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Autore: Psicoradio

TORNARE A RESPIRARE

“Bisogna cercare un aiuto, da soli si fa troppa fatica a smettere”.
Psicoradio ha raccolto la storia di una donna che dopo anni di dipendenza dall’alcol è riuscita a liberarsene. Ecco la sua storia.

L’alcol è stato sempre presente nella sua vita; però a un certo punto il consumo aumenta in modo esagerato, tanto da far preoccupare la famiglia e passare molte notti al pronto soccorso.

Quando viene poi ricoverata in un reparto di psichiatria, si rifiuta di andare al SERT, perché: “non sono una drogata”, afferma con determinazione.
Sul lavoro, la sua situazione è sempre stata complicata. Dopo un lungo e pesante mobbing, tocca il fondo: “La mia scrivania di trenta anni, è stata occupata da un’altra persona”. Questo la fa sprofondare ancor più nella depressione provocando una ricaduta nella dipendenza, dopo che per nove mesi era riuscita a non bere.

E’ allora che il suo psichiatra le consiglia di andare alle riunioni del CAT, “club alcologico territoriale”. Le prime riunioni sono difficili: “il primo mese è stata molto dura, perché si sente la mancanza fisica della sostanza. Poi si respira e allora sembra di essere in un altro mondo”.

Ormai sono tre anni che la nostra protagonista ha rinunciato all’alcol; accompagnata dai servizi del Centro di salute mentale, sta combattendo anche la depressione che molto spesso accompagna le persone che si rifugiano nell’alcol.

Oggi con l’esperienza che ha accumulato riesce anche ad aiutare ed ispirare altri partecipanti, quando attraversano momenti di difficoltà. Ed è la prova che è possibile, con molta forza d’animo e l’aiuto di chi è vicino, uscire da una dipendenza che altrimenti potrebbe facilmente trasformarsi in un baratro.

Voci dalla Casa della Comunità

Novanta miliardi di euro spesi in Italia nel gioco d’azzardo nei soli primi sette mesi del 2024, questo ci dice il Ministero dell’economia. Di gioco d’azzardo abbiamo parlato con Eugenio Soldati, che lavora per il Comune di Bologna presso il servizio Gap (Gioco d’azzardo patologico). Lo abbiamo conosciuto alla festa della Casa della Comunità Porto Saragozza lo scorso settembre.

L’obbiettivo del servizio, ci ha spiegato, è fare prevenzione, ma anche informare sulla rete esistente per venire incontro a chi si trova in situazioni di gioco problematico. Lo sportello di ascolto (www.viteingioco.com) è dedicato a chi ha problemi di questo tipo, ma anche ai familiari. Poi c’è il servizio di cura, in collaborazione con la Azienda Usl, con una vera e propria presa in carico sanitaria. Infine, ci sono interventi info-formativi che si svolgono presso le scuole, per prevenire il problema.

Ecco dei punti di riferimento in altre città, utili per chi ha problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo:

Bolzano: https://www.hands-bz.it/it/gioco-azzardo

Padova: https://usciredalgioco.iss.it/it/centro-cura-disturbo-gioco-azzardo/306/

Milano: https://www.serviziterritoriali-asstmilano.it/servizi/dipendenze-patologiche/gioco-dazzardo/

Messina: https://www.asp.messina.it/?p=414620

Firenze: https://www.uslcentro.toscana.it/index.php/diagnosi-e-cura/621-i-servizi-per-le-dipendenze

Sempre durante la festa della Casa di Comunità Porto Saragozza abbiamo conosciuto Francesca Magnini, una delle fondatrici del laboratorio “Mercolello”, che ci ha detto: “(Il laboratorio) nasce dall’idea di creare uno spazio per bambini e bambine all’interno della casa di quartiere del Centro sociale della Pace di via del Pratello, nel centro storico di Bologna (…). Dal 2018 organizziamo tutti i mercoledì dei laboratori intergenerazionali (…) ispirandoci alla pedagogia libertaria”.

