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Autore: Psicoradio

Insieme per contare e cambiare

Riprendiamoci i diritti! È un bel titolo quello della seconda Conferenza Nazionale Autogestita per la salute mentale che si è tenuta a Roma il 6 e il 7 dicembre e che ha visto di nuovo insieme molte persone, molti operatori e operatrici, ma anche sindacati e soprattutto moltissime associazioni che vanno da UNASAM (unione nazionale delle associazioni che si occupano della salute mentale), a Psichiatria Democratica, a Salute e Carcere.
Danno l’idea di una forza che sta cercando di ricrearsi, di riprendere parola e combattere per i diritti nel campo della salute mentale, spesso molto a rischio.

E’ un’iniziativa che vuole riaprire il dibattito sullo stato di salute dei servizi territoriali, che vuole denunciare l’arretramento culturale che mette a rischio le conquiste che si sono concretizzate dopo la legge 180.

Sugli obiettivi della conferenza abbiamo intervistato Gisella Trincas, Presidente di UNASAM, l’associazione delle associazioni che si occupano della salute mentale, e abbiamo intervistato anche Peppe Dall’Acqua, uno storico psichiatra che ha lavorato insieme a Franco Basaglia, e ha continuato a lavorare per una psichiatria più giusta e più utile.

La prima domanda a Gisella Trincas è stata sul perchè di una conferenza autogestita. Questa la sua risposta: “Oggi la situazione è drammatica, perché non c’è più nessuna interlocuzione con il governo. E’ stato anche eliminato il tavolo tecnico della salute mentale, che si era costituito nel 2019. Quel tavolo tecnico era un tavolo tecnico democratico, importante, era uno strumento non solo di consultazione del ministero ma era anche uno strumento propositivo i cui i componenti, partendo da un analisi di quello che era lo stato dei servizi in Italia, hanno formulato una serie di proposte per il superamento delle criticità. Sono esattamente quelle proposte che il tavolo tecnico ha portato alla conferenza governativa del 2021 quando il Ministro era Roberto Speranza”.

Purtroppo le conclusioni sono rimaste lettera morta, compreso il documento dedicato alla contenzione, che puntava a limitarne l’uso, tutt’ora diffuso non solo nei servizi di salute mentale ma anche nelle strutture per anziani, nelle comunità. Ricordiamo che grazie al lavoro di alcune associazioni e di molte persone ci sono luoghi dove non è mai stata praticata, come a Trieste e a San Giovanni in Persiceto (BO), a dimostrazione che non legare si può.

Torniamo alle parole di Gisella Trincas ai microfoni di Psicoradio: “Purtroppo si sta arretrando nelle pratiche dei servizi, perché sono stati impoveriti nel personale: non ci sono medici, assistenti sociali, psicologi, educatori. Molti servizi hanno dovuto chiudere, alcuni servizi sono stati accorpati, altri hanno ridotto gli orari di apertura. Quindi di fronte a servizi con personale dimezzato e con risorse finanziarie pari a zero, la soluzione che si diffonde è quella di mandare le persone nelle comunità terapeutiche”.

Dichiarazione conclusiva della Conferenza

 

