Gli psicoredattori hanno deciso di fare un tuffo nel passato e aprire il loro diario dei ricordi legati al mare. “Quando penso al mare penso a mia madre. Lei si e’ trasferita in provincia di Rimini, lasciandomi solo – confessa Luca
– Non mi ha detto il perché si sia trasferita e per questo sono
abbastanza arrabbiato con lei. Ma il mare mi riporta alla mente anche i
giochi e gli aperitivi con gli amici”.
“Io sono nata in Sicilia. Per me il mare sono due donne che inventano una nuova realtà rispetto a quella che stai vivendo: la Fata Morgana e la lupa – racconta Angela, una tutor della radio – Sono due fenomeni rari ma quando si verificano tutti i bambini sognano e gli adulti si spaventano”. Un altro tutor, Alarico, ripensa a quella notte d’estate del 1982 quando l’Italia si aggiudicò la coppa del mondo battendo la Germania. “Ero al mare con i miei genitori e camminavo per strada fiero e felice, prendendomi gioco dei tedeschi”.
Vincenzo, Vanes, Claudio, Lorenzo, Morena e Annarosa ci aprono le porte
su frammenti del loro passato al mare, accompagnando i ricordi con
alcune canzoni scelte da loro.
Lo psicodiario dei ricordi si chiude con Cristina Lasagni, direttrice
della radio, che legge il diario di Dieter Baumann, nipote di Carl Gustav Jung, che svela il rapporto del celebre psicanalista con l’acqua. Per Jung l’acqua è metafora dell’inconscio umano, con i suoi abissi abitati da mostri, sirene e perle preziose “Chi guarda nello specchio dell’acqua – scrive Jung – vede, per prima cosa, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso”.
Questa
settimana dalle onde di Psicoradio prenderanno vita tartarughe che
ballano un lento can-can, elefanti “in marcia” e altri animali ballerini che, attraverso le note musicali del compositore Camille Saint-Saens, mettono in scena un simpatico ed eccentrico carnevale.
“Il carnevale degli animali – racconta Cristina, la direttrice di Psicoradio
– è una delle opere più famose del compositore francese. L’autore
stesso ne proibì l’esecuzione completa fino a quando fosse stato in
vita. Il motivo di questa decisione non è noto, alcuni lo attribuiscono
al fatto che Saint-Saens scrisse l’opera come scherzo musicale, usando
brani di colleghi famosi e che quindi temesse che ciò potesse nuocere al
suo buon nome”.
E poi ci sono i gatti di Charles Baudelaire che con la loro flessuosa eleganza ricordano al poeta la femminilità della sua donna e il gatto di Pablo Neruda, l’unico animale che ha il coraggio di voler essere solo se stesso.
L’uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l’ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d’oro.
La sfilata degli animali si conclude con i piccioni, che per Eugenio Montale
rappresentano la solitudine, sentimento che è spesso parte della vita e
che gli psicoredattori Claudio e Morena hanno vissuto e superato anche
grazie agli amici animali.
“Il primo giorno che sono entrata in Psicoradio io ero semplicemente Gregor lo scarafaggio,
pensavo di non valere nulla. Piano piano, col tempo, grazie a questo
giardino delle piante spezzate, questo giardino magico, io ho acquisito
la posizione eretta e ora guardo verso il cielo, ora sono un essere
umano, ora sono Morena.”
In questa puntata salutiamo Morena, storica redattrice di Psicoradio, che dopo dieci anni di attività radiofonica è pronta a concludere questa esperienza ed intraprenderne un’altra.
Incalzata dalle domande e dai commenti della redazione, Morena ripercorre le tappe del suo percorso di crescita personale.
Ciò che emerge è che spesso ha saputo trovare occasioni di
arricchimento nell’incontro/scontro con le proprie difficoltà e
sofferenze – per utilizzare il linguaggio di Morena, i suoi “demoni” – nel momento in cui è riuscita ad elaborarle ed accettarle come parte di sé: “per quanto male facciano sono un punto di forza e di luce, perché attraverso di loro conosci te stesso”. “A Psicoradio, essendo proprio come una famiglia, l’altro fa da specchio
e quindi attraverso l’altro tu cresci, però l’altro ti può dare anche
sensazioni, emozioni negative, può ricordarti il padre, la madre, la
sorella, il fratello, magari persone che ti hanno fatto del male, ma
nello stesso tempo se tu riesci a lavorare su te stesso riesci a
evolvere, a capire, e riesci ad accettare l’altro, ad amarlo per come è,
perché qui a Psicoradio si è amati per come si è.”
