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Autore: Psicoradio

Alcol come eroina

A grande richiesta: la replica!

Cosa rispondereste se qualcuno vi chiedesse “Qual è secondo voi la droga più pericolosa per un giovane che frequenta una discoteca?” A questa domanda e ad altre ci ha risposto Marco Falconieri, una vecchia conoscenza di Psicoradio, che in questa occasione abbiamo intervistato in veste di responsabile di Beat Project, una delle sezioni del progetto “Guida la Notte” del comune di Bologna.

Marco ci racconta che Beat Project è un “progetto che si rivolge a giovanissimi, giovani e giovani adulti, cioè a chiunque possa accedere ad un locale del divertimento: discoteche, pub, bar ma anche i grandi eventi”. In queste occasioni gli operatori sono presenti con una postazione per “dare informazioni riguardo al consumo di sostanze e alla sessualità, tutto ciò che potrebbe comportare un rischio”.

Nonostante la grande varietà di sostanze in circolazione e la facilità con cui ormai è possibile reperirle, Marco afferma che “la sostanza più consumata è l’alcol, insieme alle sigarette”. Infatti ci racconta che in oltre dieci anni di servizio, le poche volte che ha dovuto chiamare l’ambulanza è stata per persone, soprattutto ragazze, che avevano ingerito massicce quantità di alcol in poco tempo. Si tratta del fenomeno del binge drinking che secondo Marco è “uno dei comportamenti più rischiosi, poiché porta ad un’intossicazione acuta”. Insieme al binge drinking si assiste anche alla crescente diffusione dei cocktail a base di energy drink, infatti: “grazie alla presenza della caffeina si sente meno la sbronza, anche se il tasso alcolemico è molto alto”.

Ma l’affermazione che forse è più sorprendente riguarda proprio gli effetti dell’alcol: secondo Marco si tratta di “una sostanza tossica al pari dell’eroina, che provoca lo stesso tipo di dipendenza” e che, nel breve periodo, causa gravi problemi gastrointestinali e al fegato. Quando poi diventa una dipendenza vera e propria possono insorgere deficit cognitivi e problemi neurologici.

La musica è la mia voce

A grande richiesta: la replica!

Mirco Rabiti, a tre anni, rimane quasi strangolato dalla catena del suo cane. Per lo shock perde l’uso della parola, che inizia a recuperare soltanto alle elementari. “Il bambino è già tanto se si salva” era stato il commento dei medici. “Però se si salva, il bimbo rimarrà muto”. “So che per sei mesi non ho emesso una vocale, un suono -spiega Mirco-. Sono arrivato alla prima elementare che forse parlavo appena”. Gli resta, come lui stesso descrive, “una balbuzie da avere le mani attaccate ai banchi”.

Per un buon percorso riabilitativo i dottori suggeriscono ai genitori un ambiente familiare, il più possibile tranquillo, cosa che non avviene nel caso di Mirco: “Papà purtroppo l’ho vissuto in negativo, ne avevo paura; è strano da dire: tu, figlio unico, hai paura di tuo padre, dovrebbe essere che non vedi l’ora di abbracciarlo, ma non ricordo di essere mai stato in braccio a lui”. Inoltre il padre non sostiene la sua passione per la musica. “Io devo tutto a mia mamma, ma veramente tutto”. Per Mirco, infatti, la musica “è un regalo divino” e un “linguaggio universale” che gli permette di avere una socialità e di uscire dalla sua condizione di chiusura suonando con altre persone.

Comunque, in un primo momento riesce a fare della sua passione la sua professione: “Ho affrontato un po’ tutti i tipi di sale, dai dancing alle balere alle discoteche, anche i night”.
Ma anche quando sarà costretto a cercarsi lavoro in un’officina meccanica non smetterà mai di suonare e studiare musica, tanto da completare il triennio in musica applicata al Conservatorio, mentre ora sta frequentando un biennio master class.
Nella nostra puntata potrete ascoltare due frammenti di brani da lui composti, il primo dedicato alla moglie Paola e il secondo all’artista Alessandro Bergonzoni.

