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Autore: Admin

Obbligati a curarsi?
TSO e Covid 19
🔊 Puntata 686

Torniamo a parlare di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio); questa volta però la discussione non riguarda l’ambito psichiatrico ma la lotta contro il Covid 19.
Il governatore Zaia e i sindaci, nella persona di Antonio Decaro, (presidente dell’Anci e sindaco di Bari), affermano di voler ricorrere al TSO come “strumento molto utile per tenere sotto controllo l’epidemia”, contro “i possibili diffusori che violino le norme di quarantena”, o che non vogliano curarsi se ammalate di Covid.
E’ un tema molto delicato, perché la legge italiana sostiene il diritto delle persone di scegliere se curarsi o meno, ed esiste già una norma che punisce chi diffonde consapevolmente una malattia. Di conseguenza il ministro alla Sanità Speranza ha incaricato il suo ufficio di studiare la questione e verificare come rispondere a questa richiesta.
Psicoradio in questa prima puntata offre agli ascoltatori un po’ di informazioni e pareri, compreso quello del nostro redattore Claudio, che afferma sostiene che quando sta male il TSO sarebbe “la mazzata finale”. La puntata finisce con Annalisa, che dei molti TSO subiti ricorda soprattutto “l’umiliazione e la vergogna che restano dopo”.
Continueremo a parlare di questo tema nelle prossime puntate.

Cucinare per gli altri senza nemmeno assaggiare

Mariangela Pierantozzi, psicanalista, psichiatra, tra le fondatrici di Officina Mentis, associazione psicanalitica di Bologna, continua a descrivere i disturbi alimentari, concentrandosi, in questa puntata sui primi sintomi dell’anoressia e su quali sono i decorsi che ci si può attendere. Capire che una semplice attenzione alla linea diventa un disturbo cronico a volte è difficile, ma quando le diete per perdere qualche chilo non si fermano e il cibo si riduce e diventa sempre più scondito bisogna porre molta attenzione e imparare ad ascoltare e guardare, perché, ad esempio, capita che l’anoressica parli sempre di cibo, cucini per gli altri ma poi non mangi nulla o faccia molta ginnastica per consumare più di quello che ha mangiato.

 

Istantanee di incogniti incontri letterari

Strumenti strani i libri, per alcuni sono solo carta con simboli, per altri invece magia.

Un personaggio di Richard Bach in Illusioni dice che una mente aperta può trovare la risposta a qualsiasi domanda semplicemente aprendo un libro a caso.

Giovanni, un nostro redattore, per caso o per magia,nei libri qualcosa a trovato.

Lo propone in questa finestra citando alcune frasi che lo hanno colpito, scegliendo i Linkin Park come colonna sonora, e accompagnandoci in un viaggio attraverso parte della sua esperienza.

L’arte è nulla se non è nuova. In ogni campo c’è vera vita solo quando si crea qualcosa di nuovo. Quando invece ci si sente sicuri, la situazione deve indurre a sospettare. Poichè si sa qualcosa con certezza, si fa uso di ciò che esiste già, si torna ad applicarlo.

Quando invece prevale l’incertezza, ma si coglie lo stimolo, s’intuisce l’esistenza di una realtà profondamente legata alla bellezza… dove c’è ricerca, la c’è vera vita.

Lo dice Taut Bruno, un architetto tedesco.

 

è lo stato di grazia che si raggiunge per mezzo di un’ intelligenza sobria, modesta e sincera, la cui principale strategia è l’economia dei mezzi.

Riducete l’essenziale, senza eliminare la poesia.

Mantenere le cose pure e sgombre, senza renderle sterili.

Non vuol dire eliminare l’invisibile tessuto connettivo che lega i vari elementi in un insieme eloquente, ne ridurre l’interesse di una cosa, la qualità che ci spinge a guardarla e riguardarla.”