Ci sono laboratori di lettura, fotografia e stampa, ma anche rappresentazioni teatrali, tutti aperti a bambini e bambine fragili e no. Le abbiamo chiesto se ci fosse una definizione, nell’ambito della salute mentale, che la fa arrabbiare: “Mi dà fastidio il termine normodotato (…) quando di una persona viene detto che non è normale, utilizzare la normalità come parametro per essere più o meno dentro un contenitore piuttosto che un altro, mi dà molto molto fastidio”.

Nella foto la redazione di Psicoradio partecipa alla festa della Casa di Comunità Porto Saragozza

Il Seno (non il senno!) di Poi

Diversa, meno attraente, umiliata, poco femminile.
Come può sentirsi una donna che ha dovuto affrontare l’asportazione del seno? E come può reagire?

L’associazione Il Seno di Poi è stata fondata dalle stesse pazienti operate e il supporto che fornisce è basato sulla filosofia dell’auto-mutuo-aiuto.

“Sono entrata nell’associazione nel 2008 e non ne sono mai più uscita, perché la cosa più importante è sapere che non sei sola.” racconta una delle donne. “Non è per niente una malattia rara, però ti senti diversa e non se ne parla tanto.”

Se ne parla tanto, e con molta libertà forse solo nei gruppi di auto-mutuo-aiuto, ma non ci si limita a discuterne.

L’associazione offre attività di sostegno, alcune puntano ad aiutare le donne durante e dopo il percorso terapeutico, come lo spazio d’ascolto “Parla con noi”, il progetto parrucche o la consulenza psicologica su appuntamento. Altre sono più ludiche e creative, ad esempio il corso di scrittura espressiva, quello di lavoro a maglia, o il coro.

Un altro punto forte dell’associazione, oltre all’aiutarsi a vicenda tra persone con una storia simile, consiste nel diffondere la consapevolezza su questa malattia. “Il cancro può capitare a tutti, quindi condividere con altre persone lo stesso problema è un alleggerimento”.

Le interviste sono state registrate in occasione dell’evento Casa della comunità di Porto – Saragozza In Festa, a Bologna.
Concludiamo ricordandovi la sede di Il Seno di Poi e di altre associazioni simili:

A Bologna, Il Seno di Poi, Casa di comunità, via Sant’Isaia 90

A Milano, Attivecomeprima, Piazza dell’Ospedale Maggiore 3

A Casazza (Bergamo), Cuore di Donna, Via Nazionale 81

A Piacenza, Armonia ha tre sedi:
Ospedale Vecchio – Via Taverna 49
Polichirurgico – Cantine del Cristo 40
Centro Salute Donna – Piazzale Torino 7

E tu slegalo – il Collettivo Artisti Montemario per Franco Basaglia

E’ una delle frasi di Franco Basaglia reinterpretate nelle opere del Collettivo Artisti Montemario, in mostra, dal 10 al 17 ottobre, all’ex manicomio Roncati,  in via Sant’Isaia 90 a Bologna, che ospita anche la nostra redazione.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute mentale, sono esposte 15 teli con 15 frasi di Basaglia, su cui fermarsi a riflettere.
Nelle foto, psicoredattrici e psicoredattori al lavoro, insieme a Dafne Crocella, antropologa del Collettivo Artisti Montemario e Roberto Boccalon, psichiatra presidente dell’International Association for Art and Psychology (IAAPs), per realizzare interviste per la prossima puntata di Psicoradio.

La storia di Enzo

Enzo, nome di fantasia, racconta ai microfoni di Psicoradio che le riunioni del SERT (i servizi per le tossicodipendenze, parte del Servizio Sanitario Nazionale) e il confronto senza vergogna con altre persone con il suo stesso problema sono stati il primo passo per non dipendere più da alcool e cocaina.
Ci ha spiegato che è grazie al suo “angelo custode”, una dottoressa del SERT, “che ha smesso di bere ed è stata lei a salvarlo dalle situazioni più difficili quando le riunioni non bastavano”.
Enzo ha iniziato presto la sua dipendenza dalle sostanze: l’eroina era molto in voga negli anni della sua giovinezza ma ha smesso
quasi subito “perché fortunatamente il mio fisico non la sopportava”. In seguito comincia a lavorare come facchino, un mondo molto duro
“dove assumere alcool e cocaina era la norma per arrivare alla fine di una lunga giornata di lavoro”.
Tutte le sue giornate erano scandite dall’alcool – come dice lui “in quantità industriale” – e dalla droga: nonostante questo è sempre riuscito a nascondere tutto alla famiglia perché “negare, sempre negare” è, ci ha spiegato, una strategia di tutti gli alcolisti. Tuttavia si arriva ad un certo punto alla inevitabile rottura: le continue bugie portano la famiglia al collasso.

