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Autore: Psicoradio

Il cavallo e la torre

Il 4 e il 5 dicembre Rai3 è venuta nella redazione di Psicoradio per realizzare l’ultima puntata 2024 del programma  “Il cavallo e la torre”, di Marco Da Milano. Lo scrittore Daniele Mencarelli, già altre volte nostro ospite per presentare i suoi libri, che ha dialogato con noi, e in particolare con Serena, una giovane punk-redattrice, che racconta come ha sconfitto la dipendenza dalla droga.

Qui trovate la puntata realizzata dalla Rai, e qui la puntata di Psicoradio che ha proseguito l’intervista a Serena, più in profondità.

Ecco alcune foto che abbiamo scattato in quelle giornate.

 

Rompersi con la droga e aggiustarsi da soli

Come forse sapete, Rai3 è venuta in redazione per realizzare l’ultima puntata del 2024 del programma  “Il cavallo e la torre”, di Marco Da Milano; qui lo scrittore Daniele Mencarelli  ha dialogato con Serena, una giovane punk-redattrice che racconta come ha sconfitto la dipendenza dalla droga.

Poi, la redazione ha chiesto a Serena di dirci qualcosa di più su questa sua esperienza di dipendenza da cocaina durata per anni, nonostante la giovane età. Soprattutto, le abbiamo fatto una domanda che in tanti, forse, ascoltandola si sono fatti: come è riuscita ad uscirne da sola. La cocaina è una sostanza che non guarda in faccia a nessuno, ed il suo utilizzo crea una dipendenza psichica estremamente elevata, che può manifestarsi con importanti crisi d’astinenza. Produce soprattutto danni a livello psichico: il consumo prolungato, infatti, porta facilmente a una progressiva modificazione dei tratti della personalità, con manifestazioni che vanno da crisi depressive, con la sensazione di trovarsi in un ambiente ostile, fino ai deliri di grandezza, con conseguenze molto gravi ed una grande difficoltà ad uscire dalla dipendenza.

Questa è una storia, invece, dove una persona fragile e giovanissima si è rotta, ma è poi riuscita ad aggiustarsi.

Ecco come Da Milano ha introdotto la puntata di “Il cavallo e la torre”:
“Alla fine dell’anno le testate internazionali e italiane si impegnano a cercare la persona dell’anno. Le persone dell’anno sono leadership forti, modelli vincenti, personalità infrangibili. Nell’ultima puntata del 2024 voltiamo la carta dalla parte opposta e vi raccontiamo con Daniele Mencarelli la storia di Psicoradio, nata nel 2006 a Bologna, con la sede e gli studi nell’ex manicomio Roncati. Una storia di fragilità e speranza.
Secondo i dati dell’Ufficio stampa della Rai, questa puntata finale ha avuto 1 milione e 49.000 spettatori.

Qui potete ascoltare la puntata di Rai3, andata in onda il 30/12/2024.
https://www.raiplay.it/video/2024/12/Il-cavallo-e-la-torre—Puntata-del-30122024-fed02955-29d1-4843-9255-5325503bcb65.html

Libere di aiutare

Quando abbiamo bisogno di  aiuto perché stiamo male, oppure non sappiamo a chi rivolgerci per risolvere un problema o ridurre una sofferenza, le infermiere di comunità sono lì a fare la differenza. Ma chi sono e cosa fanno queste nuove figure nel panorama della sanità pubblica? A dircelo sono Laura Guizzardi e Elena Boni, infermiere di comunità dell’Ausl di Bologna, che ci spiegano la differenza tra il loro lavoro e quello delle infermiere tradizionali.

Il loro compito principale è offrire un sostegno personalizzato a persone fragili e famiglie in difficoltà direttamente a casa.

Una caratteristica che distingue il lavoro delle infermiere di comunità è il fatto di poter agire in autonomia, non solo su indicazione di un medico. Per esempio possono tornare da un paziente che hanno già aiutato per verificare come sta e se ha bisogno di un ulteriore intervento.

Il loro contributo va oltre la cura: si occupano dell’intero nucleo familiare oltre al paziente, offrendo il loro aiuto per tempi più lunghi rispetto ai canonici minuti necessari per una visita tradizionale, che si limita per esempio a una medicazione, restituiscono una centralità alla persona costruendo relazioni basate sull’empatia e la fiducia.
Rappresentano una tessera preziosa nel mosaico della salute pubblica, poiché fanno da ponte tra il sistema sanitario, il servizio sociale e il mondo del volontariato.

