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Autore: Psicoradio

Pericoloso chi?

Nella religione cattolica le stigmate sono un segno di vicinanza alla santità; nella nostra cultura, però, la parola stigma ha una accezione ben diversa.

Il vocabolario Treccani elenca molti significati ma il primo è questo: “marchio, macchia”. Ne seguono tanti altri, per concludere così: “in psicologia sociale è l’attribuzione di qualità negative a una persona o a un gruppo di persone, soprattutto rivolte alla loro condizione sociale e alla loro reputazione. Lo stigma può essere di tipo razziale, religioso, etnico e anche psicofisico.” 

Psicoradio si occupa da sempre di questo “marchio” invisibile ma potentissimo: lo stigma sulla salute mentale, il marchio di pericolosità, inaffidabilità, imprevedibilità…che segna le persone che soffrono di un disturbo psichico.

In questa puntata proponiamo un’intervista al professor Antonio Lasalvia, autore del libro “Lo stigma dei disturbi mentali. Guida agli interventi basati sulle evidenze”, in cui ha esaminato moltissime ricerche “evidence based”, cioè validate dai risultati ottenuti. Sul tema dei pregiudizi sentirete anche qualche parere di redattrici e redattori, che sanno bene di cosa si tratta!. 

Per esempio, potrete scoprire insieme a noi che in Italia non è bastata la legge Basaglia a sconfiggere gli stereotipi sulla salute mentale; ma anche che questi “marchi” sono diffusi negli angoli di tutto il globo. Gli stessi. Uguali,  Antonio Lasalvia è Professore Associato di Psichiatria al Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona ed è Responsabilein tutti  medico del Centro di Salute Mentale di Verona Sud; e’ anche autore di numerosi libri e ricerche.

Quando l’abbiamo incontrato e abbiamo letto il suo libro, a Psicoradio siamo stati molto contenti, perché uno dei risultati delle ricerche citate da Lasalvia è che gli interventi più efficaci per combattere lo stigma sono quelli realizzati anche da persone che di questo stigma sono oggetto. Dalle persone con un disturbo psichico, dunque, che con il loro modo di essere, con quello che dimostrano di poter fare, con il loro lavoro, sono efficaci più di ogni discorso.

Combattere lo stigma insieme a chi ne è vittima è esattamente uno degli obiettivi per cui quasi 20 anni fa è nata Psicoradio! E i risultati li abbiamo verificati tante volte. Per esempio, ci  è capitato spesso che qualcuno, ascoltando le nostre trasmissioni chiedesse: “ma quando parlano i pazienti?” Senza pensare che li avevano appena ascoltati, e stupendosi, quando glielo dicevamo “ma erano così ironici!” Oppure “ma ha fatto un discorso così sensibile!”

Insomma, lo stigma è veramente ovunque e bisogna trovare i modi giusti per combatterlo.

Limmagine che vedete in copertina è un manifesto che nel 2017 pubblicizzava un convegno organizzato da Psicoradio per “festeggiare dieci anni di lavoro culturale contro i pregiudizi”. Quell’evento aveva anche validità di formazione per i giornalisti che vi partecipavano.

Voci controcorrente

Peccai un peccato pieno di piacere,
In un abbraccio che era caldo e ardente.
Peccai tra braccia
Che erano roventi, assetate di vendetta e come ferro.

Forùgh Farrokhzàd, «Peccato»

In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne 2024, apriamo questa puntata con le voci e le musiche di donne provenienti da diverse parti del mondo e che ben rappresentano la forza delle lotte femministe:

Forugh Farrokhzad, influente scrittrice e regista iraniana femminista, fortemente osteggiata proprio per aver dato voce alla prospettiva delle donne nelle sue poesie.

Le parole del brano cileno Gracias A La Vida, interpretato da Mercedes Sosa, la “cantora popular”, attivista per la pace e i diritti civili in Argentina.

L’estratto di un brano di una delle più famose (se non la più famosa) cantante popolare egiziana della storia, Umm Kulthum.

La versione live de La montagna, scritta e cantata da Antonietta Laterza nel 1975 con l’accompagnamento della chitarrista Nadia Gabi, pubblicato poi nell’album di canzoni femministe Alle sorelle ritrovate.

