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Autore: Admin

GAZA: ARTE SCUOLA E PARKOUR PER RESISTERE

GAZA: ARTE SCUOLA E PARKOUR PER RESISTERE

Anche la poesia può essere una forma di resistenza e succede che per la loro arte poeti e poetesse vengano privati della libertà. E’ il caso di Mahmood Darwish, più volte arrestato anche solo per aver letto le sue poesie in pubblico; o di  Dareen Tatour, arrestata nell’ottobre del 2015 dopo aver pubblicato una delle sue poesie su Youtube e  Facebook.

Parliamo ancora del conflitto israelo-palestinese, che continua a seminare vittime e orrore.

Potete legarmi mani e piedi

Togliermi il quaderno e le sigarette

Riempirmi la bocca di terra

La poesia è sangue del mio cuore vivo

sale del mio pane luce nei miei occhi.

Sara’ scritta con le unghie lo sguardo e il ferro

la cantero’ nella cella della mia prigione

al bagno

nella stalla

sotto la sferza

tra i ceppi

nello spasimo delle catene.

Ho dentro di me un milione d’usignoli

Per cantare la mia canzone di lotta

“Potete legarmi mani e piedi” di  Mahmood Darwish

 

Cosa vuol dire abitare in una terra perennemente in guerra? Nessuno sa come è difficile la situazione, solo chi ci vive, solo chi sta a Gaza e non può vedere il figlio, la figlia, il nipotino andare e venire dal paese. Queste sono le piccole cose; poi c’è la situazione finanziaria. La disoccupazione a Gaza è sopra il 50%…e arriva a volte fino al 65% degli abitanti ci spiega Mohammed Abu Shala, direttore del programma per la salute mentale di Gaza (Gaza Community Mental Health Programme).

Nonostante tutto i Palestinesi non smettono di sognare e desiderare la libertà “Il nostro sogno è vedere Gaza libera come il resto del mondo. Ridateci la libertà”.

Quali possono essere le prospettive di futuro di giovani che vivono in una striscia di terra perennemente in guerra? Cosa dicono gli adulti palestinesi ai loro figli? “Quello che direbbe ogni padre, e cioè che si meritano un futuro, ma un futuro non c’è. La tentazione di andarsene è forte, ma lo è anche la resistenza quotidiana. Pur essendo prigionieri nella loro terra, i giovani continuano ad andare a scuola, a creare, a fare cinema, teatro, parkour, a dipingere… impedendo ad Israele di fare quello che vorrebbe, ovvero distruggere l’identità palestinese.” A parlare è Luisa Morgantini, presidente di “Asso Pace Palestina”, associazione impegnata a diffondere la cultura e la resistenza non violenta palestinese.

ITALIA: COME STA LA CURA DELLA SALUTE MENTALE?

L’UNASAM, l’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale,  assieme a molte altre realtà del settore, ha organizzato “La conferenza nazionale per la salute mentale” che si terrà all’Università La Sapienza di Roma il 14 e il 15 giugno 2019.

La due giorni sarà la tappa conclusiva di un cammino iniziato nel dicembre 2018, con incontri in più di 20 città italiane.

La conferenza apre uno spazio di confronto per valutare lo stato delle politiche e dei servizi per la salute mentale, discutere di un possibile aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e della creazione di un Nuovo Piano Nazionale, nel rispetto dei principi sanciti dalla legge Basaglia.

Abbiamo intervistato Gisella Trincas, presidente dell’UNASAM, che ci spiega quali sono i problemi principali che deve affrontare chi soffre di un disagio psichico.

Disuguaglianze tra regioni, “Nella maggior parte del territorio nazionale i CSM si riducono ad essere degli ambulatori psichiatrici; non è sempre colpa dei CSM, ci sono carenze di risorse umane, culturali e finanziarie.”

Residenzialità pesante, “Le persone stanno in strutture residenziali per un tempo indefinito, oppure escono, non hanno risolto i problemi, e vengono rimandate  nelle comunità terapeutiche. In alcuni luoghi le persone vengono inviate anche in strutture fuori dalla regione di appartenenza.”