Una parte di sé che Morena ha imparato ad accettare è il suo
esibizionismo, inteso non soltanto in termini negativi ma come mezzo di
condivisione e conoscenza di sé: all’inizio della sua
esperienza lo reprimeva ma poi, compiuta la sua “metamorfosi”, è
diventato un elemento che le ha permesso di mettersi in gioco e
contribuire moltissimo al programma. “Alla Morena del passato dico: ti perdono. Alla Morena del presente dico: ti amo. Alla Morena del futuro dico: vivi.”
“Viviamo in un posto che non si sa se è un carcere o un ospedale: veniamo doppiamente penalizzati come detenuti e come malati”.
Sembra passato tanto tempo dalla chiusura degli Ospedali psichiatrici Giudiziari (OPG), in favore delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS),
invece è passato solo qualche anno. Nonostante questo passaggio, il
dolore provato dagli ex internati rimane attuale e non può essere
cancellato dalla semplice attuazione di una legge.
Per questo motivo, vi riproponiamo la puntata che avevamo realizzato su “Pitbull”, suggestiva piece teatrale allestita a fine 2014 dagli internati dell’ OPG di Reggio Emilia presso il centro sociale XM24 di Bologna, uno spazio sociale che vive in questa estate 2019 una situazione molto delicata.
In questo spettacolo gli internati raccontano le loro storie, riflettendo sul rapporto tra condizioni di vita e violenza. “Dicono
che è cattivo ma poi il Pitbull non è un animale cattivo, è un animale
come tutti gli altri, sono gli altri che lo fanno diventare cattivo“. L’addestramento per far diventare feroce questo tipo di cane è simbolo della vita delle persone che sono finite internate negli OPG.
A margine dello spettacolo, Psicoradio ha intervistato uno degli attori-internati, Francesco, (nome
di fantasia) che spiega com’è la vita negli OPG e racconta le
condizioni nelle quali lui e gli altri internati sono costretti a
vivere. Dalle parole di Francesco emerge una realtà dura; il suo
auspicio è che il diritto alla cura venga prima di ogni altra considerazione.
Monica Franzoni, responsabile
del progetto teatro dell’OPG di Reggio Emilia e regista degli
spettacoli realizzati al suo interno, racconta infine quanto sia
importante il teatro per “dare voce alla sofferenza”, controllare rabbia, ansia e ricreare la relazione tra gli internati.
L’artista Alessandro Bergonzoni, racconta come le parole che traboccano dalla sua mente, prendono corpo e riescono ad esprimere le sue emozioni. Ma creativi si nasce o si diventa? Si può insegnare la creatività? Psicoradio lo domanda a Marinette Pendola, insegnante di scrittura creativa e scrittrice.
“Quali sono gli esercizi usati affinché le persone incomincino a scrivere? Fallo vedere ai nostri ascoltatori“- scherza la direttrice di Psicoradio, Cristina Lasagni nel corso dell’intervista. La scrittrice svela alla redazione la ragione per cui ha sentito, ad un tratto della sua vita il bisogno di scrivere: “Sono un’ italiana nata in Tunisia dove ho vissuto fino ai tredici anni di età. Era la mia terra. Quando i miei genitori decisero di ritornare in Sicilia ebbi una grossa crisi. Mi sentivo frammentata. Scrivere mi ha aiutata a ritrovarmi e ricompormi”.
La puntata si conclude con una presentazione musicale di Gigi che, racconta come, tornando a casa la sera dopo la radio, vede in autobus i volti sereni delle persone, sapendo però che ognuno ha dentro un proprio dolore da custodire, proprio come canta Fabio Concato nella sua “Ritornando a casa”.
Per fare un prato bastano Un trifoglio, un’ape Un trifoglio, un’ape E un sogno. Può bastare il sogno Se le api sono poche.Emily Dickinson
“La
nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e
biancheggia il mare”, “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”,
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, questa siepe che da tanta parte
nell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Sono
le poesie imparate a memoria a scuola e ricordate dai partecipanti a
‘Muri di Versi”, manifestazione di poesie sbarcata in un torrido
week-end di fine giugno sotto i portici di via Fondazza, a Bologna.
Studenti, giovani, professionisti e pensionati hanno appese le loro
creazioni sui muri della social street, citata persino oltreoceano
dal New York Times come strada simbolo di socialità e condivisione.