Psico-compilation di Natale 2025

In vista della pausa natalizia, la redazione di Psicoradio ha scelto alcune canzoni per augurarvi Buone Feste: tuttavia, nessuna di queste canzoni fa riferimento al Natale, quindi potrete ascoltarle tutto l’anno!

Egle ha scelto Savage Daughter di Sarah Hester Ross;

Gloria ha scelto Wildest Dreams di Taylor Swift;

Pedram ha scelto Cara Italia di Ghali;

Francesco ha scelto Cornflakes Girl di Tori Amos;

Barbara ha scelto Rondeau dei Marinai dei Lyradanz;

Cristina ha scelto Figlia d’a Tempesta di La Niña;

Giada ha scelto La Verità di Brunori Sas.

Psicoradio alla radio

La puntata si apre con una riflessione sulla vicenda dell’accoltellamento di una donna a Milano, avvenuta il 3 novembre 2025 da parte di un uomo che poi è fuggito. L’uomo soffriva di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato. La trasmissione Tutta la città ne parla di Rai Radio3 ha affrontato questo tema difficile, invitando una serie di esperti che hanno espresso la loro opinione sul sistema di cura e sul rischio costante di semplificazioni e stigma per le persone con problemi di salute mentale.
Proprio la nostra direttrice, Cristina Lasagni, è stata chiamata a chiudere la trasmissione di Rai3 con le sue riflessioni e la testimonianza dell’esperienza della nostra Redazione.

Il professor Massimo Clerici, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria, si è espresso sul nesso tra violenza e salute mentale: “Tutte le ricerche internazionali dimostrano che non c’è un rapporto diretto tra disturbi mentali e violenza”.

“Statisticamente rispetto ai delitti commessi nel quotidiano dai sani, dai normali, i delitti e i crimini commessi dalle persone con sofferenza psichica sono una grandissima minoranza. C’è un’affermazione importante dell‘OMS che dice che le violenze perpetrate dai malati di mente sono incommensurabilmente meno di quelle subite dai malati di mente” racconta lo psichiatra Benedetto Saraceno, che è stato anche direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il confronto si chiude con la visione della fondatrice di Psicoradio, Cristina Lasagni: “Dall’esempio che riscontriamo in radio abbiamo capito una cosa fondamentale: che tutti noi, con disturbo o senza disturbo, abbiamo bisogno delle stesse cose. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci veda, di qualcuno che creda in noi e che rafforzi l’autostima che uno ha”.

Nella seconda parte della nostra puntata, lo sguardo si allarga e attraversa i confini nazionali, arrivando fino al Myanmar. Ospiti della redazione di Psicoradio sono il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo, che lavorano nella clinica Aung Clinic di Rangoon, capitale del Myanmar. Non è facile uscire da un paese governato da un regime militare, ma è stato possibile grazie ad un invito speciale: a Praga, dal 5 all’8 ottobre, si è tenuto il 25esimo Congresso Mondiale di Psichiatria, organizzato dalla World Psychiatric Association, al quale ha partecipato la delegazione della clinica Aung Clinic. Qui hanno presentato una relazione sul loro lavoro; la clinica utilizza l’arte come mezzo per la cura, un’idea molto innovativa per un paese in cui esistono ancora i manicomi.

Da Praga, la delegazione è arrivata a Bologna, grazie al fatto che Arte e Salute aveva già incontrato il lavoro della clinica in Giappone. Qui era andato in scena uno spettacolo teatrale di cui i pazienti della clinica Aung avevano curato la scenografia, ed era nata una collaborazione.

Il dottor Aung Min e la dottoressa San San Oo ci hanno rivolto molte domande su Psicoradio e ne abbiamo rivolte altrettante noi a loro. Le loro risposte ci hanno fatto riflettere: “I problemi mentali più comuni in Myanmar -spiegano- sono correlati alle attuali crisi sociali, politiche ed economiche: ansia, depressione e disordine da stress post-traumatico. Questo, sommato al recente terremoto e al Covid, ha portato ad un aumento preoccupante del tasso di suicidi”.

