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Autore: Admin

La voce di un’ape furibonda

A dieci anni dalla morte di Alda Merini, Psicoradio ricorda la poetessa milanese con una puntata del 2009 dal titolo “Io vorrei, superato ogni tremore”. Alda Merini è sempre stata molto amata da Psicoradio, infatti proprio con una sua poesia si apriva la nostra prima trasmissione nel lontano 2006. Abbiamo ascoltato direttamente dalla sua voce alcune poesie e letto pagine del suo diario nel quale racconta il suo ingresso in manicomio e le esperienze vissute tra quelle mura, lei che, come racconta, nemmeno sapeva dell’esistenza degli ospedali psichiatrici.

Anche Milano celebra Alda Merini intitolandole un ponte sui Navigli, in seguito a una petizione lanciata nel 2017 da alcune associazioni. Tra queste “La Casa delle Artiste”,  che dal 2013 si occupa di tenere viva la memoria della poetessa. Come ricorda ai nostri microfoni Diana Battaggia, che fa parte dell’associazione, la cerimonia di intitolazione avrà luogo la mattina del 6 novembre e sarà preceduta, il primo novembre, da una “Fiaccolata Poetica”, che alle 19 partirà da Casa Merini in direzione del ponte.

“Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita
buttata  fuori dal mio desiderio d’amore.”
Alda Merini
(Io come voi sono stata sorpresa, da “Ballate non pagate”)

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La risata di Joker risuona

Ecco i riassunti fatti da qualche redattore: “Joker è la storia di una persona normale. Con dei problemi psichici. Che cerca di condurre un’esistenza normale. Accudisce amorevolmente la madre. Subisce aggressioni. Ad un certo punto gli regalano una pistola; da allora, reagisce in modo violento a chi gli fa del male. Scopre di non sentirsi colpevole” “E’ un’artista di strada che vive con la madre. E’ vessato dai passanti. Ha una malattia mentale: ride non a tono. Verrà un momento in cui ci sarà un riscatto.” “E’ la storia di un uomo che soffre, in una società sofferente e cinica. Cerca con tutte le sue forze di stare a galla, di avere successo come comico; ma la gente lo tratta malissimo; la violenza contro chi gli fa del male gli sembra l’unica rivalsa possibile, per non essere sempre solo vittima”

Joker è la sua risata, la madre menzognera, la tristezza, la sua danza, la sua violenza disperata,

Secondo Lorenzo “è un film che viene capito da chi ha sofferto”

Ogni redattore ricorda in particolare una scena. Isaac:  “quando J comincia a cambiare prospettiva sul mondo, dopo tante cose subite, e tutte le rivelazioni sulla madre, il protagonista arriva a casa e si chiude nel frigo. Era arrivato ad un punto in cui stava scoppiando. Deve isolarsi da tutto. Forse anche farla finita” Claudio: “la scena in cui Joker prende coscienza del potere conquistato seguendo la via del male. E subito dopo va dalla vicina di casa, di cui è segretamente innamorato, bussa alla porta e trova il coraggio di baciarla appassionatamente. Il culmine del suo momento di potere”. Ma sarà vero che riesce a baciarla, o è solo la proiezione del suo desiderio, un sogno, un delirio?

“La scena che mi appare subito è quella del talk show, il dialogo con De Niro, il crescendo, la fine.”

Joker è anche una vita che si sgretola di colpo quando il mondo di menzogne in cui la madre lo ha avvolto si rivela. “L’aspetto che mi ha colpito è il capovolgimento di tutti i valori in cui Joker credeva. All’inizio lui accudisce la madre, la fa ballare, è affettuoso…poi scopre tante cose sulla madre che gli fanno cambiare radicalmente la sua visione. La madre era il suo valore, il suo unico punto di riferimento; quando lo perde, perde ogni connessione con il mondo. E’ un punto di non ritorno”

Ma qual è il senso di questo film? Una risposta sorprendente: tutti hanno  una possibilità di riscattarsi, anche attraverso il male.

E la politica? Molti leggono come politiche soprattutto scene di folla violenta.

