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Autore: Admin

Non vado in psicanalisi perché faccio arte

“Ho ereditato la razionalità di mia madre e il cuore malato di mio padre. Il dolore è il soggetto di cui mi occupo”.

Parole di Louise Bourgeois, grande pittrice e scultrice di origini francesi, che sul rapporto tra arte e psiche rispondeva secca: “Non vado in psicanalisi perché faccio arte”.

Parlare di questa grande artista, ci sembra il miglior modo per lanciare l’appuntamento con la quinta edizione del Festival dell’arte irregolare e Outsider Art, dal titolo “Artemente, differenti vie d’accesso alla bellezza” che quest’anno si svolgerà a Bologna dal 2 al 4 ottobre. L’iniziativa è realizzata dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna in collaborazione con il Comitato Nobel per i disabili. A causa della pandemia quest’anno l’evento si svolgerà on-line, con webinar e appuntamenti in diretta sul web.

Al Festival parteciperà anche Psicoradio, con una selezione delle tante puntate sull’arte che la redazione ha prodotto in questi anni e che si possono ascoltare in una pagina dedicata all’interno del sito www.festivalarteirregolare.it

In questa puntata potrete già ascoltare qualche anticipazione delle interviste fatte. Tra le altre, quella a Cinzia Lenzi, una delle organizzatrici dell’evento, che racconta ai microfoni di Psicoradio che “una delle cose positive del Festival online è che rimarrà sul sito restando così accessibile sempre”.

Mentre alcuni di noi erano in redazione, altri hanno incontrato MacKenzie, artista irregolare che, nel suo studio in via Fondazza, ci ha raccontato la sua storia professionale e personale. Ma ne sentirete parlare più approfonditamente nella prossima puntata.

Pastiglie

Ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore… In questa puntata affrontiamo il tema degli psicofarmaci intervistando Marco Menchetti e Antonella Piazza, due psichiatri dell’AUSL di Bologna esperti in farmaci. Ai microfoni di Psicoradio spiegano come si distinguono e quali sono gli effetti – collaterali e non – che hanno su chi li usa. Vero che fanno ingrassare? Funzionano davvero? Vanno accompagnati a una terapia? I nostri esperti rispondono alle domande più comuni. 

Il Belga: rappando il mio TSO

Alberto “Il Belga” è un ascoltatore di Psicoradio. Qualche tempo fa ci ha scritto: voleva raccontare come la musica è stata importante nella sua vita e nell’affrontare la sua malattia. “Nei miei rap racconto come vivo l’insonnia, il disagio fisico e psicologico che ti dà la malattia – racconta il Belga ai microfoni di Psicoradio – Prima consideravo la mia malattia come una condanna che riguardava solo me stesso; invece mi ha aiutato moltissimo viverla in comunità, con persone che avevano problemi anche più gravi dei miei, e li vivevano meglio”.

Durante il lockdown Alberto ha scritto il brano “Matti in quarantena”, di cui vi proponiamo un estratto.

Ovunque proteggimi

L’estate è il momento ideale per recuperare dei film o rivedere quelli che ci hanno affascinato. Psicoradio vi consiglia “Ovunque proteggimi”.“Racconta la storia di due solitudini non volute”, spiega ai microfoni di Psicoradio il regista Bonifacio Angius. L’abbiamo intervistato un paio d’anni fa, quando il film è uscito nelle sale. La pellicola racconta la storia di due persone, Alessandro e Francesca, che si incontrano durante un avvenimento spiacevole come un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e intraprendono un viaggio fisico e mentale rivelando le loro fragilità. Ciò che emergerà sarà anche un senso di vicinanza e la possibilità di riscattarsi.

Sulle onde di Psicoradio

Psicoradio si sintonizza su un altro tipo di onda e parla di mare, a partire dai ricordi dei redattori. Un tema adatto all’estate, un momento dell’anno in cui ci si può lasciar cullare dai ricordi. Morena, aprendo le pagine del suo diario azzurro acqua marina, rivede l’immagine di tre bambine con i piedi in acqua circondate dalla spuma delle onde. C’è chi rivive sensazioni di solitudine; chi sorride pensando agli aperitivi con gli amici a due passi dal mare e chi rivive la sensazione del sale sulla pelle così come la cantava Gino Paoli nella sua “Sapore di mare”. Ma estate è anche notti magiche passate davanti a partite indimenticabili come Italia-Germania del 1982.

Il carnevale degli animali

Sono moltissime le storie, i racconti, le poesie sul rapporto tra gli uomini e gli animali, sulla convivenza e su come nello sguardo degli animali spesso gli uomini si sono rispecchiati.

In questa puntata, sulla musica di Camille Saint-Seans che descrive in note una miriade di animali, Psicoradio parte per un viaggio fatto di racconti della redazione e poesie, da Charles Baudelaire fino a Pablo Neruda ed Eugenio Montale.