Autore: rawpixel.com Ringraziamenti: rawpixel.com

Psicoappuntamento: lo Spiraglio Film Festival

Psicoradio annuncia l’apertura delle iscrizioni gratuite alla sedicesima edizione del bando Lo Spiraglio Film Festival della salute mentale.

L’evento si terrà a Roma dal 15 al 18 Aprile 2026 presso il MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo.

L’iniziativa è organizzata dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1 e Roma Capitale in collaborazione con il museo.

Il bando è gratuito ed è aperto ai lavori realizzati sia da videomaker, sia dai centri che si occupano di disagio psichico.

Una sezione è dedicata ai cortometraggi (durata fino a 30′) ed un’altra ai lungometraggi (oltre i 30′).

Tutti i generi sono ammessi (fiction, documentario, animazione,…) purché l’opera tratti il tema della salute mentale in modo esplicito o simbolico, e con risultati validi e originali.

La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata al 19 Gennaio 2026.

La giuria assegnerà diversi premi in denaro e sarà costituita anche una giuria popolare composta da appassionati, che assegnerà il premio del pubblico.

Il regolamento completo è pubblicato sul sito ufficiale del Festival.

Per maggiori info potete scrivere alla mail: spiragliofest@gmail.com

Dalla scuola alla radio della mente – Prima puntata

Psicoradio incontra Giovanni, Samuele e Tommaso, tre studenti della scuola IIS Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena, tra i protagonisti quest’anno del progetto Youngle. Si tratta di un percorso formativo che coinvolge adolescenti di età compresa fra i 14 e i 19 anni provenienti da tre Istituti scolastici della Città Metropolitana di Bologna: IIS Caduti della Direttissima di Castiglione dei Pepoli, IIS Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena e Istituto Professionale Alberghiero Luigi Veronelli di Casalecchio di Reno/Valsamoggia.

In particolare, il progetto Youngle vede studenti e psicoredattori lavorare insieme, per far crescere le competenze necessarie a realizzare un podcast, sviluppare la capacità critica e combattere gli stereotipi sulla salute mentale.

Ogni anno i giovani partecipano a incontri di formazione tenuti da esperti dell’Ufficio Giovani del Comune e dell’Azienda USL di Bologna, poi scelgono i temi da affrontare e le modalità di diffusione dei messaggi che vogliono trasmettere. Quest’anno è nata una partnership con la nostra radio.

In questa intervista a ruoli invertiti sono i ragazzi a porre domande alle nostre redattrici sul tema dell’accessibilità al lavoro per le persone che convivono con fragilità, un argomento che hanno scelto proprio loro di approfondire. Una sottolinea l’importanza di non scoraggiarsi e di impegnarsi attivamente nella ricerca di un’occupazione; l’altra invece racconta come la sua principale difficoltà risieda nel lavoro di gruppo, spiegando di sentirsi più efficace quando può gestire le attività in autonomia.

La puntata prosegue con un approfondimento affidato alla dottoressa Claudia Romano, responsabile del Collocamento Mirato di Bologna, che illustra il funzionamento di questo servizio: “Un insieme di strumenti pensati per analizzare le competenze delle persone con disabilità e le postazioni di lavoro presenti nelle aziende, per fare un incrocio tra domanda e offerta.”

In seguito, i ragazzi di Youngle condividono ciò che li ha maggiormente colpiti dell’esperienza a Psicoradio: per alcuni è l’ambiente della redazione, per altri sono i passaggi che compongono il montaggio di una puntata.

Tutto questo nasce da un bando del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

Ascolta le altre puntate: Seconda puntata – Veronelli

Terza puntata – Caduti della Direttissima

La ruvida lingua delle foglie di Papusza

A grande richiesta: la replica!