Pratiche coercitive, come le porte chiuse negli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), la pratica delle contenzione fisica e meccanica e un utilizzo eccessivo di psicofarmaci.

PALESTINA

Apriamo questa puntata parlando di due fatti recenti di cronaca che raccontano di aggressioni, una mortale, a persone con disagio mentale avvenuti a Manduria e Bologna. A proposito della vicenda di Manduria che ha visto la morte di Antonio Stano, l’Unasam, l’unione nazionale delle associazioni per la salute mentale, ha anche scritto una lettera aperta chiedendo l’apertura di una inchiesta interna ai servizi di salute mentale e ai servizi sociali della Asl di Manduria. Psicoradio, si unisce a queste parole e tiene alta l’attenzione su questi casi per ribadire che le persone con disturbo mentale sono più spesso vittime che autori di azioni violente.

Sarò felice di morire nel mio paese,

Di essere sepolta e sciolta sotto la mia terra.

Un giorno risorgerò sotto forma di un erba.

O di un fiore che verrà gentilmente carezzato

Dalle manine di un bambino del mio paese.

Sarò felice e soddisfatta di rimanere,

Non importa se sotto forma di un erba o di un fiore,

Nel grembo benigno del mio paese.

“Felice nel suo grembo” di Fadwa Tuqan

Nella puntata di questa settimana parliamo della Palestina, dove recentemente è stata raggiunta una fragile tregua, e lo facciamo mettendo in luce danni che la guerra ha provocato e continua a provocare nelle menti di uomini, donne e bambini che crescono e vivono una situazione costante di terrore.

“Il 70% della popolazione di Gaza è costituita da rifugiati. Quindi parliamo di 12 anni di blocco, durante i quali ci sono state tre operazioni militari su larga scala” è cosi che uno de fondatori di Gaza Mental Health, fondazione che sostiene il Programma di salute mentale nella comunità di Gaza, descrive la situazione in questo territorio ai microfoni di Psicoradio.

La popolazione di queste zone vive situazioni molto dure. Tra i danni da mettere in conto ci sono la depressione, il lutto e  la perdita di lavoro “e poi ci sono le persone che sono rimaste traumatizzate dalle aggressioni provocate dall’esercito israeliano”, continuano i referenti di Gaza Mental Health, Yasser Abu Jamei e Mohammed Abu Shala.

“La Palestina è un luogo di grandi ingiustizie: è un popolo a cui sono state tolte la loro terra e le loro case” spiega Luisa Morgantini, presidente di Asso Pace Palestina, a proposito della situazione nella striscia di Gaza. Così le abbiamo chiesto come sia possibile che un popolo che ha subito secoli di persecuzioni, sia capace a sua volta di infliggerle ad altri.

“Il popolo israeliano è diviso ormai  in due: c’è chi dice persecuzione mai più a nessuno, e questi sono gli ebrei che vogliono vivere nella terra con i palestinesi senza cacciarli. Chi invece dice persecuzione mai più a me questi invece sono gli ebrei estremisti, dove l’altro non esiste più,  ma esisto solo io. Questi non vogliono vivere con i palestinesi perché la terra promessa è solo loro” risponde la presidente di Asso Pace Palestina, ricordando le parole di un suo amico ebreo.

MURI DI VERSI

“Muri di versi è una strada che si popola di poesie, d’incontri, di confronti e di scoperte”.

In questa puntata proseguiamo il discorso sull’importanza delle parole: Psicoradio parteciperà a “Muri di Versi” che si svolgerà a Bologna dal 17 al 19 maggio. Cos’è Muri di Versi? Un festival di poesia di strada e un esperimento comunitario di socialità poetica, giunto quest’anno alla quinta edizione. Spiega Anita Bianco, una delle organizzatrici: “socialità poetica vuol dire utilizzare la poesia associata ad altre forme d’arte e ritrovarsi tutti insieme in una strada di Bologna, che è via Fondazza, ormai da 5 anni, per dare vita ad un’incontro di socialità tra i partecipanti”.

