“Che io non sia un inquieto fantasma che segua ossessivo l’andare dei tuoi passi […] Tu devi essere libera di prendere un sentiero la cui fine io non senta il bisogno di conoscere”.
Sono alcuni versi della poesia che l’antropologa Margaret Mead (1901 – 1978) ha dedicato alla figlia Catherine. La poesia è stata pubblicata nella sua autobiografia “L’inverno delle more”.
Essere genitori non è facile: quale deve essere il ruolo di madri e padri rispetto ai figli? Fino a che punto una madre può erigere muri per proteggerli?
I redattori di Psicoradio si sono interrogati sul senso di questi versi e hanno raccontato alcuni vissuti personali rievocati dalla lettura della poesia.
Questo commento della giornalista e scrittrice Loredana Lipperini, riguarda la ricerca “Follia scritta”, fatta da Psicoradio sulle parole con le quali i giornali parlano (o meglio “sparlano”) di salute mentale. E’ stato pubblicato nella rubrica “ Internet club”, nelle pagine culturali di Repubblica, a cura della stessa Lipperini che Psicoradio ha intervistato a Roma in occasione della conferenza “Parlare civile”, un convegno che ruotava attorno ai termini che, usati male, esprimono critica e giudizio, non solo una semplice descrizione oggettiva.
In questa puntata una delle redattrici di Psicoradio racconta anche dellla prossima trasferta in Brasile nell’ambito del progetto “Bela Bologna – Belo Horizonte, una vida para nos”.
Il progetto intende studiare i modelli della riabilitazione nei due paesi, coinvolgendo utenti, famigliari, professionisti della salute mentale (tra loro, appunto, anche una rappresentante di Psicoradio). La delegazione sarà a Belo Horizonte dal 9 al 21 Maggio, in occasione del carnevale dei pazienti e della settimana della salute mentale.
“Mia mamma è un muro, e a discutere con lei mi spacco solo la testa”
Perché M. pensa che la religiosità della sua famiglia giochi un ruolo nella sua sofferenza psichica?
Psicoradio continua le “interviste interiori”, e dopo le ”istruzioni per genitori adottivi“da parte di una figlia (“Istruzioni per l’illuso”) e il racconto di un “Papà matto”, oggi dialoga con un altro figlio, che riflette sulla sua famiglia e sulla sua educazione.
Le parole possono fare male. Questo tema che Psicoradio affronta spesso nelle sue puntate è alla base del libro “Parlare civile”, ideato dall’agenzia giornalistica Redattore Sociale come uno strumento di servizio per tutti gli operatori della comunicazione e per i lettori. Psicoradio ha intervistato la giornalista Raffaella Cosentino, autrice della sezione del libro dedicata alla salute mentale.
“Se pensiamo che la legge Basaglia ha chiuso i manicomi più di 30 anni fa è impensabile che si debba ancora discutere sui termini da usare”
La comunicazione in Italia, secondo la giornalista, è indietro dal punto di vista della presa di coscienza sul peso delle parole. In Gran Bretagna ad esempio esistono già all’interno delle redazioni giornalistiche norme che regolamentano l’uso di alcuni termini nell’ambito giornalistico e della politica.
“il prossimo passo è che siano le persone con disagio psichico a decidere come vogliono essere chiamate” conclude Raffaella Cosentino.
I redattori di PSicoradio, in questi anni, lo hanno già fatto e hano scelto di presentarsi come “cittadini seguiti dai servizi di salute mentale”.
“Né matti né pazzi” è il titolo del concorso che Psicoradio lancia, e al quale invita tutti a partecipare, per cambiare le parole, o meglio, per trovare un termine, semplice e non offensivo, con cui definire le persone che soffrono di un disturbo psichico.
Trovare una parola che piaccia e che non addolori, perché spesso le parole legate alla salute mentale, se usate senza rispetto e attenzione, possono fare molto male.
Abbiamo bisogno anche del vostroaiuto! Scrivete la vostra proposta a psicoradio@gmail.com
Da anni Psicoradio lavora sugli stereotipi legati alle parole usate per descrivere il disagio mentale. Il tema del linguaggio e delle parole che possono fare bene o male è al centro di molte trasmissioni e molte campagne di comunicazione delle radio. Il 18 aprile la redazione è stata a Roma per portare la propria esperienza all’incontro “Parlare civile”. Un’iniziativa dell’agenzia di stampa Redattore Sociale, dedicata ai giornalisti. Qui il resoconto via twitter di Redattore Sociale. Presto disponibile quello di Psicoradio!