Infine, Fatoumata Diawara, cantautrice e autrice maliana, che insieme a Amine Bouhafa ha curato la colonna sonora di Timbuktu, film del 2014 che racconta la coraggiosa resistenza del popolo malese alla repressione armata jihādista.

Sur l’Adamant torna nelle sale

Vincitore dell’Orso d’oro a Berlino 2023, il documentario Sur l’Adamant – Dove l’impossibile diventa possibile, torna nelle sale italiane dall’11 al 13 marzo 2024. Racconta un caso che va in direzione “ostinata e contraria”: quello del battello Adamant, ancorato sulle rive della Senna, a Parigi, che ospita un centro diurno per persone con un disagio psichico, una comunità dove ognuno può esprimere la propria individualità perché al centro del progetto ci sono le singole persone e l’ascolto. Mentre gli operatori dell’Adamant non cercano di “uniformare” le persone che lo frequentano a una cosiddetta (e poco definibile) “normalità“, il mondo della psichiatria in Francia va nella direzione opposta, come ci ha raccontato in un’intervista il regista Nicholas Philibert.

Foto di Stella Giardino da Pixabay

Il futuro fa paura ma studiare psicologia aiuta ad affrontare le fragilità

Psicoradio ha ospitato due classi dell’Istituto  Pietro Giordani di Parma, con indirizzo “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale”, una scuola che forma i ragazzi e le ragazze a diventare operatori  socio sanitari.

L’incontro è stato organizzato grazie a due  professoresse del Giordani che su internet hanno conosciuto il nostro sito e le nostre trasmissioni e hanno deciso che sarebbe stata una esperienza interessante per i  ragazzi venirci a trovare. Gli studenti  sono stati curiosi del  nostro lavoro e hanno fatto molte domande.

Ma anche noi li abbiamo intervistati: nella puntata che abbiamo dedicato alla visita potete sentire le voci di AstridMarikaAishaGiovanni, JoanaMichelaAnna e Sonia.
Abbiamo chiesto loro perché avevano scelto quel percorso  scolastico. Le risposte sono state molto varie.

Questa scuola ha cambiato il mio modo di pensare” ci ha detto  Aisha, “mi ha fatto conoscere una materia, la psicologia, che mi ha dato modo di comprendere meglio come una persona si comporta”. Molti tra loro hanno risposto che la scelta era nata dal desiderio di voler aiutare le persone in difficoltà, bambini con problemi  o anziani soli, accompagnando questi ultimi negli ultimi giorni, anche se questo compito è particolarmente difficile, perché chi resta soffre comunque.

Abbiamo parlato anche della sofferenza psi tra i giovani:  “ fra amici si  parla sempre di più di fragilità  e non è più un tabù chiedere aiuto”. Grazie agli strumenti di cui si stanno impadronendo a scuola, ci hanno spiegato che possono essere d’aiuto ai coetanei di cui intercettano i segnali di malessere.

Alla fine abbiamo fatto un gioco di associazioni mentali che ci ha aperto uno squarcio soprattutto sulle loro paure.  Alla parola futuro molti hanno associato le parole ansia, incertezza ma anche  costanza nel  credere nei propri obiettivi. Alla parola paura hanno associato l’idea di incertezza nel  futuro, mentre alla  felicità hanno collegato i ricordi dell’infanzia e la figura materna.
E’ stato un bello scambio, sia nella prima parte dell’incontro, quando abbiamo raccontato il progetto Psicoradio, che nella seconda parte, in cui abbiamo ascoltato i nostri giovani ospiti.

 

 

Psicoradio in visita a ForTeen

A Bologna, nel cuore della Cirenaica, il nuovo spazio ForTeen dedicato agli adolescenti con fragilità importanti, gestito dalla cooperativa sociale CADIAI, che ha lo scopo di creare nuovi contesti in cui trovare spazi adeguati alle necessità di cura e ascolto, con gli obbiettivi di prevenzione e reinserimento. Siamo andati a trovare operatori, ragazze e ragazzi. E abbiamo scattato alcune fotografie.

 

“Sei il luogo in cui arrivi”


«La terra della mia anima è così dura

c’è un sasso pesante sul mio petto

da questo barcone 

ho capito che chi vede la realtà

deve essere realista,

che sei il luogo in cui arrivi

e quella è la tua ultima destinazione».