Alisa è una giovane mediatrice culturale rom di nazionalità romena che vive a Bologna da una decina d’anni. La sua storia parla anche della storia dell’immigrazione romena in città. Alisa, arrivata adolescente, ha vissuto in un edificio occupato in condizioni molto difficili. E’ arrivata anche a negare la sua identità per farsi accettare da tutti. Nella conversazione che Psicoradio ha fatto con lei, Alisa parla della sua integrazione, scardina pregiudizi e rovescia molti stereotipi come ad esempio quello classico secondo cui gli zingari rubano i bambini. Ad Alisa chiediamo anche di spiegarci perché ci sono bimbi che chiedono l’elemosina.

Un’altra donna rom è la protagonista della seconda parte della puntata: Bronisława Wajs, soprannominata Papusza, che in lingua romanes significa bambola. Era una poetessa rom polacca vissuta nel secolo scorso; la sua comunità non accettava che lei scrivesse i suoi testi molto intensi. Nelle sue poesie racconta la forza e la bellezza della natura che la circondava. Papusza è morta folle e sola, dopo aver bruciato tutte le sue opere: solo pochissime si sono salvate e due di queste sono inserite nella puntata della settimana, accompagnate dall’evocativa musica tzigana di Lida Goulesco e dalle musiche nuziali dei rom del Kosovo.

Un caos ordinato

A grande richiesta: la replica!

Cecilia, ex redattrice di Psicoradio, ha deciso di parlare ai nostri microfoni della propria storia personale, un percorso segnato dalla sofferenza psichica ma anche dalla cura, dal lavoro e dalla possibilità concreta di ritrovare stabilità: questa è un’intervista che lancia un messaggio di speranza. Seguita dai servizi di salute mentale, Cecilia ha spiegato come, passo dopo passo, sia riuscita a costruire una quotidianità più solida, imparando a credere in sé stessa e a riconoscere risorse che per molto tempo sono rimaste nascoste. Il suo racconto è accompagnato da una selezione di brani musicali scelti e introdotti da lei, che l’hanno aiutata a dare voce alle emozioni vissute nei periodi bui.

La direttrice di Psicoradio ricorda come all’inizio della sua esperienza in redazione, Cecilia ripetesse spesso di non sentirsi capace e di non farcela. Oggi è lei stessa a parlare del cambiamento: grazie al supporto di professionisti, al confronto con il gruppo di pari e all’esperienza lavorativa in radio, ha conquistato competenze, risorse e strumenti necessari per trasformare il dolore in consapevolezza e autonomia.

L’impegno a Psicoradio ha significato un passaggio decisivo. Nonostante un inizio difficile vissuto come un “Big Bang”, quell’esperienza si è rivelata una sorta di terapia d’urto positiva, in grado di rimettere in moto relazioni, desideri e fiducia: “La prima impressione a Psicoradio -spiega- è stata una sorta di caos ordinato, quando arrivi qui il lavoro redazionale è già tutto in corsa, però allo stesso tempo mi è servito molto uscire da casa mia, già questo è stato un grande passo per me”.

Oggi Cecilia è una donna autonoma, con un lavoro stabile e una casa di proprietà in cui vive da sola. Il confronto con gli altri, la condivisioni delle preoccupazioni e la conquista dell’indipendenza sono stati elementi centrali per costruire il suo benessere interiore. Una puntata che parla di fragilità senza retorica e di cambiamento come processo reale.

Voci dal Festival del Terzo Settore

Come si combatte la solitudine? Psicoradio ha cercato di rispondere a questa domanda prendendo parte alla prima edizione di Partecipare per cambiare, il Festival del Terzo Settore dell’Emilia-Romagna, che si è svolto il 27 settembre in Piazza Lucio Dalla a Bologna. L’iniziativa, promossa dalla Regione Emilia-Romagna insieme ai Centri di Servizio per il Volontariato e i Forum del Terzo Settore, ha riunito oltre 150 associazioni, impegnate nella costruzione di comunità più attente ai bisogni delle persone. Psicoradio, insieme all’associazione Arte e Salute, ha partecipato come media partner e ha raccolto pensieri e testimonianze su un tema che attraversa tutti: la solitudine.