Anche
Psicoradio ha partecipato a Muri di Versi con un gioco, una riflessione
sul linguaggio dei quotidiani. Chi passava poteva leggere i titoli di
giornale che Psicoradio aveva appeso ai muri. “Uccide il padre e tenta
il suicidio: «Soffre di depressione»”, “Cala il Pil, aumentano i gay”,
“E’ un rumeno l’uomo che ha torturato e ucciso un gatto”. Cosa c’è di
sbagliato in questi titoli? Le risposte preparate dalla redazione erano
appese qualche numero civico più avanti.
Gli
psicoredattori si sono aggirati in via Fondazza per
catturare umori e sensazioni su questi titoli o su poesie lette o
scritte nei sempre più rari momenti di malinconia, gioia, euforia e
tristezza che ci concediamo tra un tweet e una mail.
Tra
le poesie più emozionanti appese ai muri, quelle scritte dai carcerati
durante il Laboratorio di scrittura creativa della Casa di
reclusione Milano-Opera e quelle di tre redattori di
Psicoradio. Le potrete ascoltare nella puntata.
Se la vita fosse scritta
su un foglio di carta
dove per cambiare le cose
basta una gomma
lascerei solo un poco
della mia vita
Quale?
Quando ero bambino. Il resto lo cancellerei.
—
Su a vita fussi scritta‘nda fogghiu ‘i carta
unni pi cangiari i cosi
bastassi ‘na gomma
lassassi sulu tannicchia
da mè vita.
Quali?
Quannu era picciriddu
U restu ‘u scancellassi
(Dal laboratorio di scrittura creativa della Casa di reclusione Milano-Opera)
Continuiamo a parlare del fenomeno hikikomori con un’intervista a Elena Carolei, presidente dell’associazione Hikikomori Genitori Italia. Nato inizialmente come gruppo Facebook dove poter scambiare esperienze e consigli tra genitori di “persone che tendono a isolarsi” (questo il significato giapponese di hikikomori), Hikikomori Italia diventa associazione nel 2017 per fare luce su un fenomeno largamente ignorato nel nostro paese. Attualmente la community di Facebook ha oltre 1500 iscritti e l’associazione è presente in 15 regioni con 40 gruppi di auto mutuo aiuto.
“Noi agiamo sui ragazzi indirettamente lavorando con i genitori, che sono le uniche persone che hanno modo di vedere questi ragazzi: attraverso una modifica della relazione genitore-figlio riusciamo infatti a ottenere dei risultati.” Elena Carolei racconta di un mondo di ragazzi e ragazze con pochissime relazioni e lontani anche dai social network, ma spesso pieni di interessi e passioni, che scelgono di ritirarsi dagli studi e dalla vita lavorativa in risposta a una sofferenza psicologicainizialmente fraintesa o non capita dai genitori. Infatti, come spiega la presidente di Hikikomori Italia, questa sofferenza è in gran parte collegata a un senso di (op)pressione sociale: si “devono” completare determinate tappe “obbligatorie” per poter avere successo nella vita. “I ragazzi si ritirano in numero maggiore rispetto alle ragazze, che pure sono in aumento, ma le aspettative sia lavorative che di successo per poter stare al mondo sono sicuramente più forti sui giovani di sesso maschile.” L’età dei figli dei genitori che chiedono aiuto all’associazione è varia: si parte dai 12 -13 anni, periodo in cui si hanno i primi campanelli d’allarme, per arrivare a ragazzi dai 30 anni in su. Ma cosa possono fare i genitori per aiutare i propri figli? “Per aiutare i ragazzi noi genitori dobbiamo riconoscere il loro dolore, abbassare le nostre aspettative avvicinandoci a quelle che sono le loro tempistiche individuali. Dobbiamo rinunciare anche a degli obiettivi: se pretendiamo che recuperino gli anni che hanno vissuto chiusi in casa di certo li mettiamo in grande difficoltà.” Sul sito di Psicoradio potete trovare le altre puntate dedicate a questo tema e segnaliamo il ciclo di conferenze che l’Istituzione Gianfranco Minguzzi di Bologna ha fatto a riguardo. Potete trovare maggiori informazioni sul sito dell’Istituzione Gianfranco Minguzzi. Per la rubrica “5 minuti d’aria”, il nostro redattore Claudio parla della sua idea di viaggio, partendo con un estratto da “Sulla Strada” di Jack Kerouac e passando per il trailer del film “Il treno per il Darjeeling” di Wes Anderson. Racconta Claudio: “Per me l’idea del viaggiare, specie se da soli, è legata molto a un viaggio non solo fisico ma prima di tutto interiore, che ti porta a conoscere meglio te stesso e il tuo rapporto con le altre persone”. Claudio invita inoltre gli ascoltatori a scrivere via mail la loro idea di viaggio a psicoradio@gmail.com
Il 14 e 15 giugno operatori, medici, associazioni, pazienti e familiari si sono riuniti alla Sapienza di Roma per discutere sullo stato della salute mentale in Italia alla “Conferenza Nazionale della salute mentale”. Psicoradio, promotrice di questo evento, era presente con una parte della redazione.
