro “La parata”.

Quando tutti parlano di salute mentale

Questa puntata si apre con le voci dei nuovi redattori e redattrici entrati a far parte di Psicoradio: c’è quella di Francesco, felice di poter “tornare a lavorare in gruppo” dopo diverso tempo e pronto a “sdoganare tematiche legate alla vita psichica”. E poi c’è Rosanna, che racconta di essere stata un tempo “una persona creativa e piena di idee” e che a Psicoradio vorrebbe ritrovare quella creatività. E poi ci sono i “veterani” della redazione, che come consiglio ai nuovi danno quello di “avere pazienza”: Psicoradio si capisce solo vivendola.

A seguire, sentiamo per la prima volta in onda il Dottor Fabio Lucchi, neo Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Bologna, che elenca le tante urgenze a cui far fronte in questo momento. Come? “Mettendo insieme più risorse per dare risposte in campi trasversali, con percorsi personalizzati”.

Infine, chiudiamo con una rassegna stampa dedicata alla Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra ogni anno il 10 ottobre, ma che a Psicoradio accade tutti i giorni. Tra le tante notizie pubblicate sul tema della salute mentale, ne abbiamo selezionate alcune che ci hanno aiutato a fare un quadro della situazione italiana (e non solo).
Per la prima volta, l’indagine annuale di Ipsos ha rilevato che “la salute mentale risulta la prima preoccupazione della popolazione di tutta Europa (36%), dopo il Covid e seconda al cancro, soprattutto per giovani, donne e famiglie a basso reddito”.
Il settimanale L’Espresso ha poi pubblicato un articolo firmato da Jessica Masucci, dal titolo “Salute mentale in Italia: niente cure per la metà dei malati”. Molti tra gli esperti sentiti sono persone conosciute da Psicoradio, come Fabrizio Starace, il Presidente della SIEP – Società di Epidemiologia Psichiatrica, e Gisella Trincas, Presidente di UNASAM, l’Unione nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale. Starace spiega che, ancora oggi, il fabbisogno di operatori sanitari è stimato sulla base di una ricerca condotta nel 1999, dove già si sottolineava una mancanza di 4-5000 persone per paziente. Questo significa che, con i numeri di 20 anni dopo, “il pubblico riesce a seguire meno della metà delle persone malate”. Gisella Trincas parla invece della situazione dei Centri di Salute Mentale periferici, che non riescono a seguire tutti i pazienti come accade invece nelle grandi città.

In un’altra Info Data de Il Sole 24 Ore, si parla invece del consumo di antidepressivi in Italia: un numero aumentato, con il +2,4% di dosi assunte nel 2021 rispetto al 2020; ad assumerne di più sono le donne anziane over 85, il 27,5% del totale.

Infine, nel rapporto Censis “Generazione Post Pandemia”, realizzato per il Consiglio Nazionale dei Giovani, emerge un quadro molto sconfortante: i giovani stanno vivendo le conseguenze di una crisi che ha creato loro forti squilibri su tutti i fronti, anche psicologici. Ma noi di Psicoradio vogliamo pensare ai giovani che hanno mostrato un barlume di positività, perché questo ci dà speranza.