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Autore: Admin

Vite non degne di essere vissute

Malati mentali, disabili, ebrei, rom, sinti, omosessuali: tutti gruppi di persone odiate, perseguitate e uccise in epoca nazista perché considerate diverse, pericolose, “vite non degne di essere vissute”. Tra il 1934 e il 1944, la scienza psichiatrica in Germania si rese corresponsabile della sterilizzazione di 350.000 persone, dell’uccisione di 72.000 pazienti psichiatrici, per non parlare di tutti quelli che nei manicomi morivano per infezioni, maltrattamenti e fame.

Tanti gli episodi di cronaca che dimostrano quanto sia, purtroppo, ancora attualissimo e necessario parlare di discriminazione. Circa un anno fa a Roma ben 20 pietre d’inciampo, targhe d’ottone sparse per la città che riportavano i nomi di uomini e donne deportati, venivano sistematicamente rimosse da ignoti. Molto recentemente invece, scritte violente che “denunciano” la presenza di ebrei sono ricomparse sulle case e sui portoni di alcuni italiani, in un caso specifico in occasione della stessa Giornata della Memoria.

Psicoradio ha già trattato questi temi in passato in molte trasmissioni. Continuiamo a lottare contro chi pensa che la diversità sia un elemento di per sé colpevolizzante. Nella puntata di questa settimana vogliamo ricordare uno dei periodi più bui della storia attraverso estratti di interviste che abbiamo realizzato in questi anni.

Nel primo estratto avevamo parlato con lo psichiatra Luigi Benevelli del suo libro “Medici che uccisero i loro pazienti”. Tema del libro è Aktion T4, il progetto nazista di eliminazione dei disabili fisici e mentali. “Della corporazione dei medici, gli psichiatri furono quelli che aderirono in maggior numero al partito nazista fin dal 1933. […] Furono organizzati sei manicomi dove queste persone venivano inviate per essere soppresse. Qui si sperimentavano le modalità più efficienti per ammazzare la gente nel più breve tempo possibile, spendendo il meno possibile.”

Il secondo segmento viene da un’intervista con Tomas Fulli, della comunità rom e sinta bolognese, sul tema dello sterminio del suo popolo, chiamato in lingua romanes Porrajmos, ovvero “il grande divoramento”. “Quando mi sono trovato l’anno scorso per la terza volta nel campo di Auschwitz, mi immaginavo che sulla destra vedevo il mio popolo che era là che suonava e non sapeva dove si trovava, e sulla sinistra c’erano gli ebrei come li possiamo vedere in tante foto: magri, mal nutriti e sofferenti.”

Proseguiamo con l’intervista ad Angelo Amato De Serpis, autore del libro “Arpad ed Egri”, sugli allenatori ebrei Erno Erbstein e Arpad Weisz. Ad esempio racconta delle figlie di Erbstein, alle quali il padre non aveva voluto dire di essere ebree e che se ne sono accorte solo per via delle leggi razziali: “Dei bambini che da un giorno all’altro sono costretti a lasciare la scuola, ad andare a fare la pipì in un posto diverso perché non potevano andare negli stessi bagni dei bambini ariani.”

Concludiamo con don Luigi Ciotti di Libera Contro Le Mafie, che abbiamo incontrato l’anno scorso durante la Conferenza Nazionale per la Salute Mentale al quale abbiamo chiesto perché le persone fragili sembrano essere nel mirino della società e persino di chi essendo un politico dovrebbe aiutarli. “Questa è una società che si crede forte, ma in realtà è debole. […] Prendere coscienza della propria fragilità è un segno di libertà e di dignità e ci rende ancora più forti”.

Radio Grenouille

E’ venuto a trovarci in redazione Mario Bompart, uno dei responsabili del workshop Radio La, che va in onda su Radio Grenouille di Marsiglia. Cosa significa in francese “Grenouille”? Significa rana. E infatti la storia di Radio Grenouille nasce da una leggenda: “Il re di Francia durante la notte non voleva che il popolo facesse nessun rumore, ma solo le rane continuavano a fare rumore tutta la notte impedendo al re di dormire”. La radio, come quelle rane, impedisce ai potenti e ai governanti di dormire sonni tranquilli.

Radio La è un workshop di espressione personale al quale partecipano liberamente, una volta a settimana, tra le venti e le trenta persone in cura presso i servizi di salute mentale. Questo lavoro si traduce in quattro trasmissioni radiofoniche l’anno, in cui la redazione parla di vari argomenti, non legati direttamente alla salute mentale, facendo ricorso spesso alla poesia, alla musica e all’arte in genere. Il progetto è una collaborazione tra Radio Grenouille e l’Agence Régionale de Santé, l’ente pubblico dipendente dal Ministero della Sanità francese.
Parlando dell’attività che viene svolta durante il workshop Mario Bompart racconta che “si ride moltissimo, si ascoltano cose interessanti, ci sono amici. E’ uno spazio di creatività libera, senza forzature, è solo un piacere. L’aspetto più importante credo sia quello della poesia, creata collettivamente e individualmente, anche con performance sonore. Inoltre ascoltiamo molta musica.

