Skip to main content

Ho visto un bellissimo film, ho pianto tutto il tempo. Psicoradio al Triste Film Festival


Ho visto un bellissimo film, ho pianto tutto il tempo. Psicoradio al Triste Film Festival

Qualcuno di voi ricorderà di aver sentito dire, almeno una volta da una nonna o una zia: “Ho visto un film bellissimo, era così triste! Ho pianto tutto il tempo!”.

Ecco, Psicoradio sabato 16 marzo è stata invitata, a Bologna, alla proiezione  (e poi discussione) di un film che faceva parte di un evento (alla sua seconda edizione) davvero insolito: il  Triste Film Festival.  Questa edizione appena terminata, ha “pianto in tante lingue diverse”, come scrive la locandina, a partire dal film  inaugurale al Cinema Odeon, una proiezione rara: Funeral Parade of Roses di Toshio Matsumoto (1969), una perla della new wave giapponese con protagonista Eddie e altre donne transgender della Tokyo degli anni ‘60.

Il film che eravamo invitati a commentare noi, invece, è una graphic novel con anche qualche ripresa dal vero, soprattutto di acqua e alberi.  It’s Such a Beautiful Day di Don Hertzfeldt è  davvero tristissimo, visivamente bello, con molti stimoli che ciascuno di noi ha interpretato in modo diverso. E con una insolita attenzione a particolari, a quei frammenti che nessuno guarda, come una pozzanghera, o un uccellino a terra divorato dalle formiche… facevano venire in mente quello che diceva il fotografo Luigi Ghirri o lo scrittore Gianni Celati (erano cari amici, e spesso le loro considerazioni si fondevano una nell’altra). Insomma, parlavano del fatto che ormai tutti vedono solo ciò che è predisposto per essere guardato, e invece non ci si accorge più di nessun particolare che non sia messo lì apposta.

Per notare – e filmare – particolari, come quelli che il film inquadra, bisogna che ci sia silenzio, e magari serve essere anche un po’malinconici. Un po’ tristi, come il film che abbiamo visto, It’s Such a Beautiful Day con quel titolo, E’ una giornata così bella che se uno è un po’ malinconico lo diventa ancora di più, perché tutto quello splendore sembra inutile, uno spreco.

Ovviamente – altrimenti gli organizzatori non avrebbero invitato Psicoradio! – il film era spesso in bilico tra sentimenti, emozioni che ciascuno di noi può provare, e veri e propri episodi di sofferenza psichica: disastrose perdite di memoria, confusione, intrecci tra  invenzioni dell’immaginazione e realtà diventati indistinguibili… e dunque a tratti il fantasma  della sofferenza psichica accompagna i passi del protagonista, Bill, omino triste disegnato con un tratto secco della penna, che  però quando sta per morire sembra andare incontro ad un trionfo di luci e sensazioni brillanti.

Poi, a film finito, bella discussione su come viene rappresentato al cinema il disturbo psichico, ricordi del documentario sul lutto di Cecilia Mangini del 1960 (ispirato dalla ricerca di Ernesto de Martino)… e la conferma che senza momenti di solitudine, di tristezza corriamo davvero il rischio di diventare tutti un po’ più sciocchi.

Allora, grazie di cuore agli organizzatori di Triste Film Festival! Così preparati, appassionati e gentili.

Cristina Lasagni

|