E’ una poesia di Kenan Shukar, morto nel naufragio di Cutro, in cui nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 hanno perso la vita almeno 180 migranti.  Aveva 26 anni, era figlio di un mujahidin del comandante Massoud, il mitico Leone del Panshir che aveva combattuto i sovietici e poi i talebani. Ma lui non voleva seguire questo destino di guerra, che aveva travolto l’Afghanistan. Voleva solo  pace, trovare un luogo dove poter studiare.

Ousmane Sylla aveva 22 anni e stava perdendo la ragione. Stava impazzendo, perché appena è diventato maggiorenne è stato rinchiuso – senza aver commesso reato – in diversi  CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri), con la prospettiva di restarci diciotto mesi.

“Ousmane il cantante”, come gli piaceva essere chiamato, era arrivato in Italia dalla Guinea, dove aveva lasciato tutta la sua famiglia, 6 anni fa, ancora minorenne.

All’alba del 4 febbraio, si impiccato alle sbarre della sua cella, nel Centro per il Rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma. Poco prima aveva disegnato sul muro, con un mozzicone di sigaretta, il suo ritratto e le sue ultime, dolorose parole

Vorrei che il mio corpo fosse riportato in Africa, mia madre ne sarebbe contenta.

I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro.

L’Africa mi manca molto, e anche mia madre. Non deve piangere per me.

Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace.”  

Zaher Rezai, 17, anni anche lui afghano , è morto a 17 anni, nel 2008, schiacciato dal camion sotto cui si era nascosto  per passare il confine tra Patrasso e Venezia; aveva cominciato a lavorare a 13 anni , in Iran, come saldatore per raggranellare i soldi del viaggio.

In tasca è stato trovato un taccuino con versi di una bellezza dolorosa.

Se un giorno in esilio la morte prenderà il mio corpo/chi si occuperà della sepoltura?/Chi cucirà il mio sudario?/In un luogo alto sia deposta la bara/ché il vento porti alla mia Patria il mio profumo”.

E in un’altra poesia: “Questo corpo assetato e stanco/forse non arriverà al mare./Non so cos’ha per me il destino/ma promettimi, Dio,/non lascerai che finisca la primavera”.

A Kenan, a Zaher e a Ousmane Psicoradio ha dedicato due puntate, entrambe si concludono con una intervista a Gianfranco Schiavone, presidente di ICS- Consorzio Italiano di Solidarietà, realtà che tutela le persone richiedenti asilo e rifugiate. A lui abbiamo fatto domande sulle condizioni di vita nei Cpr, a partire dallo stato della salute mentale di chi vi è rinchiuso. La prima metà dell’intervista è nella puntata 892, la seconda metà nella puntata 893.

Puntata 892

Puntata 893

Foto di Sandor Csudai 

Storie di vite vissute

“La rabbia non (ti) basta” contro il bullismo

Quest’anno abbiamo deciso di parlarvi del festival di Sanremo, perché ci ha particolarmente colpito una fra le canzoni in gara: è quella della cantante Marianna Mammone, in arte Big Mama, dal titolo “La rabbia non ti basta” che tratta un tema molto caro a Psicoradio, quello del bullismo.

La canzone è autobiografica e racconta appunto degli atti di bullismo subiti dalla cantante nel corso della sua vita per via della sua corporatura robusta. Big Mama ha raccontato di essere riuscita a superare quei momenti grazie alla musica. Non solo: la musica l’ha aiutata anche a superare un altro momento molto difficile, quando ha scoperto di avere un tumore a soli 20 anni.

La musica è stata per lei il mezzo per superare le difficoltà e portare le sue paure e insicurezze sul famoso palco di Sanremo.

Anche un redattore di Psicoradio racconta di aver subito bullismo nella sua vita, ma di non essere stato ascoltato: “Nella mia infanzia ho cercato di dire che subivo bullismo, ma siccome ero noto per dire bugie, andava a finire poi che i professori non credevano più a me ma ai bulli”.

In memoria di David Foster Wallace

La redazione ha scelto poi di ricordare David Foster Wallace, talento letterario americano che sentiamo particolarmente vicino per temi trattati e vita vissuta.