(Leonard Koren)

Ritrovarsi sulle onde del mare

Accettereste di stare su una barca a vela di 16 metri in compagnia di sei sconosciuti per 4 giorni?
Perdere le staffe in spazi ristretti non è difficile e i momenti di tensione non mancano.
In questi giorni di ripresa dal Covid e con l’avvicinarsi della stagione estiva, vogliamo raccontarvi l’esperienza vissuta qualche tempo fa da Claudio, un nostro redattore, che ha partecipato a un gita in barca a vela, organizzata dal Dipartimento di salute mentale di Bologna, in collaborazione con alcune associazioni del Cufo (Comitato Utenti Familiari e Operatori)
La convivenza sulla barca a vela ha messo a dura prova più volte l’equipaggio composto da quattro persone in cura ai servizi di salute mentale, Giovanni (educatore), un volontario e lo skipper Massimo, proprietario della barca a vela. A complicare la vita sulla Foxy Lady (questo il nome della barca) è stata l’immancabile lite che prevedibilmente è scoppiata a bordo, tra sette persone compresse per 4 giorni in sedici metri. Ma non sono mancati anche i momenti belli, Claudio ad esempio, una volta approdato a Levanzo, racconta di essere rimasto letteralmente rapito dallo spettacolo della luna che “rischiarava appena il mare nero”.
Al termine del racconto abbiamo chiesto a Claudio, quali sono le sensazioni che prova oggi, dopo il difficile periodo di lockdown, quando ripensa a questa esperienza.

Non siamo soli al mondo

Mio padre era un guaritore, voi qua lo chiamate lo sciamano…” inizia così il racconto di Faustin Ackafac, immigrato diversi anni fa in Italia dal Senegal, ai microfoni di Psicoradio. Le sue parole ci fanno riflettere su quanti siano i modi di concepire la malattia e la cura nel mondo.

Cosa può fare uno psichiatra o uno psicoterapeuta occidentale quando si trova di fronte a persone che stanno male ma che provengono da culture molto diverse? Per rispondere a questa domanda usiamo le parole dello psicoterapeuta e neuropsichiatra Piero Coppo che dice che oggi non è più possibile applicare il protocollo ereditato dall’Ottocento e dal Novecento: è necessario trovare un metodo pratico e l’etnopsichiatria è la prima scienza coerente con cui ci si può rapportare in modo corretto al grande fenomeno delle migrazioni.

L’etnopsichiatria studia i disturbi psichici tenendo conto del gruppo etnico e del contesto culturale in cui si manifestano. In particolare l’etnopsichiatria mette in risalto il fatto che alcuni disturbi sono strettamente collegati all’ambiente culturale in cui sono insorti e non sono riconducibili a categorie psichiatriche riconosciute universalmente.

Già dagli anni Cinquanta del Novecento vengono messi in atto i primi tentativi di coniugare metodi che riconoscono il valore di pazienti diversi senza negarli ed annullarli.

Spiega l’etnopsichiatra Roberto Maisto che “occorre uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. La nostra psichiatria è un’etnopsichiatria come le altre. Per citare un famoso etnopsicanalista, Tobie Nathan, “Non siamo soli al mondo”: l’etnocentrismo è un atto di superbia.

John Lennon e Bob Dylan sul lettino

Continuiamo ad approfondire il rapporto tra musica e psiche con l’aiuto dello psicoanalista Angelo Villa, esperto di musica ed autore del libro “Pink Freud”. Questa volta analizziamo un paio di autori fondamentali nello sviluppo della canzone d’autore come John Lennon e Bob Dylan.

Iniziamo da “Mother” di John Lennon, un brano molto delicato e sofferto in cui l’ex Beatles si rivolge direttamente alla madre ed al padre, rivelando la più intima essenza del rapporto, difficoltà e situazioni irrisolte della vita familiare. I redattori di Psicoradio danno voce all’autore traducendo alcuni versi particolarmente significativi della canzone: “Bambini, non fate come me, io non riuscivo a camminare e ho provato a correre”.