 

Venerdì 17 alla Biblioteca Italiana delle Donne verranno lette le poesie della poetessa femminista afroamericana Audre Lorde: tradotte dal collettivo Wit (Women in Traslation). “La poesia per Audre Lorde non è un lusso, scrivere per lei è una necessità.- ci dice l’organizzatrice del Festival – Tutte le sue poesie esprimono momenti particolari della sua esistenza: il rapporto con la madre e con il padre, il suo essere madre, moglie, ma anche lesbica, l’aver vissuto momenti molto forti sin da bambina legati al razzismo e l’incontro con i movimenti di lotta per la difesa dei diritti civili”.

Il 18 e 19 maggio la poesia in varie forme e di tanti autori invaderà i portici di via Fondazza, nel centro della città. Ci sarà anche Psicoradio che invita tutti a fare un gioco: fermatevi a leggere sulle colonne di via Fondazza una serie di titoli di giornali. Chiedetevi se sono “giusti” o “sbagliati”. In piazzetta Morandi potrete confrontarvi con il parere della nostra redazione.

Ad esempio cosa c’è di sbagliato in un titolo come “Raptus di follia. Uccide la fidanzata”?

Il titolo ha una funzione fondamentale: ci fa scegliere se continuare a leggere l’articolo o meno. Quasi nessuno infatti legge interamente un giornale. Questo significa che la maggior parte dei lettori si forma opinioni e credenze rispetto a temi che non approfondisce leggendo completamente gli articoli. E possiamo pensare che  molte impressioni, sensazioni , paure, stereotipi possano essere alimentati non tanto da una lettura attenta dell’articolo, quanto dallo sguardo frettoloso su titolo, sottotitolo e occhiello.

L’intenzione degli organizzatori è quella di portare dentro Muri di Versi realtà molto eterogenee: “I muri di Muri di Versi non rappresentano distanze, separazioni  e confini. E poi c’è tutta una dimensione legata al muro di via Fondazza che è un sostegno, uno spazio che può diventare un quadro, una poesia e così via”.

Il settimo senso
Donne
Che costruiscono nazioni
Imparano
Ad amare
Uomini
Che Costruiscono nazioni
Imparano
Ad amare
Bambini
Costruttori di castelli di sabbia
Vicino al mare che sale.

da  From a land where other people live (1973) – Audre Lorde

Psicoappuntamenti

Gli appuntamenti più interessanti consigliati dalla redazione

Porcile di Pier Paolo Pasolini: in scena dal 18 aprile al 7 maggio nella sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole di Bologna. Una produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Balletto Civile, in collaborazione con Associazione Arte e Salute, Regione Emilia Romagna. Progetto “Teatro e salute mentale”, Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna. Regia Nanni Garella, coreografia Michela Lucenti.

GUERRA E PACE SECONDO FREUD
A cura di Angela Peduto, psicoanalista, presidente dell’associazione Officina Mentis. Sabato 25 marzo dalle 17 alle 18:30 alla libreria Einaudi di Bologna, via Mascarella 11.

OfficinaMentis, Associazione Psicoanalitica e Culturale, organizza il convegno La parola e l’ascolto: la psichiatria come ricerca di terapie per la complessità dell’individuo. Sabato 4 marzo 2023, Ore 9.00-13.00 presso la Biblioteca della Salute Mentale e delle Scienze Umane “G. F. Minguzzi-C. Gentili”‍, Via Sant’Isia, 90 Bologna. Con la partecipazione dello psicoanalista Antonello Correale, dello psichiatra fenomenologo Giovanni Stanghellini e della psichiatra e psicoanalista Mariangela Pierantozzi. L’evento si terrà in presenza e su Zoom a questo link: https://bit.ly/parola-ascolto

Giovedì 12 gennaio 2023, alle 18:30, alla Libreria Modo Infoshop di via Mascarella 24/b a Bologna: presentazione della Revue Dessinée Italia, L’informazione a fumetti. Insieme agli autori del fumetto Onde Lunghe, dedicato a Psicoradio, che compare sul numero 3 della rivista, sarà presente anche la redazione di Psicoradio.