Il racconto della complessa personalità di Wallace si intreccia con citazioni tratte dai suoi romanzi più famosi e con la musica dei Joy Division, scelti per la loro affinità con lo spirito e l’esperienza dello scrittore.

Abbiamo chiesto anche un ricordo a Edoardo Nesi, traduttore in Italia del più celebre romanzo di Wallace, Infinite Jest. Nei libri di Wallace abbiamo trovato quasi l’affermazione di un (paradossale) diritto al disagio: “Non voglio stare bene”, dice uno dei personaggi dei suoi racconti. Uno stato d’animo che lo scrittore conosceva da vicino, lui che da venti anni lottava contro la depressione. Eppure Wallace sapeva vedere anche i lati positivi delle persone, quelli più nascosti: “È possibile che gli angeli non esistano, diceva, però ci sono persone che potrebbero essere angeli”.

Anche a Psicoradio piace andare oltre l’apparenza, come Wallace ci ha insegnato.

Foto di Salvatore Ciambra

Parole in Folle. La salute mentale nei versi e nelle parole di giovani poeti africani

Il tuo dolore non è un fiume; non è qui per annegarti.

È acqua santa, qui per battezzarti.

Ma se senti il tuo petto esplodere,

quelli sono i tuoi polmoni, che si tramutano in scialuppe di salvataggio.

Il titolo della poesia è Reminder (Promemoria): è stata composta da Xabiso Vili, uno dei cinque poeti africani che sono venuti a trovarci negli studi di Psicoradio,  Il loro tour si chiama “Parole in Folle”, nell’ambito del progetto “One Global Voice” organizzato dell’associazione “Voci Globali”. Perché hanno scelto la poesia come forma espressiva? Cos’è lo spoken word? E la slam poetry? E com’è la situazione della salute mentale nei loro paesi d’origine, ovvero Senegal, Ghana, Costa D’Avorio e Sudafrica? A queste domande rispondono Placide Konan, Poetra Asantewa, Xabiso Vili e Zenixx e Sall N’Gaary. Sono giovani che fanno dello spoken word  – una forma espressiva poetica in voga negli ultimi decenni – uno strumento per parlare anche di problemi che riguardano la salute mentale.

Placide Konan, ad esempio, racconta che “in Costa d’Avorio, è solo da poco che il disagio psichico viene considerato una malattia che deve essere curata, perché è sempre stato messo in relazione a stregoneria, malefici e così via.” Questo vale anche per molte altre zone dell’Africa, in particolare le zone rurali: in vari paesi sussistono tuttora molteplici stereotipi, come racconta Poetra: “un pregiudizio è che i problemi di salute mentale debbano essere visibili, quindi se sei depresso devi mostrare alcuni sintomi specifici: se sei energico non puoi essere depresso, se hai cibo sulla tavola non puoi essere depresso. Questi pregiudizi sono davvero pericolosi perché significa che abbiamo creato degli stereotipi sulla salute mentale, per cui i problemi devono sempre manifestarsi nello stesso modo.”

Oltre a raccontare la loro esperienza con lo spoken word, i nostri ospiti-poeti hanno anche interpretato per gli ascoltatori di Psicoradio alcune delle loro poesie. Ad esempio Maux en mots (dolore in parole), declamata con alternanze e sovrapposizioni vocali dai fratelli N’gaary:

Ne parliamo, è la migliore terapia

Curiamo le malattie con le parole, questa è la vita

Essere disponibili l’uno per l’altro

ma non l’uno contro l’altro

Ad accompagnare i poeti c’era la giornalista Antonella Sinopoli, direttrice responsabile dell’associazione “Voci Globali” che fa informazione sull’Africa, sui diritti umani, sulla giustizia ambientale e sociale e sui fenomeni migratori. Attraverso progetti come “One Global Voice”, “AfroWomenPoetry” e “Parole in folle”, Voci Globali cerca di comprendere e mostrare come i giovani africani vivono il disagio mentale e come lo traducono in poesia.

 

Una visita dalla Francia che ci ha fatto scoprire che…

… là esistono ancora nelle scuole le classi differenziali e i manicomi ancora non sono stati chiusi. Nel novembre 223 sono venuti a trovarci dei giovani operatori del sociale in formazione, in Italia per studiare il nostro sistema sanitario e di welfare.
Nella puntata 881 trovate le interviste che abbiamo realizzato durante l’incontro. E qui invece le foto che abbiamo scattato insieme.

