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Autore: Psicoradio

È così difficile parlare di sesso?

Lunedì mattina, il 3 novembre, una donna è stata accoltellata a Milano, in piazza Gae Aulenti, da un uomo che non conosceva, e che è poi fuggito. La donna è stata colpita di spalle, al fianco sinistro, ed è stata trasportata al vicino ospedale di Niguarda, dove è stata operata: le sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo di vita.

Per ferirla, l’uomo ha usato un coltello da cucina di 30 centimetri, che era ancora nel fianco della donna quando è stata soccorsa. La donna aggredita ha detto di non essere riuscita a vederlo. L’uomo è stato poi arrestato dai carabinieri. Soffre di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato; 10 anni fa aveva tentato di uccidere due pensionati.

Ve ne stiamo parlando perchè Rai Radio3 si è occupato di questa vicenda nel programma radiofonico “Tutta la città ne parla”; hanno partecipato persone di grande competenza nel campo della salute mentale, come lo psichiatra Massimo Clerici, la presidente dell’UNASAM Gisella Trincas, e Benedetto Saraceno, che si è occupato di oltre 90 paesi dirigendo per 15 anni il Dipartimento di Salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E’ intervenuta anche Psicoradio, perchè “Tutta la città ne parla” ha chiesto alla direttrice, Cristina Lasagni, di chiudere la puntata con un breve intervento.

Potrete ascoltare qui la puntata di “Tutta la città ne parla”

 

Una puntata che infonde speranza. È la storia di un uomo che, con un bel po’ di coraggio e molta ironia, lotta per cambiare la sua vita e quella di altre persone nelle sue condizioni.

Maximiliano Ulivieri è il fondatore dell’associazione Love Giver, che forma operatori esperti nell’aiutare le persone disabili a conquistarsi autonomia in campi complessi come l’emotività, l’affettività e la sessualità. Lui oggi ha una moglie e una bambina ma, come racconta ai nostri microfoni, avrebbe potuto stare fermo, prigioniero del suo corpo, piegato da una rara forma di disabilità che gli impedisce moltissimi movimenti. Invece quel corpo, così diverso dai corpi che siamo abituati a vedere, è diventato strumento di rinascita continua e di conoscenza, alla ricerca della gioia e della vitalità.

Del suo lavoro ha raccontato il documentario “Because of my body” di Francesco Cannavà. Il film segue il percorso di Claudia, una ragazza con una disabilità motoria, alla scoperta del suo corpo e del piacere che può darle. In questo cammino durato un anno è accompagnata da Marco, un OEAS, operatore all’emotività, affettività, sessualità.

Gli stereotipi che fanno più male

“Solo perché uno ha bisogno di tempo e di parlare con qualcuno, non è che è matto”.
Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo che ti dà più fastidio o che ti fa più soffrire?

Questa è la domanda da cui siamo partiti il 30 settembre, quando abbiamo celebrato in anticipo la Giornata Mondiale della Salute Mentale. aprendo le porte della nostra redazione.

Vi lasciamo alla nostra puntata: ascolterete le persone che sono in cura presso Centri di Salute Mentale.

C’è chi parla di termini utilizzati a sproposito, altri di problemi sul lavoro, nelle relazioni, con gli psicofarmaci; sono tante le forme che gli stereotipi prendono.

Ecco alcune delle nostre citazioni preferite:

“Una cosa che mi fa arrabbiare molto è la gente che pensa che lo fai per ricevere attenzioni”.

“Essere identificata con la mia malattia; io non rappresento quella malattia, solo in parte impatta sulla mia vita”.

“La filosofia del: hai un problema ma sono fisime, sono cose che ti stai immaginando tu”.

“L’idea dell’inabilità: l’incapacità nel poter svolgere qualsiasi lavoro che una persona desidera svolgere “.

“Io lo vedo nei medici e negli educatori; un senso di vabbè dai, convivici, anch’io ho dei periodi in cui sto male”.

Il digitale? né buono né cattivo, dipende…

Nessuno strumento tecnologico è di per sé buono o cattivo, a definirne l’effetto sulla persona è la conoscenza che se ne ha e la finalità con cui viene utilizzato. E’ una delle riflessioni che abbiamo condiviso con Rosi Nardone, ricercatrice dell’Università di Bologna, esperta di didattica e pedagogia speciale, membro del Centro di ricerca su educazione, media e tecnologie e del Centro studi sul genere e l’educazione dell’Università di Bologna.
Il suo sguardo da ricercatrice ci accompagna in una riflessione sul tema delle tecnologie digitali, cercando di prendere le distanze dal giudizio e pregiudizio che spesso accompagnano questo argomento.

Viviamo un momento in cui ci si può sentire sommersi, soprattutto se non si è più giovanissimi, da una quantità di proposte tecnologiche che va molto oltre lo stretto necessario, di fronte a questa nostra osservazione, Nardone ci ha risposto che “si ha sempre comunque la libertà di scegliere device adatti alle nostre conoscenze ed esigenze, a prescindere dalle offerte di mercato e dalle scelte politiche in materia che ci stanno dietro”.

Indaghiamo poi il rapporto tra digitale e famiglia. Nardone spiega che il pregiudizio che vede un device, ad esempio una console, come qualcosa che isola i ragazzi, in realtà dipende più banalmente da dove è posto: se è nella stanza del ragazza/o, la famiglia è più facile che interagisca poco. Se invece è in salotto, tutto cambia.

Nardone si sofferma anche sulle relazioni tra generazioni: la capacità di un minore di insegnare per esempio ad un nonno ad utilizzare un device, come lo smartphone o un tablet, ha una valenza che molto spesso non gli viene riconosciuta.

L’uso degli emoticon e dei meme da parte dei giovani spesso, ci dice Nardone, viene visto come una semplificazione sterile del linguaggio, ma rappresenta invece una capacità di comunicazione intelligente ed efficace, l’uso di simboli grafici può aiutare per esempio persone con fragilità a comprendere meglio i concetti espressi.
Nardone, a conclusione dell’intervista, risponde ad un’ultima domanda: cos’è la cittadinanza digitale? Vi lasciamo all’ascolto della risposta…

Psicoradio per la Giornata della Salute Mentale

Il 30 settembre Psicoradio ha festeggiato insieme a redattori e redattrici, di oggi e di ieri, insieme ad amici/che e ascoltatrici/tori, un po’ in anticipo rispetto al 10 ottobre, la Giornata Mondiale della Salute Mentale 2025.

Da 20 anni lavoriamo con persone che hanno vite, diagnosi e sensibilità diverse: insieme a loro facciamo cultura sui temi della salute mentale. In particolare, continuiamo a combattere gli stereotipi. Prima di tutto quello di chi sostiene che un disturbo psichico non possa migliorare o guarire. Per questo, per festeggiare insieme, abbiamo aperto le porte della redazione per un incontro speciale.

E’ stato un momento in cui ci siamo ritrovati, ascoltati e abbiamo riflettuto insieme su temi che ci riguardano tutti/e.

I colleghi di Sogni e bisogni hanno dedicato alla giornata questo bell’articolo:

https://www.sogniebisogni.it/documenti/articoli/1551-che-cosa-mi-fa-stare-meglio-e-cosa-no-l-indagine-di-psicoradio-sul-benessere

Siamo partiti da alcune domande:

  • Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo o il discorso che ti fa arrabbiare o ti pesa di più?
  • Più in generale, nella tua vita quotidiana hai capito cosa ti fa stare meglio?  E cosa ti fa stare peggio?
  • E’ possibile cambiare, stare meglio o è solo un sogno?  

Le risposte sono davvero interessanti, spunti per pensare e per condividere esperienze e punti di vista. Abbiamo ora molte interviste da proporvi, state sintonizzati/e!

Il nostro incontro del 30/09/2025 rientra in un programma di 40 tavoli di discussione.
Dal 26 settembre al 10 ottobre infatti si sono svolti numerosi appuntamenti in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, nei luoghi legati al tema del Recovery College di Bologna.
Le iniziative sono organizzate da Azienda USL di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Città metropolitana di Bologna.

“Capitano, mio Capitano!”

Nella seconda puntata  potete continuare a conoscere gli attori e i redattori di Arte e Salute e scoprire quanta creatività può essere espressa all’interno di una redazione giornalistica. 

Ci siamo chiesti se anche nel lavoro teatrale c’è spazio per la creatività dell’attore e come si esprime. Gli attori ce lo hanno descritto con questa metafora:

“noi lavoriamo come l’equipaggio di una nave, dove il nostro regista è il capitano. Per cui sì, certo, ogni marinaio ha modo di pulire la nave, gestirla e organizzarla come più gli è comodo, ma la parola finale l’ha sempre il capitano. C’è molto spazio per aumentare la propria creatività ma è fondamentale un occhio esterno, in particolare quello del regista, per venire diretti al meglio ed essere guidati verso la direzione giusta“.

E invece a Psicoradio?

“Sicuramente c’è spazio per la creatività,  dalla proposta di argomenti che troviamo interessanti alle  musiche più adatte ad ogni tema che trattiamo. La creatività si manifesta anche con la scelta delle domande da fare alle persone che intervistiamo.”

Però, “Non siamo mai abbastanza creativi  – dice Lucia – perché sarebbe bello ideare una puntata fatta con il formato più strano del mondo, che nessuno ha ancora inventato; perciò vorrei restare qui finché non lo invento insieme a voi.”

“La prima volta che ho interagito con la compagnia  mi sentivo fuori posto – racconta un attore –  come se non fossi abbastanza, come se ci fosse davanti a me una montagna da scalare e io fossi solo mentre gli altri erano già in cima. Andando avanti però mi sono reso conto che non solo la montagna non era così alta, ma le persone scendevano per darmi una mano e insieme mi aiutavano a salire”.

“Ho trovato all’interno di Psicoradio un ambiente molto accogliente – aggiunge un redattore – Il lavoro con il gruppo è superiore al valore dei singoli sommati. Vorrei citare questa frase che una volta disse la nostra operatrice Gloria “questo gruppo è come una famiglia e come ogni famiglia si ride, si scherza e ci si vuole uccidere a vicenda”.

“Credo che tutti un po’ nella vita recitiamo – conclude un attore – ma paradossalmente imparare ad essere un attore o un bravo attore ti consente di essere davvero te stesso nella vita.”

Tutti in scena: un dialogo tra redattori e attori

Redattrici e redattori di Psicoradio, attrici e attori di teatro .
Alla radice del loro lavoro c’è l’Associazione Arte e Salute, nata 25 anni fa a Bologna, dall’idea che attraverso l’arte e la creatività si possa contribuire al benessere delle persone che vivono un’esperienza di sofferenza psichica, e nello stesso tempo si possa fare anche cultura, combattendo gli stereotipi che resistono intorno al tema del disagio mentale.

L’Associazione Arte e Salute collabora con il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e ha dato vita, oltre che a Psicoradio, alla Compagnia di prosa, alla Compagnia di teatro ragazzi, e al gruppo dei Maestri burattinai.

Un po’ di tempo fa un gruppo di redattrici e redattori di Psicoradio ha assistito al “Don Giovanni” messo in scena dalla Compagnia di prosa, e da lì è nato il desiderio di incontrare i nostri colleghi attori e attrici, cercando il filo rosso che accomuna le esperienze di Arte e Salute. Lo abbiamo fatto in un pomeriggio estivo al Teatro delle Moline, durante una sessione di prove della compagnia.

Attori e redattori hanno parlato delle loro esperienze rispondendo alle stesse domande: mentre alla Compagnia di prosa abbiamo chiesto come si sentono quando recitano, alla redazione abbiamo posto la domanda: “Come ti senti quando realizzi una puntata?”

Luca, uno degli attori, ci ha raccontato che “l’emozione che si prova quando si recita è sempre diversa. E’ tutto elettrizzante, ogni sera che si sale sul palco non si sa mai cosa ci si deve aspettare ed è proprio quello lo stimolo che ti fa dare sempre il meglio.”

Invece, secondo Barbara di Psicoradio, fare una puntata è concentrazione e divertimento.
“Concentrazione, perché la puntata deve avere una logica, una sequenzialità, un’etica che deve rispettare, ma spesso deve anche divertire e coinvolgere l’ascoltatore nell’argomento che sta affrontando”

A Pamela, della compagnia teatrale, “è capitato, per fortuna non in spettacolo ma durante le prove, di autochiamarmi, cioè chiamare l’altra persona col mio stesso nome”, mentre per il redattore Francesco “le difficoltà che ho incontrato maggiormente sono quelle di comunicare in maniera efficace, esporsi, rispondere in modo corretto per riuscire a comprendere e a fare bene il proprio lavoro; quindi mi piacerebbe migliorare su questo aspetto.”

Le musiche che ascoltate in questa puntata sono state scelte dai redattori di Psicoradio e dagli attori della Compagnia di prosa di Arte e Salute.

La chiacchierata tra noi è durata così a lungo che abbiamo realizzato due puntate: questa è la prima.

 

Psicoradio ancora in TV!

Psicoradio è di nuovo in tv!
Vogliamo ringraziare il Tg2 per il bel servizio che ci ha dedicato!
Siamo molto contenti di come è stato rappresentato il nostro entusiasmo nel lavoro, che ha tra gli obiettivi principali quello di combattere gli stereotipi e dimostrare che “DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE”!
Medicina33, la rubrica del tg2 dedicata alla salute a settembre proporrà un approfondimento su di noi, vi daremo notizie…

La musica è la mia voce

 

Mirco Rabiti, a tre anni, rimane quasi strangolato dalla catena del suo cane. Per lo shock perde l’uso della parola, che inizia a recuperare soltanto alle elementari. “Il bambino è già tanto se si salva” era stato il commento dei medici. “Però se si salva, il bimbo rimarrà muto”. “So che per sei mesi non ho emesso una vocale, un suono. Sono arrivato alla prima elementare che forse parlavo appena appena” .
Gli resta, come lui stesso descrive, “una balbuzie veramente da avere le mani attaccate ai banchi”. Per un buon percorso riabilitativo i dottori suggeriscono ai genitori un ambiente familiare, il più possibile tranquillo, cosa che non avviene nel caso di Mirco: “Papà purtroppo io l’ho vissuto in negativo, ne avevo paura; è strano da dire: tu, figlio unico, hai paura di tuo padre, dovrebbe essere che non vedi l’ora di abbracciare tuo padre, ma io non mi ricordo di essere mai stato in braccio a lui”.
Inoltre il padre non sostiene la sua passione per la musica. “Io devo tutto a mia mamma, ma veramente tutto”. Per Mirco, infatti, la musica “è un regalo divino” e un “linguaggio universale” che gli permette di avere una socialità e di uscire dalla sua condizione di chiusura suonando con altre persone.
Comunque, in un primo momento riesce a fare della sua passione la sua professione: “Ho affrontato un po’ tutti i tipi di sale, dai dancing alle balere alle discoteche, anche i night”.
Ma anche quando sarà costretto a cercarsi lavoro in una officina meccanica non smetterà mai di suonare e studiare musica, tanto da completare il triennio in musica applicata al Conservatorio, mentre ora sta frequentando un biennio master class.
Nella nostra puntata potrete ascoltare due frammenti di brani da lui composti, il primo dedicato alla moglie Paola e il secondo all’artista Alessandro Bergonzoni.

Sono schizofrenica e amo la mia follia

Elena Cerkvenič è nata a Trieste da una famiglia di minoranza slovena. Laureata in Lingue e letterature straniere moderne con 110 e lode, insegnava tedesco nelle scuole. Poi, un giorno, una diagnosi è piombata nella sua vita come un fulmine a ciel sereno: schizofrenia. Da quel momento è iniziato il suo percorso all’interno dei servizi di salute mentale, che dimostra come la cura possa davvero restituire la vita a una persona. Tornata a Trieste, Elena intraprende un viaggio interiore, durante il quale impara a mettere la propria malattia “all’angolo” , ma anche ad accettarla e amarla come parte di sé. Oggi la storia di Elena è diventata un libro, Sono schizofrenica e amo la mia follia, che ha come sfondo la Trieste di Franco Basaglia.

Sono schizofrenica e amo la mia follia è un racconto sotto forma di diario, dove l’autrice spiega che essere felici è possibile anche se si convive con un disturbo mentale, e dimostra come sia possibile vivere questi disturbi e soprattutto affrontarli senza stigmi e pregiudizi. Ci ricorda che convivere con la malattia mentale non significa necessariamente “guarire”, ma può voler dire anche trovare una forma di pace all’interno di essa. Elena stessa dice: “Per quanto mi riguarda, so che si può convivere, con una certa dose di felicità, con la malattia”.

L’importanza di sentirsi accettata e amata è un elemento centrale del racconto di Elena, così come l’accoglienza da parte degli operatori dei Servizi di salute mentale, in una Trieste in cui sono sempre aperti. “Vorrei che tutti sapessero dell’importanza vitale che il sistema pubblico della salute mentale di comunità ha per chi soffre di un grave disturbo mentale. E se ho avuto gli strumenti per rinascere dalle macerie in cui ero precipitata e imparare a vivere pienamente le mie giornate, lo devo ai servizi di salute mentale di Trieste”. Infine, Elena immagina di incontrare Basaglia, che ha reso possibile la sua cura e il suo inserimento nella società attraverso i suoi insegnamenti, e di esprimergli la sua gratitudine. “Così, Franco Basaglia è venuto da me. L’ho visto e mi sono vista. Io seduta sul mio letto del reparto, vestita con dei jeans e una t-shirt blu. Avevo dei bellissimi capelli biondi. Franco Basaglia mi saluta e mi sorride”.

La magia dello sport

Siamo lieti di proporvi questa replica per farci svagare insieme a voi in questa calda estate. Oltre al documentario che vi abbiamo presentato, i nostri redattori Pedro, Daniele e Alessandro hanno voluto raccontare la loro esperienza nello sport; infatti oggi ci rendiamo conto di quanto sia importante per l’integrazione sociale, i sani valori, i benefici e la crescita personale.

A seguire, lo psichiatra Santo Rullo racconta il suo  progetto “Matti per il calcio”, nato anche dalla sua passione per lo sport.

Lo psichiatra è anche il fondatore della squadra italiana che ha partecipato al Mondiale di calcio della salute mentale del 2016 in Giappone, protagonista di “Crazy for football”, documentario di Volfango De Biasi che nel 2017 ha vinto il David di Donatello in questa categoria.
Rullo racconta com’è nata quest’avventura; Matti per il calcio e il documentario che è seguito sono un mezzo per raccontare come lo sport può aiutare tutti nell’accettazione, nella consapevolezza, nella riabilitazione, nel minor impiego di farmaci, e nel combattere lo stigma.

Una dolce opportunità di lavoro

A chi non piace un buon dolce? La sbrisolona, per esempio, tipico dolce mantovano, è facile da fare e molto buona. La ricetta? La chiediamo alla dottoressa Laura Delfino, psicologa e amministratrice delegata di SbrisolAut: “Farina bianca, farina gialla, uova, burro in abbondanza, zucchero e mandorle, e volendo, cioccolato per variarla“.

SbrisolAut è un’impresa profit mantovana, che produce questo dolce con la collaborazione di persone che hanno un disturbo dello spettro autistico.
L’idea è nata proprio da Laura Delfino, che si è resa conto che i ragazzi che seguiva presto avrebbero finito il percorso scolastico senza avere un vero futuro, un vero lavoro. Così ha pensato alla creazione di un’alternativa.

La mission di SbrisolAut è quella di creare opportunità lavorative nel settore della produzione alimentare per adulti nello spettro autistico in un ambiente di lavoro inclusivo, strutturato appositamente sulla base del loro funzionamento e delle loro competenze.

La continuità del lavoro è uno dei punti cardine del progetto. Il secondo punto cardine è che SbrisolAut diventi un modello replicabile in altri territori, che possano sostenere l’occupazione lavorativa di persone con questo funzionamento specifico e che diano valore ai prodotti tipici locali.

Ad offrire uno spazio per utilizzare il forno e dare il via alla produzione di sbrisolone è stata l’associazione Libra Onlus “Sapori di libertà” dove lavorano ex detenuti della casa circondariale di Mantova.

Da questa collaborazione è nata SbrisolAut, in cui lavora Alessio, che abbiamo intervistato:
“Ho quasi 22 anni. Nel mio tempo libero mi piace cucinare e documentarmi sulle ricette anche un po’ difficili per sperimentare, mi piace guardare il calcio e giocare con gli amici ma stare anche da solo”.

La parte del lavoro che Alessio ama di più “è stare con gli amici e avere le mani in pasta”, per lui il lavoro significa “inclusione, divertimento, passione e umiltà, sono i punti che non vengono quasi più presi in considerazione nella vita lavorativa”.

SbrisolAut, il 1 giugno 2025, ha aperto anche un bar, “SbrisolAut tutti per tutti”, a Cerese in via Cisa (Mantova).
Se volete assaggiare i prodotti di SbrisolAut potete ordinarli su sbrisolaut.it.

Buon appetito e alla prossima puntata!

Foto dal sito di SbrisolAut.