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Autore: Admin

Marco Bellavia è uscito dal gruppo

821 Marco Bellavia è uscito dal gruppo

“Non è solo rabbia, è indignazione. Ho sentito e visto cose che pensavo che nel 2022 non potessero più esistere”, racconta Katia, ex-redattrice di Psicoradio che si è messa in contatto con noi dopo aver visto un programma televisivo che l’ha scossa e ha suscitato molte polemiche nei giorni seguenti anche sui giornali e sui social network. A cosa si riferisce? A una puntata della settima edizione del Grande Fratello VIP in onda su Canale 5, alla quale partecipava anche una persona che soffre di depressione ovvero Marco Bellavia, in passato conduttore del noto programma per bambini Bim Bum Bam.

Sabato 1 ottobre Bellavia ha abbandonato il programma dopo aver manifestato la sua sofferenza a causa delle continue cattiverie che gli altri concorrenti del reality gli dicevano. Emarginato e assalito con parole per nulla piacevoli e per nulla empatiche il concorrente ha dichiarato: “Questa casa mi muove dentro dei mostri che non riesco a controllare”. In questa puntata ascoltiamo non soltanto il parere di Katia, scandalizzata dalle reazioni e dagli attacchi degli altri partecipanti, ma anche le opinioni in merito dei redattori. “Stiamo parlando di dinamiche di branco e di dinamiche di spettacolo”, riflette Francesco. Gino sostiene che l’esito era prevedibile perché in questo programma se vuoi vincere devi eliminare gli altri concorrenti e questo potrebbe spiegare il comportamento del gruppo nei confronti dei più fragile.

La seconda parte della puntata è più leggera. Così come il mondo è in costante evoluzione anche la redazione di Psicoradio cresce, si modifica e cambia! Un nuovo gruppo di redattori è entrato a far parte di Psicoradio e in questa puntata iniziamo a sentire le voci di alcuni di loro: perché desideravano far parte di questa esperienza? Quali argomenti vorrebbero trattare in futuro? E così via. “Mi piacerebbe analizzare come le società hanno interpretato i disturbi mentali nell’antichità, una panoramica su come l’uomo risponde a cose che non comprende” racconta Dario. “Io mi aspetto di poter parlare di argomenti di cui la società non vuole parlare come ad esempio l’autismo”, dice invece Loide. Ascoltiamo poi le parole di un’altra nuova giovane redattrice, Benedetta. Nella prossima puntata proseguirà la nostra carrellata esplorativa e introduttiva dei nuovi redattori della radio.

Una mente inquieta

“Una mente inquieta” è un saggio autobiografico dì Kay Redfield Jamison, psicologa e professoressa di psichiatria alla John Hopkins University di Baltimora. Il libro è stato pubblicato nel 1995 e racconta la storia dell’autrice, considerata una delle massime esperte del disturbo bipolare, di cui lei è affetta. In redazione abbiamo deciso di parlarne perché Claudio, uno dei redattori di Psicoradio, dopo aver letto il libro, è rimasto particolarmente colpito dal fatto che fosse una psicologa e docente di psichiatria a parlare di questi argomenti: è questo il motivo per cui il libro assume un carattere ancor più significativo. 

Nel testo si ripercorre la vita di Jamison, dagli anni della scuola, passando per il dottorato, fino alla sua carriera da psicologa e docente. Ma soprattutto la scoperta di soffrire di disturbo bipolare, che stravolgerà tutta la sua vita, come lei stessa scrive: 
“Nello specchio vedo una creatura che non conosco, ma con la quale sono costretta a vivere e condividere la mente. Capisco perché Jekyll si è ucciso prima che Hyde prendesse completamente il sopravvento. (…) A un certo punto comprai una pistola, ma in un attimo transitorio di razionalità lo dissi al mio psichiatra; me ne liberai a malincuore”. Un tentativo di suicidio che lei racconta di aver realizzato, scegliendo l’overdose di litio. Tentativo fallito per poco e che l’ha lasciata in uno stato comatoso intermittente per giorni. 