L’alta formazione per la figura dell’attore. Un corso gratuito con durata annuale, iscrizioni sino al 26 febbraio

Sono aperte le iscrizioni per la IV edizione del corso “L’ alta formazione per la figura dell’attore”. Progettato nell’ambito di Teatro e Salute Mentale, ha durata annuale dal 25 marzo 2024 ed  è gratuito, le iscrizioni si chiudono il 26 febbraio 2024.

Diretto da Nanni Garella, il corso persegue l’obiettivo principale di mettere in relazione i giovani attori, i pazienti-attori in cura presso il Dipartimento di Salute Mentale e i docenti che seguiranno tutto il percorso al fine di creare le condizioni migliori per l’apprendimento delle tecniche necessarie alla formazione della figura professionale.

I moduli previsti  sono quattro: recitazione (sviluppo sentimenti scenici), tecniche vocali (espressività della comunicazione vocale), uso del corpo (espressività della comunicazione corporea), messa in scena (rappresentazione teatrale).
È inoltre previsto lo sviluppo di project work.

Tra i partner promotori:
Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna, Emilia Romagna Teatro Fondazione, La Baracca Onlus, Associazione Culturale Balletto Civile.

Durata e periodo di svolgimento:
Il corso di formazione prenderà l’avvio il 25 marzo e terminerà entro un anno, sarà articolato in 580 ore complessive, di cui 400 ore d’aula e 180 di Project Work, da svolgere individualmente.
Le lezioni saranno organizzate 3/4 giorni a settimana, il lunedì, martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio, dalle ore 14:30 alle 18:30.
La frequenza alle lezioni è obbligatoria.  Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.
Il corso di formazione si svolgerà a Bologna presso S(Blocco5) in via Via Guido Zucchini, 11/a e in altre sedi del Comune di Bologna.

 

Destinatari, requisiti di accesso e iscrizione:
Persone residenti o domiciliate in Emilia-Romagna che hanno assolto l’obbligo d’istruzione e il diritto-dovere all’istruzione e formazione. Possono accedere al corso le persone con conoscenze e capacità attinenti all’area professionale, in possesso anche di minime esperienze nell’ambito dell’attività attoriale teatrale.

Entro il 26 febbraio 2024, inviare all’indirizzo mail info@arteesalute.org: un curriculum, una breve lettera motivazionale, modulo di iscrizione scaricabile dal sito www.arteesalute.org

Per informazioni: Chiara Cattani (dal lunedì al giovedì dalle 9:30 alle 13 e dalle 15 alle 16:30)
Telefono: 051/224420
E-mail: info@arteesalute.org;
Sito web: www.arteesalute.orgwww.aeca.it

Operazione Rif. PA 2023-20213/RER approvata con delibera di Giunta Regionale n. 2096 del 04/12/2023 e cofinanziata con risorse del FSE+ 2021-2027 e della Regione Emilia-Romagna

Casa di Tina: era una casa molto carina, senza soffitto, senza cucina…

La “Casa di Tina”, a Bologna, è una villetta in mattoni rossi con un bel giardino, il soffitto c’è, e anche una cucina molto utilizzata; nella Casa di Tina possono entrare tutti, adulti e bambini, per partecipare alle attività e aiutare. E’ del Comune, affittata all’Ausl, che a sua volta l’ha affidata ad una rete di 13 associazioni della Salute Mentale (fanno parte del Comitato Utenti Familiari ed Operatori del DSM di Bologna.)
Psicoradio ha passato una mattina alla Casa di Tina, animata tutti i giorni da attività gestite da associazioni che collaborano fra di loro. Quel giorno si imparava a fare il burro! E il gruppo di lavoro ci ha invitato a pranzo, offrendoci proprio un ottimo risotto al burro.

“Ci sosteniamo fra noi e diamo aiuto a tutte le persone che entrano e hanno bisogno” ci racconta Maria Parracino, presidente dell’associazione Cristina Gavioli. “Le associazioni collaborano anche nel quotidiano; ma un vero problema da risolvere sarebbe riuscire ad avere un custode o una persona fissa.”. Quella mattina abbiamo conosciuto anche Samanta e Fabrizio, due persone con fragilità, ma che, ci hanno detto, si sentono più forti dopo essere stati alla Casa di Tina “come riempiti di energia”.