La follia che è anche in noi

Ricordiamo il professore Eugenio Borgna, scomparso il 4 dicembre, a 94 anni.
Era un grande psichiatra – Umberto Galimberti lo aveva definito “il più grande psichiatra vivente” – e Psicoradio ha parlato diverse volte di lui, lo abbiamo intervistato, abbiamo letto e commentato in radio qualcuno dei suoi libri. Sono più di 40, molti parlano anche a chi non è esperto, altri sono più rivolti a chi nel mondo della psichiatria ci lavora, ma tutti hanno titoli straordinari. Eccone qualcuno, quasi a caso: Come uno specchio, oscuramente. L’ascolto gentile: Racconti clinici. La follia che è anche in noi. Elogio della depressione. Le emozioni ferite. La solitudine dell’animaEducare all’ascolto. Sofocle. Antigone e la sua follia. Mitezza.
Nel 2024 sono stati pubblicati gli ultimi due che, letti oggi, hanno titoli che sembrano una premonizione: In ascolto del silenzio, e, soprattutto, L’ora che non ha più sorelle. E’ ancora una volta la poesia a dettare il titolo: L’ora che non ha più sorelle è l’ultima ora della vita, è l’ora del morire, secondo la bellissima e dolorosa immagine di Paul Celan, uno dei grandi poeti amati da Borgna. I genitori di Celan erano morti dopo essere stati catturati dai nazisti, il poeta scampa all’Olocausto, ma soffre di disturbi psichici, e nel 1970 si toglie la vita a Parigi, annegandosi nelle acque della Senna.
Il libro di Borgna L’ora che non ha più sorelle è una riflessione sul suicidio, in particolare però quello femminile, e sulla sua fenomenologia. Perché Eugenio Borgna era uno psichiatra fenomenologo, e questo significa molte cose: innanzitutto, che credeva nell’ ascolto e nella comunicazione, ma nel suo senso più ampio, come scrive in La comunicazione perduta (2015). Comunicare vuol dire rendere comune (dal latino munus, dono), comunicare è dialogo. Significa entrare in relazione con la nostra interiorità e con quella degli altri, perché, secondo Borgna, la comunicazione è anche terapeutica, e può diventare sinonimo di cura. E noi entriamo in relazione con gli altri in modo tanto più intenso e terapeutico quante più emozioni siamo in grado di vivere, quanta più passione è in noi.

Alcuni anni fa una redattrice di Psicoradio ha partecipato ad una intervista che stavamo facendo al professor Borgna. Dopo, ha detto che nessuno l’aveva mai trattata con tanta comprensione e dolcezza.

 

Cristina Lasagni

La terapia dell’animazione

Sapevate che gli anime giapponesi possono aiutare ad uscire da un forte stato d’isolamento? In questa puntata parliamo del fenomeno degli Hikikomori, ovvero, persone che per più di 6 mesi non hanno nessun tipo di relazione sociale fuori casa, nessun lavoro, nessuna amicizia e nessun desiderio di avere queste relazioni, oltre a quelle on line. Questo ci spiega il dottor Francesco Pantò, nato e cresciuto in Sicilia, oggi medico psichiatra, specializzato nel fenomeno degli Hikikomori in Giappone, dove lavora. La sua passione per l’Oriente è nata in giovane età, a 10 anni, dopo aver visto un documentario. A 25 anni, avendo vinto una borsa di studio, si trasferisce in Giappone.

Ai nostri microfoni il dott. Pantò ci spiega che quello degli hikikomori è un fenomeno che comincia nell’adolescenza, spesso a scuola a causa del bullismo e che la cultura giapponese richiede di essere performanti, belli e avere tanti amici. Per queste ragioni si può restare “schiacciati” da altre “scadenze” sociali: a 18 anni bisogna entrare in un’ottima Università, a 24 essere laureati e a 28 sposarsi.

Il dott. Pantò ha ideato la Terapia dell’animazione come mezzo per ovviare alle relazioni sociali che mancano, sfatando il mito che i videogiochi siano solo negativi. Continua dicendoci: “Invece di combattere la tecnologia, portiamola a nostro vantaggio, spingendoci a fare cose che non sappiamo fare”. Ci spiega che ad esempio con il videogioco “Pokemon Gò”, gli hikikomori sono portati, per andare avanti col gioco, ad uscire fuori casa.

Nella puntata parliamo anche dei manicomi in Giappone, del problema degli hikikomori cinquantenni, di un’evoluzione della terapia dell’animazione, di un manga scritto dallo stesso dottor Francesco Pantò e diamo i dati sugli Hikikomori in Giappone e in Italia.

Vi lasceremo con un’anticipazione in cui Vittorio, redattore di Psicoradio, ci parlerà della sua esperienza di ritiro sociale.

