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Autore: Admin

Quali conseguenze psicologiche ci lascerà il coronavirus?

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C’è chi ha paura di tenere la finestra aperta, perché teme che il virus possa entrare in casa o chi, non sapendo usare lo smartphone, è terrorizzato dall’idea di essere lasciato solo…
Queste sono alcune delle paure diffuse in questo momento, dovute all’ isolamento forzato, di cui ci ha parlato il Dottor Marco Chiappelli, responsabile di psicologia territoriale per il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. Lo abbiamo intervistato, per capire qual’è la situazione psicologica attuale delle persone, quali sono i servizi di supporto psicologico attivi e quali saranno, nel dopo quarantena, le possibili ripercussioni sulla popolazione.
“Le caratteristiche principali sono legate a due elementi” – dice il Dott. Chiappelli – “la paura per doversi confrontare con qualcosa di poco conosciuto e il doverlo fare in solitudine, almeno dal punto di vista dei contatti fisici (…) così le paure diventano immotivate”
Una nota positiva è che i servizi di salute mentale e non solo, continuano ad essere aperti, per cui “in caso di urgenza ci si può recare nei vari centri o si può richiedere l’intervento a domicilio.”  spiega il Dott. Chiappelli, che è anche cofondatore del servizio telefonico “Parla con noi” per l’emergenza Covid19.
E per il futuro cosa ci si aspetta?

“Accanto a reazioni ansiose e depressive, per le persone più fragili e apprensive, probabilmente ci saranno reazioni  più importanti, come quelle post traumatiche, che interesseranno in particolare alcune categorie come il personale sanitario e le famiglie che hanno perso i propri cari, senza neanche poterli salutare”.

“Ci stiamo preparando ad affrontare un incremento significativo di richieste, che probabilmente durerà più a lungo del periodo di quarantena” conclude Chiappelli.

Sul sito di Psicoradio, alla sezione “Aiuto ai tempi del Covid”,  potete trovare tutte le info e i contatti utili sui servizi di supporto psicologico attivati in Emilia Romagna e non solo, per l’emergenza Covid 19. Fra questi anche “Parla con noi”, il numero telefonico a cui risponde un gruppo di psicologi della Ausl di Bologna, in collaborazione con le associazioni di familiari e utenti.

Vite disegnate male

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Il primo incontro tra la Psicoradio e Gipi, qualche anno fa, è stato fulminante. In un bar, davanti a una birra e a un suo libro appena autografato, il fumettista toscano ha raccontato parti anche molto intime della sua vita e momenti dolorosi che lo hanno fatto riflettere.

“Si lavora quando si sta bene, almeno io, quando sono stato male mi sono ritrovato in psichiatria, e lì non ci vai con carta e penna. Una mattina mi sono recato in ospedale a Pisa per chiedere aiuto, loro mi hanno diagnosticato una serie di robe dai nomi bruttissimi, mi hanno fatto una lunga lista di medicine da prendere che non ho mai comprato, sono uscito capendo che mi ha fatto bene chiedere aiuto, cosa che non avevo mai voluto fare prima.”

Gipi prosegue ricordando l’esperienza artistica vissuta in Belgio, durante un percorso riabilitativo con una ragazzo affetto da un forte disagio psichico, grazie al quale ha capito la differenza tra “un artistoide spostato” e una persona che sta male e non ha la fortuna e la possibilità di elaborare il proprio dolore attraverso l’arte.

Dopo quel giorno abbiamo incontrato Gipi molte altre volte, e il suo libro con il disegno di un grande pirata sarcastico, nato dalla sua penna mentre chiacchieravamo, gira ancora per la redazione come una reliquia.

 

Dallo psichiatra ai tempi del coronavirus

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La pandemia ha fermato numerose attività. E i servizi di cura psicologica e psichiatrica? Sono andati avanti? Chi ha avuto bisogno di sostegno psicologico è riuscito ad averlo di questi tempi?

Ci siamo fatti raccontare dai redattori di Psicoradio che contatti hanno avuto con i loro servizi di cura e Csm (Centri di salute mentale). Le esperienze sono diverse e cambiano a seconda dei servizi territoriali e della disponibilità dei singoli. C’è chi racconta “sono stata seguita dal Csm in modo impeccabile, sia dalla psicologa che dalla psichiatra” e chi invece, non avendo contatti con il Csm, afferma di essere stato “lasciato solo”. Le situazioni sono molto diverse: qualcuno si è rivolto telefonicamente agli psicologi, un altro si è rivolto ai servizi solo per le prescrizioni mediche. In molti casi gli educatori hanno dato disponibilità per un ascolto settimanale.

