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Autore: Admin

LA PSICOBIENNALE



“L’artista è colui che vede e che espande il territorio del nostro sguardo: guardando dentro di sé o guardando altrove”

 

Sogni, visioni, immagini interiori.
Quest’anno la Biennale d’arte (che prosegue fino al 24 novembre), dal titolo “Il palazzo Enciclopedico,” si apre con l’opera di uno psicoanalista. E’ il “Libro Rosso” di Jung, il diario illustrato a cui lo psicoanalista ha lavorato segretamente per 13 anni, dipingendo e raccontando le sue  visioni, allucinazioni, sogni, che Jung cercava di porre in relazione con le strutture psichiche collettive.

 

 

 

Poi la mostra prosegue in modo del tutto insolito, perché mescola opere di artisti “professionisti”, pienamente inseriti nel mercato dell’arte, con altre opere, che nascono da ossessioni, necessità, percorsi psichici e biografici, create da persone che speso nella vita hanno fatto tutt’altro, a volte addirittura hanno tenuto nascosto le loro opere. E nella mostra ci sono anche  bandiere,  ex voto, creazioni che escono da carceri,  manicomi… Tutte insieme, senza gerarchie, con pari dignità.

Abbiamo intervistato il curatore della mostra, Massimiliano Gioni, direttore della Fondazione Trussardi e co-direttore del New Museum di NewYork, perchè ci parli sulla sua mostra che è una riflessione sui processi creativi, sul sistema dell’arte, ma anche sui processi di inclusione ed esclusione, non solo nell’arte:

 

“C’è chi ha criticato questa biennale dicendo che non era abbastanza politica…invece io dico che è anche una riflessione sui processi di inclusione ed esclusione. Chi decide chi è dentro e chi è fuori?
 (…) Con questa biennale voglio dimostrare che tutti sono uguali nel cercare di dare un senso al mondo, di trasformare le immagini in strumenti per conoscere se stessi ed il mondo, e comunicare con altri esseri umani. Questa è la magia dell’arte e la può fare chiunque”.

I NOMI DEL DOLORE



Diagnosi: parola di origine greca, utilizzata nella medicina antica con il significato di “riconoscimento”.
Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia

In questa puntata Psicoradio approfondisce il tema della diagnosi dal punto di vista di chi le scrive e le fa, ma anche dal punto di vista di chi le riceve e le vive.

Nella prima parte si parla del DSM V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Un manuale che elenca i disturbi mentali e viene utilizzato in tutta la medicina occidentale come testo di riferimento per le diagnosi. La nuova versione, presentata a maggio 2013, è stata ed è però oggetto di forti critiche

In particolare Psicoradio raccoglie quelle dello psichiatra Allen Frances, che era stato uno dei redattori del DSM IV. “Questa nuova versione gonfia la sfera del patologico così si rischia che persone attualmente considerate normali siano diagnosticate con un disturbo mentale e ricevano un trattamento e una stigmatizzazione di cui non hanno alcun bisogno” dice Frances ai microfoni della redazione.Ad esempio per certe categorie di disturbi è stata abbassata la “soglia clinica” e altre sono state introdotte ex novo.

Nella seconda parte i redattori raccontano loro esperienze di persone “diagnosticate”. “Devo sintetizzare 30 anni di diagnosi, e non è facile” “Non bisogna spaventarsi per le diagnosi, è come leggere gli effetti collaterali dei farmaci. “A me è capitato che nello stesso momento due medici diversi facessero due diagnosi diverse”.

L’ ultima parte della puntata è dedicata al concorso “Né Matti Né Pazzi”. Anche quest’anno Psicoradio ha partecipato all’ incontro “Impazzire Si Può” a Trieste e in questa occasione ha intervistato alcuni avventori sul tema del linguaggio chiedendo loro quale termine potrebbe essere appropriato per definire una persona con disagio psichico.

CHE BELLI QUEI CATTIVI!



In questa puntata si parlerà di cattivi. Quelli della letteratura, del cinema, e i cattivi (travestiti) di Lucca Comics; perché non sono solo cattivi ma, possono avere altro da dire, trovando così anche una possibilità di riscatto.

 

Psicoradio parla dell’arcidiacono Claude Frollo, dal romanzo Notre Dame de Paris, e il Fantasma dell’Opera, dal film musicale del 2004. Entrambe le storie vengono raccontate da Brenda, una redattrice che simpatizza per loro in modo particolare.

 

Le musiche (per Frollo quelle dal Musical di Cocciante, Notre Dame de Paris, per il Fantasma dell’opera sono quelle del film) sono scelte per dar voce a questi personaggi e rendere comprensibili i loro stati d’animo e la loro psicologia. Per rimanere in tema, la redazione ha intervistato alcune persone che all’ultimo “Lucca Comics” per quattro giorni hanno vestito i panni di personaggi cattivi.

