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Mombello rinasce con il festival LiberaMente

Arte, cultura e inclusione per ripensare il tema della salute mentale e il valore delle relazioni

🔊 Puntata 1011


Mombello rinasce con il festival LiberaMente

Per decenni è stato un luogo simbolo della psichiatria lombarda che ha segnato la storia di Limbiate: oggi l’ex ospedale psichiatrico Antonini di Mombello (Monza-Brianza) riscrive la propria storia trasformandosi da spazio abbandonato a laboratorio di libertà, cultura e partecipazione.

È da qui che nasce LiberaMente, il festival andato in scena il 12, 13 e 16 Giugno, organizzato da tante associazioni brianzole con l’obbiettivo di restituire vita, relazioni e significato a un luogo carico di memoria.

In questa puntata di Psicoradio, Barbara Balzerotti dell’associazione Il Montebello, Jacopo Santambrogio, psichiatra dell’ASST Brianza e fondatore di Mombello Impazza, e Luca Rigato, segretario dell’associazione Tanto Più, ci raccontano com’è nata l’idea del festival e quale visione legata alla salute mentale lo accompagna.

“Questo festival -spiega Luca Rigato- è un’iniziativa molto innovativa perché nasce per collegare e unire tutte le realtà associative all’interno del luogo e per poter dare una restituzione tangibile alla comunità locale“.

Attraverso teatro, arte, musica, cucina, fotografia, incontri di approfondimento scientifico e momenti di confronto e convivialità, LiberaMente vuole mettere in dialogo cittadini, istituzioni e associazioni del territorio per riflettere sui temi della salute mentale e dei servizi alla persona, così da promuovere la cultura della cura, fondata sulla prossimità e sulle relazioni.

“Tramite una promozione culturale noi di Mombello Impazza vogliamo rilanciare i valori della psichiatria e riportare alla luce la dimensione a tutto tondo della persona che soffre di una malattia mentale” ci dice Jacopo Santambrogio.

Al centro non c’è solo la riqualificazione di un luogo fisico, ma la costruzione di una comunità aperta, capace di accogliere le differenze e il valore di ogni persona.

“Oggi – racconta Barbara Balzerotti – parlare di salute mentale fuori dagli ospedali significa immaginare che anche le persone che vivono un disagio psichico possano avere relazioni mature, adulte, buone. Al di là della cura sanitaria e farmacologica, che è importantissima, non si può dimenticare anche la cura che passa attraverso la relazione e il valore della singola persona, concepito come strumento di emancipazione e di uscita dall’etichetta della malattia”.

Questa intervista continua intrecciando memoria e futuro: ci mostra come anche gli spazi segnati dalla sofferenza possano diventare luoghi di incontro e rinascita.

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