In questa puntata ascolterete le voci di alcune delle associazioni presenti all’evento. «Senza salute mentale non c’è salute». Lo ricorda Davida Zaccherini vicepresidente dell’associazione E pas e temp di Imola, che, assieme ad un gruppo di esperti, racconta l’esperienza di un gruppo teatrale e uno di percussioni: «Siamo stati capofila per tanti anni del progetto “Oltre la siepe”, rivolto agli utenti, ai familiari e ai volontari». Per Marina Mambelli, anche lei dell’associazione E pas e temp, la solitudine è mancanza di appartenenza: «Vivo sola, ma partecipo ad un coro e a un gruppo religioso. È questo che mi fa stare bene». Daniele Nesci, presidente dell’associazione Sorriso, riflette sul valore dell’aiuto reciproco: «L’ho scoperto con una tragedia familiare, talvolta bisogna soffrire per accorgersi di ciò che ci circonda. Non bisogna mai abbattersi, la cosa più bella è imparare dalle proprie difficoltà». Chiara, Luca e Davide, dell’associazione Altre Vie, raccontano come il loro impegno sia nato da un’esperienza scout: «La nostra associazione si occupa di testimonianza, fratellanza e missionariato». Katia dell’associazione You Net parla di legami che diventano cura: «Si trovano passioni, persone affini e si riempie quel vuoto che la solitudine lascia». «Lavoro con i bambini non vedenti. È strano dire tennis per un cieco, ma esiste. Lo sport è inclusione e toglie la gente dalla solitudine» è la visione di Nino Amirouche, psicologo e presidente di Un Bastone per l’Africa. Per Annalisa Dondi, dell’associazione Salviamo la ghiacciaia, la solitudine è una gran tristezza, ma gli incontri culturali possono offrire brevi e preziosi sollievi. «Quando riconosci i tuoi limiti, trovi un po’ di pace interiore» conclude Claudio Muscari di Fidas Bologna.

Tutte queste storie sono legate da una comune consapevolezza: impegnarsi per gli altri è una forma concreta di cura anche per sé stessi, una risposta alla solitudine e alla fragilità.

Cosa ti fa stare bene e cosa ti fa stare male?

Psicoradio ha dedicato un piccolo ciclo di inchieste, domandando ad un gruppo di persone in cura presso i servizi di salute mentale qual è lo stereotipo che li fa più soffrire o più arrabbiare, infatti la puntata si intitolava “Gli stereotipi che fanno più male”. In questa puntata invece, le domande interrogano un gruppo di persone, collaboratori, utenti o amici di Psicoradio, e a loro abbiamo chiesto cosa li fa stare meglio e cosa li fa stare peggio.
Sono venute fuori tante risposte, eccone qualcuna:

Fa stare meglio essere immersi nella natura.

Un amico che incontri per caso.

Un’attività creativa.

Stare in mezzo alle persone.

Essere attivo.

Fa stare peggio il non essere ascoltati.

La mancanza di ordine.

L’imprevedibilità.

Quando qualcuno mi guarda male e non mi parla.

Quando non sono ascoltata e considerata.

E’ molto interessante vedere che, da queste risposte, nessuno è in grado di capire se chi le ha date sia una persona in cura o semplicemente una persona, ed è un bell’esempio di come tanti stereotipi siano, oltre che inutili, assolutamente sbagliati.

Abbiamo rivolto queste domande alle nostre ascoltatrici e ai nostri ascoltatori, che ci hanno risposto via mail:

Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo o il discorso che ti fa arrabbiare o ti pesa di più?

Più in generale, nella tua vita quotidiana hai capito cosa ti fa stare meglio?  E cosa ti fa stare peggio?

E’ possibile cambiare, stare meglio o è solo un sogno?

Ecco alcune delle loro risposte.

 

 

È così difficile parlare di sesso?