Ma è politico il cinismo del conduttore De Niro, che invita Joker solo perché una sua registrazione ha fatto ridere molti spettatori, e spera di poter continuare a sfruttarlo.  E’ politica la chiusura dei servizi di psichiatria, di assistenza sociale, che abbandonano le persone al loro destino e li lasciano sprofondare nella solitudine ; come mormora Joker: cosa pensate che succeda, se le persone con una malattia mentale sono abbandonate? “ E Piero: “Mi sono sentito vicino a questa persona”

Su Facebook Franco Berardi Bifo scrive che “ non c’è nulla che racconti meglio di questo film quello che sta accadendo in tutto il mondo, ma prima di tutto negli Stati Uniti d’America di Trump, …punto di arrivo di un quarantennio di devastazione, di abbattimento delle infrastrutture che rendevano possibile la vita civile, di incitamento alla competizione, all’aggressione sociale, alla guerra di tutti contro tutti” Siamo al punto di arrivo della lunga predicazione del cinismo, l’umiliazione irridente, il sorriso obbligatorio, l’aspra solitudine il lento inesorabile sfracellamento di ogni empatia, affetto, cortese, solidarietà.”

Alla dubbio: “il film può far pensare che le persone con un disturbo psichico sono pericolose, potenziali assassini?”  Piero riflette: Dal mio punto di vista no. Ti mostra un antieroe non per esaltare le sue azioni, ma per spiegare la genesi del male”

E Lorenzo, di nuovo: ma il film può essere capito da chi non ha sofferto? Tutti quelli che lo sono andati a vedere, cosa ci vedranno?”.

Joker ha ricevuto molte recensioni negative, e – fatta salva l’interpretazione di … c’è chi l’ha definito “un brutto film molto furbo”

“Il film è brutto per chi ha paura di guardarsi dentro, di guardare la violenza, il cinismo della società e delle persone; e come il dolore provocato e non accolto può distruggere, devastare”  Per me un film è bello se riesce a farmi provare le stesse sensazioni del protagonista. Joker ci riesce in pieno” – dice Isaac

Autismo e false credenze

Affrontiamo in questa puntata il tema dell’autismo con Rita Di Sarro, psichiatra e neurologa che conduce il Programma Integrato Disabilità e Salute del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. Si sono diffuse tante false credenze in relazione all’autismo e la redazione ha cercato dunque di chiarire e dissipare molti dubbi e timori in merito, affidandosi all’esperienza medica e scientifica della psichiatra. Le abbiamo chiesto ad esempio se l’autismo è guaribile o meno e lei ci ha risposto che “di autismo non si guarisce ma si possono modificare tutti  o una parte dei comportamenti”.Altra “leggenda” da sfatare: è vero che i vaccini antinfluenzali possono provocare l’autismo? “Assolutamente no,” incalza la Di Sarro, “sono stati per tanti anni demonizzati e c’è ancora gente che pensa che i vaccini facciano male. Questo perché c’è una sorta di coincidenza tra il periodo delle prime vaccinazioni di un bambino e lo stesso periodo in cui compaiono i sintomi dell’autismo.”

Come spiega la psichiatra ai microfoni della redazione, l’autismo ha un’origine genetica “sarà poi il contesto, ad esempio quello familiare, scolastico o l’intervento di personale specializzato a migliorare l’interazione sociale”: Il programma che la dottoressa porta avanti per l’Azienda USL di Bologna prevede una serie di test di tipo cognitivo e comportamentale per capire quale sia il percorso educativo più adatto alla singola persona.Quali sono altri stereotipi sull’autismo? “Una persona autistica non prova sentimenti. È assolutamente falso. Le persone autistiche provano forti sentimenti, si innamorano. Anche su questo devono fare però un percorso educativo: bisogna spiegare loro come condividerlo e comunicarlo all’altra persona”.Infine altri falsi miti sul disturbo dello spettro autistico riguardano il percorso di guarigione. Esistono sperimentazioni con farmaci, integratori e diete, ma nella letteratura scientifica “non esistono indicazioni e riferimenti a questi tipi di terapie”, conclude la neurologa Rita Di Sarro.

Prima che la violenza esploda

A Trieste un ragazzo di 29 anni, Alejandro Meran, ha ucciso due poliziotti dopo che era stato portato in questura per un accertamento sul furto di un motorino. Di lui si è detto che sentiva le voci, e adesso si chiede una perizia psichiatrica. Psicoradio vuole sottolineare alcune cose. Primo: la madre era andata in un centro di igiene mentale a dire che il figlio stava male e  a chiedere aiuto portando con se le ricette delle medicine che il figlio prendeva in Germania e che ormai non prendeva più. Le è stato risposto che se  il ragazzo non si faceva male o faceva male a qualcuno, non si poteva fare nulla. Se la richiesta di questa donna fosse stata presa davvero in carico, quasi di sicuro le cose sarebbero andate in modo diverso.