Durante  l’intervista è stato toccato un tema delicato: Laura ed Elena hanno la percezione che nel loro lavoro servirebbe una maggiore formazione nell’affrontare il disagio psichico, per assicurare più consapevolezza nell’affrontare i casi più complessi.
Abbiamo letto questa loro preoccupazione come una dimostrazione importante di sensibilità umana.
Insomma, le infermiere di comunità, soprattutto se diventeranno molte, possono essere un punto di riferimento importante per chi non riesce facilmente ad accedere alle  strutture sanitarie e magari, non avendo una rete famigliare di supporto, si trova ad affrontare con difficoltà emergenze sanitarie e sociali.

Droga, vaffanculo!

Per Psicoradio il 2024 è finito proprio bene. Rai3 è venuta nel nostro studio per realizzare l’ultima puntata 2024 del programma  “Il cavallo e la torre”, di Marco Da Milano, con lo scrittore Daniele Mencarelli che ha dialogato con noi, e in particolare con Serena, una giovane punk-redattrice, che racconta come ha sconfitto la dipendenza dalla droga.
Ecco come Da Milano ha introdotto la puntata:
“Alla fine dell’anno le testate internazionali e italiane si impegnano a cercare la persona dell’anno. Le persone dell’anno sono leadership forti, modelli vincenti, personalità infrangibili. Nell’ultima puntata del 2024 voltiamo la carta dalla parte opposta e vi raccontiamo con Daniele Mencarelli la storia di Psicoradio, nata nel 2006 a Bologna, con la sede e gli studi nell’ex manicomio Roncati. Una storia di fragilità e speranza.
Secondo i dati dell’Ufficio stampa della Rai, questa puntata finale ha avuto 1 milione e 49.000 spettatori.
Qui potete ascoltare la puntata, andata in onda il 30/12/2024.
https://www.raiplay.it/video/2024/12/Il-cavallo-e-la-torre—Puntata-del-30122024-fed02955-29d1-4843-9255-5325503bcb65.html

La generazione sempre connessa, e sola

Siamo tutti consapevoli del fatto che i computer, e ancora di più i cellulari “smart”, continuamente connessi a internet, hanno occupato le nostre vite con una presenza pervasiva. Oggi però la preoccupazione comincia a spostarsi soprattutto sull’impatto che questo nuovo mondo ha sui giovanissimi, e sugli effetti neurologici per cervelli ancora in fase di sviluppo.

Proprio di questo ci parla la professoressa Maria Luisa Iavarone, Maria Luisa Iavarone, docente di pedagogia generale e sociale all’Università di Napoli Parthenope, dove insegna Didattica generale e tecnologie dell’apprendimento: di una ricerca, Adolescents Brain Cognitive Development, “ABCD”, (Lo sviluppo cognitivo del cervello degli adolescenti), promossa dal National Institute of Health di Baltimora.
Si tratta di uno studio decennale in corso (i primi 5 anni sono già passati) che coinvolge quasi dodicimila ragazzini per indagare gli effetti provocati nelle aree cerebrali dei giovanissimi esposti per ore ed ore a schermi e connessioni.

Perché i genitori non riescono a porre limiti sull’uso continuo degli smartphone? Seconda puntata dedicata all’intervista a Maria Luisa Iavarone, pedagogista e docente all’Università di Napoli Parthenope.

In questa seconda parte dell’intervista facciamo alla dottoressa una domanda cruciale: perché le famiglie sembrano impotenti? Perché non sono più capaci di porre limiti, in questo caso all’uso continuo degli smartphone? E come si può intervenire per contrastare questa deriva molto pericolosa?

Foto di Sagar Biswas da Pixabay

Il “blob” di Natale

Le prime parole dei redattori di Psicoradio quando entrarono, tanti anni fa, nella nuova sede. Lo straordinario rap “old school” di Luca ovvero tutto (ma proprio tutto) quello che avreste voluto chiedere a Babbo Natale.

Lo sapevate che nel 2012 il mondo secondo una profezia doveva finire? Ma sono passati ormai tanti anni da quella data fatidica e, a quanto pare, siamo ancora qui… E i parroci ci vanno dallo psichiatra? E poi ancora sesso (e astinenza), esorcismi e molto molto altro ancora in questa speciale puntata “blob” che vuole strapparvi un sorriso ma, al contempo, farvi anche riflettere.