Jamison racconta di aver avuto affetti importanti nel corso della sua vita: il fratello, due matrimoni e l’amore per David, “ufficiale e gentiluomo”, un medico dell’esercito britannico grazie al quale ha ritrovato fiducia nella vita dopo un periodo molto buio. Da qui prende a raccontare i dubbi riguardanti una possibile maternità, con la consapevolezza che la sua malattia ha anche carattere ereditario: è giusto o meno – si domanda – avere dei figli, visto il rischio di ereditare la malattia? Nella parte finale del libro ritrova un certo equilibro, restando comunque consapevole di una condizione fuori dalla norma, quasi incontrollabile. Una condizione che non rinnega e che ha determinato e indirizzato, nel bene e nel male, tutta la sua vita. Dario, uno dei nuovi redattori di Psicoradio, fa alcune considerazioni finali, raccontandoci alcuni aspetti del libro che l’hanno particolarmente colpito.

Nella sezione psicoappuntamenti vi ricordiamo inoltre che per iscrivervi alle diverse iniziative che si svolgono a Bologna e provincia dall’1 al 14 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, dovete andare su questa pagina.

Promesse, lapsus inquietanti e vaghezze

819 Promesse, lapsus inquietanti e vaghezze

In queste elezioni, cosa stanno dichiarando i partiti rispetto al tema della salute mentale? Ne parliamo con il dott. Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena e presidente della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica). Prima però gli abbiamo chiesto di fare un passo indietro e dirci quanto i governi del passato hanno ritenuto importante questo tema, così fondamentale per la vita e il benessere di milioni di persone, e cioè quanto l’Italia investe in Salute Mentale. La risposta è sconsolante: il paese della “rivoluzione” basagliana, quello che più di 40 anni fa, unico al mondo, ha messo fuori legge i manicomi e immaginato una cura rispettosa dei diritti umani, in realtà è tra le nazioni occidentali che investono meno in salute mentale, fanalino di coda dopo Germania, Inghilterra, Francia, Spagna… E così ci conferma che gli ostacoli alla piena realizzazione della riforma sono certamente culturali, ma anche largamente economici. Guardiamo allora le promesse sulla salute mentale che in queste elezioni alcuni partiti hanno inserito nei loro programmi.

La Lega– unico partito del centro destra ad essersi ricordato della salute mentale – elenca una lunga serie di provvedimenti. Tra questi, un forte aumento dei posti letto per le persone con disturbi mentali, potenziando “l’offerta di presa in carico ospedaliera di persone affette da disturbi mentali severi o complessi …) e l’istituzione di nuovi modelli residenziali per la presa in carico dei medesimi soggetti.”  Detta così, non si può non temere un’idea di psichiatria che tende ad isolare – in ospedale o residenze – le persone. Anche perché poco dopo nel testo un lapsus rivelatore spiega che nelle residenze individuate dalle regioni dovranno andare a stare “ i soggetti che a seguito di dimissione da ospedale psichiatrico presentano un’elevata fragilità (…)”. Solo che gli ospedali psichiatrici sono chiusi, grazie alla legge 180, da alcuni decenni.

Di impostazione diversa il breve riferimento alle politiche per la salute mentale nel programma del PD, che parla di lanciare “un piano straordinario per la salute mentale per promuovere presa in carico e inclusione attraverso lo sviluppo di modelli organizzativi di prossimità, con Centri di Salute Mentale di piccola scala fortemente radicati e integrati nella comunità”. E il dott. Starace immagina che questo Piano nasca come seguito alla Seconda Conferenza Nazionale della salute mentale convocata poco più di un anno fa.

Molto numerose le proposte di Verdi e Sinistra Italiana; tra le altre, la prevenzione dello stress lavorativo, la proposta di un servizio di guardia psichiatrica aperta 24 ore, e quelle tese a rafforzare l’aiuto psicologico, attraverso “l’assunzione straordinaria di psicologi e specialisti della salute mentale nei sistemi sanitari pubblici territoriali convenzionati o che garantiscano un costo di prestazione calmierato”. All’interno delle scuole la prevenzione e l’aiuto psicologico dovrebbero essere affrontati con servizio di psicologia scolastica strutturale.