Durante l’intervista Bompart non parla mai di pazienti o malati, bensì di semplici partecipanti. In questo e in altri aspetti ritroviamo delle affinità con Psicoradio, pur essendo un progetto con caratteristiche diverse. Nelle puntate, racconta ancora ai nostri microfoni, non si parla direttamente di malattia mentale ma il disagio mentale emerge nelle tematiche affrontate, come ad esempio il lavoro, la casa ed altri argomenti

Lezioni di irregolarità

In questa puntata, realizzata al Festival dell’Outsider Art di Verona, lo psichiatra e psicoterapeuta Giorgio Bedoni approfondisce il tema dell’arte irregolare e racconta la sua esperienza con l’ atelier che ha fondato.

Chi ha inventato il concetto di outsider art? Chi decide cos’è arte irregolare e cosa no? Sono alcune delle domande abbiamo posto a Giorgio Bedoni. Partendo dalle origini del termine outsider art di Jean Dubuffet, passando per artisti come Adolf Wolfli e Aloise Corbaz, Bedoni approfondisce la storia di questa forma d’arte e distingue l’artista irregolare in quanto “più immediato, più libero da condizionamenti, meno dentro le vicende culturali e accademiche, che si esprime senza l’urgenza della prestazione”.

Se per molto tempo l’opera creata da una persona con disagio era letta soprattutto come espressione della sua malattia, verso la metà del Novecento, anche grazie alla fenomenologia e a personaggi come Franco Basaglia, si è verificato un cambiamento di mentalità sia in ambito artistico che, soprattutto, psichiatrico. Si comincia finalmente a vedere l’opera del malato come “una modalità di essere al mondo, una forma di presenza altra e quindi a leggerla in termini empatici”.
Lo psichiatra insiste sull’importanza che la creazione artistica ha per la persona in difficoltà, facendo riferimento anche alla sua esperienza personale e umana con gli artisti che ospita nel suo atelier. Non solo: secondo Giorgio Bedoni l’arte farebbe bene alla psichiatria stessa, che oggi si trova a fronteggiare una profonda crisi ideologica.

“L’arte, oltre ad essere uno strumento per esprimersi e per cercare una propria identità, è una modalità diretta e immediata di inclusione sociale, di poter mettere a contatto con la società persone che soffrono di stigma”.

Rock Spectrum

In questa puntata parliamo di autismo con Stefano Cainelli, musicoterapeuta e fondatore di  Mente Locale. Il progetto tratta con la musica le persone con autismo ad alto funzionamento. Da questa sperimentazione è nato un gruppo musicale,  Rock Spectrum: la musica suonata è il rock e i suoi musicisti tutte persone con autismo. “Queste persone percepiscono la musica come la percepiamo noi. Questo significa che la musica è un terreno di condivisione”

Il progetto Mente Locale
Stefano Cainelli, musicoterapeuta, collaboratore del Dipartimento di Psicologia dell’Università   di Trento, ha creato il progetto Mente Locale che tratta con la musica persone nello spettro autistico ad alto funzionamento. I disturbi dello spettro autistico si determinano quando il bambino è ancora nella pancia della madre. Possono comportare in seguito diverse alterazioni nelle abilità sociali: per esempio mantenere viva l’attenzione, mettersi nei panni degli altri, capire le persone e la reciprocità delle emozioni. Spesso i comportamenti sono ripetitivi, e alcuni interessi possono assorbire completamente la persona. Le cause di questo disturbo sono molteplici e ancora al vaglio degli studiosi. È un disturbo che dura tutta la vita ma che può migliorare con la terapia precoce.

Rock Spectrum
Il gruppo nato dai laboratori musicali si chiama “Rock spectrum”: rock è la musica suonata, spectrum perché tutti i suoi musicisti sono persone con autismo. Obiettivo di questi laboratori è faviorire l’incontro e l’interazione tra queste persone attraverso la musica. Come spiega il dott. Stefano Cainelli: “Le persone con autismo percepiscono la musica come la percepiamo noi. La valenza emotiva dei brani musicali è percepita nello stesso modo. Questo significa che la musica è un terreno di condivisione”. Quali sono gli stereotipi da sfatare sull’autismo?  “Che non provano emozioni, ad esempio. Oppure che non hanno voglia di relazione – in realtà ne hanno molto bisogno – ma non sanno come fare. Devono acquisire delle competenze per stare con gli altri. Per questo Asperger ha creato il termine neuro diversità: è una mente che funziona in modo diverso e va accettata per quello che è”.

