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Autore: Psicoradio

La formazione che diventa lavoro

Se siete in cerca di un impiego e vivete una fragilità di qualunque tipo, questa puntata potrebbe fare al caso vostro, perchè Psicoradio ha deciso di parlare di una realtà positiva a livello formativo e professionale: Refresh Academy. Speriamo che ascoltare queste voci vi dia nuova energia nella ricerca, che a volte può lasciare sfiduciati.

Refresh Academy è una cooperativa sociale a Bologna che offre percorsi di formazione per persone che vogliono intraprendere una carriera nel mondo delle tecnologie informatiche e digitali, finalizzata alla crescita di nuovi talenti e fondata sui valori della diversità, dell’inclusione e dell’integrazione, con un focus sull’inserimento lavorativo.

A novembre 2025 Psicoradio ha incontrato Andrea Scavolini, presidente di Refresh Academy, insieme ad Alice, una studentessa attualmente in formazione, e a due ex studenti dell’accademia di Refresh Academy, Nicolò e Enrico, oggi impiegati nella casa editrice Zanichelli. Ci hanno raccontato le loro esperienze, prima in qualità di studenti e poi di lavoratori nell’ambito delle nuove tecnologie digitali.

Ad esempio, Nicolò ci ha parlato del suo lavoro alla Zanichelli, ottenuto dopo un periodo di formazione presso l’accademia: “Quando ci danno i task, ovvero i compiti da fare, siamo sempre seguiti, non siamo mai abbandonati a noi stessi, ma il lavoro lo facciamo noi e questa è una cosa che dà molta fiducia in sé stessi”.

Alice, parlando della ricerca del lavoro, consiglia di non scoraggiarsi e di essere pronti ad accogliere anche quello che non ci si aspetta. Infine, il presidente Scavolini sottolinea un dato significativo: il 79% degli ex studenti di Refresh Academy risulta oggi occupato. “Ritengo  – spiega Scavolini – che occorre portare nella società un cambio di punto di vista: oggi siamo portati a vedere nelle persone i problemi da risolvere, invece il nostro approccio ruota attorno al potenziale da scoprire. Piuttosto che al problema, guardiamo al potenziale.”

Psico-compilation di Natale 2025

In vista della pausa natalizia, la redazione di Psicoradio ha scelto alcune canzoni per augurarvi Buone Feste: tuttavia, nessuna di queste canzoni fa riferimento al Natale, quindi potrete ascoltarle tutto l’anno!

Egle ha scelto Savage Daughter di Sarah Hester Ross;

Gloria ha scelto Wildest Dreams di Taylor Swift;

Pedram ha scelto Cara Italia di Ghali;

Francesco ha scelto Cornflakes Girl di Tori Amos;

Barbara ha scelto Rondeau dei Marinai dei Lyradanz;

Cristina ha scelto Figlia d’a Tempesta di La Niña;

Giada ha scelto La Verità di Brunori Sas.

Psicoradio alla radio

La puntata si apre con una riflessione sulla vicenda dell’accoltellamento di una donna a Milano, avvenuta il 3 novembre 2025 da parte di un uomo che poi è fuggito. L’uomo soffriva di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato. La trasmissione Tutta la città ne parla di Rai Radio3 ha affrontato questo tema difficile, invitando una serie di esperti che hanno espresso la loro opinione sul sistema di cura e sul rischio costante di semplificazioni e stigma per le persone con problemi di salute mentale.
Proprio la nostra direttrice, Cristina Lasagni, è stata chiamata a chiudere la trasmissione di Rai3 con le sue riflessioni e la testimonianza dell’esperienza della nostra Redazione.

Il professor Massimo Clerici, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria, si è espresso sul nesso tra violenza e salute mentale: “Tutte le ricerche internazionali dimostrano che non c’è un rapporto diretto tra disturbi mentali e violenza”.