Però, osserva il dottor Starace, tutti i programmi peccano di un grave limite comune: non chiariscono in nessun modo da dove verranno ricavati i soldi ( in qualche caso davvero moltissimi ) necessari per realizzare le riforme promesse.

Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre ci saranno due eventi interessanti dedicati alla cosiddetta outsider art, l’arte irregolare. Se ascoltate spesso Psicoradio saprete che più volte abbiamo approfondito questo argomento da vari punti di vista. Il primo psicoappuntamento che vi segnaliamo si svolge a Bologna, nella biblioteca dell’Istituzione Gianfranco Minguzzi, giovedì 29 Settembre: la storica dell’arte, curatrice e docente Lucienne Peiry, presenterà il libro “Fernando Nannetti, libro di pietra”. A dialogare con l’autrice vi saranno Sara Ugolini, storica dell’arte specializzata in outsider art, e la direttrice di Psicoradio Cristina Lasagni, docente di Cinema all’università della Svizzera italiana. Il secondo appuntamento si svolge invece nel centro di Piacenza da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre: si tratta della settima edizione del Festival itinerante dell’outsider art e dell’arte irregolare. Quest’anno il fil rouge è il Genius Loci, ovvero, tradotto dal latino, quello che potremmo chiamare lo spirito del luogo, la sua specificità.

I segreti di Carl Gustav Jung

818 I segreti di Carl Gustav Jung

“Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. La mia vita intera è consistita nell’elaborazione di quanto era scaturito dell’inconscio, sommergendomi come una corrente magmatica e minacciando di travolgermi. Tutta la mia opera successiva non è stato altro che classificazione, formulazione scientifica e integrazione di quanto avevo visto.”

Sono parole dello psichiatra, psicanalista e filosofo Carl Gustav Jung, nel suo celebre Libro rosso. Il volume, scritto a caratteri gotici e appunto rilegato in pelle rossa, contiene tantissimi disegni e dipinti realizzati dallo psicanalista; frutto delle visioni, e forse anche delle voci che popolavano la sua mente, e che lui ha continuato ad appuntarsi una ad una. Si tratta di un libro misterioso, segreto, straordinariamente vitale e creativo, e ancora oggi alcuni passaggi rimangono incomprensibili. D’altra parte Jung stesso diceva che il mistero è importante: non tutto può essere spiegato.

“È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute, dove l’uomo deve sentire che vive in un mondo e che in esso avvengono e si manifestano cose che restano inesplicabili. Solo allora la vita è completa.”

Abbiamo indagato il pensiero e la vita di Jung: a farci da guida è la psicanalista junghiana Laura Maria Delfina Becatti, laureata in Psicologia Clinica e di Comunità e specializzata in Psicoterapia e Psicologia Analitica presso la scuola LISTA di Milano ad indirizzo junghiano. Becatti ha integrato la sua formazione con lunghe esperienze di teatro di improvvisazione, di danza terapia, di arte terapia, di Tai Chi Chuan, Meditazione e giardinaggio: “Credo nei momenti di crisi vada riattivata la creatività”, ci dice. Becatti ripercorre la vita di Jung e le differenze tra il suo percorso e quello di Sigmund Freud, di venti anni più vecchio. Entrambi hanno vissuto in tempo fecondo, che ha rivoluzionato i paradigmi e i modi di vedere la scienza e l’uomo, ed entrambi erano alla ricerca dei sintomi psichiatrici, soprattutto quelli difficilmente comprensibili, al limite tra il fisico e lo psichico. Jung scelse di dedicarsi alla psichiatria perché riteneva fosse un ambito in cui potevano convergere i suoi interessi nei confronti della filosofia e quelli per le scienze umane. E infatti lo psicanalista è andato poi alla ricerca del senso che si cela dietro il disagio mentale.