È la normalità, ti devi solo abituare

Qual è il significato della guarigione secondo te? Tra i redattori di Psicoradio c’è chi ha risposto che la guarigione è: “mancanza di sintomi e capacità sociali e relazionali buone” e chi invece pensa che: “essere guariti vuol dire avere una vita ricca di buone relazioni, non necessariamente non prendere farmaci ma avere un lavoro e una rete di persone che si frequentano in maniera piacevole”. A queste risposte si aggiunge anche quella dell’ospite di questa puntata: “la guarigione è che adesso ho ripreso possesso della mia vita, non utilizzo più farmaci, faccio una vita come fanno tutti quelli che non hanno mai avuto a che fare con la psichiatria”.

L’ospite è Daniele Chini, di professione elettricista. Da diversi anni è stato dichiarato in remissione dal disturbo bipolare che gli era stato diagnosticato, e che lui ha affrontato attraverso un insieme di risorse non usuali: dall’aiuto della moglie, che gli ha restituito l’autostima, alla “riabilitazione” fatta insieme al suo medico di base; il tutto accompagnato alla progressiva diminuzione dei farmaci, usati solo al bisogno, fino alla attuale interruzione. “Se non avessi fatto questa riabilitazione per uscire dal tunnel sarei ancora lì a prendere farmaci”, dice. Il suo medico di base parla di un raro caso di remissione. Vogliamo subito dire, però, che nonostante il racconto di Daniele rappresenti un grande messaggio di speranza, questa puntata non è assolutamente un invito a smettere di usare farmaci! E che anche se la situazione sembra migliorare, prima di prendere iniziative è sempre necessario ascoltare un medico. Può invece essere un invito a diventare protagonisti della propria cura.

Tra i vari cambiamenti che Chini ha dovuto affrontare durante il periodo di guarigione c’era anche l’impossibilità di mantenere la concentrazione su più pensieri contemporaneamente. Ed era così abituato a potersi concentrare su una sola cosa alla volta che quando si è accorto di pensare a più cose si è preoccupato e ne ha parlato con il medico di base, che gli ha risposto: “vai avanti così, continua, continua, è la normalità quella che mi stai spiegando. Ti devi solo abituare”.

Insieme per contare e cambiare

Riprendiamoci i diritti! È un bel titolo quello della seconda Conferenza Nazionale Autogestita per la salute mentale che si è tenuta a Roma il 6 e il 7 dicembre e che ha visto di nuovo insieme molte persone, molti operatori e operatrici, ma anche sindacati e soprattutto moltissime associazioni che vanno da UNASAM (unione nazionale delle associazioni che si occupano della salute mentale), a Psichiatria Democratica, a Salute e Carcere.
Danno l’idea di una forza che sta cercando di ricrearsi, di riprendere parola e combattere per i diritti nel campo della salute mentale, spesso molto a rischio.

E’ un’iniziativa che vuole riaprire il dibattito sullo stato di salute dei servizi territoriali, che vuole denunciare l’arretramento culturale che mette a rischio le conquiste che si sono concretizzate dopo la legge 180.

Sugli obiettivi della conferenza abbiamo intervistato Gisella Trincas, Presidente di UNASAM, l’associazione delle associazioni che si occupano della salute mentale, e abbiamo intervistato anche Peppe Dall’Acqua, uno storico psichiatra che ha lavorato insieme a Franco Basaglia, e ha continuato a lavorare per una psichiatria più giusta e più utile.

La prima domanda a Gisella Trincas è stata sul perchè di una conferenza autogestita. Questa la sua risposta: “Oggi la situazione è drammatica, perché non c’è più nessuna interlocuzione con il governo. E’ stato anche eliminato il tavolo tecnico della salute mentale, che si era costituito nel 2019. Quel tavolo tecnico era un tavolo tecnico democratico, importante, era uno strumento non solo di consultazione del ministero ma era anche uno strumento propositivo i cui i componenti, partendo da un analisi di quello che era lo stato dei servizi in Italia, hanno formulato una serie di proposte per il superamento delle criticità. Sono esattamente quelle proposte che il tavolo tecnico ha portato alla conferenza governativa del 2021 quando il Ministro era Roberto Speranza”.