 

Un altro tema è quello del “sentire le voci”. Qualche tempo fa, in una puntata intitolata “Voci cattive lasciate sole” parlavamo di  un caso di violenza in cui una persona che soffriva di disturbi psichici era stata lasciata sola, non seguiva nessuna cura. Le  voci che nascono spesso da traumi dolorosissimi, ma è possibile intercettarle, affrontarle, contenerle.  Terzo punto:  “la violenza non è mai un fulmine a ciel sereno”: è frutto di un processo che ha indizi precedenti. Lo dicono ad esempio le storie dei femminicidi: prima di arrivare all’atto di uccidere, l’uomo ha minacciato, insultano, picchiato. Per questo,  oggi si stanno diffondendo luoghi dove una persona che sente crescere dentro di se la violenza può andare per essere aiutato ad affrontarla e contenerla.  Lo ripetiamo: la violenza non è un fulmine a ciel sereno e dire che chi sente le voci e ha un disturbo psichico è necessariamente un violento sarebbe come dire che tutti gli uomini sono violenti, Psicoradio non è d’accordo. O ci sbagliamo?

AUTISMO, SENTIMENTI  E VOCI
 Psicoradio continua a parlare di autismo, con Rita Di Sarro, psichiatra e neurologa che conduce un programma integrato “Disabilità e Salute Mentale” per il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna.
Si sono diffuse tante false credenze in relazione all’autismo e la redazione ha cercato dunque di chiarire e dissipare molti dubbi e timori in merito, affidandosi all’esperienza medica e scientifica della psichiatra. Le abbiamo chiesto ad esempio se l’autismo è guaribile o meno e lei ci ha risposto che “di autismo non si guarisce ma si possono modificare tutti  o una parte dei comportamenti”.

 

Altra “leggenda” da sfatare: è vero che i vaccini antinfluenzali possono provocare l’autismo? “Assolutamente no,” incalza la Di Sarro, “sono stati per tanti anni demonizzati e c’è ancora gente che pensa che i vaccini facciano male. Questo perché c’è una sorta di coincidenza tra il periodo delle prime vaccinazioni di un bambino e lo stesso periodo in cui compaiono i sintomi dell’autismo.”
Come spiega la psichiatra ai microfoni della redazione, l’autismo ha un’origine genetica “sarà poi il contesto, ad esempio quello familiare, scolastico o l’intervento di personale specializzato a migliorare l’interazione sociale”: Il programma che la dottoressa porta avanti per l’Azienda USL di Bologna prevede una serie di test di tipo cognitivo e comportamentale per capire quale sia il percorso educativo più adatto alla singola persona.

Quali sono altri stereotipi sull’autismo? “Una persona autistica non prova sentimenti. È assolutamente falso. Le persone autistiche provano forti sentimenti, si innamorano. Anche su questo devono fare però un percorso educativo: bisogna spiegare loro come condividerlo e comunicarlo all’altra persona”.

Infine altri falsi miti sul disturbo dello spettro autistico riguardano il percorso di guarigione. Esistono sperimentazioni con farmaci, integratori e diete, ma nella letteratura scientifica “non esistono indicazioni e riferimenti a questi tipi di terapie”, conclude la neurologa Rita Di Sarro.

Autismo

Psicoradio torna a parlare di autismo e lo fa con la psichiatra e neurologa Rita Di Sarro, dirigente di un programma integrato disabilità e salute mentale dell’Azienda USL di Bologna.
In questa puntata, la prima di una serie, la redazione cerca indagare il complesso quadro dello spettro autistico, sfatando luoghi comuni e stereotipi che circondano le persone affette da questo disturbo.
“L’autismo è un altro modo di stare al mondo, condizionato da una sensorialità atipica. La persona che ne soffre ha un problema di comunicazione e di socializzazione con un mondo che per lei è incomprensibile”, afferma la dottoressa Di Sarro.
Le persone autistiche hanno un modo di percepire attraverso i sensi differente dalle altre persone: “hanno ipersensibilità ai rumori e alle voci, sentono cose che per noi non sono udibili. Un esempio: il condizionatore del palazzo di fianco o qualunque rumore in strada. E questo va moltiplicato per i cinque sensi. Immaginate in che confusione queste persone sono abituate a vivere”, spiega la psichiatra.
L’autismo è un disturbo di tipo organico che si manifesta per lo più tra gli uomini. Alcuni studi hanno dimostrato che “se nonno e padre sono avanti con l’età al momento del concepimento più c’è probabilità di avere un figlio autistico”. La dottoressa Di Sarro spiega che non esiste una correlazione diretta tra autismo e disabilità intellettiva e che inoltre sono state eliminate dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il DSM 5, tutte le diverse definizioni di spettro autistico perché “esistono tanti tipi di autismo quante sono le persone con autismo”. 
Albert Einstein, Steve Jobs, Isaac Newton sono solo alcuni esempi di persone geniali con un disturbo di tipo autistico.  Allora perché curare? “Perché è fonte di grande sofferenza. Più sono intelligenti più patiscono questa condizione: essere alieni in un mondo veramente strano per loro”.