“Statisticamente rispetto ai delitti commessi nel quotidiano dai sani, dai normali, i delitti e i crimini commessi dalle persone con sofferenza psichica sono una grandissima minoranza. C’è un’affermazione importante dell‘OMS che dice che le violenze perpetrate dai malati di mente sono incommensurabilmente meno di quelle subite dai malati di mente” racconta lo psichiatra Benedetto Saraceno, che è stato anche direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il confronto si chiude con la visione della fondatrice di Psicoradio, Cristina Lasagni: “Dall’esempio che riscontriamo in radio abbiamo capito una cosa fondamentale: che tutti noi, con disturbo o senza disturbo, abbiamo bisogno delle stesse cose. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci veda, di qualcuno che creda in noi e che rafforzi l’autostima che uno ha”.

Nella seconda parte della nostra puntata, lo sguardo si allarga e attraversa i confini nazionali, arrivando fino al Myanmar. Ospiti della redazione di Psicoradio sono il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo, che lavorano nella clinica Aung Clinic di Rangoon, capitale del Myanmar. Non è facile uscire da un paese governato da un regime militare, ma è stato possibile grazie ad un invito speciale: a Praga, dal 5 all’8 ottobre, si è tenuto il 25esimo Congresso Mondiale di Psichiatria, organizzato dalla World Psychiatric Association, al quale ha partecipato la delegazione della clinica Aung Clinic. Qui hanno presentato una relazione sul loro lavoro; la clinica utilizza l’arte come mezzo per la cura, un’idea molto innovativa per un paese in cui esistono ancora i manicomi.

Da Praga, la delegazione è arrivata a Bologna, grazie al fatto che Arte e Salute aveva già incontrato il lavoro della clinica in Giappone. Qui era andato in scena uno spettacolo teatrale di cui i pazienti della clinica Aung avevano curato la scenografia, ed era nata una collaborazione.

Il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo ci hanno rivolto molte domande su Psicoradio e ne abbiamo rivolte altrettante noi a loro. Le loro risposte ci hanno fatto riflettere: “I problemi mentali più comuni in Myanmar -spiegano- sono correlati alle attuali crisi sociali, politiche ed economiche: ansia, depressione e disordine da stress post-traumatico. Questo, sommato al recente terremoto e al Covid, ha portato ad un aumento preoccupante del tasso di suicidi”.

Autore: rawpixel.com Ringraziamenti: rawpixel.com

Psicoappuntamento: lo Spiraglio Film Festival

Psicoradio annuncia l’apertura delle iscrizioni gratuite alla sedicesima edizione del bando Lo Spiraglio Film Festival della salute mentale.

L’evento si terrà a Roma dal 15 al 18 Aprile 2026 presso il MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo.

L’iniziativa è organizzata dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1 e Roma Capitale in collaborazione con il museo.

Il bando è gratuito ed è aperto ai lavori realizzati sia da videomaker, sia dai centri che si occupano di disagio psichico.

Una sezione è dedicata ai cortometraggi (durata fino a 30′) ed un’altra ai lungometraggi (oltre i 30′).

Tutti i generi sono ammessi (fiction, documentario, animazione,…) purché l’opera tratti il tema della salute mentale in modo esplicito o simbolico, e con risultati validi e originali.

La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata al 19 Gennaio 2026.

La giuria assegnerà diversi premi in denaro e sarà costituita anche una giuria popolare composta da appassionati, che assegnerà il premio del pubblico.

Il regolamento completo è pubblicato sul sito ufficiale del Festival.

Per maggiori info potete scrivere alla mail: spiragliofest@gmail.com

Dalla scuola alla radio della mente – Prima puntata

Psicoradio incontra Giovanni, Samuele e Tommaso, tre studenti della scuola IIS Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena, tra i protagonisti quest’anno del progetto Youngle. Si tratta di un percorso formativo che coinvolge adolescenti di età compresa fra i 14 e i 19 anni provenienti da tre Istituti scolastici della Città Metropolitana di Bologna: IIS Caduti della Direttissima di Castiglione dei Pepoli, IIS Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena e Istituto Professionale Alberghiero Luigi Veronelli di Casalecchio di Reno/Valsamoggia.

In particolare, il progetto Youngle vede studenti e psicoredattori lavorare insieme, per far crescere le competenze necessarie a realizzare un podcast, sviluppare la capacità critica e combattere gli stereotipi sulla salute mentale.