Purtroppo le conclusioni sono rimaste lettera morta, compreso il documento dedicato alla contenzione, che puntava a limitarne l’uso, tutt’ora diffuso non solo nei servizi di salute mentale ma anche nelle strutture per anziani, nelle comunità. Ricordiamo che grazie al lavoro di alcune associazioni e di molte persone ci sono luoghi dove non è mai stata praticata, come a Trieste e a San Giovanni in Persiceto (BO), a dimostrazione che non legare si può.

Torniamo alle parole di Gisella Trincas ai microfoni di Psicoradio: “Purtroppo si sta arretrando nelle pratiche dei servizi, perché sono stati impoveriti nel personale: non ci sono medici, assistenti sociali, psicologi, educatori. Molti servizi hanno dovuto chiudere, alcuni servizi sono stati accorpati, altri hanno ridotto gli orari di apertura. Quindi di fronte a servizi con personale dimezzato e con risorse finanziarie pari a zero, la soluzione che si diffonde è quella di mandare le persone nelle comunità terapeutiche”.

Dichiarazione conclusiva della Conferenza

 

La follia che è anche in noi

Ricordiamo il professore Eugenio Borgna, scomparso il 4 dicembre, a 94 anni.
Era un grande psichiatra – Umberto Galimberti lo aveva definito “il più grande psichiatra vivente” – e Psicoradio ha parlato diverse volte di lui, lo abbiamo intervistato, abbiamo letto e commentato in radio qualcuno dei suoi libri. Sono più di 40, molti parlano anche a chi non è esperto, altri sono più rivolti a chi nel mondo della psichiatria ci lavora, ma tutti hanno titoli straordinari. Eccone qualcuno, quasi a caso: Come uno specchio, oscuramente. L’ascolto gentile: Racconti clinici. La follia che è anche in noi. Elogio della depressione. Le emozioni ferite. La solitudine dell’animaEducare all’ascolto. Sofocle. Antigone e la sua follia. Mitezza.
Nel 2024 sono stati pubblicati gli ultimi due che, letti oggi, hanno titoli che sembrano una premonizione: In ascolto del silenzio, e, soprattutto, L’ora che non ha più sorelle. E’ ancora una volta la poesia a dettare il titolo: L’ora che non ha più sorelle è l’ultima ora della vita, è l’ora del morire, secondo la bellissima e dolorosa immagine di Paul Celan, uno dei grandi poeti amati da Borgna. I genitori di Celan erano morti dopo essere stati catturati dai nazisti, il poeta scampa all’Olocausto, ma soffre di disturbi psichici, e nel 1970 si toglie la vita a Parigi, annegandosi nelle acque della Senna.
Il libro di Borgna L’ora che non ha più sorelle è una riflessione sul suicidio, in particolare però quello femminile, e sulla sua fenomenologia. Perché Eugenio Borgna era uno psichiatra fenomenologo, e questo significa molte cose: innanzitutto, che credeva nell’ ascolto e nella comunicazione, ma nel suo senso più ampio, come scrive in La comunicazione perduta (2015). Comunicare vuol dire rendere comune (dal latino munus, dono), comunicare è dialogo. Significa entrare in relazione con la nostra interiorità e con quella degli altri, perché, secondo Borgna, la comunicazione è anche terapeutica, e può diventare sinonimo di cura. E noi entriamo in relazione con gli altri in modo tanto più intenso e terapeutico quante più emozioni siamo in grado di vivere, quanta più passione è in noi.

Alcuni anni fa una redattrice di Psicoradio ha partecipato ad una intervista che stavamo facendo al professor Borgna. Dopo, ha detto che nessuno l’aveva mai trattata con tanta comprensione e dolcezza.

 

Cristina Lasagni

La terapia dell’animazione

Sapevate che gli anime giapponesi possono aiutare ad uscire da un forte stato d’isolamento? In questa puntata parliamo del fenomeno degli Hikikomori, ovvero, persone che per più di 6 mesi non hanno nessun tipo di relazione sociale fuori casa, nessun lavoro, nessuna amicizia e nessun desiderio di avere queste relazioni, oltre a quelle on line. Questo ci spiega il dottor Francesco Pantò, nato e cresciuto in Sicilia, oggi medico psichiatra, specializzato nel fenomeno degli Hikikomori in Giappone, dove lavora. La sua passione per l’Oriente è nata in giovane età, a 10 anni, dopo aver visto un documentario. A 25 anni, avendo vinto una borsa di studio, si trasferisce in Giappone.