Dylan viene invece dipinto da Villa come un autentico fuoriclasse, il cantautore paradigmatico cui non si può non fare riferimento per analizzare la canzone d’autore dai Sessanta in poi. La tematica psicoanalitica più interessante legata al “menestrello di Duluth” è quella relativa alla sua identità ed inafferrabilità, ben rappresentata nel film “I’m Not There” (“Io non sono qui”), diretto da Todd Haynes, ma anche in un altro film in cui recita lo stesso Dylan ovvero “Pat Garrett and Billy The Kid”. Emblematica la risposta alla domanda che gli viene posta nel film ovvero “Tu chi sei?”: Dylan replica significativamente con un “Già, bella domanda.”

Musica e psiche

Musica e psiche si intrecciano da tempo nella programmazione di Psicoradio. In questa puntata ascoltiamo la voce di Diamanda Galas, cantante americana, di origine greca ha esplorato nella sua arte diversi gradi di sofferenza, raccontando tortura, diversità e repressione.

Iniziamo poi a esplorare il rapporto fra musica e psiche da un punto di vista psicoanalitico, con l’aiuto dello psicoanalista Angelo Villa.

Mia Martini nell’universo

“Sai, la gente è strana… sai, la gente è matta… sai la gente è sola…”
Guidati dalla voce dolorosa e potente di Mia Martini, alcuni redattori di Psicoradio affrontano i temi dell’esclusione di chi viene  etichettato come “diverso”.

Una delle voci più espressive della musica italiana, Mia Martini affronta una canzone di Bruno Lauzi che sembra quasi riferita ad un suo tema autobiografico: la solitudine, e forse anche l’esclusione dalla scena per via di alcune dicerie sul suo conto. “Almeno tu nell’universo” è un suo grande successo che alcuni redattori di Psicoradio hanno scelto per commentarlo. Un testo che parla di solitudine e diversità, di senso di esclusione, ma anche della speranza che almeno qualcuno “diverso” possa essere sincero con lei: “Almeno tu, non cambiare, resta per sempre sincero e non mi lasciare sola” È una diversità riconosciuta positiva: “lucente, brilla come un sole”.
E V. commenta “non mi è mai successo che la mia diversità venisse considerata come un di più” 

In quella che un altro redattore definisce quasi “una preghiera” la cantante si rivolge all’unica persona che non l’ha tradita e abbandonata. C’è nell’ascoltarla anche ovviamente il riflesso della depressione che l’ha accompagnata in un lungo periodo, fino all’atto finale del suicidio. Ma vince nel testo il bisogno di rivolgersi a un altro essere che possa riconoscerla, e non lasciarla sola.

Cibi consolatori, euforizzanti, energetici, “afrodisiaci”

Seconda parte dell’intervista allo psichiatra Martino Ragusa, appassionato ed esperto di cibo, ribattezzato in redazione lo “psicocuoco”. I suoi pareri hanno innescato una discussione su diverse problematiche legate al cibo: dalle abbuffate, quel riempirsi che “non riempirà mai il vuoto”, agli squilibri alimentari come bulimia ed anoressia che nelle sue parole “significano comunicazione di un disagio” fino ad un altro tema molto sentito dalla redazione ovvero il rapporto tra psicofarmaci ed ingrassamento. “Gli psicofarmaci quando ci vogliono ci vogliono. È come un coltello: lo puoi
usare per ferire o per sbucciare una mela, puoi farne un uso buono o uno cattivo. Non li butterei nel pattume perché ho visto gente stare meglio però l’effetto secondario dell’ingrassamento è importante perché va a incidere sul sé corporeo” commenta Martino Ragusa.
Passa poi in rassegna cibi consolatori “come una zuppa calda d’inverno”, quelli euforizzanti, quelli energetici e così via. Ed infine, spiega lo psicocuoco: “esistono situazioni afrodisiache più che cibi afrodisiaci”. Barbara, redattrice di Psicoradio, vede nella cucina un modo per rilassarsi senza perdere il gusto del buon cibo. In chiusura offre agli ascoltatori una ricetta consolatoria: la mousse di mortadella.