Per iscrivervi alle diverse iniziative che si svolgono a Bologna e provincia dall’1 al 14 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, andate su questa pagina.

A Piacenza, da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre, si svolge la settima edizione del Festival dell’outsider art e dell’arte irregolare. Quest’anno il fil rouge è il Genius Loci, cioè quello che potremmo definire lo spirito del luogo, la sua specificità.

A Bologna, nella Biblioteca dell’istituzione Gianfranco Minguzzi, giovedì 29 settembre alle ore 17, la storica dell’arte, curatrice e docente Lucienne Peiry, presenta il libro “Fernando Nannetti, libro di pietra”. A dialogare con l’autrice vi saranno Sara Ugolini, storica dell’arte specializzata in outsider art, e la direttrice di Psicoradio Cristina Lasagni, docente di Cinema all’Università della Svizzera italiana.

“Attrattiva. Folle. Di classica bellezza”: Mostra Evento dedicata a Vittorio Marangoni. Arte, musica e teatro conducono in un viaggio che oscilla tra due poli, così come è stata la vita dell’artista bolognese. Così come è la vita di tutte le persone con disturbo bipolare. (Bologna, Vicolo Bolognetti, 9 aprile 2022)

Bologna, 9 e 10 dicembre: NON SOLA MENTE. Follia, Teatro, Emancipazione, due giorni per parlare di psichiatria oggi. Dalla rottura con i manicomi alle pratiche innovative. Da Franco Basaglia a Claudio Misculin, quale eredità raccogliamo? L’evento è organizzato dal collettivo politico e culturale Làbascolta (all’interno di Labàs). Giovedì 9 dicembre alle 16.00 un convegno al quale partecipano tra gli altri Franco Rotelli, allievo e amico di Basaglia e oggi presidente dell’Accademia della Follia, e il critico teatrale Massimo Marino. Venerdì 10 dicembre alle 21.00 l’opera di Giuliano Scabia Dinosauri sarà messa in scena dall’Accademia della Follia di Trieste.

webinar “Il teatro per la salute mentale fra cura, cultura, diritti e società. Non siamo mai scesi da Marco Cavallo”. 19 e 23 novembre 2021. Organizzatori: Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, Istituzione Gianfranco Minguzzi, Arte e Salute aps. Psicoradio media partner.

VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare: “SONO ALTRO. SONO ALTROVE”, a TORINO dal 30 settembre al 2 ottobre 2021.




ALCOOL COME EROINA

Cosa rispondereste se qualcuno vi chiedesse “Qual è secondo voi la droga più pericolosa per un giovane che frequenta una discoteca?” A questa domanda e ad altre ci ha risposto Marco Falconieri, una vecchia conoscenza di Psicoradio che in questa occasione abbiamo intervistato in veste di responsabile di Beat Project, una delle sezioni del progetto “Guida la Notte” del comune di Bologna. 
Marco ci racconta che Beat Project è un “progetto che si rivolge a giovanissimi, giovani e giovani adulti, cioè a chiunque possa accedere ad un locale del divertimento: discoteche, pub, bar ma anche i grandi eventi”. In queste occasioni gli operatori sono presenti con una postazione per “dare informazioni riguardo al consumo di sostanze e alla sessualità, tutto ciò che potrebbe comportare un rischio”.
Nonostante la grande varietà di sostanze in circolazione e la facilità con cui ormai è possibile reperirle, Marco afferma che “la sostanza più consumata è l’alcol, insieme alle sigarette”. Infatti ci racconta che in oltre dieci anni di servizio, le poche volte che ha dovuto chiamare l’ambulanza è stata per persone, soprattutto ragazze, che avevano ingerito massicce quantità di alcol in poco tempo. Si tratta del così detto fenomeno del binge drinking che secondo Marco è “uno dei comportamenti più rischiosi, poiché porta ad un’intossicazione acuta”. Insieme al binge drinking si assiste anche alla crescente diffusione dei cocktail a base di energy drink, infatti: “grazie alla presenza della caffeina si sente meno la sbronza, anche se il tasso alcolemico è molto alto”.   
Ma l’affermazione che forse è più sorprendente riguarda proprio gli effetti dell’alcol: secondo Marco si tratta di “una sostanza tossica al pari dell’eroina, che provoca lo stesso tipo di dipendenza” e che, nel breve periodo, causa gravi problemi gastrointestinali e al fegato. Quando poi diventa una dipendenza vera e propria possono insorgere deficit cognitivi e problemi neurologici.