Ai nostri microfoni il dott. Pantò ci spiega che quello degli hikikomori è un fenomeno che comincia nell’adolescenza, spesso a scuola a causa del bullismo e che la cultura giapponese richiede di essere performanti, belli e avere tanti amici. Per queste ragioni si può restare “schiacciati” da altre “scadenze” sociali: a 18 anni bisogna entrare in un’ottima Università, a 24 essere laureati e a 28 sposarsi.

Il dott. Pantò ha ideato la Terapia dell’animazione come mezzo per ovviare alle relazioni sociali che mancano, sfatando il mito che i videogiochi siano solo negativi. Continua dicendoci: “Invece di combattere la tecnologia, portiamola a nostro vantaggio, spingendoci a fare cose che non sappiamo fare”. Ci spiega che ad esempio con il videogioco “Pokemon Gò”, gli hikikomori sono portati, per andare avanti col gioco, ad uscire fuori casa.

Nella puntata parliamo anche dei manicomi in Giappone, del problema degli hikikomori cinquantenni, di un’evoluzione della terapia dell’animazione, di un manga scritto dallo stesso dottor Francesco Pantò e diamo i dati sugli Hikikomori in Giappone e in Italia.

Vi lasceremo con un’anticipazione in cui Vittorio, redattore di Psicoradio, ci parlerà della sua esperienza di ritiro sociale.

“L’impossibile può diventare possibile”

Quindici lenzuoli artistici con frasi di Franco Basaglia, appese lungo un corridoio dell’ex manicomio Roncati di Bologna, hanno trasformato uno spazio un tempo dedicato alla segregazione in un luogo di riflessione. L’installazione, curata dal collettivo romano Artisti di Monte Mario, è stata esposta in occasione della Giornata della Salute Mentale lo scorso ottobre e ha prolungato la sua permanenza per oltre una settimana. Il titolo scelto era “Tra ragione e follia. Il pensiero di Franco Basaglia nelle opere del Collettivo di artisti di Monte Mario”.
Frasi potenti come “L’impossibile può diventare possibile” e “Da vicino nessuno è normale” invadono i lenzuoli colorati, ricordando la rivoluzione di Basaglia, padre della legge 180/1978 che decretò la chiusura dei manicomi in Italia. La mostra è stata presentata dallo psichiatra Roberto Boccalon e dall’antropologa curatrice del collettivo Dafne Crocella, i quali hanno sottolineato l’importanza culturale e sociale di questa esposizione itinerante che sta attraversando l’Italia per celebrare il centenario di Basaglia.
Gli Artisti di Monte Mario – che lavorano nella ex lavanderia del Santa Maria della Pietà, un tempo manicomio regionale di Roma e ora trasformato in centro culturale – sono artisti che si occupano di tematiche legate alla salute mentale, prendono il nome da un quartiere della zona nord ovest di Roma e sono un gruppo multiculturale molto affiatato e unito, formato principalmente da donne appassionate d’arte.
Su uno dei lenzuoli leggiamo la scritta sbiadita “e un simbolico odore di merda”, è il ricordo di un’esperienza vissuta da Basaglia stesso. Da giovane antifascista, Basaglia fu incarcerato e il suo primo impatto con la prigione fu il fetore dei vasi da notte. Anni dopo, divenuto direttore del manicomio di Gorizia, ritrovò quel medesimo odore di morte e disperazione, simbolo di disumanità e degrado. Scioccato, disse alla moglie Franca Ongaro: “Io lì non ci torno più”, ma lei lo spinse a restare e a cambiare quel luogo. E così fece, trasformando per sempre il modo di pensare la psichiatria e la cura della salute mentale: “l’impossibile può diventare possibile”.
Qui le frasi di Basaglia:

“la follia è una condizione umana in noi la follia esiste  come lo è la ragione”

“la follia non viene mai ascoltata perciò che dice o che vorrebbe dire”

“in noi la follia esiste ed è presente come la ragione”

“e tu slegalo”

“corpo vissuto”

“il malato è l’espressione di una nostra contraddizione sia sociale che medica”

“una società per dirsi civile dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia”

“la follia è diversità oppure paura della diversità”

“abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile”

“da vicino nessuno è normale”

“entrare fuori uscire dentro”

“irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo ospita”

“senza accoglienza ascolto comprensione non c’è cura ma controllo…e un simbolico odore di merda”