A interrompere la corsa è stata la telefonata di sua figlia che, piangendo, lo ha supplicato “di lasciarli vivere, di andarsene e di lasciare vivere la madre”. A quel punto Enzo “si è sentito un verme” e ha deciso di voler smettere a tutti i costi: ha mantenuto la sua promessa, infatti da ben undici anni non tocca un goccio d’alcool. L’unico metodo per evitare ricadute, come dice lui, è “non abbassare mai la guardia”.

Nella foto, una delle opere allestite dal 10 al 17 ottobre 2024, presso il Complesso Roncati – Biblioteca Minguzzi, via Sant’Isaia 90, Bologna. La mostra “Tra ragione e follia”, è a cura del Collettivo degli Artisti di Montemario, in ricordo del centenario della nascita di Franco Basaglia.

 

La pesca subacquea in apnea è vita totale

Tomaso, Vittorio, Giulia, Alberto, Serena e Cristina sono i redattori e le redattrici che sono entrati a Psicoradio lo scorso maggio. Per conoscerli meglio, ognuno racconta le proprie passioni, tra chi ama sia gli animali che l’uncinetto, chi tenta molti hobby differenti, chi ama i videogiochi e chi apprezza musica e cinema.

Tomaso, ad esempio, racconta: “io ho tante passioni perché sin da piccolo sono stato spronato a fare tante cose. La pesca subacquea è per me un modo di mettermi alla prova. ‘Impara l’arte e mettila da parte’ è la frase di mia madre che mi rimbomba ancora in testa!”

Vittorio ha un obiettivo: “Portare voi, ascoltatori e ascoltatrici in un mondo che non conoscete! Cose di cui la gente non vuole parlare, oppure che la gente non conosce e quindi non riesce a parlarne”.

E per chi fosse curioso ci sono molte altre puntate, che nel tempo hanno raccontato le passioni dei redattori e delle redattrici che si sono succeduti, proprio qui sul sito di Psicoradio.

Psicoradio con… gelato!

916
Intervista col vampiro
Come illuminare il proprio lato oscuro e farne un punto di forza

Steve Sylvester, cantante dei Death SS, parla con Psicoradio del suo rapporto con il mondo dell’orrore e dell’esoterismo e dà un consiglio ai ragazzi che si sentono diversi: fatene la vostra forza.

 

917
Spaccare tutto e ritrovare se stessi
La dottoressa Annarita Atti, psichiatra e docente dell’università di Bologna, spiega l’anoressia, le sue cause e i possibili rimedi

I casi di anoressia e altri disturbi del comportamento alimentare sono in costante aumento, si stima che ne soffrano 3 milioni di italiani (Osservatorio ABA e ISTAT). Ne parliamo con la dottoressa Annarita Atti.

 

918
Dreamscapes
Suoni ambientali registrati e l’interpretazione dei sogni di Freud convergono nel progetto dell’artista sonoro

L’artista Emiliano Battistini presenta i suoi Dreamscapes, paesaggi sonori onirici ispirati alle teorie di Freud sul sogno visto come manifestazione di desideri.

 

919
Scrittura creativa: ritrovarsi con la scrittura
Un’intervista creativa a Marinette Pendola

Marinette Pendola, insegnante di scrittura creativa e scrittrice, parla con Psicoradio della sua passione e dei motivi per cui ha iniziato a scrivere.