La relazione tra Freud e Jung inizia nel 1900 – spiega Becatti – quando viene pubblicata L’Interpretazione dei sogni di Freud. Jung la legge e decide di mettersi in contatto con l’autore; gli manda un suo scritto e i due si incontrano; ne nasce in uno scambio intenso dove per 13 ore parlano senza fermarsi di ricerche e passioni comuni. L’amicizia continua per diversi anni, finché nel 1912 Jung pubblica uno scritto (La libido: simboli e trasformazioni). E qui emerge il loro primo contrasto: la rottura riguarda appunto il tema della libido, che Jung definisce “energia psichica”, desiderio indefinito che muove l’individuo, mentre secondo Freud si tratta di pura pulsione sessuale. Anche su un secondo tema i due pensieri differiscono, quello dell’inconscio: per Freud è il luogo dove si nasconde il rimosso, mentre per Jung è il luogo in cui nasce la coscienza. L’intervista con Laura Maria Becatti prosegue entrando nel vivo del pensiero di Jung, tra definizione di inconscio collettivo e interpretazione dei sogni.

“In ognuno di noi c’è un altro essere che non conosciamo, egli ci parla attraverso i sogni e ci fa sapere che vede le cose in modo ben diverso da ciò che crediamo di essere.”

Psicoradio in estate

Psicoradio vi tiene compagnia per tutta l’estate con una decina di fresche puntate che la redazione ha deciso di riproporre, selezionandole dal proprio vasto archivio. Le puntate verranno aggiunte e aggiornate progressivamente nel corso delle settimane. Buon ascolto e buona estate!

807E Monica che è diventata Marco (parte 1)
808E Monica che è diventata Marco (parte 2)
809E Aggiungi i tortellini a tavola
810E Non c’è carcere buono
811E Farmaci e una cintura magica contro il dolore di essere lontani
812E Un viaggio a Capo Nord può cambiare il mondo
813E Sulle onde di Psicoradio
814E In barca a vela
815E Questioni di specie
816E Nemico cibo (prima parte)
817E Nemico cibo (seconda parte)

Non è un paese per vecchi (cisgender)

“Il Pride serve sempre e servirà sempre perché le persone devono avere visibilità. E anche dopo il Pride non ci si deve dimenticare di loro”.
Pamela, drag queen

Sabato 25 giugno il Pride è arrivato a Bologna: manifestazione pubblica che celebra il rispetto e l’accettazione di tutti gli orientamenti sessuali e identità di genere, che tuttora vengono raramente riconosciuti e rispettati. L’evento, nonostante venga considerato “festoso”, nasconde in realtà storie di sofferenza, stereotipi e discriminazione. Anche per questo Psicoradio ha voluto partecipare, e ha raccolto esperienze e pensieri dei e delle partecipanti sul ruolo che questa iniziativa ricopre nel processo di accettazione e rispetto della comunità LGBT+ da parte della società.

“È considerato normale vedere un uomo e una donna che si baciano, eppure tante persone non considerano normale vedere due donne o due uomini baciarsi. Quindi è importante farsi vedere. Serve proprio a dimostrare che la nostra è una realtà che esiste, che deve esistere e che è normale che esista”, racconta una delle ragazze intervistate.

Nella puntata è Maya De Leo, docente di Storia dell’omosessualità all’Università di Torino, a ripercorrere le origini del Pride e gli obiettivi comuni a tutte le persone che partecipano alla manifestazione. “Quando celebriamo il Pride – spiega – celebriamo la visibilità, lo stare in strada nella propria non conformità di genere e nella propria non eterosessualità. Quello che si cerca è proprio l’impatto.”

La conquista più grande: ho imparato a chiedere aiuto

“Nella vita (…) ho avuto molti momenti di buio (…) e ho passato molto tempo a non sprofondare. Penso che le persone che conoscono il baratro, che l’hanno costeggiato, che ci sono cadute dentro, abbiano dentro di loro la capacità d’individuarlo.”

Abbiamo incontrato Nadia Terranova, scrittrice di romanzi in cui i protagonisti incontrano il dolore, ma hanno le risorse per superarlo; e sono traumi in cui spesso i lettori ritrovano le proprie sofferenze. Nata a Messina nel 1978, vive e lavora a Roma, dove si è trasferita dopo la laurea in Filosofia e il dottorato.

Dopo “Gli anni al contrario”, il secondo libro, “Addio ai fantasmi” è stato candidato al Premio Strega 2020; è il racconto della scomparsa di un padre e di una parola difficile da pronunciare … “depressione”. Tutto è visto attraverso gli occhi della figlia, che deve ricostruire un mondo nel quale è stata lasciata sola con sua madre.

