Il digitale? né buono né cattivo, dipende…
Rosi Nardone, esperta di didattica e pedagogia speciale, si confronta con i dubbi di Psicoradio
🔊 Puntata 979
Nessuno strumento tecnologico è di per sé buono o cattivo, a definirne l’effetto sulla persona è la conoscenza che se ne ha e la finalità con cui viene utilizzato. E’ una delle riflessioni che abbiamo condiviso con Rosi Nardone, ricercatrice dell’Università di Bologna, esperta di didattica e pedagogia speciale, membro del Centro di ricerca su educazione, media e tecnologie e del Centro studi sul genere e l’educazione dell’Università di Bologna.
Il suo sguardo da ricercatrice ci accompagna in una riflessione sul tema delle tecnologie digitali, cercando di prendere le distanze dal giudizio e pregiudizio che spesso accompagnano questo argomento.
Viviamo un momento in cui ci si può sentire sommersi, soprattutto se non si è più giovanissimi, da una quantità di proposte tecnologiche che va molto oltre lo stretto necessario, di fronte a questa nostra osservazione, Nardone ci ha risposto che “si ha sempre comunque la libertà di scegliere device adatti alle nostre conoscenze ed esigenze, a prescindere dalle offerte di mercato e dalle scelte politiche in materia che ci stanno dietro”.
Indaghiamo poi il rapporto tra digitale e famiglia. Nardone spiega che il pregiudizio che vede un device, ad esempio una console, come qualcosa che isola i ragazzi, in realtà dipende più banalmente da dove è posto: se è nella stanza del ragazza/o, la famiglia è più facile che interagisca poco. Se invece è in salotto, tutto cambia.
Nardone si sofferma anche sulle relazioni tra generazioni: la capacità di un minore di insegnare per esempio ad un nonno ad utilizzare un device, come lo smartphone o un tablet, ha una valenza che molto spesso non gli viene riconosciuta.
L’uso degli emoticon e dei meme da parte dei giovani spesso, ci dice Nardone, viene visto come una semplificazione sterile del linguaggio, ma rappresenta invece una capacità di comunicazione intelligente ed efficace, l’uso di simboli grafici può aiutare per esempio persone con fragilità a comprendere meglio i concetti espressi.
Nardone, a conclusione dell’intervista, risponde ad un’ultima domanda: cos’è la cittadinanza digitale? Vi lasciamo all’ascolto della risposta…