E c’è addirittura chi è riuscito a fare una chiacchierata con una psicologa all’aria aperta. Tutte queste esperienze ci fanno ripensare a quello che Eugenio Borgna,  psichiatra e psicoterapeuta, ci ha detto in un’intervista a proposito della psichiatria, cioè che “è tale solo se c’è colloquio, ascolto, gentilezza e partecipazione emozionale”. 

 

Voci buone, voci cattive.

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Cosa sono le voci che molti sentono, pazienti psichiatrici e non, e anche alcuni redattori e redattrici di Psicoradio, senza che nessuna persona in carne ed ossa stia parlando con loro? In questa seconda puntata di questa serie dedicata al tema, alcuni uditori di voci raccontano le loro esperienze, le loro voci buone e voci cattive.

Ti senti solo? Parla con noi!

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Nel mese di aprile, in pieno periodo di quarantena, è nato il servizio telefonico “Parla con noi”, attivato dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, che mette in contatto chiunque soffra di disagio psicologico durante l’emergenza coronavirus con esperti, ma anche con persone “esperte per esperienza” del disagio, familiari e pazienti che fanno parte di associazioni.

La psicologa Gabriella Gallo, una delle responsabili del servizio, racconta come in due settimane 150 persone si siano rivolte al telefono, e la metà di loro non avevano mai avuto alcun contatto con i servizi di salute mentale.

Vita quotidiana al tempo del Covid

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Come hanno vissuto rinchiusi a casa redattrici e redattori di Psicoradio?
Per L. è stato un periodo tremendo che ha fatto temere un rallentamento nel proprio percorso di cura o addirittura una regressione, mentre V. ha rivissuto le sensazioni del suo periodo di ricovero, quando le sue libertà erano molto limitate. C. invece, insieme ad altri, ha approfittato trovato sollievo nei tempi più lenti ed umani permessi dallo stop a tutte le attività.

Pazienti a distanza e meno ricoveri

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Angelo Fioritti, direttore del DSM di Bologna, racconta i cambiamenti delle cure durante l’emergenza Covid.

Cosa è successo nella psiche delle persone nel periodo di isolamento causato dall’emergenza Coronavirus? E come si sono organizzati i servizi di salute mentale, quando non ci si poteva incontrare?  Ne abbiamo parlato con Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. Per esempio, in questo periodo il Dipartimento ha avuto più richieste di aiuto, ha fatto più ricoveri? La risposta può apparire sorprendente: “abbiamo registrato un fatto interessantissimo: un calo di ricoveri e di trattamenti sanitari obbligatori – perlomeno nelle prime settimane – e i nostri reparti di diagnosi e cura sono pieni per metà. Sicuramente è un periodo di sofferenza e disagio per tutta la popolazione ma sembra prevalere l’atteggiamento razionale.”

Anche Massimo Recalcati, in un articolo su Repubblica (15/05/2020) scriveva che “la mappa della sofferenza psichica generata dal Covid 19 appare frastagliata e per certi versi sorprendente” e ricordava una osservazione clinica di Freud: l’apparizione di un tumore può guarire il soggetto da una grave psicosi “E’ qualcosa che stiamo sperimentando – scrive lo psicoanalista – l’apparizione di un reale orribile, quello del Covid 19 e delle sue conseguenze anche economiche e sociali si rivelano assai più violente del delirio (…) il trauma del tumore o del virus riporta bruscamente ad una realtà che non può più essere aggirata, liberando paradossalmente il mlalato dalle sue  angosce più deliranti”.  

Come ha lavorato il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, durante i mesi di lockdown, quando i pazienti non potevano essere visti dal personale sanitario? “Intanto, i servizi di salute mentale hanno continuato a funzionare, a differenza di altri settori della medicina. Abbiamo dovuto riorganizzarci, sospendere tutte le attività che prevedevano assembramenti e convertire una parte di queste risorse in contatti telefonici e telematici. E poi, si è invertito un po’ il flusso: non è più soltanto l’utente che chiama ma sono i nostri operatori che chiamano per sapere come va. Questa è una cosa che sicuramente ci porteremo dietro: un’attività che è più indirizzata dall’operatore verso il cittadino utente.”

Cosa succederà ora che le persone ricominciano ad uscire e dovranno convivere a lungo con il virus? E come si sta attrezzando il Dipartimento? Cosa cambierà? Angelo Fioritti spiega che “uno dei dati più importanti è lo scacco in cui le strutture residenziali per anziani e disabili si sono trovate, mostrando che questa vita comunitaria basata su grandi numeri è pericolosa in situazioni come queste. Tutto sommato sembra che il settore psichiatrico e il settore delle tossicodipendenze, avendo dimensioni minori, se la stiano cavando molto meglio. Quindi è immaginabile anche che i tre assi fondamentali della riabilitazione ovvero l’abitare, il lavoro e la socialità dovranno essere ripensati profondamente.”