 

 

 

Brenda, commenta: “Tutte le storie di questo tipo mi smuovono qualcosa dentro, perché sono persone sofferenti, che cercano di emergere da una condizione tragica e cercano un riscatto, che però, non viene visto dal resto della società.”

 

La puntata prosegue con la rubrica “Cinque minuti d’aria: quando i redattori sfuggono al controllo della direttrice”. Rama propone una poesia di Mahatma Gandhi, attraverso la quale propone una riflessione sull’importanza del linguaggio. Dice Rama: “Non è la parola matto o pazzo che ci offende, o che ci addolora, ma è l’uso che se ne fa” e aggiunge “prima di usare certe parole, bisogna pensarci due volte.”

MONICA IN VIAGGIO VERSO MARCO – SECONDA PARTE



Nella puntata precedente, per “Le interviste interiori”, abbiamo ascoltato la prima parte dell’intervista a Monica, che sta diventando Marco.

Oggi continuiamo a parlare di questo percorso, affrontando in particolare i temi della famiglia, del sentirsi diverso o sbagliato, delle forme di accompagnamento – medico, psicologico – che ci sono in Italia per chi decide di cambiare genere.

 

E della paura per una trasformazione così profonda come quella indotta dagli ormoni: cosa ci sarà alla fine di questo percorso?

MONICA IN VIAGGIO VERSO MARCO – PRIMA PARTE



Un percorso, fluttuante, dall’identità femminile verso quella maschile. Cosa vuol dire, oggi, “maschile”? E perché una donna sceglie di cambiare genere, e diventare un ragazzo?

Per “le interviste interiori di Psicoradio” dialoghiamo con Monica, che sta diventando Marco.

 Le domande che affollano le due puntate di questa intervista sono tante: come funzionano i rapporti d’amore, quando l’identità fluttua dal maschile al femminile? E i rapporti con la famiglia? Quali forme di accompagnamento – medico, psicologico – ci sono per chi decide di cambiare genere? E non fa paura l’idea di una trasformazione così profonda come quella indotta dagli ormoni? Cosa si troverà alla fine di questo percorso? In due puntate, molte risposte e riflessioni.

L’OMBRA DELLE MADRI



“Che io non sia un inquieto fantasma che segua ossessivo l’andare dei tuoi passi […] tu devi essere libera di prendere un sentiero la cui fine io non senta il bisogno di conoscere.”

Sono alcuni versi di una poesia che l’antropologa Margaret Mead (1901-1978) ha dedicato alla figlia Catherine. La poesia è stata pubblicata nella sua autobiografia “L’inverno delle more”. I redattori di Psicoradio si sono interrogati sul senso di questi versi e hanno raccontato alcuni vissuti personali rievocati dalla lettura della poesia.

Essere genitori non è facile: quale deve essere il ruolo di madri e padri rispetto ai figli? Fino a che punto una madre può erigere dei muri per proteggerli? Psicoradio affronta uno dei tabù della nostra cultura: le ambivalenze del ruolo materno, la possibilità che una madre possa svolgere anche ruoli negativi nei confronti dei figli. Lo facciamo intervistando la psicoanalista junghiana Marina Valcarenghi, che ha presentato a Bologna il suo ultimo libro: “Mamma non farmi male”.

“Quando i figli vengono sistematicamente feriti o colpiti dall’atteggiamento della madre, ci si trova di fronte a un complesso di madre negativa” che la psicoanalista indaga nel suo libro. Parliamo quindi di mamme cattive? A Marina Valcarenghi questa definizione non piace e spiega il perché ai redattori di Psicoradio. “Io non parlo di “mamme cattive” ma di mamme sofferenti, che attraverso la loro sofferenza possono danneggiare i loro figli, oltre che se stesse. Una mamma psicologicamente sofferente molto spesso riconosce il suo disagio, ma più di rado riconosce le conseguenze che ricadono sui figli”. Per esempio, una donna, può sapere di essere depressa, ma non si rende conto automaticamente dell’insicurezza, del senso di colpa, della fragilità emotiva che possono scaturire nei suoi bambini.

“L’obiettivo del mio libro – aggiunge la psicoanalista – non è solo quello di descrivere i più frequenti disturbi psichici delle donne, ma anche quello di evidenziare le conseguenze che possono derivare ai figli dalle patologie psichiche delle madri per incoraggiarle a prendersi cura di sè non solo per loro stesse ma anche per le loro creature.”

IL CORPO MATERIA D’ARTE

Clicca qui per ascoltare la puntata

“Un’artista deve capire il silenzio. Un’artista deve fare spazio perché il silenzio entri nel proprio lavoro”

Psicoradio anche riflette sugli stati d’animo di persone che hanno l’arte nel cuore e nelle mani.