Ogni anno i giovani partecipano a incontri di formazione tenuti da esperti dell’Ufficio Giovani del Comune e dell’Azienda USL di Bologna, poi scelgono i temi da affrontare e le modalità di diffusione dei messaggi che vogliono trasmettere. Quest’anno è nata una partnership con la nostra radio.

In questa intervista a ruoli invertiti sono i ragazzi a porre domande alle nostre redattrici sul tema dell’accessibilità al lavoro per le persone che convivono con fragilità, un argomento che hanno scelto proprio loro di approfondire. Una sottolinea l’importanza di non scoraggiarsi e di impegnarsi attivamente nella ricerca di un’occupazione; l’altra invece racconta come la sua principale difficoltà risieda nel lavoro di gruppo, spiegando di sentirsi più efficace quando può gestire le attività in autonomia.

La puntata prosegue con un approfondimento affidato alla dottoressa Claudia Romano, responsabile del Collocamento Mirato di Bologna, che illustra il funzionamento di questo servizio: “Un insieme di strumenti pensati per analizzare le competenze delle persone con disabilità e le postazioni di lavoro presenti nelle aziende, per fare un incrocio tra domanda e offerta.”

In seguito, i ragazzi di Youngle condividono ciò che li ha maggiormente colpiti dell’esperienza a Psicoradio: per alcuni è l’ambiente della redazione, per altri sono i passaggi che compongono il montaggio di una puntata.

Tutto questo nasce da un bando del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

Voci dal Festival del Terzo Settore

Come si combatte la solitudine? Psicoradio ha cercato di rispondere a questa domanda prendendo parte alla prima edizione di Partecipare per cambiare, il Festival del Terzo Settore dell’Emilia-Romagna, che si è svolto il 27 settembre in Piazza Lucio Dalla a Bologna. L’iniziativa, promossa dalla Regione Emilia-Romagna insieme ai Centri di Servizio per il Volontariato e i Forum del Terzo Settore, ha riunito oltre 150 associazioni, impegnate nella costruzione di comunità più attente ai bisogni delle persone. Psicoradio, insieme all’associazione Arte e Salute, ha partecipato come media partner e ha raccolto pensieri e testimonianze su un tema che attraversa tutti: la solitudine.

In questa puntata ascolterete le voci di alcune delle associazioni presenti all’evento. «Senza salute mentale non c’è salute». Lo ricorda Davida Zaccherini vicepresidente dell’associazione E pas e temp di Imola, che, assieme ad un gruppo di esperti, racconta l’esperienza di un gruppo teatrale e uno di percussioni: «Siamo stati capofila per tanti anni del progetto “Oltre la siepe”, rivolto agli utenti, ai familiari e ai volontari». Per Marina Mambelli, anche lei dell’associazione E pas e temp, la solitudine è mancanza di appartenenza: «Vivo sola, ma partecipo ad un coro e a un gruppo religioso. È questo che mi fa stare bene». Daniele Nesci, presidente dell’associazione Sorriso, riflette sul valore dell’aiuto reciproco: «L’ho scoperto con una tragedia familiare, talvolta bisogna soffrire per accorgersi di ciò che ci circonda. Non bisogna mai abbattersi, la cosa più bella è imparare dalle proprie difficoltà». Chiara, Luca e Davide, dell’associazione Altre Vie, raccontano come il loro impegno sia nato da un’esperienza scout: «La nostra associazione si occupa di testimonianza, fratellanza e missionariato». Katia dell’associazione You Net parla di legami che diventano cura: «Si trovano passioni, persone affini e si riempie quel vuoto che la solitudine lascia». «Lavoro con i bambini non vedenti. È strano dire tennis per un cieco, ma esiste. Lo sport è inclusione e toglie la gente dalla solitudine» è la visione di Nino Amirouche, psicologo e presidente di Un Bastone per l’Africa. Per Annalisa Dondi, dell’associazione Salviamo la ghiacciaia, la solitudine è una gran tristezza, ma gli incontri culturali possono offrire brevi e preziosi sollievi. «Quando riconosci i tuoi limiti, trovi un po’ di pace interiore» conclude Claudio Muscari di Fidas Bologna.