“L’impossibile può diventare possibile”

Quindici lenzuoli artistici con frasi di Franco Basaglia, appese lungo un corridoio dell’ex manicomio Roncati di Bologna, hanno trasformato uno spazio un tempo dedicato alla segregazione in un luogo di riflessione. L’installazione, curata dal collettivo romano Artisti di Monte Mario, è stata esposta in occasione della Giornata della Salute Mentale lo scorso ottobre e ha prolungato la sua permanenza per oltre una settimana. Il titolo scelto era “Tra ragione e follia. Il pensiero di Franco Basaglia nelle opere del Collettivo di artisti di Monte Mario”.
Frasi potenti come “L’impossibile può diventare possibile” e “Da vicino nessuno è normale” invadono i lenzuoli colorati, ricordando la rivoluzione di Basaglia, padre della legge 180/1978 che decretò la chiusura dei manicomi in Italia. La mostra è stata presentata dallo psichiatra Roberto Boccalon e dall’antropologa curatrice del collettivo Dafne Crocella, i quali hanno sottolineato l’importanza culturale e sociale di questa esposizione itinerante che sta attraversando l’Italia per celebrare il centenario di Basaglia.
Gli Artisti di Monte Mario – che lavorano nella ex lavanderia del Santa Maria della Pietà, un tempo manicomio regionale di Roma e ora trasformato in centro culturale – sono artisti che si occupano di tematiche legate alla salute mentale, prendono il nome da un quartiere della zona nord ovest di Roma e sono un gruppo multiculturale molto affiatato e unito, formato principalmente da donne appassionate d’arte.
Su uno dei lenzuoli leggiamo la scritta sbiadita “e un simbolico odore di merda”, è il ricordo di un’esperienza vissuta da Basaglia stesso. Da giovane antifascista, Basaglia fu incarcerato e il suo primo impatto con la prigione fu il fetore dei vasi da notte. Anni dopo, divenuto direttore del manicomio di Gorizia, ritrovò quel medesimo odore di morte e disperazione, simbolo di disumanità e degrado. Scioccato, disse alla moglie Franca Ongaro: “Io lì non ci torno più”, ma lei lo spinse a restare e a cambiare quel luogo. E così fece, trasformando per sempre il modo di pensare la psichiatria e la cura della salute mentale: “l’impossibile può diventare possibile”.
Qui le frasi di Basaglia:

“la follia è una condizione umana in noi la follia esiste  come lo è la ragione”

“la follia non viene mai ascoltata perciò che dice o che vorrebbe dire”

“in noi la follia esiste ed è presente come la ragione”

“e tu slegalo”

“corpo vissuto”

“il malato è l’espressione di una nostra contraddizione sia sociale che medica”

“una società per dirsi civile dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia”

“la follia è diversità oppure paura della diversità”

“abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile”

“da vicino nessuno è normale”

“entrare fuori uscire dentro”

“irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo ospita”

“senza accoglienza ascolto comprensione non c’è cura ma controllo…e un simbolico odore di merda”

 

Per ritrarre il grido che ho sognato

La redazione di Psicoradio, il 18 ottobre 2024, è stata a Palazzo Tassoni a Ferrara, per intervenire al convegno “Per ritrarre il grido che ho sognato. Teatro, Comunicazione, Design, Salute Mentale” nell’ambito del progetto “Il teatro e il cinema al servizio della salute mentale tra Emilia-Romagna e Argentina” e del cinquantenario del Teatro Nucleo. Questa iniziativa vuole commemorare il lavoro svolto a Palazzo Tassoni quando ospitava i reparti dell’ospedale psichiatrico, durante il movimento “Psichiatria Democratica” che portò alla chiusura dei manicomi nel 1978.

Il convegno è stato organizzato grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, con il Comune di Ferrara, e con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara.

Nelle foto, la redazione di Psicoradio durante il convegno e alcune opere esposte a Palazzo Tassoni.

 

 

 

 

 

 

 

Riconoscere la psicosi

Avete mai sentito parlare di persone che si credono coinvolte in situazioni che vedono in televisione? Oppure di chi si sente minacciato o perseguitato come se fosse la vittima di un complotto o di un attentato?