– Aumentare i fondi per il servizio sanitario nazionale e destinare alla salute mentale il 5% del totale.
– CSM aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
– Abolizione delle cattive pratiche e degli strumenti di contenzione (TSO violenti, teaser, contenzione)
Queste sono solo alcune delle 10 proposte emerse durante la Conferenza e presentate il 26 giugno al Ministro della salute Giulia Grillo durante il tavolo tecnico sulla salute mentale.
L’ultimo dei 10 punti esposti dall’ex senatrice Nerina Dirindin, che oggi si occupa di salute mentale in carcere come membro di Stop OPG, evidenzia la necessità di coinvolgere direttamente le persone con sofferenza mentale e i loro familiari per proporre e attuare nuovi provvedimenti (leggi, regolamenti, cure).
Fabrizio Starace, direttore del DSM di Modena e presidente SIEP, relatore al tavolo sulle diseguaglianze e il diritto all’uniformità della cura in Italia, afferma ai nostri microfoni: “Il budget (destinato alla salute mentale) non è assolutamente sufficiente. In Italia s’investe un terzo o addirittura un quarto rispetto a paesi come Inghilterra, Germania e Francia”.
Qual è il problema principale nella cura della salute mentale oggi? Angelo Fioritti, direttore del DMS di Bologna, risponde: “Probabilmente quello dei giovanissimi. Come si affronta il disagio e la malattia mentale negli adolescenti e nei giovani adulti. Questo è uno dei temi a cui prestare la massima attenzione”.
Durante la due giorni, oltre a partecipare ai panel, abbiamo conosciuto e raccolto le voci di parenti ed operatori nei corridoi, in questa puntata ve ne diamo un assaggio in un piccolo blob.
Al termine dell’incontro Nerina Dirindin invita le associazioni e i protagonisti della salute mentale a continuare il confronto e a fare rete per attuare le 10 proposte emerse durante la conferenza. Secondo l’ex senatrice è fondamentale in questo momento verificare che siano attuate nel modo corretto su tutto il territorio nazionale
Concludiamo con le parole incoraggianti di Don Ciotti, che di fronte alla paura montante del diverso ci dice: “Non spaventiamoci, restiamo uniti e continuiamo a lottare”.
La redazione di Psicoradio riflette sulla storia di Noa Pothoven, la 17enne olandese che si è lasciata morire di fame dopo anni di sofferenze psichiche in seguito a ripetute violenze sessuali. La notizia ha scosso molto redattori e redattrici e dopo una lunga discussione abbiamo registrato qualche nostro punto di vista.
Lorenzo dice di essersi rivisto nella sofferenza di Noa: “Penso che per farcela ci sia bisogno di un incontro con qualcuno che ti dia una mano, e di forza di volontà; sono due fattori che devono andare di pari passo”.
A Vincenzo invece il caso di Noa suscita una riflessione sul disturbo post-traumatico da stress: “Molte volte una persona si rinchiude nel ruolo della vittima, da cui non è facile uscire; e non potendolo raccontare a se stesso non lo può raccontare agli altri”.
“Anche io come lei ho un trauma abbastanza recente alle spalle – rivela Sara. – Non sempre abbiamo il tempo di elaborare la cosa e trovare aiuto. Io capisco Noa, anche sea differenza di le io fortunatamente ho trovato persone che mi hanno aiutato ad avere degli obiettivi”.
Piero infine spiega
”A me quello che ha aiutato molto è trovare una psicoterapeuta con cui
mi trovassi veramente bene, ma prima di trovarla ho dovuto fare il passo
e decidere di fare le cose per bene”.