 

920
La risata di Joker ritorna in sala a ottobre
In attesa del sequel, rinfreschiamoci la memoria col primo film

Joker è una persona normale con un disturbo psichico: non controlla la sua risata. Le persone attorno a lui lo deridono e umiliano finche non ne può più e… Il sequel inizia con un Joker internato nel manicomio di Arkham.

 

921
La rabbia dei piccoli non è una piccola rabbia
Intervista alla pedagogista Chiara Borgia

La pedagogista Chiara Borgia ci parla della rabbia dei bambini, spesso classificata come capriccio, ma che in realtà è un’emozione innata che viene utilizzata per esprimere i propri bisogni.

 

922
Altrimenti ci arrabbiamo…
Seconda parte dell’intervista alla pedagogista Chiara Borgia sul tema rabbia nei bambini

La seconda parte dell’intervista con Chiara Borgia, in cui ci spiega che la rabbia nei bambini può anche essere fondamentale nella costruzione di una propria autostima.

La natura fa bene al corpo e alla mente

La Terapia forestale

Si può praticare in una foresta, ma anche in un bosco: l’importante è il silenzio e la piena immersione nella natura con tutti i nostri sensi. È la terapia forestale, introdotta dalla psicologa del Cai Annarita Piazza nella prima parte della puntata. “Questa terapia è particolarmente consigliata per i disturbi depressivi e ansiosi, ma funziona molto bene per tanti altri disturbi ed ha effetti benefici sul sistema immunitario”, **spiega.

Risultati confermati da una recente ricerca condotta dal CNR e dal Club alpino italiano, che ha provato come alcune componenti dei profumati oli essenziali emessi dalle piante abbiano l’effetto di ridurre i sintomi dell’ansia. La ricerca è stata condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani, e ha coinvolto centinaia di partecipanti e luoghi di tutta Italia e pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.

Il Trekking urbano

“La bellezza di questa attività è quella di uscire fuori dai nostri ruoli, in certi casi molto strutturati, e poter avere una relazione informale con chi partecipa. Ringrazio chi mi dà la possibilità di passare questi momenti in mezzo alla natura durante la settimana lavorativa”. Sono queste le parole che l’operatrice Francesca Scali ha scelto per descrivere l’attività del trekking urbano in questa puntata.

Si tratta di passeggiate in zone verdi come parchi e colli, semplici e adatte a tutte le età e forma fisica. Un progetto che “rientra nella progettualità PACo (Progetti Attività di Comunità) – spiega l’altro operatore. Giovanni Comuzzo – sostenuti dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, in collaborazione con le cooperative che fanno parte del consorzio Indaco e associazioni, fra le quali ‘Non andremo mai in TV’.” Possono quindi partecipare gli utenti in carico ai Centri di Salute Mentale e i volontari delle associazioni bolognesi.

Per chi abita a Bologna: superata la pausa estiva, il ritrovo sarà due giorni alla settimana; per partecipare o per informazioni, scrivere alle mail giocomuzz60@gmail.com o f.scali@ilmartinpescatore.org, oppure chiamare i numeri 329 5699016 o 324 8868647.

Tanti alcolismi quanti alcolisti

 

“Parliamo di alcol per parlare di altro, parliamo di altro per parlare di alcol” è una citazione dello psichiatra Vladimir Hudolin, che ha creato i CAT, club alcologici territoriali. Li andremo a scoprire in questa puntata con Patrizia Guccini, responsabile del CAT di Bologna.

I club sono luoghi piccoli e protetti dove si incontrano persone e famigliari che condividono una problematica con l’alcol. Solitamente arrivano già con gravi dipendenze e percorsi riabilitativi alle spalle; qui prendono coscienza del forte legame che hanno con la sostanza e cercano, attraverso le relazioni, di rescindere questo legame, avendo come scopo la piena sobrietà.

Gli operatori del CAT si chiamano “servitori insegnanti” perché “si prendono cura dei partecipanti attraverso l’ascolto e sono pronti a intervenire anche in prima persona nelle discussioni”, ci spiega Guccini.

Le associazioni CAT sono presenti in tutta Italia, potete trovare le informazioni della sede di Bologna nella pagina AMA del sito dell’Ausl di Bologna.