Il termine psicosi indica un tipo di disturbo psichiatrico, in particolare un’alterazione dell’equilibrio psichico, con compromissione dell’esame di realtà e presenza di disturbi del pensiero come allucinazioni e deliri. Le forme più comuni e note di psicosi sono la paranoia, il disturbo bipolare e la schizofrenia.

La psicosi crea una visione distorta di quanto accade attorno al soggetto colpito: si può convincere di cose non vere e credere di sentire o vedere cose inesistenti, oppure non riesce a distinguere cosa è reale e cosa non lo è.

Vi riproponiamo questa puntata del 2021, dove la psichiatra Angela Tomelli ci parla di questo disturbo e dei suoi sintomi.

“Con il termine psicosi – racconta la psichiatra  – si fa riferimento a una serie di malattie psichiche caratterizzate da alcuni elementi comuni. Uno di questi, forse il più importante, è l’alterazione dell’esame di realtà”.

Molti sono i sintomi e i segnali da osservare, per sospettare il nascere di un disturbo psicotico: eccessivo ritiro sociale, sensazioni di panico, scene di mutismo, insonnia, ansia molto forte. “È importante essere pronti all’ascolto di chi comincia ad avere segnali di disturbo psicotico – sostiene la dottoressa Tomelli – e chiedere un aiuto, anche solo al medico di base”.

Infatti, a differenza di quanto si pensa, guarire da un disturbo psicotico è possibile: servono cure farmacologiche che possono alleviare i sintomi, ma sono necessarie anche cure relazionali, per cercare di fare emergere quelle capacità emozionali e affettive che la malattia ha momentaneamente nascosto.

Gentilezza, come una medicina

A cosa serve la gentilezza? Perché dovremmo cercare di essere gentili, adulti, anziani e giovanissimi? E non parliamo della gentilezza superficiale, che a volte è fredda, di maniera, ma di quella interiore, profonda, che, come ha detto lo psichiatra Eugenio Borgna, ci consente di capire le richieste d’aiuto, quelle che vengono non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri.

Lao Tzu, filosofo cinese del V secolo a.c., scriveva: “La gentilezza nelle parole crea fiducia, la gentilezza nel pensare crea profondità, la gentilezza nel dare crea amore.”

Chissà se si sono ispirati a lui gli organizzatori di un convegno dal titolo ambizioso e apparentemente fuori moda: “Costruiamo Gentilezza”. L’iniziativa si è tenuta a Bologna (11 ottobre 2024) per affrontare un tema inconsueto, quello della promozione della gentilezza negli ambienti sanitari, dove un gesto affettuoso, un ascolto reale cambia molto per chi sta soffrendo, ha paura, o si sente solo.

Il convegno ha presentato una serie di progetti creati per diffondere la buona pratica della gentilezza, come il Carrello Gentile, ideato da Elena Mecatti, Monica Giusti, Giulia Guerrini e Carlotta Papi, tutte infermiere dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli (FI), destinato agli operatori sanitari per organizzare gli spazi più ordinatamente ed evitare accumuli di materiale superfluo. Gli operatori riordinano il carrello ad ogni turno, e tramite una lavagna con griglia settimanale viene monitorata la buona pratica. Si dispone nella casella apposita una calamita con uno smile sorridente. Se la buona pratica non viene eseguita, viene posizionata una calamita con uno smile triste. O il Ricettario della Gentilezza della pediatra di San Severo (Foggia) Arcangela De Vivo, uno strumento attraverso il quale i medici pediatri prescrivono ai genitori delle “ricette” per mettere in pratica gesti gentili quotidiani nei confronti dei loro bambini, che a loro volta imparano la gentilezza. Ad esempio, prescrivere ai genitori di coccolare e raccontare storie al loro bambino, o di abbracciare per almeno 30 secondi per favorire l’aumento di ossitocina.