 

Sono bizzarro sono originale
e mi chiedo se lo sei anche tu
sento voci nell’aria
vedo che per te non è lo stesso e non lo trovo giusto
non voglio sentirmi blu (…)

Queste parole sono di Benjamin, un bambino con la sindrome di Asperger, a cui era stato assegnato il compito di scrivere una poesia che iniziasse con “Io sono”.

In nome del S.O.L.E.

Psicoradio vi accompagna verso la fine dell’anno con la musica, con il Collettivo S.O.L.E. di Bologna. A fine puntata i “tradizionali” auguri di fine anno della redazione.

Per un pomeriggio la redazione di Psicoradio si è trasformata in un piccolo studio di registrazione grazie alla presenza dei ragazzi del Collettivo S.O.L.E (acronimo per Soul Original Love Experience), i quali ci hanno raccontato il loro progetto, e di una band di giovani musicisti che ha suonato alcuni brani che stanno realizzando proprio nell’ambito del progetto promosso dal Collettivo.
“Il Collettivo S.O.L.E nasce in seguito alla scomparsa di una nostra amica, Sole, che era una grande amante della musica ed uditrice di voci. Abbiamo quindi deciso di fare questo progetto per ricordarla e per spostare l’attenzione riguardo le tematiche dei disturbi mentali e degli uditori di voce” ci racconta Simone Frabetti, vicepresidente del Collettivo S.O.L.E.
“Abbiamo pensato che la musica fosse il modo giusto per ricordarla e per onorare la sua memoria in quanto Sole reputava la musica un metodo per aiutare le persone a risolvere i propri malesseri interiori” aggiunge Carlotta Concilio, presidente del Collettivo.
L’obiettivo del gruppo è “incoraggiare i giovani musicisti a crearsi un futuro professionale con il nostro aiuto e sostegno”: attraverso una open call è nato il gruppo musicale Alinea che, seguendo un percorso formativo in ambito musicale, arriverà a produrre un album.
Poiché Sole era un’uditrice di voci il Collettivo si è messo in contatto con la Cooperativa Martin Pescatore di Casalecchio di Reno (BO), che ospita settimanalmente un gruppo di uditori di voci. Erminia Tumini, educatrice della cooperativa, racconta ai microfoni di Psicoradio che dall’incontro con il collettivo è nata una collaborazione volta ad“avvicinarci al tessuto sociale giovanile in quanto è il più a rischio di stigma e disinformazione su voci e salute mentale”.

“Ti formi arbusto indipendente
crescono i rami, le foglie,
nemmeno te ne accorgi.
Nella tua linfa però rimane la sensazione di non essere cosciente di dove sei,
tuona sempre più forte in te la domanda “perché io? Perché qui?
Splenderà mai il sole su di me, sarò mai fiero della mia chioma,
ma soprattutto riuscirò mai a guardare il cielo prima di diventare legna da ardere.”
Carne –Alinea

 

Psicoregali parte 2: cinema e musica!
I redattori di Psicoradio continuano anche in questa puntata  a fare regali agli ascoltatori, questa volta per il nuovo anno. Lorenzo e Claudio, appassionati di cinema, hanno scelto di parlare di alcuni film e delle rispettive colonne sonore:  Magnolia di Paul Thomas Anderson, Re per una notte di Martin Scorsese e Joker di Todd Phillips. Gigi, invece, che è un musicista e sta per lasciare dopo tanti anni la redazione, desidera donare la “Canzone del sole” di Lucio Battisti.

PIÙ PSICORADIO PER TUTTI!

Il nuovo psicosito è online!

Abbiamo pensato, progettato e realizzato uno spazio online con una nuova veste più moderna e flessibile.

Un grazie speciale a MediArteProgetti che ci ha seguito in questo percorso con pazienza e professionalità e ad Arte e Salute Onlus che ci ha dato la possibilità di rinnovarci!

Esplorate i nostri nuovi spazi virtuali e fateci sapere cosa ne pensate scrivendo a:

