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TEMPO DI PAURE

Bologna si prende cura

🔊 Puntata 589


TEMPO DI PAURE

“Gestire il fenomeno migratorio come una pura questione di ordine pubblico è segno di pericolosa miopia. (…) Non siamo disposti a vedere una parte dell’Italia abbracciare xenofobia e razzismo.” A dirlo sono più di 600 psicoanalisti della SPI (Società Psicoanalitica Italiana). In una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli esperti esprimono il loro dissenso di fronte alla recente approvazione del Decreto sicurezza, che, dicono: “rende impossibile l’integrazione dei migranti in Italia, esponendoli ancora una volta al rischio di umiliazioni e sofferenze psichiche profonde e disumane. Non riconoscere più il permesso di soggiorno per motivi umanitari è disumano!”

A seguire noi redattori di Psicoradio abbiamo parlato e riflettuto sulle nostre paure. Per esempio una redattrice racconta: “ho paura di restare sola, di perdere gli affetti che ho e di non essere autosufficiente. Però con l’aiuto dei miei familiari e della psicoterapia un po’ mi sono calmata e ci sto lavorando, anche se non sono ancora arrivata”. Un altro redattore ci dice: “la mia infermiera del CSM, con la quale ho un ottimo rapporto, mi ha fatto notare che spesso dimentico quanto una cosa per me sia stata difficile da ottenere. Vorrei ricordarmi di più di quanto ho avuto paura nell’iniziare a fare cose nuove”. Sempre la paura è al centro di un articolo pubblicato qualche giorno fa da “La Repubblica”, del noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. In esso il giurista riflette sul rapporto tra potere e paura: “I regimi forti non si basano, in ultima istanza, sulla forza, ma sulla paura perché la paura invoca la forza e la rende non solo tollerabile ma anche desiderabile.Tempo di paure, tempo di autoritarismi.” E la paura si riversa sulla società e: “ci rende tutti più cattivi. Si salvi chi può. Prima noi, gli altri a mare.”

La poesia della settimana

Poiché avevamo paura, (…)
stavamo insieme ogni giorno.
Stavamo seduti al tavolo,
ma la paura rimaneva isolata in ogni testa,
così come ce la portavamo dietro
quando ci incontravamo.
Ridevamo molto,
per nasconderla gli uni dagli altri.

Dal libro “Il paese delle prugne verdi” di Herta Müller

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