Per Stefano Benini (Ausl di Bologna), che promuove e realizza progetti di ricerca qualitativa legati ai contesti socio-sanitari, “Essere gentili è fondamentale perché nella gentilezza noi ci diamo la possibilità di incontrare l’altro, ma anche di incontrare noi stessi.”

Secondo Germana Delle Canne, che partecipa al progetto “Grinch Gentile”, la gentilezza fa stare meglio non solo chi la riceve, ma soprattutto chi la pratica: “La gentilezza è importante perché dà gioia. Quando una persona pratica la gentilezza come stile di vita, ci si alza la mattina felici, e qualsiasi cosa si faccia si prova gioia.”

Il convegno è stato organizzato dall’Ausl di Bologna, in collaborazione con lassociazione Costruiamo Gentilezza.

Canzoni Psi Compilation Volume 4

Anche questa volta abbiamo cercato di alternare il più possibile generi musicali per cercare di accontentarvi tutti, variando dall’ultra moderno pop sperimentale di Jack Stauber passando dal metal alternativo di inizio duemila con I System Of A Down arrivando sino alla classica musica italiana di metà anni ottanta con Francesco De Gregori.

Heavy – Linkin Park

Una Chiave – Caparezza

Never Too Late – Three Days Grace

Baby Hotline – Jack Stauber

Lonely Day – System Of A Down

I Matti – Francesco De Gregori

Sally – Vasco Rossi

TORNARE A RESPIRARE

“Bisogna cercare un aiuto, da soli si fa troppa fatica a smettere”.
Psicoradio ha raccolto la storia di una donna che dopo anni di dipendenza dall’alcol è riuscita a liberarsene. Ecco la sua storia.

L’alcol è stato sempre presente nella sua vita; però a un certo punto il consumo aumenta in modo esagerato, tanto da far preoccupare la famiglia e passare molte notti al pronto soccorso.

Quando viene poi ricoverata in un reparto di psichiatria, si rifiuta di andare al SERT, perché: “non sono una drogata”, afferma con determinazione.
Sul lavoro, la sua situazione è sempre stata complicata. Dopo un lungo e pesante mobbing, tocca il fondo: “La mia scrivania di trenta anni, è stata occupata da un’altra persona”. Questo la fa sprofondare ancor più nella depressione provocando una ricaduta nella dipendenza, dopo che per nove mesi era riuscita a non bere.

E’ allora che il suo psichiatra le consiglia di andare alle riunioni del CAT, “club alcologico territoriale”. Le prime riunioni sono difficili: “il primo mese è stata molto dura, perché si sente la mancanza fisica della sostanza. Poi si respira e allora sembra di essere in un altro mondo”.

Ormai sono tre anni che la nostra protagonista ha rinunciato all’alcol; accompagnata dai servizi del Centro di salute mentale, sta combattendo anche la depressione che molto spesso accompagna le persone che si rifugiano nell’alcol.

Oggi con l’esperienza che ha accumulato riesce anche ad aiutare ed ispirare altri partecipanti, quando attraversano momenti di difficoltà. Ed è la prova che è possibile, con molta forza d’animo e l’aiuto di chi è vicino, uscire da una dipendenza che altrimenti potrebbe facilmente trasformarsi in un baratro.

Voci dalla Casa della Comunità

Novanta miliardi di euro spesi in Italia nel gioco d’azzardo nei soli primi sette mesi del 2024, questo ci dice il Ministero dell’economia. Di gioco d’azzardo abbiamo parlato con Eugenio Soldati, che lavora per il Comune di Bologna presso il servizio Gap (Gioco d’azzardo patologico). Lo abbiamo conosciuto alla festa della Casa della Comunità Porto Saragozza lo scorso settembre.

L’obbiettivo del servizio, ci ha spiegato, è fare prevenzione, ma anche informare sulla rete esistente per venire incontro a chi si trova in situazioni di gioco problematico. Lo sportello di ascolto (www.viteingioco.com) è dedicato a chi ha problemi di questo tipo, ma anche ai familiari. Poi c’è il servizio di cura, in collaborazione con la Azienda Usl, con una vera e propria presa in carico sanitaria. Infine, ci sono interventi info-formativi che si svolgono presso le scuole, per prevenire il problema.