FAMIGLIA E DOLORE PSICHICO

Quali sono le difficoltà che i familiari di persone che soffrono di disturbi psichici si trovano a dover affrontare? Ne abbiamo parlato con Gisella Trincas, presidente dell’UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni Per la Salute Mentale), che  parla ai microfoni di Psicoradio rivolgendosi ai cuori di tutte le famiglie. 
Sorella di due persone affette da gravi patologie psichiche, Gisella Trincas ha lanciato un appello alle famiglie dei pazienti psichiatrici: “Non rifiutateli. Uno dei più grandi dolori di chi soffre di una patologia mentale è il sentirsi abbandonato dalla propria famiglia”. Trincas ha poi raccontato la sua esperienza: “Quando mia sorella si ammalò, mia madre pensò che sua figlia fosse diventata cattiva. Non accettava che i comportamenti a volte aggressivi della figlia fossero conseguenza della malattia psichica. Era un modo per non interrogarsi su cosa potesse essere accaduto. Per fuggire dalle proprie responsabilità”.

Invece il ruolo e il sostegno della famiglia intera, non solo da parte dei genitori, ma anche di fratelli e sorelle, sono fondamentali: “tutto il nucleo familiare deve farsi carico di accoglienza, rispetto, accompagnamento e deve trovare insieme delle soluzioni. Infatti – conclude Trincas – Non esiste nessun servizio di salute mentale a supporto delle famiglie”.

A seguire potrete ascoltare i nostri “5 minuti d’aria” in cui noi redattori “sfuggiamo dalla direttrice”. Barbara ci parla di cucina, in particolare di quella bolognese, e del piatto tipico per eccellenza: i tortellini! A tal proposito la nostra redattrice racconta che sua nonna, che le ha insegnato a fare i tortellini, le diceva: “attraverso la sfoglia si deve vedere il Santuario di S. Luca”. I segreti per una buona sfoglia? “Usare solo il mattarello e il tagliapasta seghettato”.
Vanes ha due grandi passioni: i libri e il cinema. Nei suoi 5 minuti d’aria ci parla di cinque libri che a lui piacciono molto. Si va da titoli horror come “Lasciami entrare”, a romanzi storici come “Il petalo cremisi e il  bianco”, al quale l’autore “ha lavorato per 15 anni”, fino ad arrivare alla distopia raccontata da Richard Adams ne “La collina dei Conigli”. “Un viaggio di conigli verso la Terra Promessa”.

BUONA PASQUA

 

 

“A Torino 53enne picchiato a calci e pugni dai vicini perché gay”
“Scafati (Salerno). 13 enne picchiato dai compagni di scuola perché gay”.
“Vittoria, ( Ragusa) “dammi il telefono, frocio” e la baby gang picchia un giovane gay”.
“Professore picchiato perché gay da mamma e zio di un alunno”
“Milano. Studente della Bocconi picchiato perché gay”
“Genova. 19enne insultato e picchiato perché gay”

Sono solo alcuni dei titoli che trattano il problema delle aggressioni omofobe nel 2018. L’Arcigay dichiara infatti che sono più di 100 le aggressioni registrate ogni anno; nel 2016 sono stati 196 gli episodi di abusi denunciati. In realtà i casi sono molto di più, perché la maggioranza non viene denunciata, soprattutto i casi di bullismo tra i giovanissimi.

