Rappando il mio TSO
Intervista ad Alberto, in arte Il Belga, che esprime la sua sofferenza psichica usando le rime del rap
🔊 Puntata 611
“Ho
cominciato a scrivere i miei brani perchè avevo ed ho un disagio
psichico, il disturbo bipolare. Avevo perso il lavoro e nel 2008 ho
subito un trattamento sanitario obbligatorio; con il rap ho iniziato a
parlare di come mi sentivo”.
Alberto “Il Belga” vive a Brescia ed è un ascoltatore
di Psicoradio. Qualche tempo fa ci ha scritto: voleva raccontare come la
musica è stata importante nella sua vita e nell’affrontare la sua
malattia. “Nei miei rap racconto come vivo l’insonnia, il disagio fisico e psicologico che ti da la malattia – ci racconta il Belga –
Prima consideravo la mia malattia come una condanna che riguardava
solo me stesso; invece mi ha aiutato moltissimo viverla in comunità,
con persone che avevano problemi anche più gravi dei miei, e li vivevano
meglio”.
Anche il TSO che Alberto ha subito è diventato un rap. Il titolo “Dal 10 al 23” ricorda le date in cui è stato rinchiuso. “Non è possibile stare senza fare niente 24 ore al giorno come se fossimo nei manicomi, o peggio in centri di concentramento – ci dice –
Sono entrato il dieci di dicembre e sono uscito il 23 che nevicava, ho
dovuto pregare il medico di farmi rientrare almeno per Natale. Me lo
ricordo come se fosse ieri. Mi ha aiutato scrivere la musica; e poi il rap mi ha aiutato a comunicare agli altri quello che mi stava succedendo, e che è ancora uno stigma (…) E’ stato un modo per farmi conoscere alle persone che non sapevano che cosa avessi”.
“La musica mi ha aiutato profondamente anche in momenti in cui
pensavo non dico di farla finita, ma ero giù di tono. anche Quando mi
chiudevo in casa e non uscivo per settimane, mi attaccavo al microfono,
alla scheda audio a un computer a una tastiera. La musica è la mia
anima, la mia ragione di vita. Io sono figlio d’arte, mio padre è un
jazzista autodidatta. Non è un mistero che sia malato di Alzhaimer, però
suona ancora come se avesse 16 anni. E’ impressionante. Quando mi
alleno al piano per una o due ore ci sono cose che non riesco a fare, e
che lui fa ancora adesso a 76 anni, e questo rappresenta la potenza
della musica. Ogni volta che lo sento suonare mi commuovo.”
UN PASSATO DA HIKIKOMORI
Intervista a Yuri Iwasaki, studentessa giapponese, che
ai microfoni di Psicoradio ricorda di essere uscita dalla sua camera
quando ha capito ed accettato questa condizione.
“Non so spiegare perché sono diventata hikikomori.
Il mio medico diceva che avevo una grande rabbia dentro e non sapevo
come esprimerla, però il motivo preciso per cui sono diventata
hikikomori non lo so, lo sto ancora cercando. Non avevo fiducia in me stessa e neppure negli altri”
PROFEZIA
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci,
asiatici, e di camice americane
P. Paolo Pasolini, Profezia (1962)