Ad aprire la puntata l’artista performer Marina Abramovic che una redattrice di Psicoradio descrive con queste parole: “E’ come se scolpisse se stessa, il proprio corpo. Lo usa come oggetto/soggetto”.

Dalle performance estreme della Abramovic alle estreme sculture della indimenticabile Louise Bourgeois. Come Maman, un gigantesco ragno nero in bronzo, acciaio e marmo con la pancia gravida di uova, di cui la scultrice dice: “Il ragno è un’ode a mia madre. Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli, mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie, perciò sono indesiderate. Quindi i ragni sono protettivi e pronti ad aiutare, proprio come mia madre”.

Un’intervista a Jerry Gorovoy, assistente della Bourgeois per molti anni, rivela il lato più intimo e umano dell’artista. Angela Tecce, della Soprintendenza per il patrimonio storico e artistico di Napoli, città che aveva ospitato una personale della Bourgeois, traccia invece un ritratto della donna inserendola nella storia della critica d’arte. Morena e Andrea, due redattori di Psicoradio, descrivono invece alcune opere dell’artista esprimendo le sensazioni provocate dalla loro visione. In chiusura alcuni brani di un manoscritto di un’altra redattrice, Giovanna, che riguardano proprio la simbologia del ragno.

IO VORREI, SUPERATO OGNI TIMORE



Una puntata in due parti: nella prima Psicoradio ricorda Alda Merini: una sua poesia aveva aperto la prima trasmissione, nel 2006. Oggi una biografia radiofonica intreccia poesie, pagine del diario e nostri ricordi di un incontro con lei a Mantova, nel 2008.
Nella seconda parte, la redazione prova a rovesciare lo stereotipo secondo cui chi ha una sofferenza psichica è sempre triste.

 

Io vorrei, superato ogni timore
“Io vorrei, superato ogni tremore giungere alla bellezza che mi incalza”
“Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare una esequie al passato”
Non è intenzione di Psicoradio giudicare la poesia di Merini; certamente alla redazione piace la donna: irriducibile alla miseria del manicomio, viva e desiderante anche nei momenti di solitudine e povertà, con il coraggio di parlare di quel bisogno d’amore che è il vero tabù di questa epoca consumista di sesso.

Indovina chi è il matto allegro?
Può avere momenti di felicità un paziente psichiatrico?
Le voci che nella trasmissione raccontano cosa fanno per essere felici, appartengono a pazienti psichiatrici e a persone “senza diagnosi”. L’ascoltatore viene sfidato a capire, a distinguere le felicità degli uni rispetto a quelle degli altri.
Giocare a calcio per distrarsi dai problemi. Disegnare ore e ore per dare voce alle emozioni che si hanno dentro. Suonare la chitarra per passione. Leggere un buon libro sul divano. Cucinare per le persone cui si vuole bene. Un bicchiere di vino in compagnia. Svuotare la mente praticando una danza indiana. Passare del tempo con il proprio partner: la ricerca dei momenti felici accomuna tutti.

DUE ARTISTI CHE CONOSCONO LA SOFFERENZA PSICHICA



RICHARD DADD, IL PITTORE PREFERITO DAI QUEEN
Fate e folletti dal manicomio Avete mai sentito “The fairy feller’s master-stroke” dei Queen? Sapete come nasce la canzone? L’indimenticabile leader Freddy Mercury si innamorò dell’omonimo quadro dipinto da Richard Dadd, pittore inglese dell’ottocento molto famoso all’epoca per le fate, gnomi e folletti che ritraeva. Dadd era nato nel 1817 e aveva passato quasi tutta la vita in un manicomio di Londra, dove morì nel 1886. Le sue opere più riuscite vennero eseguite proprio mentre era rinchiuso.

LA LUCE OSCURA DI DIAMANDA GALAS
Cantare la diversità per uscire dal ghetto Artista eclettica, scioccante e dalla luminosa oscurità, Diamanda Galas parla ai microfoni di Psicoradio, raccontando tra l’altro di aver attraversato la sofferenza psichica.. La sua voce, riconoscibile e unica, racconta la sofferenza degli emarginati e la lotta costante per superare la malattia mentale. Diamanda spiega anche come l’arte possa diventare un mezzo per liberare la diversità, e uno strumento di guarigione.

LA CASA IN COLLINA DEI FOLLI REI – SECONDA PARTE



“Entrare in una struttura e trovare un uomo legato nudo ad un letto di ferro, il letto con un buco al centro per la caduta degli escrementi… mi è sembrata una cosa inimmaginabile”

 

Senatore Ignazio Marino, intervista a Psicoradio

 

Casa Zacchera, a Sadurano, è una alternativa agli OPG che in Emilia-Romagna raccoglie persone provenienti dall’Opg, e le coinvolge in percorsi di riabilitazione in una comunità con le porte aperte.

