Voci dalla Casa della Comunità
Come difendersi dal gioco d’azzardo e il racconto di un luogo di libertà e inclusione per bambini e bambine
🔊 Puntata 927

Novanta miliardi di euro spesi in Italia nel gioco d’azzardo nei soli primi sette mesi del 2024, questo ci dice il Ministero dell’economia. Di gioco d’azzardo abbiamo parlato con Eugenio Soldati, che lavora per il Comune di Bologna presso il servizio Gap (Gioco d’azzardo patologico). Lo abbiamo conosciuto alla festa della Casa della Comunità Porto Saragozza lo scorso settembre.
L’obbiettivo del servizio, ci ha spiegato, è fare prevenzione, ma anche informare sulla rete esistente per venire incontro a chi si trova in situazioni di gioco problematico. Lo sportello di ascolto (www.viteingioco.com) è dedicato a chi ha problemi di questo tipo, ma anche ai familiari. Poi c’è il servizio di cura, in collaborazione con la Azienda Usl, con una vera e propria presa in carico sanitaria. Infine, ci sono interventi info-formativi che si svolgono presso le scuole, per prevenire il problema.
Ecco dei punti di riferimento in altre città, utili per chi ha problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo:
Bolzano: https://www.hands-bz.it/it/gioco-azzardo
Padova: https://usciredalgioco.iss.it/it/centro-cura-disturbo-gioco-azzardo/306/
Milano: https://www.serviziterritoriali-asstmilano.it/servizi/dipendenze-patologiche/gioco-dazzardo/
Messina: https://www.asp.messina.it/?p=414620
Firenze: https://www.uslcentro.toscana.it/index.php/diagnosi-e-cura/621-i-servizi-per-le-dipendenze

Sempre durante la festa della Casa di Comunità Porto Saragozza abbiamo conosciuto Francesca Magnini, una delle fondatrici del laboratorio “Mercolello”, che ci ha detto: “(Il laboratorio) nasce dall’idea di creare uno spazio per bambini e bambine all’interno della casa di quartiere del Centro sociale della Pace di via del Pratello, nel centro storico di Bologna (…). Dal 2018 organizziamo tutti i mercoledì dei laboratori intergenerazionali (…) ispirandoci alla pedagogia libertaria”.
Ci sono laboratori di lettura, fotografia e stampa, ma anche rappresentazioni teatrali, tutti aperti a bambini e bambine fragili e no. Le abbiamo chiesto se ci fosse una definizione, nell’ambito della salute mentale, che la fa arrabbiare: “Mi dà fastidio il termine normodotato (…) quando di una persona viene detto che non è normale, utilizzare la normalità come parametro per essere più o meno dentro un contenitore piuttosto che un altro, mi dà molto molto fastidio”.
Nella foto la redazione di Psicoradio partecipa alla festa della Casa di Comunità Porto Saragozza