Intanto in questo speciale potete leggere la ricerca che Psicoradio ha realizzato con l’Università della Svizzera Italiana sulle parole legate alla salute mentale nei titoli dei quotidiani nazionali, e consultare il materiale utilizzato per realizzare “Chi parla male pensa male”, dibattito-conferenza stampa tra politici, associazioni della salute mentale e giornalisti. In più trovate tutte le trasmissioni in cui abbiamo approfondito il tema.
Ray Salyer plays Ray, a down-and-out day laborer living his days on the street. Here he is in a scene with Gorman Hendricks. ON THE BOWERY is a 1957 film by director Lionel Rogosin.
Psicoradio continua ad interessarsi di persone senza fissa dimora. A Bologna da alcuni mesi, è presente una nuova opportunità: lo sportello di supporto psicologico. L’ idea è nata da un gruppo di psicoterapeuti coordinati da Edgardo Battiston, psichiatra. E’ un progetto volontario la cui sede è a Piazza Grande, l’associazione che a Bologna già si occupa di persone senza tetto. Lo sportello è aperto tutta la settimana su appuntamento chiamando il numero di Piazza Grande. Psicoradio ha intervistato Silvia Ciliberti ed Edgardo Battiston, due tra gli psicoterapeuti del progetto. “La maggior parte delle volte la vita di strada non è frutto di una scelta romantica, come qualcuno dice, ma è una deriva, causata da una serie di eventi, dalla violenza domestica alla perdita del lavoro”, afferma Edgardo Battiston.
I due psicoterapeuti hanno spiegato che i cittadini hanno spesso paura dei senza fissa dimora, ma per superarla è necessario instaurare con loro un rapporto umano e di solidarietà. “Se non si vuole donare l’ euro per il caffè basta rispondere al loro saluto . Penso che questo possiamo donarlo”, prosegue il dottor Battiston. “Queste persone non hanno solo bisogno di un letto ma anche di un conforto, di una relazione e di uno spazio di privacy”.
“Da’ al tuo dolore le parole che esige. Il dolore che non parla, sussurra a un cuore troppo affranto l’ordine di schiantarsi”
Le parole del Macbeth di Shakespeare, così come quelle di altre pieces teatrali, raccontano emozioni e sensazioni forti, descrivendo la vita e scavando nella psiche.
A Bologna, da circa 10 anni, l’associazione Arte e Salute Onlus, insieme al Dipartimento di Salute Mentale, si occupa di teatro e disagio psichico. Nella compagnia Arte e Salute, i cittadini seguiti dai servizi di salute mentale ricevono una formazione specifica in campo teatrale, e diretti da registi professionisti, recitano in teatri sia italiani che europei.
Dal 4 al 14 aprile, la compagnia Arte e Salute reciterà “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta, in un adattamento originale in dialetto bolognese del regista Nanni Garella.
Psicoradio ha intervistato Nanni Garella, l’attore Vito che interpreta Felice e gli attori Roberto, Iole e Pamela che hanno risposto a domande sul rapporto con i personaggi che interpretano e su come hanno imparato ad essere attori.
—
Il sito sui temi della salute mentale, che sta nascendo, grazie a un coordinamento di associazioni di utenti e familiari, a Psicoradio e altre realtà cittadine, con il sostegno del Dipartimento di Salute mentale, ha finalmente un nome. Un’ascoltatrice ha vinto il concorso “Per un nome originale un cestone niente male!”: si tratta di una mamma che ha proposto il nome “Sogni e bisogni”.
PROROGATA DI UN ANNO LA CHIUSURA DEGLI OPG IN ATTESA REALIZZAZIONE STRUTTURE SANITARIE SOSTITUTIVE
ROMA, 21 MAR – E’ stata prorogata al primo aprile 2014 la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle strutture sanitarie sostitutive. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. (ANSA).
Il 31 marzo gli attuali Ospedale psichiatrici giudiziari italiani dovevano essere chiusi per legge, ma mancano le strutture alternative dove accogliere gli ex internati e la legge è stata prorogata di un anno.