Chiudiamo con le parole dello psichiatra Eugenio Borgna che su “La Repubblica”. pochi giorni dopo l’accaduto, ha commentato “Noa non era libera di decidere. Con una depressione provocata dalle terribili violenze, non era libera nelle sue scelte.”
“Quando stavo male pensavo di essere la sola a stare male, mi sentivo matta. Ma non ero la sola e non ero matta. Se non avessi affrontato con qualcuno questi pensieri però lo sarei diventata (…) Il solo fatto che ci sia qualcuno che ti ascolta, che non ti giudica, e al quale tu possa raccontare quello che senti, ad esempio che non vuoi vedere il bambino o che odi il padre, ti fa stare meglio”. La nascita di un bambino è – praticamente sempre – descritta in termini idilliaci: come una benedizione, un momento magico e irripetibile… Non si parla quasi mai, invece, delle difficoltà.
E così ci sono madri che davanti alla realtà quotidiana possono trovarsi spiazzate, o con una grande sensazione di inadeguatezza. Donne che temono di non essere abbastanza capaci di essere madri, donne che si ritengono colpevoli di non essere all’altezza delle aspettative su gravidanza, parto e post parto. A Psicoradio, dopo la nascita di una bimba (che in questa puntata sentirete ridere e piangere), ci siamo interrogati sui cambiamenti che avvengono durante la maternità e la paternità, con l’arrivo di una terza piccola persona all’interno della coppia, e abbiamo realizzato una serie di trasmissioni. Ci hanno raggiunto in redazione Silvia Zampieri e Silvia Tedeschi , due mamme che hanno vissuto un parto difficile. Negli anni hanno affrontato il trauma anche con specialisti e adesso hanno deciso di creare un gruppo di auto mutuo aiuto sul parto, per mettere la loro esperienza a disposizione di altre mamme. Il gruppo, che si è incontrato per la prima volta l’8 giugno, è dedicato a quelle che le due Silvia descrivono come “le mamme di mezzo”, quelle mamme che sentono un disagio e che di questa loro difficoltà vogliono parlare con altre madri che hanno subito altri traumi, “diversi ma uguali”. Per Silvia Tedeschi, mentre l’aspettativa è sempre di una bellissima emozione, tutti i parti possono invece tradursi in una brutta esperienza. Per esempio nel momento in cui l’aspettativa della madre non collima con la realtà dei fatti, o nel momento in cui una madre non ha la possibilità di capire cosa sta accadendo: “mentre mi facevano il cesareo non capivo cosa mi stava accadendo, urlavo, sentivo dolore. Ho avuto davvero paura di morire. Mi sarebbe stato utile avere delle informazioni: ad esempio sapere che in sala operatoria è normale che usino fasce per fermarti le braccia”. E poi ci sono luoghi comuni da sfatare. Per esempio quello per cui il parto naturale è sempre bello e il cesareo sempre traumatico. Può essere il contrario. E possono esserci anche parti fisiologicamente perfetti che non lo sono psicologicamente. “Mi dicevano, devi essere felice, è andato tutto bene e tu e il tuo bambino state bene. Si, potevo fingere di essere felice, ma quello che provavo era frustrazione per il cesareo”– sottolinea Silvia Zampieri. E poi le due Silvie raccontano quella che per loro è stata la scoperta più importante: “Non posso capire che madre sono nei primi periodi passati insieme a mio figlio. Sembra che tutto si giochi in quei primi mesi, invece abbiamo tempo, e dobbiamo prenderci tempo, perché diventare mamme è una cosa che non finisce”.
Perché è urgente continuare a parlare di salute mentale? Secondo Gisella Trincas, presidente dell’UNASAM, l’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale: “si sta tornando a luoghi segreganti e ad una residenzialità pesante, fatta di strutture che legano i pazienti. Siamo ancora distanti da condizioni uniformi in Italia, e ci sono ancora poche informazioni per chi ha bisogno dei servizi di salute mentale.” La Conferenza Nazionale per la salute mentale (14-15 giugno 2019) è la tappa conclusiva di un cammino iniziato nel dicembre 2018, con incontri in più di 20 città italiane, per valutare lo stato delle politiche e dei servizi per la salute mentale. Saranno presenti esperti, dirigenti dei dipartimenti di salute mentale ed esponenti del governo come il Ministro della SaluteGiulia Grillo. La diseguaglianza tra servizi regionali, la contenzione fisica e meccanica, l’utili
zzo eccessivo dei farmaci, la residenzialità prolungata anche fuori dalla propria regione, sono alcuni degli argomenti che verranno trattati, per arrivare alla creazione di un Nuovo Piano Nazionale, che rispetti i principi sanciti dalla legge Basaglia. Secondo Trincas l’obiettivo della conferenza di Roma è: “la restituzione dei diritti fondamentali alle persone che attraversano la salute mentale. Questo significa non solo cure adeguate ma soprattutto possibilità di avere casa, lavoro e relazioni affettive e sociali”. Per maggiori informazioni sulla conferenza: www.unasam.it
Riparte il viaggio di Psicoradio alla scoperta della psichiatria nel mondo con quattro nuove fermate: meta l’Europa dell’Est.