Lunedì mattina, il 3 novembre, una donna è stata accoltellata a Milano, in piazza Gae Aulenti, da un uomo che non conosceva, e che è poi fuggito. La donna è stata colpita di spalle, al fianco sinistro, ed è stata trasportata al vicino ospedale di Niguarda, dove è stata operata: le sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo di vita.

Per ferirla, l’uomo ha usato un coltello da cucina di 30 centimetri, che era ancora nel fianco della donna quando è stata soccorsa. La donna aggredita ha detto di non essere riuscita a vederlo. L’uomo è stato poi arrestato dai carabinieri. Soffre di problemi psichiatrici ed era in carico ad una struttura da cui era stato allontanato; 10 anni fa aveva tentato di uccidere due pensionati.

Ve ne stiamo parlando perchè Rai Radio3 si è occupato di questa vicenda nel programma radiofonico “Tutta la città ne parla”; hanno partecipato persone di grande competenza nel campo della salute mentale, come lo psichiatra Massimo Clerici, la presidente dell’UNASAM Gisella Trincas, e Benedetto Saraceno, che si è occupato di oltre 90 paesi dirigendo per 15 anni il Dipartimento di Salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E’ intervenuta anche Psicoradio, perchè “Tutta la città ne parla” ha chiesto alla direttrice, Cristina Lasagni, di chiudere la puntata con un breve intervento.

Potrete ascoltare qui la puntata di “Tutta la città ne parla”

 

Una puntata che infonde speranza. È la storia di un uomo che, con un bel po’ di coraggio e molta ironia, lotta per cambiare la sua vita e quella di altre persone nelle sue condizioni.

Maximiliano Ulivieri è il fondatore dell’associazione Love Giver, che forma operatori esperti nell’aiutare le persone disabili a conquistarsi autonomia in campi complessi come l’emotività, l’affettività e la sessualità. Lui oggi ha una moglie e una bambina ma, come racconta ai nostri microfoni, avrebbe potuto stare fermo, prigioniero del suo corpo, piegato da una rara forma di disabilità che gli impedisce moltissimi movimenti. Invece quel corpo, così diverso dai corpi che siamo abituati a vedere, è diventato strumento di rinascita continua e di conoscenza, alla ricerca della gioia e della vitalità.

Del suo lavoro ha raccontato il documentario “Because of my body” di Francesco Cannavà. Il film segue il percorso di Claudia, una ragazza con una disabilità motoria, alla scoperta del suo corpo e del piacere che può darle. In questo cammino durato un anno è accompagnata da Marco, un OEAS, operatore all’emotività, affettività, sessualità.

Gli stereotipi che fanno più male

“Solo perché uno ha bisogno di tempo e di parlare con qualcuno, non è che è matto”.
Quando si parla di salute mentale, qual è lo stereotipo che ti dà più fastidio o che ti fa più soffrire?

Questa è la domanda da cui siamo partiti il 30 settembre, quando abbiamo celebrato in anticipo la Giornata Mondiale della Salute Mentale. aprendo le porte della nostra redazione.

Vi lasciamo alla nostra puntata: ascolterete le persone che sono in cura presso Centri di Salute Mentale.

C’è chi parla di termini utilizzati a sproposito, altri di problemi sul lavoro, nelle relazioni, con gli psicofarmaci; sono tante le forme che gli stereotipi prendono.

Ecco alcune delle nostre citazioni preferite:

“Una cosa che mi fa arrabbiare molto è la gente che pensa che lo fai per ricevere attenzioni”.

“Essere identificata con la mia malattia; io non rappresento quella malattia, solo in parte impatta sulla mia vita”.

“La filosofia del: hai un problema ma sono fisime, sono cose che ti stai immaginando tu”.

“L’idea dell’inabilità: l’incapacità nel poter svolgere qualsiasi lavoro che una persona desidera svolgere “.

“Io lo vedo nei medici e negli educatori; un senso di vabbè dai, convivici, anch’io ho dei periodi in cui sto male”.