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Sempre connessi, e soli

Perché i genitori non riescono a porre limiti sull’uso continuo degli smartphone? Seconda puntata dedicata all’intervista a Maria Luisa Iavarone, pedagogista e docente all’Università di Napoli Parthenope

🔊 Puntata 902


Sempre connessi, e soli
Continuiamo l’intervista a Maria Luisa Iavarone, pedagogista e docente all’Università di Napoli Parthenope. Nella puntata precedente abbiamo parlato con lei degli effetti – e dei mutamenti a livello cerebrale –  provocati negli adolescenti da una continua esposizione a dispositivi come lo smartphone, che li tiene continuamente connessi online. 

In questa seconda parte dell’intervista facciamo alla dottoressa una domanda cruciale: perché le famiglie sembrano impotenti? Perché non sono più capaci di porre limiti, in questo caso all’uso continuo degli smartphone? E come si può intervenire per contrastare questa deriva molto pericolosa? 

Troppo spesso infatti i genitori oggi sembrano loro stessi infantili, tanto da non riuscire a tollerare di essere la causa di rabbia o delusione del figlio davanti a un no. 
“Non è vero che i ragazzi non vogliono  i limiti – dice  Maria Luisa Iavarone – ma li vogliono giusti, nel senso che vogliono capire il senso della regola. Però quando dici loro che una  cosa non va bene, significa che tu nella relazione ci sei. Se io non ti dico mai niente, significa che non ci sto. Il problema è questo, non mettere la password al cellulare, ma creare una password relazionale con i ragazzini”.
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