psicoradio@gmail.com

Lasciate che le mamme piangano

Sicura che ce la fai?
Con Silvana Quadrino, pedagogista e psicologa dell’età evolutiva, specializzata in terapie della famiglia, parliamo di un momento difficile, perché gravidanza e parto non son o certo rose e fiori.
Già la gravidanza è un grande stravolgimento fisico ed emotivo. Poi, è d’importanza fondamentale per la salute psicologica di ogni madre poter affrontare il post parto in un contesto il più accogliente possibile
“La mamma non dovrebbe sentirsi sola davanti a un mondo di persone che la osservano e che apparentemente giudicano se è all’altezza” racconta la psicologa.
Anche in buona fede: spesso i genitori di una neomamma tendono a percepirla come più fragile e incapace di quanto sia in realtà. Questa dinamica genera insicurezza nella donna, ingigantendo di rimando i sospetti di depressione da parte dei famigliari. Questa però, sostiene Quadrino, è l’espressione di una mentalità radicata nella nostra società, che tende a medicalizzare il parto e le difficoltà ad esso correlate, e che vede come qualcosa da curare anche la normale e fisiologica fatica di affrontare l’arrivo di una nuova vita: “Rispetto agli altri paesi europei, in Italia c’è un eccesso di diagnosi di depressione post-parto, presumibilmente dovuta a un’eccessiva preoccupazione per i segnali di momentaneo disadattamento della donna”.
Invece il sospetto di un’autentica depressione post parto è giustificato quando una situazione di profondo disagio legato al bambino si prolunga nel tempo e quando la madre rifiuta di riconoscere che c’è un problema.

Psicoregali immateriali
La redazione anche quest’anno fa regali immateriali agli ascoltatori. Piero ha portato la canzone “Just Like Christmas” della band americana Low, un pezzo a tema che lo fa stare bene. Barbara parla invece delle sue tradizioni, culinarie e non, per celebrare le festività: accendere le luci sul balcone il giorno dell’Immacolata e preparare i tortellini in brodo.
Ma il Natale non è per tutti sinonimo di allegria e leggerezza: il regalo di Isaac è “Get You The Moon” di Kina, “una canzone molto sentita e triste” che gli sta facendo molto compagnia in questo periodo.

Psicoradio allo SPRAR

Psicoradio è stata a Sasso Marconi, nell’appennino bolognese, per intervistare gli operatori e gli ospiti dello SPRAR Casa Rupe, una struttura gestita dalla cooperativa sociale Open Group Coop. Soc. che accoglie sei ragazzi migranti con problemi di dipendenza. Presto vi faremo ascoltare le loro storie.

 

Vivere insieme fa bene

Avere una casa, un luogo dove vivere e sentirsi a proprio agio è fondamentale per stare bene. L’accoglienza, come condivisione di spazi e di tempo tra persone che hanno stili di vita e necessità differenti, ma decidono di incontrarsi e intrecciare le loro esistenze, è al centro della puntata di Psicoradio di questa settimana.
Abbiamo partecipato alla conferenza organizzata dallo IESA (Inserimento Etero-familiare Supportato di Adulti) di Bologna in occasione del suo decimo anno di attività. Lì abbiamo conosciuto molti progetti che propongono diversi modi di accoglienza e abbiamo intervistato alcuni operatori.
Lo IESA è un progetto che lavora per affidare a chi soffre di disturbi psichici, un luogo e una famiglia diversa da quella di origine. In alternativa ad una comunità’ psichiatrica, magari senza troppe prospettive, si trova una nuova casa a persone che sono considerate in grado di trarne giovamento.
Nella maggior parte dei casi le convivenze danno grandi soddisfazioni, sia agli ospiti che agli ospitanti. A volte però alcune convivenze si interrompono. Ma per Carolina Conti, psicologa del Dipartimento salute mentale nel progetto IESA: “nessuna convivenza è stata un fallimento. Le convivenze concluse, non lo sono mai per uno strappo netto o per una chiusura delle relazioni. Spesso si tratta  di una rivalutazione del percorso che può sfociare, ad esempio, in un percorso in autonomia”.

Quando lo IESA è sbarcato in Italia

Psicoradio ha intervistato Gianfranco Aluffi, lo psicoterapeuta che ha portato per primo lo IESA in Italia, a fine anni 90.
Raccontando successi e difficoltà del suo lavoro con IESA negli ultimi 20 anni, Aluffi si sofferma sullo stereotipo della pericolosità che, fortunatamente, non è presente nelle famiglie che decidono di offrire ospitalità. In ogni caso, il fatto che i media parlino di “pazzia” sempre collegata a episodi di cronaca nera di certo “non aiuta a fare il lavoro di inclusione sociale” che dovrebbe essere centrale per i servizi di salute mentale.

Niente è più importante della casa: Housing first

L’importanza della casa per chi è costretto a vivere in strada è l’argomento che abbiamo affrontato con Sara Giusti, coordinatrice del programma Housing First Co. Bo.  di Bologna, progetto gestito da ASP di Bologna affidato a Consorzio l’Arcolaio e la cooperativa sociale Piazza Grande. Ci racconta alcune delle storie di chi ha ottenuto una casa e da lì ha ricostruito la propria identità e la propria vita.
Il principio cardine dell’Housing first è il diritto alla casa come diritto imprescindibile per ogni persona. Al di la delle difficoltà che ognuno di noi può avere in un determinato momento della vita è importante avere un luogo stabile, sicuro e non transitorio in cui poter stare e da cui poter avere una sicurezza per  riprogettare la propria vita.”