Molti sono i progetti e le attività nate per aiutare le persone con autismo nell’affrontare difficoltà quotidiane. “Autismo – in viaggio attraverso l’aeroporto”, è un progetto nato dalla collaborazione tra l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, ANGSA (associazioni nazionale genitori di soggetti autistici) e l’Azienda USL di Bologna. Si tratta di un percorso facilitato pensato per persone con disturbo autistico che viaggiano in aereo e prevede un kit sensoriale per affrontare il viaggio, un video che spiega i rumori che si sentono in aeroporto, personale specializzato che supporta gli spostamenti e una stanza amica dove sostare in attesa dell’imbarco.

Monica che è diventata Marco 2

Cronaca di una transizione parte 2…. Proseguamo l’intervista a Marco, che prima si chiamava Monica…………

Il cambiamento di genere è un percorso complesso: la persona sta diventando ciò che sentiva di essere davvero, ma questo percorso comporta paura, scelte difficili, perdite…
E la transizione non è un percorso lineare, come si tende a pensare, non è fatto di tappe uguali per tutti: prima ormoni, poi chirurgia, poi cambio legale del nome. Non è così.  
“Ci sono persone che fanno la chirurgia ma non fanno gli ormoni. C’è chi non fa né ormoni né chirurgia, chi tenta di cambiare solo il nome, senza aver fatto nulla. Io ci ho ragionato, dopo gli ormoni la chirurgia non sento l’esigenza di farla, di cambiare ulteriormente il mio corpo. Non ricorrerò alla chirurgia perché sto bene cosi.” Questo apre le porte alla riflessione su cosa vuol dire essere donna, essere uomo. “Se leghiamo l’identità di genere solo ai genitali, è finita. Le persone trans non saranno mai chi dicono di essere, perché anche se hanno fatto le operazioni di   chirurgia comunque i genitali sono diversi. È una condanna a morte. E invece, il genere non è solo una questione fisica, di ormoni o genitali. È anche altro: un fatto emozionale, sociale, culturale, psicologico… e allora dovremmo cominciare a pensare che la mascolinità e femminilità si declinano in tanti modi diversi, abitano corpi diversi …” 
Ma essere un uomo per Marco oggi vuol dire anche perdere parti della sua vita precedente:
“La transizione è un percorso che porta lutto. Io ho perso delle cose; ho anche pianto. Immagino i miei genitori che hanno vissuto il lutto di non avere più una figlia su cui avevano riposto delle aspettative.” 

Da vicino nessuno è normale
Il 20 settembre è morto a Trieste all’età di 65 anni Claudio Misculin, attore e regista teatrale. Psicoradio lo vuole salutare ricordando la frase che aveva scelto come sottotitolo per la sua “Accademia della follia”, la compagnia con cui produceva i suoi spettacoli: da vicino nessuno è normale!

Monica che è diventata Marco

“La barba l’ho sempre avuta; mia mamma mi aveva insegnato a farla con la ceretta – che è dolorosissimo – perché la ceretta è da donna e il rasoio è da uomo”

Da circa sei anni Psicoradio accompagna con lunghe interviste il viaggio di Marco, che prima si chiamava Monica. Che ancora i documenti di identità chiamano Monica, mentre la fotografia mostra un inequivocabile Marco con tanto di barba e baffi. All’inizio della sua transizione Marco non si è rivolto ad associazioni o istituzioni: “ Ho cambiato il mio nome e ho cercato di riflettere sulla mia identità, di capire chi ero”.

Poi il livello di stress è diventato troppo alto, e allora Marco si è rivolto al consultorio pubblico che a Bologna aiuta le persone trans a compiere il percorso di transizione. “Io non credo di aver bisogno di esser curato, ma si parla di cura perché comunque noi trans abbiamo una diagnosi; prima eravamo nel gruppo delle psicopatologie sessuali – racconta sorridendo – adesso siamo stati derubricati a disforia di genere.

