Libere di aiutare
Da qualche anno le infermiere di comunità vanno nelle case per sostenere chi ha bisogno
🔊 Puntata 940
Quando abbiamo bisogno di aiuto perché stiamo male, oppure non sappiamo a chi rivolgerci per risolvere un problema o ridurre una sofferenza, le infermiere di comunità sono lì a fare la differenza. Ma chi sono e cosa fanno queste nuove figure nel panorama della sanità pubblica? A dircelo sono Laura Guizzardi e Elena Boni, infermiere di comunità dell’Ausl di Bologna, che ci spiegano la differenza tra il loro lavoro e quello delle infermiere tradizionali.
Il loro compito principale è offrire un sostegno personalizzato a persone fragili e famiglie in difficoltà direttamente a casa.
Una caratteristica che distingue il lavoro delle infermiere di comunità è il fatto di poter agire in autonomia, non solo su indicazione di un medico. Per esempio possono tornare da un paziente che hanno già aiutato per verificare come sta e se ha bisogno di un ulteriore intervento.
Il loro contributo va oltre la cura: si occupano dell’intero nucleo familiare oltre al paziente, offrendo il loro aiuto per tempi più lunghi rispetto ai canonici minuti necessari per una visita tradizionale, che si limita per esempio a una medicazione, restituiscono una centralità alla persona costruendo relazioni basate sull’empatia e la fiducia.
Rappresentano una tessera preziosa nel mosaico della salute pubblica, poiché fanno da ponte tra il sistema sanitario, il servizio sociale e il mondo del volontariato.
Durante l’intervista è stato toccato un tema delicato: Laura ed Elena hanno la percezione che nel loro lavoro servirebbe una maggiore formazione nell’affrontare il disagio psichico, per assicurare più consapevolezza nell’affrontare i casi più complessi.
Abbiamo letto questa loro preoccupazione come una dimostrazione importante di sensibilità umana.
Insomma, le infermiere di comunità, soprattutto se diventeranno molte, possono essere un punto di riferimento importante per chi non riesce facilmente ad accedere alle strutture sanitarie e magari, non avendo una rete famigliare di supporto, si trova ad affrontare con difficoltà emergenze sanitarie e sociali.