Nadia Terranova ha scritto anche molti libri per ragazzi. Nell’ultimo, “Il segreto”, di nuovo la protagonista affronta la scomparsa dei genitori, ma incontra anche l’amicizia e l’amore. “La mia personale lezione di vita è che tutto quello che puoi fare, mentre maneggi il dolore per lenirlo, è una forma di conversione. Non ce ne sono altre” ci dice Terranova. E continua: “ho fatto tanta psicoanalisi (…) quello è veramente un modo per trovare parole e anche per trovare la propria vita, in un modo meno parziale che esserne schiacciati dentro può fare”. L’ultimo suo romanzo è “Trema la notte”, il racconto di un trauma collettivo, il terremoto del 1908 a Messina, coi dolori personali, ma anche rinascite e capacità di superare le difficoltà con la condivisione e l’empatia. Ci confida la Terranova: “nonostante io sia una persona molto orgogliosa e abbia un’interiorità profondamente solitaria, devo dire che aver imparato a chiedere aiuto è stata una delle più grandi conquiste della mia vita”. 

Raccontare (bene) lo star male

“Uccide il padre e chiama i Carabinieri. Il giovane in cura al Centro Psicosociale, la vittima in preda alla depressione” (Il Giorno)
“Travolta dalla valanga del Male nel labirinto del diavolo” (La Stampa)


I due titoli, pubblicati a distanza di pochi giorni, si riferiscono rispettivamente a due casi di cronaca nera che hanno a che fare con la salute mentale. Si tratta dell’omicidio di un bancario di Sesto San Giovanni per mano del figlio diciannovenne e di Martina Patti, accusata di aver tolto la vita alla figlia di 5 anni. La puntata parte da una rassegna ragionata di questi pezzi, poiché uno degli obiettivi di Psicoradio è sempre stato quello di combattere l’idea che il disturbo psichico sia sempre così insondabile, misterioso ed imprevedibile, da non poter fare nulla per contrastare eventuali impulsi negativi . E da sempre Psicoradio combatte il pregiudizio (diffuso) della pericolosità innata delle persone con disturbi mentali. Un’idea che – purtroppo – emerge ancora troppo spesso tra le pagine dei giornali, e soprattutto nei titoli.

Lo psichiatra Claudio Mencacci, in una intervista al Corriere della Sera, dichiara che gli omicidi correlati a malattie mentali sono poco più del 5% del totale, e sottolinea l’importanza di coinvolgere le famiglie nelle terapie. Su questo tema la psicanalista Marina Valcarenghi ci disse – in una intervista a margine della presentazione del suo libro “Mamma non farmi male” – che chi sta soffrendo (le madri in quel caso) non va mai lasciato solo. E bisogna chiedere aiuto, confidarsi. Perché, per fare nostre le parole di Sarantis Thanopulos, presidente della Società psicoanalitica italiana, nella sua rubrica sul quotidiano Il Manifesto: “La pazzia è come un tumore psichico che ci può colpire tutti, quando si spersonalizzano i nostri rapporti di scambio”.

Però è più facile gridare alla pericolosità del malato psichico, che cercare cause della sofferenza, intervenire, non lasciare sole le persone. Gisella Trincas, presidente di UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale), commenta in questo senso il caso di cronaca che ha coinvolto l’amministrazione di Forlì, dove il sindaco Daniele Mezzacapo aveva annunciato l’intenzione del Comune di acquistare “bastoni estensibili” da aggiungere alla dotazione della Polizia Locale nell’esecuzione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori. Trincas è stata una delle prime persone a denunciare la gravità di “questo preoccupante passo indietro”, insieme a 70 medici e psicologi che hanno scritto una lettera indirizzata all’amministrazione. La proposta non è andata avanti, ma la questione non è affatto chiusa, anzi, è il segnale di una situazione molto critica. Trincas sostiene che per combattere le discriminazioni e i pregiudizi così presenti nelle cronache, anche le cronache legate alla salute mentale dovrebbero affrontare il “grande rimosso”, ovvero “la storia pregressa: oggi non si parla di cosa può essere accaduto nella vita della persone, cosa possa averle portate a una condizione di sofferenza così importante” E anche chi dovrebbe curare – continua – troppo spesso si limita al sintomo e alla cura con l’intervento farmacologico”.