Ciò che lega gli untori ai “pazzi pericolosi”

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G. è andato al supermercato e tra mascherina e polvere ha sentito di dover tossire. Si è trattenuto, per paura di essere guardato male da chi era in fila alla cassa dietro di lui. Chi soffre di un disagio psichico conosce bene la sensazione di sentirsi giudicato per la propria diagnosi. In questa puntata continuano i racconti dei redattori: qualcuno preferisce non rivelare, se non alle persone più intime, di essere in cura presso un servizio di salute mentale; qualcun altro, dicendolo, si è ritrovato di fronte persone che si meravigliavano della sua “normalità”.

Quando l’informazione fa paura. Sbagliando

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Il prof. Pierluigi Viale spiega perché, così come vengono annunciati, i dati sul Covid, non rappresentano la realtà. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in un recente documento raccomanda a chi fa informazione sul Covid 19 di sottolineare il fatto che la stragrande maggioranza di chi si ammala guarisce; insomma, di continuare anche ad alimentare la speranza.
Ogni sera, invece, i telegiornali hanno fornito  “bollettini di guerra” che elencano dati su “contagiati, morti, guariti” in un modo che fa crescere la paura – anche perché accompagnati da immagini di morti allineati in stanze squallide, o camion dell’esercito che trasportano bare.
Ma soprattutto, è sempre più chiaro che proprio quei dati, così come vengono detti e scritti nelle grafiche, presentano molte imprecisioni. Ascoltiamo il professor Pierluigi Viale, che dirige l’Unità Operativa di Malattie Infettive al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, spiegare perché chi li legge potrebbe pensare che la percentuale di mortalità sia molto più alta di quella reale.
Quei dati infatti riportano solo le persone ospedalizzate e risultate positive ai tamponi; e poiché i test fatti sono molto pochi, e chi non sta troppo male resta a casa senza nessun test, e ci sono anche tanti casi di asintomatici, nessuno sa davvero quanti siano i contagiati. Si sa solo che sono molti di più di quanto appare dai dati della Protezione Civile.
Quindi il rapporto tra persone morte e persone contagiate non è quello che appare dalle informazioni giornaliere, che contribuiscono ad alimentare ansia e paura.

#restoacasa

Cosa succede quando una persona con un disagio psichico si trova chiuso in casa, in situazioni come queste? Rispondono i redattori.

Joker

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Cosa succede se un paziente psichiatrico viene lasciato solo? Qualche mese fa, dopo aver visto il film Joker, abbiamo commentato come la solitudine e una società e sanità degradata possano creare “mostri”. In questo tempo il tema ci è sembrato più attuale che mai. Dopo questa emergenza sarà ancora più importante curarsi che nessuno resti solo. Intanto, anche se a distanza, ci sono dei progetti che possono essere di aiuto a chi soffre di un disagio: a Bologna, ad esempio, è possibile chiamare il numero del servizio “Parla con noi”.

Voci buone, voci cattive

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Cosa sono le voci? Cosa significa udire le voci? Lo psichiatra Stefano Canini dà una definizione sfaccettata di questo fenomeno di cui Psicoradio si è occupata approfonditamente nel corso degli anni: “uno psichiatra potrebbe dire che è un’alterazione della percezione, alcune persone potrebbero sostenere che sono le voci dell’aldilà, culture africane ed orientali credono che siano spiriti che rimangono in contatto con il nostro mondo, un esperto di psicoanalisi potrebbe dire invece che è un’esperienza di tipo dissociativo in seguito ad un trauma e così via.” Insomma, a parere di Stefano Canini avremo risposte diverse in base al nostro interlocutore e ciascuno racconta “un pezzo di realtà possibile”.

Giovanna, ex redattrice, racconta ai microfoni di Psicoradio un episodio che le è capitato durante una Pasqua di diversi anni fa: “Quando ho cominciato a sentire le voci ero convinta di avere degli spiriti in casa e quando sono andata dal mio parroco a raccontare questo fatto mi ha mandato da un esorcista”.

In apertura di questa Finestra di Psicoradio un intervento di Lorenzo, uno dei redattori della radio, che racconta il suo timore di regredire in questo periodo di forzato isolamento sociale causato dall’emergenza Covid-19 e vanificare in parte i progressi fatti in anni di crescita e consolidamento psicologico personale.

In chiusura, per la rubrica “Sognare senza sonnifero”, un consiglio per viaggiare ammirando splendidi paesaggi a bordo dei treni delle linee ferroviarie norvegesi: sul canale YouTube RailCowGirl.