Credo di essere classificato come un ansioso, perché la mia identità di genere diversa mi crea stress. La famiglia, i colleghi di lavoro, gli amici, tutti partecipano in modo diverso a questo processo di transizione, che non finisce mai così come ogni persona evolve nel tempo. E un grande cambiamento come questo comporta anche necessariamente perdite: per esempio la famiglia perde la figlia che aveva, e il fatto di avere un “nuovo figlio” non è detto che elimini del tutto, il dolore della perdita, la nostalgia.

Ascoltate in questa e nella prossima puntata una riflessione spesso sorridente e per nulla scontata su cosa vuol dire essere uomini, donne, persone trans… in un momento storico in cui in tanti pensano di avere tutte le idee chiare e giuste in fatto di genere.

Ilaria che impara a vivere con le sue voci

Un giorno è venuta a trovarci in redazione e ci ha parlato della sua esperienza del “sentire le voci”. Ilaria è una ragazza giovanissima che negli ultimi tre anni ha cominciato ad avere, sempre più spesso, allucinazioni auditive. Questo l’ha portata a sentirsi sempre più sola. Delle voci, lei dice: “Mi insultavano. Adesso sono cambiate perché sono cambiata anche io e ho imparato anche ad ascoltarle. A volte mi piacerebbe però sentire il silenzio”. Con Ilaria è arrivato in redazione anche il padre che ci ha parlato del loro rapporto, delle difficoltà e dei passi che fanno ogni giorno.
“Io non mi vergogno mai di Ilaria, – sottolinea  – mi rendo conto che viviamo in un mondo dove più che sforzarsi di comprendere, spesso si cercano solo definizioni”. Lo sforzo che sta facendo Ilaria è di consapevolezza nei confronti di quello che le sta accadendo. Parlare al microfono di Psicoradio per lei è stata un’occasione per aprirsi e confrontarsi su un tema che spesso la spinge a chiudersi in se stessa. “Sto imparando che non sono sola e ci sono tanti altri come me”.
A seguire Barbara, redattrice di Psicoradio, ci parla di cucina in particolare di quella bolognese, e del piatto tipico per eccellenza: i tortellini! A tal proposito racconta che sua nonna, che le ha insegnato a fare i tortellini, le diceva: “attraverso la sfoglia si deve vedere il Santuario di S. Luca”. I segreti per una buona sfoglia? “Usare solo il mattarello e il tagliapasta seghettato”.

Rappando il mio TSO

“Ho cominciato a scrivere i miei brani perchè avevo ed ho un disagio psichico, il disturbo bipolare. Avevo perso il lavoro e nel 2008 ho subito un trattamento sanitario obbligatorio; con il rap ho iniziato a parlare di come mi sentivo”.

Alberto “Il Belga” vive a Brescia ed è un ascoltatore di Psicoradio. Qualche tempo fa ci ha scritto: voleva raccontare come la musica è stata importante nella sua vita e nell’affrontare la sua malattia. “Nei miei rap racconto come vivo l’insonnia, il disagio fisico e psicologico che ti da la malattia – ci racconta il Belga – Prima consideravo la mia malattia come una condanna che riguardava  solo me stesso; invece mi ha aiutato moltissimo  viverla in comunità, con persone che avevano problemi anche più gravi dei miei, e li vivevano meglio”.

Anche il TSO che Alberto ha subito è diventato un rap. Il titolo “Dal 10 al 23” ricorda le date in cui è stato rinchiuso. “Non è possibile stare senza fare niente 24 ore al giorno come se fossimo nei manicomi, o peggio in centri di concentramento – ci dice – Sono entrato il dieci di dicembre e sono uscito il 23 che nevicava, ho dovuto pregare il medico di farmi rientrare almeno per Natale. Me lo ricordo come se fosse ieri.  Mi ha aiutato scrivere la musica; e poi il rap mi ha aiutato a comunicare agli altri quello che mi stava succedendo, e che è ancora uno stigma (…) E’ stato un modo per farmi conoscere alle persone che non sapevano che cosa avessi”.

“La musica mi ha aiutato profondamente anche  in momenti in cui pensavo non dico di farla finita, ma ero giù di tono. anche Quando mi chiudevo in casa e non uscivo per settimane, mi attaccavo al microfono, alla scheda audio a un computer a una tastiera. La musica è la mia anima, la mia ragione di vita. Io sono figlio d’arte, mio padre è un jazzista autodidatta. Non è un mistero che sia malato di Alzhaimer, però suona ancora come se avesse 16 anni. E’ impressionante. Quando mi alleno al piano per una o due ore ci sono cose che non riesco a fare, e che lui fa ancora adesso a 76 anni, e questo rappresenta la potenza della musica. Ogni volta che lo sento suonare mi commuovo.”