 

Saper riconoscere chi e cosa non è inferno

Per la serie “chi si loda si imbroda” continuiamo a festeggiare il sedicesimo compleanno e le oltre ottocento puntate della nostra Psicoradio.

Una personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che ha sostenuto con simpatia Psicoradio sin dai primi passi è stata certamente l’attrice Lella Costa, una donna intensa e appassionata che ha sempre avuto un grande impegno sociale. Con lei abbiamo parlato di pandemia ma anche di guerra, paradossalmente un grande rimosso: “la guerra in Ucraina è atroce come tutte le guerre ma sembra ci sia solo questa. Si fa un gran parlare di questa guerra rimuovendo il resto e le cause di tutto il male che c’è nel mondo come se fosse stata la scusa per continuare ad alimentare l’attenzione e la paura delle persone, dal virus ad un’altra minaccia. Non ho nessuna tolleranza nei confronti di chi ha compiuto questa aggressione però trovo insopportabile tutto il testosterone che c’è nel raccontare la guerra da parte dei media.”

E se Lella Costa accendesse domani la radio, di quale tema vorrebbe sentir parlare più di ogni altro a Psicoradio? “Io vorrei che in questo momento ci si occupasse dei giovani, dei ragazzi e delle ragazze, che stanno pagando il prezzo più alto di questo futuro disgregato.” Con la sua interpretazione de Le città invisibili di Italo Calvino l’attrice milanese fa a Psicoradio il regalo più bello: “Saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno (dei viventi) non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” è l’insegnamento che ci offre. 

Gino è uno dei più giovani redattori di Psicoradio ed è arrivato poco prima della pandemia. Lo abbiamo intervistato. Qual è la cosa più difficile del lavoro? “La difficoltà di scrivere le descrizioni delle puntate, trovare le musiche giuste e riuscire a mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati. Psicoradio sembra una grande famiglia in cui quando si fanno degli errori c’è qualcuno che comunque ti dà una mano e ti aiuta a risolverli in maniera amichevole.” E per finire altri regali di compleanno: gli interessanti consigli sui temi da affrontare in futuro espressi da alcuni nostri ospiti, la fumettista Greta Xella, lo scrittore Daniele Mencarelli e la scrittrice Nadia Terranova.

Noi, seducenti sedicenti di sedici anni

16 anni e 800 puntate fa la prima trasmissione di Psicoradio si apriva con una poesia di Alda Merini:

“Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita, buttata fuori dal mio desiderio d’amore.

Io come voi non sono stata ascoltata e ho visto le sbarre del silenzio crescermi intorno e strapparmi i capelli.

Io come voi ho pianto, ho riso e ho sperato.

Io come voi mi sono sentita togliere i vestiti di dosso e quando mi hanno dato in mano la mia vergogna ho mangiato vergogna ogni giorno. […]

Ma io come voi sono tornata alla scienza del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.”

Ciascun redattore aveva scelto il “suo” verso, e lo leggeva. L’insieme di queste voci diverse ed emozionate è il senso di Psicoradio. Anche Psicoradio con le sue trasmissioni cerca di esplorare “la scienza del dolore dell’uomo, che è anche la scienza di chi ci lavora. La nostra redazione è infatti costituita da persone con una sofferenza psichica, che imparano a fare radio guidati da esperti di comunicazione.

Quest’anno iniziamo i festeggiamenti del compleanno (e di più di 800 puntate) assieme ad un geniale e caro amico, Alessandro Bergonzoni, che 800 puntate fa ha accompagnato i primi passi di Psicoradio con le sue spericolate e rivelatrici associazioni verbali. Ci dice Bergonzoni: “L’ironia è fondamentale per combattere gli stereotipi, ma non deve essere usata per perdere di vista la realtà, la bellezza, il senso. Invece l’ironia spesso viene usata per imitare qualcuno; questo è limitare dentro all’imitare, e io non vorrei limitarmi”.