Tutte queste storie sono legate da una comune consapevolezza: impegnarsi per gli altri è una forma concreta di cura anche per sé stessi, una risposta alla solitudine e alla fragilità.

Cosa ti fa stare bene e cosa ti fa stare male?

Psicoradio ha dedicato un piccolo ciclo di inchieste, domandando ad un gruppo di persone in cura presso i servizi di salute mentale qual è lo stereotipo che li fa più soffrire o più arrabbiare, infatti la puntata si intitolava “Gli stereotipi che fanno più male”. In questa puntata invece, le domande interrogano un gruppo di persone, collaboratori, utenti o amici di Psicoradio, e a loro abbiamo chiesto cosa li fa stare meglio e cosa li fa stare peggio.
Sono venute fuori tante risposte, eccone qualcuna:

Fa stare meglio essere immersi nella natura.

Un amico che incontri per caso.

Un’attività creativa.

Stare in mezzo alle persone.

Essere attivo.

Fa stare peggio il non essere ascoltati.

La mancanza di ordine.

L’imprevedibilità.

Quando qualcuno mi guarda male e non mi parla.

Quando non sono ascoltata e considerata.

E’ molto interessante vedere che, da queste risposte, nessuno è in grado di capire se chi le ha date sia una persona in cura o semplicemente una persona, ed è un bell’esempio di come tanti stereotipi siano, oltre che inutili, assolutamente sbagliati.

Abbiamo rivolto queste domande alle nostre ascoltatrici e ai nostri ascoltatori, che ci hanno risposto via mail:

Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo o il discorso che ti fa arrabbiare o ti pesa di più?

Più in generale, nella tua vita quotidiana hai capito cosa ti fa stare meglio?  E cosa ti fa stare peggio?

E’ possibile cambiare, stare meglio o è solo un sogno?

Ecco alcune delle loro risposte.

 

 

È così difficile parlare di sesso?

Lunedì mattina, il 3 novembre, una donna è stata accoltellata a Milano, in piazza Gae Aulenti, da un uomo che non conosceva, e che è poi fuggito. La donna è stata colpita di spalle, al fianco sinistro, ed è stata trasportata al vicino ospedale di Niguarda, dove è stata operata: le sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo di vita.

Per ferirla, l’uomo ha usato un coltello da cucina di 30 centimetri, che era ancora nel fianco della donna quando è stata soccorsa. La donna aggredita ha detto di non essere riuscita a vederlo. L’uomo è stato poi arrestato dai carabinieri. Soffre di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato; 10 anni fa aveva tentato di uccidere due pensionati.

Ve ne stiamo parlando perchè Rai Radio3 si è occupato di questa vicenda nel programma radiofonico “Tutta la città ne parla”; hanno partecipato persone di grande competenza nel campo della salute mentale, come lo psichiatra Massimo Clerici, la presidente dell’UNASAM Gisella Trincas, e Benedetto Saraceno, che si è occupato di oltre 90 paesi dirigendo per 15 anni il Dipartimento di Salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E’ intervenuta anche Psicoradio, perchè “Tutta la città ne parla” ha chiesto alla direttrice, Cristina Lasagni, di chiudere la puntata con un breve intervento.

Potrete ascoltare qui la puntata di “Tutta la città ne parla”

 

Una puntata che infonde speranza. È la storia di un uomo che, con un bel po’ di coraggio e molta ironia, lotta per cambiare la sua vita e quella di altre persone nelle sue condizioni.

Maximiliano Ulivieri è il fondatore dell’associazione Love Giver, che forma operatori esperti nell’aiutare le persone disabili a conquistarsi autonomia in campi complessi come l’emotività, l’affettività e la sessualità. Lui oggi ha una moglie e una bambina ma, come racconta ai nostri microfoni, avrebbe potuto stare fermo, prigioniero del suo corpo, piegato da una rara forma di disabilità che gli impedisce moltissimi movimenti. Invece quel corpo, così diverso dai corpi che siamo abituati a vedere, è diventato strumento di rinascita continua e di conoscenza, alla ricerca della gioia e della vitalità.