Ecco dei punti di riferimento in altre città, utili per chi ha problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo:

Bolzano: https://www.hands-bz.it/it/gioco-azzardo

Padova: https://usciredalgioco.iss.it/it/centro-cura-disturbo-gioco-azzardo/306/

Milano: https://www.serviziterritoriali-asstmilano.it/servizi/dipendenze-patologiche/gioco-dazzardo/

Messina: https://www.asp.messina.it/?p=414620

Firenze: https://www.uslcentro.toscana.it/index.php/diagnosi-e-cura/621-i-servizi-per-le-dipendenze

Sempre durante la festa della Casa di Comunità Porto Saragozza abbiamo conosciuto Francesca Magnini, una delle fondatrici del laboratorio “Mercolello”, che ci ha detto: “(Il laboratorio) nasce dall’idea di creare uno spazio per bambini e bambine all’interno della casa di quartiere del Centro sociale della Pace di via del Pratello, nel centro storico di Bologna (…). Dal 2018 organizziamo tutti i mercoledì dei laboratori intergenerazionali (…) ispirandoci alla pedagogia libertaria”.

Ci sono laboratori di lettura, fotografia e stampa, ma anche rappresentazioni teatrali, tutti aperti a bambini e bambine fragili e no. Le abbiamo chiesto se ci fosse una definizione, nell’ambito della salute mentale, che la fa arrabbiare: “Mi dà fastidio il termine normodotato (…) quando di una persona viene detto che non è normale, utilizzare la normalità come parametro per essere più o meno dentro un contenitore piuttosto che un altro, mi dà molto molto fastidio”.

Nella foto la redazione di Psicoradio partecipa alla festa della Casa di Comunità Porto Saragozza

Il Seno (non il senno!) di Poi

Diversa, meno attraente, umiliata, poco femminile.
Come può sentirsi una donna che ha dovuto affrontare l’asportazione del seno? E come può reagire?

L’associazione Il Seno di Poi è stata fondata dalle stesse pazienti operate e il supporto che fornisce è basato sulla filosofia dell’auto-mutuo-aiuto.

“Sono entrata nell’associazione nel 2008 e non ne sono mai più uscita, perché la cosa più importante è sapere che non sei sola.” racconta una delle donne. “Non è per niente una malattia rara, però ti senti diversa e non se ne parla tanto.”

Se ne parla tanto, e con molta libertà forse solo nei gruppi di auto-mutuo-aiuto, ma non ci si limita a discuterne.

L’associazione offre attività di sostegno, alcune puntano ad aiutare le donne durante e dopo il percorso terapeutico, come lo spazio d’ascolto “Parla con noi”, il progetto parrucche o la consulenza psicologica su appuntamento. Altre sono più ludiche e creative, ad esempio il corso di scrittura espressiva, quello di lavoro a maglia, o il coro.

Un altro punto forte dell’associazione, oltre all’aiutarsi a vicenda tra persone con una storia simile, consiste nel diffondere la consapevolezza su questa malattia. “Il cancro può capitare a tutti, quindi condividere con altre persone lo stesso problema è un alleggerimento”.

Le interviste sono state registrate in occasione dell’evento Casa della comunità di Porto – Saragozza In Festa, a Bologna.
Concludiamo ricordandovi la sede di Il Seno di Poi e di altre associazioni simili:

A Bologna, Il Seno di Poi, Casa di comunità, via Sant’Isaia 90

A Milano, Attivecomeprima, Piazza dell’Ospedale Maggiore 3

A Casazza (Bergamo), Cuore di Donna, Via Nazionale 81

A Piacenza, Armonia ha tre sedi:
Ospedale Vecchio – Via Taverna 49
Polichirurgico – Cantine del Cristo 40
Centro Salute Donna – Piazzale Torino 7