UN PASSATO DA HIKIKOMORI

Intervista a Yuri Iwasaki, studentessa giapponese, che ai microfoni di Psicoradio ricorda di essere uscita dalla sua camera quando ha capito ed accettato questa condizione. 

“Non so spiegare perché sono diventata hikikomori. Il mio medico diceva che avevo una grande rabbia dentro e non sapevo come esprimerla, però il motivo preciso per cui sono diventata hikikomori non lo so, lo sto ancora cercando. Non avevo fiducia in me stessa e neppure negli altri”
PROFEZIA
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci,
asiatici, e di camice americane

P. Paolo Pasolini, Profezia (1962)

In viaggio con Alice

L’anno scorso ci siamo intrufolati al teatro Testoni di Bologna, durante le prove dello spettacolo “In cerca di Alice” della compagnia Arte e Salute ragazzi. I giovani attori, tutti in cura presso i centri di salute mentale di Bologna, ci fanno subito immergere nel meraviglioso mondo di Alice. Un mondo fantastico e complesso, fatto di sveglie tutte perennemente ferme all’ora del the.

Il tempo al centro di tutto. Stefano ci dice: “Prima mi annoiavo, ora il tempo vola, mi sfugge. E’ qualcosa di molto prezioso, non lasciatevelo scappare”.

Se potessi tornare indietro alla mia infanzia – si confida Anna, una delle attrici, mentre sgrana i suoi occhioni – eviterei di fare molti degli errori che ho fatto”. Elisa invece si rivede completamente nella frase di Alice, che lei stessa interpreta: “Da piccola mi hanno sempre dato dei compiti da grande”.

Secondo la regista Valeria Frabetti è un viaggio fantastico nel sogno e nella follia e spiega inoltre ai microfoni di Psicoradio che ha cercato “le similitudini tra la storia di Alice e le vite degli attori attraverso improvvisazioni ed esperienze”.

Buon viaggio con Alice, seguite il Bianconiglio (e la Psicoradio).

Matrimoni felici e dove trovarli

“Prima di conoscere Cristina ero sempre uguale a me stesso e ne soffrivo. Mi dicevo: la vita non cambia. Da quando vivo con Cristina è aumentato molto il mio senso di responsabilità: non devo pensare solo per me, devo pensare a noi.”
Nella puntata di questa settimana Psicoradio parla delle relazioni di coppia, nello specifico di come riuscire a mantenere nel tempo un matrimonio felice. Fabio Tolomelli è un ex redattore di Psicoradio che quest’anno festeggia il quarto anniversario di nozze con la sua compagna. Lo avevamo già intervistato quando si era fidanzato e successivamente sposato con la sua attuale moglie Cristina Cavicchi. Fabio e Cristina affermano di non aver mai litigato una volta da quando vivono insieme. Per capire come fanno li abbiamo intervistati, sviscerando, a distanza di quattro anni, le varie sfumature della loro vita a due.

“Questa sintonia non è imposta da uno all’altro, ma  viene dalla comprensione reciproca dei problemi interiori e dal prendere coscienza dei propri errori senza mai rinfacciare nulla su cose dette o fatte. Con garbo ci si dice tutto quello che si pensa”. L’importante è non idealizzare mai troppo l’altra persona, bisogna accettarla per ciò che è.

Continua il viaggio di Psicoradio alla scoperta del Giappone. Nella seconda parte della puntata invece parliamo delle differenze tra Italia e Giappone attraverso il punto di vista di una ragazza giapponese che vive in Italia da diversi anni e che abbiamo intervistato: “In Italia parlano parlano e non si ascoltano!  La cosa bella  è che comunque la conversazione funziona e va avanti!” dice la ragazza in tono scherzoso, spiegando come in Giappone la comunicazione si basi più sull’ascolto. In generale nel Paese del Sol Levante predomina una cultura della riservatezza in cui ognuno rimane nella propria sfera, mentre “qui in Italia le persone si disturbano e si aiutano, e questa è una cosa bellissima.”

E per finire ascoltiamo le belle poesie che Andrea Cirotti, un ascoltatore di Psicoradio, ha voluto regalare alla redazione.