Eppure è ancora difficile arrivare a una legge che tuteli gli omosessuali. Ne è una prova il fatto che in Emilia Romagna la proposta di legge regionale sulla omotrasnegatività non riesce ad essere approvata. In Umbria nel 2017 è stata approvata una legge di tutela ma la Lega la sta attaccando sostenendo che “nel 2020 la polverizzeremo” perchè la norma “consegna i bambini alla lobby gay”. Eppure una legge nazionale sarebbe urgente.
Ancora in questi giorni La Repubblica riporta la notizia dell’aggressione di due ragazzi gay all’uscita di un locale di Bologna. Un gruppo di coetanei li ha insultati e picchiati, e quando si sono accorti che uno dei due stava telefonando per chiedere aiuto, ha minacciato di “tornare con dei coltelli”.

La puntata segue con gli auguri dalla redazione di Psicoradio. La sorpresa nell’uovo di Pasqua di Piero è “Tanbark” un brano rock strumentale dei Gifthorse. Un redattore ci racconta che aspetta con ansia il corriere Amazon per poter vedere il suo film horror preferito di Pasqua. Per il pranzo di Pasqua Barbara prepara la ricetta della torta Pasqualina da gustare durante la classica gita fuoriporta a San Luca. Sara nella stanza a fianco legge un brano per grandi e piccini “Il coniglio di Pasqua e l’esercito delle uova”.
E c’è anche chi ricorda una canzone di  Beyoncè, “Freedom”: “sto dicendo a queste lacrime andatevene e sparite, che possa l’ultima bruciare tra le fiamme… libertà… continuerò a correre perchè un vincitore non si arrende a se stesso”.

QUANTA INSICUREZZA DAL DECRETO SICUREZZA

Anche alla luce del delitto di Torino – l’assassinio di Stefano Leo da parte di Said Machaouat, reo confesso – in questa puntata ci occupiamo delle ripercussioni che il Decreto Sicurezza rischia di avere sulla salute, anche mentale, dei migranti. 
La Sezione Regionale Emilia-Romagna della Società Italiana di Psicoterapia Medica (SIPM) ha emesso un comunicato “sulla salute dei migranti: denuncia della difficoltà di accesso al diritto di cura.” 
Un elemento molto frequente che si riscontra nella cura dei migranti sono condizioni post-traumatiche. “Con questo provvedimento di legge – scrive la SIPM – prevediamo che l’esposizione a situazioni di esclusione e marginalizzazione rappresenteranno possibili concause di una nuova traumatizzazione, che favorirà condizioni di malessere psicologico più gravi e invalidanti”. Ne parliamo con Roberto Maisto, psichiatra che da molto tempo si occupa di questi temi e che ha contribuito alla denuncia della SIPM.

Perché è pericoloso il decreto sicurezza? Perché rende molto più difficile alle persone migranti l’accesso alle cure di salute mentale, con il rischio di non monitorare le persone in crisi. Maisto spiega che “il Decreto Sicurezza agisce su due punti rilevanti. Da una parte, l’impossibilità per molti di accedere all’anagrafe sanitaria, per cui queste persone non avranno  più diritto ai trattamenti che comunemente vengono erogati dal Servizio Sanitario Nazionale; inoltre, i minori non accompagnati, diventando maggiorenni, perdono  nel giro di poco tempo l’assistenza di cui godevano precedentemente”.
Anche Roberto Beneduce, antropologo  all’università di Torino che si occupa da molto tempo di persone migranti e di etnopsichiatria, in un intervento pubblicato su La Stampaparla della “traiettoria cupa” della vicenda umana di Said Machaouat – che aveva perso famiglia, casa, lavoro. “Un percorso di dis-integrazione” che “sembra il ritratto di un crollo che abbiamo riconosciuto in tante tragedie di questi anni.”