E allora con Alessandro parliamo del lavoro di Psicoradio, della sua lotta agli stereotipi, ma anche di altro: per esempio, di temi taciuti e rimossi, o di guerra e pace, di “stati con cui stare, e non da conquistare”. Vogliamo finire ringraziando di cuore, dopo 800 puntate, le tante radio che ci hanno trasmesso settimana dopo settimana, per tanti anni, e che continuano a credere nel nostro lavoro.

Difendo la mia fragilità (nella serie TV come nel libro e nella vita)

Nel 2020 Psicoradio aveva intervistato Daniele Mencarelli, che aveva vinto il Premio Strega ragazzi con il libro “Tutto chiede salvezza”. Al centro del racconto l’esperienza di un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) che l’autore aveva subito, in seguito a un’esplosione di rabbia. Durante i sette giorni in cui si svolge la storia. Daniele farà la conoscenza di cinque persone, inizierà a fidarsi e imparerà a conviverci.

Oggi torniamo a parlare con l’autore perché, dato il successo del libro, Netflix ha deciso di produrre una serie che verrà lanciata in 187 paesi. Mencarelli partecipa come sceneggiatore alla realizzazione del film, e ci aspettiamo che dal ”sapere per esperienza reale” dell’autore nasca una serie tv molto diversa dalle solite. “Spesso il tema della malattia mentale viene affrontato senza la complessità necessaria” – osserva Mencarelli. “Io spero e credo che la serie, come il libro, offrirà una profondità superiore rispetto a quella di tanti racconti televisivi e dei social.”

Su questo progetto Mencarelli non può scendere troppo in dettagli e anticipazioni ma nonostante le limitazioni ha risposto alle nostre domande, ed esprime la sua opinione su come le patologie mentali vengono raccontate negli show televisivi e nel mondo digitale. E conclude: “Quello che mi spaventa nell’immaginario narrativo che viene offerto dai narratori contemporanei, è quest’idea della malattia mentale come qualcosa che sta alle spalle, solo una parentesi della vita dei personaggi.”

 

Làbascolta

“Ricordo la prima struttura dove mi rivolsi trent’anni fa: era impressionante, fatiscente. Gli spazi di Labàscolta, paragonati a quelli dove mi sono avvicinato per la prima volta all’ambito del disagio psichico, sono molto accoglienti. Perché quando incontri una persona, la prima cosa che noti è l’aspetto. E vale anche in questo caso”. Questa è la prima impressione che ha avuto Claudio, redattore di Psicoradio, entrando nella stanza di Labàsacolta, lo sportello di supporto psicologico nato negli spazi del centro sociale Labàs, nel quadriportico di Vicolo Bolognetti 2 a Bologna. Si tratta di un progetto attivo dalla primavera del 2021, totalmente gratuito, che fino ad oggi ha intercettato 80 persone grazie all’impegno di circa 20 attivisti e attiviste.

Nell’audio-documentario vi portiamo in questi spazi, attraverso le voci delle attiviste e degli attivisti del gruppo di primo ascolto e del gruppo clinico. Sono questi, infatti, i due nuclei che compongono il progetto: nel primo caso si tratta di persone non abilitate, che effettuano il primo incontro con chi si rivolge allo sportello; nel secondo, di psicologhe abilitate e psicoterapeute. “Per noi – spiega un attivista – queste figure sono legate alla cura in senso più ampio, biopsicosociale”. Ed è proprio con due attiviste del gruppo di primo ascolto che la nostra redattrice Michela simula un appuntamento. Quello che in genere accadere in seguito, è che il gruppo valuta il rinvio al gruppo clinico, con il quale si può proseguire per altri quattro incontri. E, successivamente, se è ciò di cui si ha bisogno, si può fissare un percorso insieme oltre lo sportello, contattando altri servizi sul territorio. “Noi non vogliamo sostituirci agli altri servizi del territorio”, spiega un’attivista. “E quello che proponiamo alle persone è sempre gratuito”. Lo sportello Labàscolta è aperto a venerdì alterni dalle 17 alle 19. L’obiettivo è quello di poter garantire l’apertura tutte le settimane.