Del suo lavoro ha raccontato il documentario “Because of my body” di Francesco Cannavà. Il film segue il percorso di Claudia, una ragazza con una disabilità motoria, alla scoperta del suo corpo e del piacere che può darle. In questo cammino durato un anno è accompagnata da Marco, un OEAS, operatore all’emotività, affettività, sessualità.

Gli stereotipi che fanno più male

“Solo perché uno ha bisogno di tempo e di parlare con qualcuno, non è che è matto”.
Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo che ti dà più fastidio o che ti fa più soffrire?

Questa è la domanda da cui siamo partiti il 30 settembre, quando abbiamo celebrato in anticipo la Giornata Mondiale della Salute Mentale. aprendo le porte della nostra redazione.

Vi lasciamo alla nostra puntata: ascolterete le persone che sono in cura presso Centri di Salute Mentale.

C’è chi parla di termini utilizzati a sproposito, altri di problemi sul lavoro, nelle relazioni, con gli psicofarmaci; sono tante le forme che gli stereotipi prendono.

Ecco alcune delle nostre citazioni preferite:

“Una cosa che mi fa arrabbiare molto è la gente che pensa che lo fai per ricevere attenzioni”.

“Essere identificata con la mia malattia; io non rappresento quella malattia, solo in parte impatta sulla mia vita”.

“La filosofia del: hai un problema ma sono fisime, sono cose che ti stai immaginando tu”.

“L’idea dell’inabilità: l’incapacità nel poter svolgere qualsiasi lavoro che una persona desidera svolgere “.

“Io lo vedo nei medici e negli educatori; un senso di vabbè dai, convivici, anch’io ho dei periodi in cui sto male”.

Il digitale? né buono né cattivo, dipende…

Nessuno strumento tecnologico è di per sé buono o cattivo, a definirne l’effetto sulla persona è la conoscenza che se ne ha e la finalità con cui viene utilizzato. E’ una delle riflessioni che abbiamo condiviso con Rosi Nardone, ricercatrice dell’Università di Bologna, esperta di didattica e pedagogia speciale, membro del Centro di ricerca su educazione, media e tecnologie e del Centro studi sul genere e l’educazione dell’Università di Bologna.
Il suo sguardo da ricercatrice ci accompagna in una riflessione sul tema delle tecnologie digitali, cercando di prendere le distanze dal giudizio e pregiudizio che spesso accompagnano questo argomento.

Viviamo un momento in cui ci si può sentire sommersi, soprattutto se non si è più giovanissimi, da una quantità di proposte tecnologiche che va molto oltre lo stretto necessario, di fronte a questa nostra osservazione, Nardone ci ha risposto che “si ha sempre comunque la libertà di scegliere device adatti alle nostre conoscenze ed esigenze, a prescindere dalle offerte di mercato e dalle scelte politiche in materia che ci stanno dietro”.

Indaghiamo poi il rapporto tra digitale e famiglia. Nardone spiega che il pregiudizio che vede un device, ad esempio una console, come qualcosa che isola i ragazzi, in realtà dipende più banalmente da dove è posto: se è nella stanza del ragazza/o, la famiglia è più facile che interagisca poco. Se invece è in salotto, tutto cambia.

Nardone si sofferma anche sulle relazioni tra generazioni: la capacità di un minore di insegnare per esempio ad un nonno ad utilizzare un device, come lo smartphone o un tablet, ha una valenza che molto spesso non gli viene riconosciuta.

L’uso degli emoticon e dei meme da parte dei giovani spesso, ci dice Nardone, viene visto come una semplificazione sterile del linguaggio, ma rappresenta invece una capacità di comunicazione intelligente ed efficace, l’uso di simboli grafici può aiutare per esempio persone con fragilità a comprendere meglio i concetti espressi.
Nardone, a conclusione dell’intervista, risponde ad un’ultima domanda: cos’è la cittadinanza digitale? Vi lasciamo all’ascolto della risposta…

Psicoradio per la Giornata della Salute Mentale

Il 30 settembre Psicoradio ha festeggiato insieme a redattori e redattrici, di oggi e di ieri, insieme ad amici/che e ascoltatrici/tori, un po’ in anticipo rispetto al 10 ottobre, la Giornata Mondiale della Salute Mentale 2025.