Partiamo dalla Romania attraverso il reportage “Sindrome Italia, nella clinica delle nostre badanti”, di Francesco Battistini per il Corriere della Sera.
“Sindrome Italia è un disagio dovuto alla lontananza da casa e dalla famiglia, alla fatica di occuparsi per 24 ore di un anziano con problemi di salute e alla mancanza di sonno”. E’ stata definita così da due psichiatri di Kiev, e causa ogni anno “il ricovero di almeno 200 badanti in istituti psichiatrici della Romania”.
Psicoradio dà voce a storie ed esperienze di alcune ex badanti in Italia.
“Mi davano poco da mangiare: ero diventata 50 chili, curavo un anziano che ne pesava cento […] E le parolacce, le mani addosso: romena figlia di puttana, siete tutti morti di fame! Mi sono venuti attacchi di panico, un dolore fisso alla gola” dice Elena Alexa, che ha fatto la badante a Verona ed è in cura da 5 anni presso la clinica psichiatrica di Iasi, in Romania.
E la Sindrome Italia colpisce anche i figli lasciati nel paese d’origine. Dei 750 mila orfani bianchi rimasti in Romania senza le madri, molti non reggono il distacco e “ad oggi sono stati registrati circa un centinaio di casi di suicidio di bambini”.
Il viaggio continua in Serbia e Slovenia, due paesi molto vicini all’Italia che hanno ancora strutture manicomiali. “Ci sono stati molti tentativi di deistituazionalizzare il sistema sanitario prendendo come modello quello italiano, ma molte cose non sono applicabili nel nostro paese. Attualmente abbiamo dei programmi di comunità, andiamo a rilento, ma penso che siamo sulla strada giusta” afferma Bodgan, dipendente di una struttura psichiatrica slovena.
Ultima tappa è l’Ungheria. Zsusanna Szollar, direttore generale per gli affari sociali e la protezione dei diritti dell’infanzia, racconta ai nostri microfoni che nel suo paese sono state chiuse le strutture manicomiali e in caso di necessità ci si rivolge a “piccole strutture messe a disposizione dal governo in cui si può essere curati e trascorrere protetti il periodo di degenza”.
Ho un solo dor, nel silenzio della notte lasciatemi morire Al margine del mare. Avrò un sonno dolce, Il bosco vicino Sulle distese acque Mi sia il cielo sereno. Non voglio bandiere, Nè una bara ricca, Fatemi solo un letto Di teneri ramicelli. “Mi am un singur dor” trad.“Mi resta un solo desiderio”
di Mihai Eminescu
Due o tre cose che so di Lei. Ricettario per la salute mentale
E’ il titolo dell’ultimo libro di Giovanni Rossi, psichiatra, psicoterapeuta e attivista della salute mentale. Il Ricettario ci accompagna in un percorso che porta al centro l’essere umano e le sue fragilità, sottolineando l’importanza della Salute Mentale come diritto accessibile a tutti.
“Nel fare una ricetta in cucina il cuoco assaggia quello che prepara mentre invece quando gli psichiatri prescrivono i farmaci non li assaggiano mai, ma li prescrivono e basta. E questa è una differenza importante perchè si fa esperienza assaggiando e quindi si può continuamente migliorare la ricetta” afferma Giovanni Rossi ai nostri microfoni.
Psicoradio vi dà appuntamento Giovedì 6 Giugno alle 18 presso il Circolo Saffi, via Ludovico Berti 2/8, Bologna alla presentazione del libro. Ne discutono con l’autore Angelo Fioritti, Direttore del DSM-DP, Azienda USL Bologna e Bruna Zani, Presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi.