Il Triste Film Festival è stato rimandato a data da destinarsi! Appena avremo informazioni a riguardo, vi aggiorneremo.
Torna a Bologna con la sua quarta edizione, “Lacrime di Rabbia”, che si svolgerà dal 6 all’8 marzo a Porta Pratello, in via Pietralata 58. Un’occasione per “stare male insieme, nel nome di rabbia e rancore”, così gli organizzatori invitano il pubblico all’appuntamento. Nell’edizione del 2024, Psicoradio è stata ospite del festival, in particolare è stata coinvolta in una conversazione sulla rappresentazione della depressione e delle fragilità psichiche, che seguiva la proiezione del film di culto It’s Such A Beautiful Day, il capolavoro di animazione firmato da Don Hertzfeldt.
Nel marzo del 2024 Psicoradio è andata a trovare Forteen, uno spazio situato a Bologna, nel cuore della Cirenaica, dedicato agli adolescenti con fragilità gestito dalla Cooperativa sociale CADIAI. Uno spazio di cura e ascolto, in un’ottica di prevenzione e reinserimento.
I locali sono molto grandi: c’è un biliardino, un grande divano per riposare e un murales molto colorato fatto da Roberto, responsabile del settore arte. Ci sono spazi separati per le aree videogiochi, musica, ceramica e c’è anche una piccola cucina.
L’accesso a Forteen avviene su indicazione del servizio di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e del Centro di Salute Mentale – Area Psichiatria Adulti.
Ad accoglierci c’è Milena Fugazzaro, educatrice e coordinatrice del progetto. Ci spiega che al centro si rivolgono ragazzi minorenni, ma anche ragazzi vicini alla maggiore età e le operatrici e gli operatori hanno sviluppato una rete e delle sinergie per assicurare un ponte tra i servizi per i minori e i servizi per gli adulti, un passaggio delicato.
“I giovani maggiorenni da poco possono venire qui dove trovano la cura e l’ascolto che hanno conosciuto quando erano più piccoli”, ci spiega Milena Fugazzaro, “questa cura e questo ascolto per altro si estendono anche a chi viene da altri servizi. E’ un luogo protetto, dove fare
esperienze di relazioni e dove trovare l’ascolto che serve ai ragazzi”.
Grazie all’aiuto di alcuni giovani tirocinanti, i ragazzi e le ragazze possono giocare con i video giochi, esercitarsi nella ceramica e suonare seguendo le proprie passioni.
Nella puntata potrete sentire le voci dei frequentatori, oltre a quella di Milena. Che spiega: “in un mondo ideale, se hai tre aree di funzionamento e sei arrivato qui perché non ne funzionano due, magari non le recuperi tutte, ma ritrovi un nuovo equilibrio con la consapevolezza che tutto cambia. Nessuno di noi è perfetto”.
Psicoradio in una prossima puntata tornerà a parlare di Forteen affrontando il tema dei videogames.
In questa puntata abbiamo due professionisti dello stesso settore a confronto: Hlynur Jonasson, che è venuto a trovarci dall’Islanda, e Fabio Albano, che lavora invece a Bologna, per il Dipartimento di Salute Mentale.
Si occupano entrambi di accompagnare nella ricerca del lavoro persone con fragilità psichica: Jonasson è un professionista della salute mentale al National University Hospital di Reykjavik, dove si occupa di supporto ai giovani per l’inserimento lavorativo, Albano utilizza invece lo strumento IPS, ovvero Individual Placement and Support, che consiste nel fornire, tramite uno specialista, l’aiuto necessario nella ricerca, nell’ottenimento e nello svolgimento di un impiego all’interno del libero mercato del lavoro.
Si raccontano ai microfoni di Psicoradio e spiegano come e con quali progetti riescono a svolgere il compito più importante, che è aiutare le persone a ritrovare dignità e autonomia economica grazie al lavoro.
Jonasson lavora principalmente a due progetti: il primo è chiamato Psichiatric Wellness Employment Advisor e aiuta i pazienti a trovare un lavoro; il secondo, motivo per il quale è venuto a Bologna, consiste in un programma di arti creative che coinvolge persone con sofferenze psichiche in corsi di musica, teatro, ballo, ceramica e scrittura creativa.
Albano ci dice che la percentuale di persone che trovano lavoro grazie al percorso IPS si aggira tra il 50 e il 60% e aggiunge: “La frequenza degli incontri viene decisa dalla persona che sta cercando lavoro. All’inizio possono essere più frequenti, così come quando la persona ha trovato lavoro, perché magari è da tempo fuori dal contesto lavorativo e sente di avere bisogno di supporto.”
A Bologna come in Islanda, le difficoltà comunque ci sono, Jonasson per esempio spiega che le famiglie dei pazienti non sempre sono di supporto, tanto da spingerlo a dire scherzando: “li spedirei volentieri in Cina”…
Per quanto riguarda invece l’IPS, emerge da testimonianze dirette di alcuni nostri redattori che talvolta le persone sentono il bisogno di un percorso più protetto, quindi per loro la scelta più indicata risulta essere il tirocinio formativo, rinviando ad un tempo futuro l’accesso al libero mercato del lavoro.
Restate con noi in questa puntata del tutto internazionale!
In questa puntata, le studentesse hanno scelto di approfondire il tema dell’intelligenza emotiva intervistando la dottoressa Laura Artusio, psicologa, fondatrice di PERLAB (Laboratorio di Psicologia, Emozioni e Ricerca) e autrice del libro Rivoluzione Intelligenza Emotiva. La dottoressa spiega che l’intelligenza emotiva è un’intelligenza a tutti gli effetti, riferita però alle emozioni: le persone emotivamente intelligenti sono abili a riconoscere le informazioni che vengono trasmesse dalle emozioni, a gestire le loro stesse emozioni in modo efficace, hanno un vocabolario ricco per poterle descrivere, e sanno utilizzare il potenziale delle emozioni per risolvere i problemi.
La dottoressa Artusio ritiene anche che ci siano degli stereotipi di genere nell’intelligenza emotiva, le cosiddette regole di espressione delle emozioni, in cui gli uomini sono più autorizzati a mostrare la rabbia, mentre le donne sono più autorizzate a mostrare la tristezza.
La puntata si conclude con le voci delle studentesse ospiti a Psicoradio, alle quali vengono poste alcune domande sull’argomento: ad esempio, viene chiesto loro di raccontare un episodio dove non sono riuscite a controllare le loro emozioni. “Mi è capitato di sentirmi frustrata quando pensavo di non essere ascoltata – spiega una delle ragazze – in quel momento ho reagito in modo impulsivo, parlando in modo secco. Solo dopo mi sono resa conto che dietro la rabbia c’era in realtà delusione.”
In particolare, il progetto Youngle ha visto studenti e psicoredattori lavorare insieme, per far crescere le competenze necessarie a realizzare un podcast, sviluppare la capacità critica e combattere gli stereotipi sulla salute mentale.
Ogni anno i giovani partecipano a incontri di formazione tenuti da esperti dell’Ufficio Giovani del Comune e dell’Azienda USL di Bologna, poi scelgono i temi da affrontare e le modalità di diffusione dei messaggi che vogliono trasmettere. Quest’anno è nata una partnership con la nostra radio, grazie a un bando del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.
Ci vuole una città invita all’inaugurazione della mostra Geografie Irregolari, in programma giovedì 5 febbraio 2026 alle ore 16:00 presso lo spazio Mezz’aria Community Hub, via Frassinago 6/2 – Bologna.
La mostra, in occasione di Arte Fiera Bologna raccoglie alcune opere del Collettivo Artisti Irregolari Bolognesi con il contributo di alcuni atelier d’arte toscani.
Sarà aperta al pubblico fino al 18 febbraio con i seguenti orari:
giovedì 5 febbraio dalle 16:00 alle 22:00
venerdì 6 febbraio dalle 10:00 alle 22:00
sabato 7 febbraio dalle 10:00 alle 24:00
dall‘8 al 18 febbraio dalle 10:00 alle 19:00
La donna uccello è il titolo del quadro di Giulia Rodio. Ed è anche il volantino della mostra.
Le ragazze ci hanno spiegato che è un fenomeno molto diffuso, ma non se ne parla, soprattutto con le persone adulte. Gli psicofarmaci, inoltre, si trovano facilmente, vengono venduti a poco prezzo e spesso sono utilizzati con altre sostanze, aumentandone effetti e pericolosità.
Le studentesse hanno intervistato sull’argomento Fabio Bernardi, psicologo e psicoterapeuta, direttore sanitario della cooperativa sociale Open Group. A lui hanno chiesto di conoscere meglio sia cosa sono e che effetti procurano gli psicofarmaci, sia i rischi dell’abuso senza prescrizione. Il dottor Bernardi definisce gli psicofarmaci come “farmaci che agiscono primariamente sul sistema nervoso centrale e mediano tutte quelle che sono le funzioni del nostro cervello. Come tutti i farmaci, devono essere utilizzati sotto controllo medico: in particolare, molti psicofarmaci possono essere prescritti solo da medici psichiatri, mentre altri possono essere prescritti da qualsiasi medico”.
Spiega anche che, utilizzando gli psicofarmaci fuori da una prescrizione medica, il rischio è di diventare sempre più incapaci di rispondere al sintomo, schiavi del dover prendere qualcosa per riuscire a non sentirlo, mentre invece si dovrebbe imparare a gestirlo.
Secondo Dolores Celona, medico psichiatra del SERDP Pepoli dell’Azienda Usl di Bologna, gli psicofarmaci vengono comprati anche sul web, che è una sede di spaccio molto più modernae meno controllabile: il loro abuso in realtà è un fenomeno che si sta spargendo un po’ dovunque, e i più utilizzati in assoluto sono le benzodiazepine.
Per quanto riguarda le dipendenze, ci sono alcune differenze tra maschi e femmine: “Storicamente i servizi per le dipendenze hannoun’utenza prettamente maschile, invece stiamo riscontrando nell’approccio con i giovani che la maggior parte delle prese in caricoche abbiamo sono per le ragazze. Cambia lo stile di abuso, la maggior parte del consumoè spostato più sull’alcol e sulle sostanze legali”.
Ogni anno i giovani partecipano agli incontri di formazione del progetto Youngle tenuti da esperti dell’Ufficio Giovani del Comune e dell’Azienda USL di Bologna, poi scelgono i temi da affrontare e le modalità di diffusione dei messaggi che vogliono trasmettere.
Se siete in cerca di un impiego e vivete una fragilità di qualunque tipo, questa puntata potrebbe fare al caso vostro, perchè Psicoradio ha deciso di parlare di una realtà positiva a livello formativo e professionale: Refresh Academy. Speriamo che ascoltare queste voci vi dia nuova energia nella ricerca, che a volte può lasciare sfiduciati.
Refresh Academyè una cooperativa sociale a Bologna che offre percorsi di formazione per persone che vogliono intraprendere una carriera nel mondo delle tecnologie informatiche e digitali, finalizzata alla crescita di nuovi talenti e fondata sui valori della diversità, dell’inclusione e dell’integrazione, con un focus sull’inserimento lavorativo.
A novembre 2025 Psicoradio ha incontrato Andrea Scavolini, presidente di Refresh Academy, insieme ad Alice, una studentessa attualmente in formazione, e a due ex studenti dell’accademia di Refresh Academy, Nicolò e Enrico, oggi impiegati nella casa editrice Zanichelli. Ci hanno raccontato le loro esperienze, prima in qualità di studenti e poi di lavoratori nell’ambito delle nuove tecnologie digitali.
Ad esempio, Nicolò ci ha parlato del suo lavoro alla Zanichelli, ottenuto dopo un periodo di formazione presso l’accademia: “Quando ci danno i task, ovvero i compiti da fare, siamo sempre seguiti, non siamo mai abbandonati a noi stessi, ma il lavoro lo facciamo noi e questa è una cosa che dà molta fiducia in sé stessi”.
Alice, parlando della ricerca del lavoro, consiglia di non scoraggiarsi e di essere pronti ad accogliere anche quello che non ci si aspetta. Infine, il presidente Scavolini sottolinea un dato significativo: il 79% degli ex studenti di Refresh Academy risulta oggi occupato. “Ritengo – spiega Scavolini – che occorre portare nella società un cambio di punto di vista: oggi siamo portati a vedere nelle persone i problemi da risolvere, invece il nostro approccio ruota attorno al potenziale da scoprire. Piuttosto che al problema, guardiamo al potenziale.”
Cosa rispondereste se qualcuno vi chiedesse “Qual è secondo voi la droga più pericolosa per un giovane che frequenta una discoteca?” A questa domanda e ad altre ci ha risposto Marco Falconieri, una vecchia conoscenza di Psicoradio, che in questa occasione abbiamo intervistato in veste di responsabile di Beat Project, una delle sezioni del progetto “Guida la Notte” del comune di Bologna.
Marco ci racconta che Beat Project è un “progetto che si rivolge a giovanissimi, giovani e giovani adulti, cioè a chiunque possa accedere ad un locale del divertimento: discoteche, pub, bar ma anche i grandi eventi”. In queste occasioni gli operatori sono presenti con una postazione per “dare informazioni riguardo al consumo di sostanze e alla sessualità, tutto ciò che potrebbe comportare un rischio”.
Nonostante la grande varietà di sostanze in circolazione e la facilità con cui ormai è possibile reperirle, Marco afferma che “la sostanza più consumata è l’alcol, insieme alle sigarette”. Infatti ci racconta che in oltre dieci anni di servizio, le poche volte che ha dovuto chiamare l’ambulanza è stata per persone, soprattutto ragazze, che avevano ingerito massicce quantità di alcol in poco tempo. Si tratta delfenomeno del binge drinking che secondo Marco è “uno dei comportamenti più rischiosi, poiché porta ad un’intossicazione acuta”. Insieme al binge drinking si assiste anche alla crescente diffusione dei cocktail a base di energy drink, infatti: “grazie alla presenza della caffeina si sente meno la sbronza, anche se il tasso alcolemico è molto alto”.
Ma l’affermazione che forse è più sorprendente riguarda proprio gli effetti dell’alcol: secondo Marco si tratta di “una sostanza tossica al pari dell’eroina, che provoca lo stesso tipo di dipendenza” e che, nel breve periodo, causa gravi problemi gastrointestinali e al fegato. Quando poi diventa una dipendenza vera e propria possono insorgere deficit cognitivi e problemi neurologici.
Mirco Rabiti, a tre anni, rimane quasi strangolato dalla catena del suo cane. Per lo shockperde l’uso della parola, che inizia a recuperare soltanto alle elementari. “Il bambino è già tanto se si salva” era stato il commento dei medici. “Però se si salva, il bimbo rimarrà muto”. “So che per sei mesi non ho emesso una vocale, un suono -spiega Mirco-. Sono arrivato alla prima elementare che forse parlavo appena”. Gli resta, come lui stesso descrive, “una balbuzie da avere le mani attaccate ai banchi”.
Per un buon percorso riabilitativo i dottori suggeriscono ai genitori un ambiente familiare, il più possibile tranquillo, cosa che non avviene nel caso di Mirco: “Papà purtroppo l’ho vissuto in negativo, ne avevo paura; è strano da dire: tu, figlio unico, hai paura di tuo padre, dovrebbe essere che non vedi l’ora di abbracciarlo, ma non ricordo di essere mai stato in braccio a lui”. Inoltre il padre non sostiene la sua passione per la musica. “Io devo tutto a mia mamma, ma veramente tutto”. Per Mirco, infatti, lamusica “è un regalo divino” e un “linguaggio universale” che gli permette di avere una socialità e di uscire dalla sua condizione di chiusura suonando con altre persone.
Comunque, in un primo momento riesce a fare della sua passione la sua professione: “Ho affrontato un po’ tutti i tipi di sale, dai dancing alle balere alle discoteche, anche i night”.
Ma anche quando sarà costretto a cercarsi lavoro in un’officina meccanica non smetterà mai di suonare e studiare musica, tanto da completare il triennio in musica applicata al Conservatorio, mentre ora sta frequentando un biennio master class.
Nella nostra puntata potrete ascoltare due frammenti di brani da lui composti, il primo dedicato alla moglie Paola e il secondo all’artista Alessandro Bergonzoni.
In vista della pausa natalizia, la redazione di Psicoradio ha scelto alcune canzoni per augurarvi Buone Feste: tuttavia, nessuna di queste canzoni fa riferimento al Natale, quindi potrete ascoltarle tutto l’anno!
Egle ha scelto Savage Daughter di Sarah Hester Ross;
Gloria ha scelto Wildest Dreams di Taylor Swift;
Pedram ha scelto Cara Italia di Ghali;
Francesco ha scelto Cornflakes Girl di Tori Amos;
Barbara ha scelto Rondeau dei Marinai dei Lyradanz;
La puntata si apre con una riflessione sulla vicenda dell’accoltellamento di una donna a Milano, avvenuta il 3 novembre 2025 da parte di un uomo che poi è fuggito. L’uomo soffriva di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato. La trasmissione “Tutta la città ne parla” di Rai Radio3 ha affrontato questo tema difficile, invitando una serie di esperti che hanno espresso la loro opinione sul sistema di cura e sul rischio costante di semplificazioni e stigma per le persone con problemi di salute mentale.
Proprio la nostra direttrice, Cristina Lasagni, è stata chiamata a chiudere la trasmissione di Rai3 con le sue riflessioni e la testimonianza dell’esperienza della nostra Redazione.
Il professor Massimo Clerici, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria, si è espresso sul nesso tra violenza e salute mentale: “Tutte le ricerche internazionali dimostrano che non c’è un rapporto diretto tra disturbi mentali e violenza”.
“Statisticamente rispetto ai delitti commessi nel quotidiano dai sani, dai normali, i delitti e i crimini commessi dalle persone con sofferenza psichica sono una grandissima minoranza. C’è un’affermazione importante dell‘OMS che dice che le violenze perpetrate dai malati di mente sono incommensurabilmente meno di quelle subite dai malati di mente” racconta lo psichiatra Benedetto Saraceno, che è stato anche direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il confronto si chiude con la visione della fondatrice di Psicoradio, Cristina Lasagni: “Dall’esempio che riscontriamo in radio abbiamo capito una cosa fondamentale: che tutti noi, con disturbo o senza disturbo, abbiamo bisogno delle stesse cose. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci veda, di qualcuno che creda in noi e che rafforzi l’autostima che uno ha”.
Nella seconda parte della nostra puntata, lo sguardo si allarga e attraversa i confini nazionali, arrivando fino al Myanmar. Ospiti della redazione di Psicoradio sono il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo, che lavorano nella clinica Aung Clinic di Rangoon, capitale del Myanmar. Non è facile uscire da un paese governato da un regime militare, ma è stato possibile grazie ad un invito speciale: a Praga, dal 5 all’8 ottobre, si è tenuto il 25esimo Congresso Mondiale di Psichiatria, organizzato dalla World Psychiatric Association, al quale ha partecipato la delegazione della clinica Aung Clinic. Qui hanno presentato una relazione sul loro lavoro; la clinica utilizza l’arte come mezzo per la cura, un’idea molto innovativa per un paese in cui esistono ancora i manicomi.
Da Praga, la delegazione è arrivata a Bologna, grazie al fatto che Arte e Salute aveva già incontrato il lavoro della clinica in Giappone. Qui era andato in scena uno spettacolo teatrale di cui i pazienti della clinica Aung avevano curato la scenografia, ed era nata una collaborazione.
Il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo ci hanno rivolto molte domande su Psicoradio e ne abbiamo rivolte altrettante noi a loro. Le loro risposte ci hanno fatto riflettere: “I problemi mentali più comuni in Myanmar -spiegano- sono correlati alle attuali crisi sociali, politiche ed economiche: ansia, depressione e disordine da stress post-traumatico. Questo, sommato al recente terremoto e al Covid, ha portato ad un aumento preoccupante del tasso di suicidi”.
Il bando è gratuito ed è aperto ai lavori realizzati sia da videomaker, sia dai centri che si occupano di disagio psichico.
Una sezione è dedicata ai cortometraggi (durata fino a 30′) ed un’altra ai lungometraggi (oltre i 30′).
Tutti i generi sono ammessi (fiction, documentario, animazione,…) purché l’opera tratti il tema della salute mentale in modo esplicito o simbolico, e con risultati validi e originali.
La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata al 19 Gennaio 2026.
La giuria assegnerà diversi premi in denaro e sarà costituita anche una giuria popolare composta da appassionati, che assegnerà il premio del pubblico.