Quando il piacere è un tabù

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La sessualità delle persone con disabilità  – sia fisica che mentale – è un grande rimosso della nostra cultura. Abbiamo intervistato Max Ulivieri,  fondatore dell’associazione Love Giver, che forma operatori esperti nell’aiutare le persone disabili alla ricerca di una propria strada per conquistarsi autonomia in campi complessi com emotività, affettività e sessualità.

Del suo lavoro ha raccontato il documentario “Because of my body”, per la regia di Francesco Cannavà,  presentato al recente Biografilm Festival di Bologna. Il film segue il percorso di Claudia, una   ragazza con una disabilità motoria, alla scoperta del suo corpo, di cui conosce bene il dolore, ma non le potenzialità di darle anche piacere. In questo cammino durato un anno è accompagnata da Marco, un OEAS, operatore  all’emotività, affettività, sessualità.

La psiche vista da Amelie Nothomb

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La follia: “è come il vento. Immateriale, eppure presente; può essere pericoloso, oppure amico”.
Sono le parole della scrittrice belga Amelie Nothomb,  autrice di numerosi romanzi a sfondo psicologico,  con la quale abbiamo fatto una chiacchierata qualche tempo fa. Con lei abbiamo parlato di diversi temi che ha affrontato nei suoi romanzi, cari anche a Psicoradio: anoressia, voci, senso di colpa, rapporto mente e corpo.

Dare un nome al dolore

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“Quando entri nell’ambito psichiatrico ti chiedi: se non sono normale, allora cosa sono?  Ed allora entra in gioco la diagnosi, la descrizione dei sintomi, il nome che viene dato al dolore”.

Alcuni redattori di Psicoradio raccontano il rapporto con la propria diagnosi, che a volte negli anni è cambiata, ed altre volte è mutata al cambiare del medico curante. Il rapporto con la propria diagnosi è complicato; rifletterci, parlarne, significa anche la crescita,la capacità critica.

Mette di fronte ad ingiustizie e a volte ad umiliazioni subite, ma anche a proprie debolezze: “a volte diciamo che i medici sbagliano la diagnosi, ma noi quanto siamo disposti a metterci a nudo per dire come stiamo davvero?”

Della solitudine

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La solitudine. A volte la cerchiamo, a volte ne vogliamo fuggire. Nei mesi scorsi però non abbiamo potuto scegliere; con il lockdown alcuni sono stati forzatamente soli, perdendo anche la possibilità di stare con persone care, altri, al contrario, sono stati costretti a condividere spazi e tempo con altre persone, perdendo il diritto a stare soli.

In questa puntata vi portiamo in un viaggio emozionale con la solitudine, quella solitudine che ci può far piangere e disperare, ma anche crescere.

Impedire il libero movimento è un reato

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Intervista a Giovanna Del Giudice,  portavoce  della campagna “E tu slegalo subito”. e presidente della Conferenza permanente Franco Basaglia per la salute mentale nel mondo.

La contenzione è “innanzitutto un reato, una pratica anticostituzionale che però  viene ancora oggi molto utilizzata” ci dice Del Giudice. “Contenere le persone significa impedire il libero movimento della persona in cura”  e ciò accade in psichiatria ma anche nelle case di riposo per anziani, oltre che in istituti per persone disabili.

Si “contiene” non solo legando la persona: molto più spesso tramite l’utilizzo di bandine laterali al letto che impediscono di alzarsi, vassoi portavivande che hanno la stessa funzione, o tende contenitive intorno al letto; e c’è anche la contenzione ambientale ottenuta chiudendo le porte e sbarrando le finestre della stanza dell’anziano.

Per fare in modo che tutto ciò non accada più, conclude Del Giudice: “Dobbiamo approfittare del “dopo Covid”, che ha dimostrato la pericolosità e disumanità di molti istituti per anziani per mettere in pratica le esperienze alternative già consolidate in Italia e in Europa. Per esempio, la badante di condominio, il cohousing, l’assistenza domiciliare integrata o i budget individuali per anziani o famiglia con anziani.


A Capo Nord bisogna andare due volte


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Come può una persona con disabilità viaggiare fino a Capo Nord ?
L’abbiamo chiesto alla giornalista Valeria Alpi, che, ha lei stessa una disabilità, ed ha fatto da sola un lungo viaggio in auto a Capo Nord, del quale ha scritto nel libro “A Capo Nord bisogna andare due volte”.

Il viaggio  ha richiesto parecchi mesi di studio per scegliere i percorsi e gli alberghi più accessibili . “Il limite ci rende tutti uguali e chi  ha una disabilità di solito viene paragonato agli altri solo in base alle abilità” dice Valeria ai nostri microfoni “ Invece non si pensa che i limiti li hanno tutte le persone, e in un viaggio emergono tantissimo” Così comincia il racconto della sua avventura a Capo Nord,  dove è andata per ben due volte. Perché due volte? Lo scoprirete ascoltando la puntata!