Da 20 anni lavoriamo con persone che hanno vite, diagnosi e sensibilità diverse: insieme a loro facciamo cultura sui temi della salute mentale. In particolare, continuiamo a combattere gli stereotipi. Prima di tutto quello di chi sostiene che un disturbo psichico non possa migliorare o guarire. Per questo, per festeggiare insieme, abbiamo aperto le porte della redazione per un incontro speciale.

E’ stato un momento in cui ci siamo ritrovati, ascoltati e abbiamo riflettuto insieme su temi che ci riguardano tutti/e.

I colleghi di Sogni e bisogni hanno dedicato alla giornata questo bell’articolo:

https://www.sogniebisogni.it/documenti/articoli/1551-che-cosa-mi-fa-stare-meglio-e-cosa-no-l-indagine-di-psicoradio-sul-benessere

Siamo partiti da alcune domande:

  • Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo o il discorso che ti fa arrabbiare o ti pesa di più?
  • Più in generale, nella tua vita quotidiana hai capito cosa ti fa stare meglio?  E cosa ti fa stare peggio?
  • E’ possibile cambiare, stare meglio o è solo un sogno?  

Le risposte sono davvero interessanti, spunti per pensare e per condividere esperienze e punti di vista. Abbiamo ora molte interviste da proporvi, state sintonizzati/e!

Il nostro incontro del 30/09/2025 rientra in un programma di 40 tavoli di discussione.
Dal 26 settembre al 10 ottobre infatti si sono svolti numerosi appuntamenti in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, nei luoghi legati al tema del Recovey College di Bologna.
Le iniziative sono organizzate da Azienda USL di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Città metropolitana di Bologna.

“Capitano, mio Capitano!”

Nella seconda puntata  potete continuare a conoscere gli attori e i redattori di Arte e Salute e scoprire quanta creatività può essere espressa all’interno di una redazione giornalistica. 

Ci siamo chiesti se anche nel lavoro teatrale c’è spazio per la creatività dell’attore e come si esprime. Gli attori ce lo hanno descritto con questa metafora:

“noi lavoriamo come l’equipaggio di una nave, dove il nostro regista è il capitano. Per cui sì, certo, ogni marinaio ha modo di pulire la nave, gestirla e organizzarla come più gli è comodo, ma la parola finale l’ha sempre il capitano. C’è molto spazio per aumentare la propria creatività ma è fondamentale un occhio esterno, in particolare quello del regista, per venire diretti al meglio ed essere guidati verso la direzione giusta“.

E invece a Psicoradio?

“Sicuramente c’è spazio per la creatività,  dalla proposta di argomenti che troviamo interessanti alle  musiche più adatte ad ogni tema che trattiamo. La creatività si manifesta anche con la scelta delle domande da fare alle persone che intervistiamo.”

Però, “Non siamo mai abbastanza creativi  – dice Lucia – perché sarebbe bello ideare una puntata fatta con il formato più strano del mondo, che nessuno ha ancora inventato; perciò vorrei restare qui finché non lo invento insieme a voi.”

“La prima volta che ho interagito con la compagnia  mi sentivo fuori posto – racconta un attore –  come se non fossi abbastanza, come se ci fosse davanti a me una montagna da scalare e io fossi solo mentre gli altri erano già in cima. Andando avanti però mi sono reso conto che non solo la montagna non era così alta, ma le persone scendevano per darmi una mano e insieme mi aiutavano a salire”.

“Ho trovato all’interno di Psicoradio un ambiente molto accogliente – aggiunge un redattore – Il lavoro con il gruppo è superiore al valore dei singoli sommati. Vorrei citare questa frase che una volta disse la nostra operatrice Gloria “questo gruppo è come una famiglia e come ogni famiglia si ride, si scherza e ci si vuole uccidere a vicenda”.

“Credo che tutti un po’ nella vita recitiamo – conclude un attore – ma paradossalmente imparare ad essere un attore o un bravo attore ti consente di essere davvero te stesso nella vita.”