Per chi fosse interessato a questa casa speciale che risponde al bisogno primario di un luogo accogliente, dove fare le cose insieme, ecco qualche informazione più dettagliata sulle attività che si svolgono alla Casa di Tina. Nata da non molto a Bologna – anzi, alla Bolognina, appena fuori dalle mura, in una zona abitata da persone che parlano tante lingue perché vengono da tanti paesi. – Ci sono attività del Dipartimento di Salute mentale (che rientrano nel programma P.R.I.S.M.A.) – Attività in collaborazione con cooperative sociali (che rientrano nel programma Paco). – Attività di singole associazioni con finanziatori privati come la Fondazione del Monte.

Se volete conoscere meglio la Casa di Tina, andate a Bologna, via di Corticella n.6 oppure esplorate il sito www.sogniebisogni.it

Associazione Cercare Oltre

Gli altri stermini

Il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, ci aiuta a tenere sempre vivo il ricordo di cosa furono nazismo e fascismo. Psicoradio tiene molto in particolare a tornare su quello che fu il Programma T4, che prevedeva l’uccisione di persone con sofferenza psichiche e con disabilità.

Gli stessi psichiatri condivisero il programma di eutanasia dei loro pazienti. Di questo abbiamo parlato con lo psichiatra Luigi Benevelli, autore del libro “Medici che uccisero i loro pazienti”. La psichiatria italiana fu contraria all’uccisione dei malati durante il periodo fascista ma è poco noto che negli ultimi anni del conflitto 30.000 persone ricoverate nei manicomi persero la vita a causa dell’inedia e dell’abbandono.

Vi riproponiamo quindi una puntata dedicata ad AktionT4 e una parte di quella che Psicoradio ha realizzato per ricordare lo sterminio di 500.000 persone di origine rom e sinti durante il fascismo e il nazismo che prese il nome di Porrajmos. Per parlare di questa brutta pagina di storia abbiamo intervistato Luca Bravi, professore dell’università di Firenze e storico del Porrajmos, e Thomas Fulli, membro della comunità sinti bolognese e della associazione italiana rom e sinti. Thomas è un attivista della sua comunità e va nelle scuole bolognesi a parlare del Porrajmos.

Porrajmos significa divoramento, annientamento totale della persona fisica, ma “in lingua stretta significa la grande morte” ci ha spiegato Thomas Fulli, “e i sinti e rom, le persone più anziane, volevano dimenticare e cancellare”.

 

Le meraviglie di Francobeat e i carnevali di Bobo Rondelli

Bobo Rondelli sulla copertina dell'album Come i carnevali

In un’unica puntata riproponiamo le interviste che la redazione di Psicoradio ha realizzato qualche anno fa con i cantautori Bobo Rondelli e Francobeat negli studi di Radio Città del Capo di Bologna, in diretta, nell’ambito del programma Maps condotto da Francesco Locane.

Durante l’intervista Bobo Rondelli suona e canta alcuni brani dell’album “Come i carnevali”, compreso un pezzo dedicato proprio all’Emanuel Carnevali cui allude il titolo: un poeta e narratore vissuto nella prima metà del Novecento, molto amato da tanti artisti, scrittori e cantautori, italiani ma non solo. Rondelli discute con i redattori di Psicoradio di diversi temi tra i quali il rapporto con la famiglia e soprattutto con il padre, l’ego e diversi altri aspetti, con un tono particolarmente ironico ed istrionico, tra il serio ed il faceto. Una chiacchierata divertente, appassionata ed interessante.

ll cantautore e polistrumentista Franco Naddei, in arte Francobeat, parla invece dell’album “Radici”, nato in collaborazione con gli utenti della residenza psichiatrica “Le Radici” di San Savino, sulle colline di Riccione, che hanno scritto per lui le brillanti parole delle canzoni: Non ho toccato una virgola dei testi che mi hanno mandato”, racconta Francobeat. “Avevo di fronte un patrimonio poetico da cui volevo essere invaso. Volevo mettermi in bocca quelle parole, quelle immagini così surreali, taglienti, amaramente gioiose, scritte da gente pronta a barattare, in qualsiasi momento, una strofa felice per una sigaretta.”