TEMPO DI PAURE

“Gestire il fenomeno migratorio come una pura questione di ordine pubblico è segno di pericolosa miopia. (…) Non siamo disposti a vedere una parte dell’Italia abbracciare xenofobia e razzismo.” A dirlo sono più di 600 psicoanalisti della SPI (Società Psicoanalitica Italiana). In una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli esperti esprimono il loro dissenso di fronte alla recente approvazione del Decreto sicurezza, che, dicono: “rende impossibile l’integrazione dei migranti in Italia, esponendoli ancora una volta al rischio di umiliazioni e sofferenze psichiche profonde e disumane. Non riconoscere più il permesso di soggiorno per motivi umanitari è disumano!”

A seguire noi redattori di Psicoradio abbiamo parlato e riflettuto sulle nostre paure. Per esempio una redattrice racconta: “ho paura di restare sola, di perdere gli affetti che ho e di non essere autosufficiente. Però con l’aiuto dei miei familiari e della psicoterapia un po’ mi sono calmata e ci sto lavorando, anche se non sono ancora arrivata”. Un altro redattore ci dice: “la mia infermiera del CSM, con la quale ho un ottimo rapporto, mi ha fatto notare che spesso dimentico quanto una cosa per me sia stata difficile da ottenere. Vorrei ricordarmi di più di quanto ho avuto paura nell’iniziare a fare cose nuove”. Sempre la paura è al centro di un articolo pubblicato qualche giorno fa da “La Repubblica”, del noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. In esso il giurista riflette sul rapporto tra potere e paura: “I regimi forti non si basano, in ultima istanza, sulla forza, ma sulla paura perché la paura invoca la forza e la rende non solo tollerabile ma anche desiderabile.Tempo di paure, tempo di autoritarismi.” E la paura si riversa sulla società e: “ci rende tutti più cattivi. Si salvi chi può. Prima noi, gli altri a mare.”

La poesia della settimana

Poiché avevamo paura, (…)
stavamo insieme ogni giorno.
Stavamo seduti al tavolo,
ma la paura rimaneva isolata in ogni testa,
così come ce la portavamo dietro
quando ci incontravamo.
Ridevamo molto,
per nasconderla gli uni dagli altri.

Dal libro “Il paese delle prugne verdi” di Herta Müller

LA PAURA È COME L’ACQUA

“Penso che sia un po’ in questo momento la paura di tutti i giovani: quella di vedere il frutto del proprio lavoro mai realizzato. Perché si passano tanti anni a studiare, si fanno tanti sacrifici, per raggiungere un obiettivo e, nel momento in cui non si vede realizzato, si iniziano anche a perdere le speranze.”

Questa è una delle tante testimonianze che abbiamo raccolto nel cuore di Bologna, tra Piazza Maggiore e il Nettuno, davanti a Palazzo Re Enzo, durante la tre giorni dedicata al welfare, Bologna si prende cura, di cui Psicoradio era media partner. I redattori hanno chiesto ai passanti di raccontare la loro paura più grande. E proprio al tema della paura Psicoradio dedica un ciclo di puntate che sviscereranno l’argomento da diversi punti di vista. Umberto Galimberti, nel suo Dizionario di psicologia, definisce così il termine paura: “Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia.”

La redazione di Psicoradio si è seduta intorno a un tavolo e si è posta la stessa domanda che è stata rivolta ai passanti. Quali sono dunque le paure più grandi? Vanes, uno dei redattori, dice ad esempio: “Spesso l’ho negata, l’ho odiata.  Aver paura mi faceva provare vergogna di me stesso, poi a conti fatti la realtà mi spiega che senza di essa non avrei raggiunto certe cose che oggi mi arricchiscono la vita. La paura è un po’ come l’acqua: è vitale, devi berla, però se esageri e ti ci butti dentro, se non sai nuotare, ci puoi morire.” Mentre un altro racconta: “Nella vita mi è capitato di avere molta paura a buttarmi e non mi sono buttato. Anzi, quando facevo le gare di nuoto avevo proprio una paura terribile a tuffarmi. E invece ci sono stati momenti in cui mi sono completamente buttato, sono andato in acqua proprio senza paracadute, e questa è stata una mancanza di paura “cattiva” perché è il contrario dell’autoconservazione.”