Nello, uno psichiatra in cucina

Prima parte dell’intervista a Martino “Nello” Ragusa, uno psichiatra appassionato di cucina che ha trasformato il suo amore per il cibo in un lavoro.
Durante il lockdown non si trovavano mascherine e disinfettanti ma neanche il lievito e la farina, quasi fosse una necessità prepararsi il pane in casa. Molte persone hanno adoperato il tempo cucinando, per distrarsi dalla quotidianità del Coronavirus.
Ma è vero che psiche e cibo sono correlati?
Psicoradio propone un’intervista fatta qualche anno fa a Nello Ragusa, psichiatra con la passione per il cibo sincero, che ai nostri microfoni racconta: “Se avessi continuato a fare lo psichiatra avrei impiantato un laboratorio di psicoterapia in cucina. A una persona che soffre per esempio di bulimia e che si inginocchia davanti al frigo e divora qualunque cosa, mi sarebbe piaciuto spiegare che quell’oggetto che sta divorando ha un nome, una storia, una sua dignità. Quindi prendere in mano questo carbone ardente, questo persecutore consolatore che è il cibo, e dire ‘bene, adesso siamo uno di fronte all’altro, ci affrontiamo, e vediamo se possiamo trovare un accordo”.

Quando il virus contagia il lavoro

Esiste una correlazione tra crisi economica e salute mentale?
Il coronavirus ha intaccato anche il tessuto economico della società facendo aumentare il numero di disoccupati e cassaintegrati. C’è una relazione diretta tra crisi economica, perdita del lavoro e salute mentale? I suicidi possono aumentare in questo quadro?
Psicoradio lo ha chiesto al professor Matteo Balestrieri, ordinario di Psichiatria dell’Università di Udine.
Secondo Balestrieri, il legame tra crisi economica e salute mentale esiste chiaramente: “E’ evidente,
l’aspetto economico infatti incide sull’identità personale, avere o non avere un sostegno economico
dipende la possibilità di dare un futuro anche alla propria famiglia”. L’esempio tipico prosegue
Balestrieri: “E’ quello dell’imprenditore che ha un’impresa, ha dato lavoro a diverse persone e crolla,
perché subentra la vergogna di dover dire ciò che è successo ai dipendenti: è un momento di grande
pressione e imbarazzo” che può portare al suicidio.
Tra le varie considerazioni espresse dal professore ne emerge anche una che fa riferimento al genere. “La donna è molto meno a rischio perché mediamente ha risorse relazionali più diversificate mentre l’uomo è più centrato sul lavoro, quindi venendogli a mancare quello perde una parte consistente del significato della propria esistenza.”

Un altro modo di stare al mondo

“E’ un altro modo di stare al mondo, molto condizionato dalla sensorialità che è del tutto atipica in queste persone”. Questa è la definizione dell’autismo che ci propone la dottoressa Rita Di Sarro, psichiatra e neurologa che conduce un programma integrato su disabilità e salute mentale per il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna.

l’autismo è un tema che Psicoradio ha trattato in più occasioni;  in questa Finestra vogliamo proporre  un gioco sul vero o falso, che sfaterà alcuni luoghi comuni.

Gli autistici non provano sentimenti: falso!
“Le persone autistiche provano forti sentimenti e si innamorano. Ma su questo devono fare un percorso educativo: bisogna spiegare loro come condividerlo e comunicarlo all’altra persona”.

Gli autistici non guariscono: vero ma…
“non guariscono, ma si possono migliorare tutti o alcuni comportamenti”

I vaccini antinfluenzali provocano l’autismo: falso!!
“I vaccini sono stati per tanti anni demonizzati (..) perché c’è una coincidenza fra le prime vaccinazioni e il periodo in cui compaiono i primi sintomi dell’autismo”.

Sono solo alcuni degli stereotipi più diffusi di cui abbiamo parlato insieme alla della dottoressa Di Sarro.