“Gli OPG fanno schifo!!”dichiara ai microfoni di Psicoradio un ex internato, ora domiciliato a Casa Zacchera di Sadurano, la comunità alternativa agli OPG della quale abbiamo già parlato in una precedente puntata.
E per raccontare esempi di superamento di manicomi giudiziari, Psicoradio ha intervistato lo psichiatra Ernesto Venturini, che scritto la prefazione ed ha tradotto il libro del collega brasiliano Virgilio de Mattos “Una via di uscita dall’Ospedale psichiatrico giudiziario, l’esperienza di Belo Horizonte”.
Il libro racconta un’esperienza che dura da dieci anni: le persone condannate non sono più rinchiuse nell’OPG ma vengono invece seguite con percorsi individuali, anche di lavoro, e accolte in situazioni protette, come le case famiglia. I risultati sono estremamente positivi, il numero di recidive solo del 2 per cento, e solo per reati minori. Così facendo si garantisce la punibilità del paziente psichiatrico che commette reato, rimane la responsabilità individuale, non c’è presunzione di una pericolosità illimitata ma diritto alla colpevolezza e ad un giusto processo.
L’esperienza di Belo Horizonte trae ispirazione dai principi che giudano anche la legge 180, che ha dichiarato l’inutilità e la dannosità dei manicomi e che concettualmente si estende anche agli ospedali psichiatrici giudiziari.
Verso gli anni 20 del secolo scorso Arpad Weisz arrivò in Italia. Era un ebreo ungherese che inizialmente giocò in diverse squadre italiane di calcio e poi diventò allenatore, portando Inter e Bologna a vincere tre scudetti. Nel 1940 finì, assieme alla sua famiglia, ad Auschwitz dove morì, probabilmente nel 1944.
Come allenatore, Weisz rivoluzionò diversi aspetti del calcio: modificò il modo con cui si preparavano i giocatori agli incontri e introdusse i ritiri estivi. Psicoradio ha intervistato Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo e autore del libro «Dallo scudetto ad Auschwitz.»
Perché Psicoradio si è interessata di Arpad Weisz? Per continuare a ricordare.
Per Luca la deportazione ebraica è sinonimo anche di razzismo e di emarginazione, e questo gli fa venire in mente la situazione di molte persone sofferenti di disagio psichico. E poi Psicoradio ha raccontato come le camere a gas furono sperimentate innanzitutto sui pazienti psichiatrici. Margherita si è meravigliata di due aspetti; il primo è il fatto che anche un uomo di prestigio come Weisz fosse stato mandato ad Auschwitz; il secondo è che lui ha continuato a esercitare la sua passione calcistica nonostante la persecuzione ebraica. Elena ha ricordato il documentario Hitler’s children, che racconta le difficile vite dei figli dei nazisti alle prese con la ricerca di un’identità.
E’ otto marzo, festa della donna. Psicoradio racconta le storie di donne che hanno lasciato un segno nella storia e nella società, per la loro forza e la loro tenacia.
“Se fossi riuscito a capire, anche poco, come una persona che pesava 50 chili era riuscita a tenere testa, da sola, a un esercito feroce di 300 mila uomini, la mia vita sarebbe cambiata”
Questa frase del regista Luc Besson descrive Aung San Suu Kyi, la leader birmana che ha scelto di sacrificare la propria vita e il proprio ruolo di madre e di moglie per diventare simbolo di libertà per l’intero popolo birmano.
Ma Aung San Suu Kyi è solo la prima di una serie di donne che hanno avuto il coraggio di “prendere in mano” la propria vita, reagendo alle violenze o ai traumi. Alcune le hanno trasformate in opere d’arte, come Nan Goldin, fotografa e Artemisia Gentileschi, pittrice; altre, come Franca Viola, che si è ribellata al matrimonio riparatore, sono diventate simbolo di giustizia.
Psicoradio ricorda tantissime altre donne: poetesse, scrittici, giornaliste, medici, scienziate, astronaute, che dimostrano tutte l’infondatezza di stereotipi e pregiudizi sulle donne e combattono la violenza della società.
Tra queste Alda Merini, rinchiusa in manicomio per lungo tempo, non ne è rimasta schiacciata e ne ha tratto ispirazione per le sue poesie.
E comunque, ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha incontrato donne così: protagoniste.