È venuto inoltre a trovarci nei nostri studi Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano. L’abbiamo intervistato a proposito del libro che ha scritto insieme ad Aldo Bonomi, intitolato Nel labirinto delle paure. Politica, precarietà e immigrazione (Bollati Boringhieri). Gli abbiamo chiesto di parlarci delle paure più diffuse, comprese le sue, e come si devono affrontare. “Dal labirinto delle paure se ne può uscire o coltivando la ferocia e il rancore nei confronti dell’altro […] oppure invece con poderose politiche sociali, di inclusione, di promozione dei diritti, cercando di non alimentare il conflitto tra chi è in difficoltà, come spesso accade” afferma l’assessore ai microfoni di Psicoradio.

COME STA OGGI QUELLA BAMBINA SCALZA

B. è stata una redattrice “storica” di Psicoradio. Oggi, per la rubrica “Interviste interiori” ha accettato di raccontarci un periodo lontano e difficile della sua vita: i suoi primi sette anni, vissuti in un orfanotrofio del Brasile. Poi è venuta in Italia, a vivere con la famiglia che l’aveva adottata. Le abbiamo chiesto come ripensa a quel periodo della sua vita, per tanti motivi così doloroso. “L’ho ignorato per tanti anni; viene fuori adesso perché credo che le cose da affrontare più le rimandi, più ti tornano indietro. risponde B. Come un boomerang: puoi lanciarlo più lontano che puoi, ma prima o poi ti ritorna”.

Il viaggio nel passato inizia con l’immagine di lei, una piccola bambina in un grande orfanatrofio: “Ricordo questa bambina che girava scalza, perennemente in mutande (…) non avevo nulla di mio, non un giocattolo, una stanza, una sedia. Ogni vestito che indossavo era stato portato prima da qualcuno, e sarebbe passato a qualcun altro.”. Il ricordo più doloroso: il senso di fame costante: “Andare a tavola era una specie di corsa e io arrivavo sempre ultima, e rimava poco”. Ma la piccola B. non era tipo da arrendersi: di notte, con una piccola banda di ragazzini affamati come lei, sgattaiolava in cucina per rubare un po’di cibo; le conseguenze, se l’avessero scoperta, sarebbero state dure.

Oltre alla fame di cibo, c’era anche quella affettiva. Negli anni in Brasile B. non ha ricordo di un abbraccio, una carezza o di persone che le volessero bene, a parte un prete che ogni tanto andava a trovarla: “L’unica persona che mi ha abbracciato, ascoltato per due minuti, due”.

E quando c’erano le visite di aspiranti genitori adottivi. “allora mi vestivo, e mi mettevo i sandali, magari spaiati, se non c’era nient’altro. Erano le uniche volte in cui ci tenevo al mio aspetto. Facevo di tutto per mettermi a posto, perché è la volta in cui ti possono scegliere”.

Oggi la vita di B. è molto cambiata. Sta a Bologna, non è più in redazione con noi perché ha trovato un lavoro a tempo pieno, vive con il suo ragazzo. La prossima tappa sarà prendere la patente. Per avere più autonomia. Il lavoro con la psicologa va avanti; invece da un anno non ci sono più psicofarmaci nella sua dieta. E riflettendo sulle difficoltà e sul dolore incontrati nei primi anni di vita. “hanno  influito sul valore che oggi do alle cose, alle persone e al tempo passato con le persone a cui voglio bene – dice – Il dolore mi ha dato più sensibilità, e la  voglia di credere che le cose possano cambiare”.