Come viviamo le emozioni a Psicoradio

La recente (ed attesissima) uscita nelle sale del sequel di Inside Out ha suscitato un’ondata di spunti di riflessione all’interno della Redazione di Psicoradio.

Ciascun redattore ha infatti scelto di mettersi letteralmente a nudo raccontando le proprie impressioni riguardo alle emozioni che quotidianamente sperimenta e donandoci perle di saggezza, nonché intriganti introspezioni su se stesso ed in particolare sugli effetti che questa o quell’emozione produce su un ricco vissuto interiore.

Da chi si definisce addirittura terrorizzato da emozioni tradizionalmente considerate positive, come la gioia o l’amore – “La felicità e l’amore mi terrorizzano, soprattutto per come ho vissuto il dolore derivante dalla fine delle relazioni sentimentali”, racconta Tomaso – a chi fatica a tenere a bada la rabbia e a chi teme di farsi sopraffare dalla tristezza o dall’ansia.

L’emozione che più mi spaventa è la tristezza, perché tra tutte è quella che ti rende più passivo e io ho il terrore di spegnermi. Finché sono in grado di provare rabbia, significa che sono viva”, rimarca Giulia. Sia lei, sia Alberto dichiarano “di non sopportare le ingiustizie e i soprusi”. Alberto aggiunge poi che “la paura è l’emozione che più lo spaventa, perché ottenebra la mente e non ti permette di essere la persona che sei realmente”.

Il rapporto di Vittorio con la rabbia è ancora abbastanza controverso. Vorrebbe “provare rabbia come una persona normale, avendo quei due/tre minuti di sfuriata”, mentre invece “quando si arrabbia sul serio perde completamente il controllo”.

Vi regaliamo dunque una raccolta di intime confessioni su ciò che rimane forse troppo spesso celato nei meandri della nostra psiche, attraverso le voci dei nostri redattori.

“Questa sentenza ha ammazzato un’altra volta mio zio”

In questa puntata vi aggiorniamo in merito a una vicenda di cui ci siamo occupati fin dal primo momento, quella del maestro Francesco Mastrogiovanni.

Mastrogiovanni fu ricoverato con un TSO e deceduto il 4 agosto 2009 dopo 87 ore di agonia, legato mani e piedi a un letto del reparto psichiatrico del “San Luca” di Vallo della Lucania; in quell’estate caldissima, Mastrogiovanni fu lasciato senza bere e senza mangiare per quattro giorni. Ad accorgersi dei segni sul suo corpo fu per primo il medico legale, il quale, non richiedendo l’autopsia ma disponendo l’esame autoptico, fece aprire il caso.

La battaglia portata avanti dalla famiglia ha condotto a un lungo iter giudiziario: inizialmente furono condannati in primo grado solo i medici, assolti gli infermieri; la Corte d’Appello di Salerno condannò invece tutti i sanitari coinvolti (sei medici e undici infermieri) con l’accusa di omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico in cartella. Nel 2018 la Corte di Cassazione confermò poi tutte le pene, ad esclusione del reato di morte come conseguenza del sequestro di persona, caduto in prescrizione.

Grazia Serra, nipote di Franco Mastrogiovanni, ha combattuto in tanti modi in tutti questi anni: “Noi abbiamo sempre detto, come familiari, che non ci auguravano assolutamente il carcere per queste persone. Ciò che fa male e che poteva essere importante era che, almeno simbolicamente, queste persone smettessero di fare il lavoro che stavano facendo”, dichiara a Psicoradio, riferendosi a una sospensione temporanea della loro attività.

La famiglia Mastrogiovanni aveva anche avviato un processo civile per ottenere un risarcimento: notizia di questi giorni è che la Corte d’Appello di Salerno ha rigettato la richiesta. “Ha fatto male leggere le motivazioni di questa sentenza. Si dice che la contenzione era blanda, che mio zio poteva alzare il torace, mettere le gambe per terra. La sua non sarebbe stata una morte ‘lenta’ ma improvvisa. Eppure, sappiamo che non è così, perché c’è un video che mostra chiaramente l’agonia di mio zio”.

Il podcast su Spreaker.