 

I redattori di Psicoradio hanno incontrato gli internati e gli operatori psichiatrici, per realizzare un documentario radiofonico in due puntate, per approfondire il tema delle alternative agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il reportage di Psicoradio ha tante questioni da affrontare. Cosa succede in questa comunità originale? Che rapporti ci sono con gli abitanti dei paesi vicini? E poi il tema tanto evocato della pericolosità, quello della colpa e della responsabilità. Tante domande a cui rispondere facendo tesoro dell’incontro di storie, esperienze, sensibilità fuori dal comune.

In questa seconda parte, l’incontro tra la redazione e gli operatori di Casa Zacchera.

Quando, nel 1978, la legge 180 ( la cosiddetta “legge Basaglia”), ha decretato la chiusura dei manicomi per l’inciviltà e l’inutilità di queste strutture, per migliaia di persone sofferenti di un disturbo psichico si è aperta la speranza. Attualmente, però, circa 1600 persone altrettanto sofferenti di malattia mentale sono escluse da questa riforma e continuano a vivere in condizioni orribili: si tratta dei “folli rei”, le persone rinchiuse nei “manicomi giudiziari”, poi denominati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, OPG.

I motivi di questa “dimenticanza” della legge 180 sono vari, ma dipendono soprattutto dal fatto che per chiudere anche gli OPG sarebbe stato necessario cambiare il codice penale, procedura lunga e che richiede ampia convergenza politica. Poi la speranza di una vita più dignitosa si è riaperta con il decreto “svuotacarceri” del ministro Severino. Il decreto prevedeva infatti “il superamento” di tutti i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che dovevano venire chiusi entro marzo 2013. Avrebbero dovuto cambiare i luoghi e i modi di curare le persone ritenute incapaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno compiuto un reato: gli attuali internati sono circa 1500, e dovranno essere trasferiti in altre strutture (dalle 20 alle 40) più piccole, dislocate in tutta Italia, con una gestione a carico delle Ausl e sorveglianza da parte della polizia penitenziaria solo all’esterno. L’attuazione di questo decreto legge ha però subito uno ulteriore slittamento di un anno.

LA CASA IN COLLINA DEI FOLLI REI – PRIMA PARTE



“Entrare in una struttura e trovare un uomo legato nudo ad un letto di ferro, il letto con un buco al centro per la caduta degli escrementi… mi è sembrata una cosa inimmaginabile”

 

Senatore Ignazio Marino, intervista a Psicoradio

 

“Casa Zacchera”, a Sadurana, è una alternativa agli OPG che in Emilia-Romagna raccoglie persone provenienti dall’Opg, e le coinvolge in percorsi di riabilitazione in una comunità con le porte aperte.

 

I redattori di Psicoradio hanno incontrato gli internati e gli operatori psichiatrici, per realizzare un documentario  radiofonico in due puntate,  per approfondire il tema delle alternative agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il reportage di Psicoradio ha tante questioni da affrontare. Cosa succede in questa comunità originale? Che rapporti ci sono con gli abitanti dei paesi vicini? E poi il tema tanto evocato della pericolosità, quello della colpa e della responsabilità. Tante  domande a cui rispondere facendo tesoro dell’incontro di storie, esperienze, sensibilità fuori dal comune.

 

In questa prima parte, l’incontro tra la redazione e gli internati a Casa Zacchera.

 

Quando, nel 1978, la legge 180 ( la cosiddetta “legge Basaglia”), ha decretato la chiusura dei manicomi per l’inciviltà e l’inutilità di queste strutture, per migliaia di persone sofferenti di un disturbo psichico si è aperta la speranza. Attualmente, però,  circa 1600 persone altrettanto sofferenti di malattia mentale sono escluse da questa riforma e continuano a vivere in condizioni orribili: si tratta dei “folli rei”, le persone rinchiuse nei “manicomi giudiziari”, poi denominati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, OPG. I motivi di questa “dimenticanza” della legge 180 sono vari, ma dipendono soprattutto dal fatto che per chiudere anche gli OPG sarebbe stato necessario cambiare il codice penale, procedura lunga e che richiede ampia convergenza politica.

 

Poi la speranza di una vita più dignitosa si è riaperta con il decreto “svuotacarceri” del ministro Severino. Il decreto prevedeva  infatti “il superamento” di tutti i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che dovevano venire chiusi entro marzo 2013.

 

Avrebbero dovuto cambiare i luoghi e i modi di curare le persone ritenute incapaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno compiuto un reato:  gli attuali internati sono circa 1500, e dovranno essere trasferiti in altre strutture (dalle 20 alle 40) più piccole, dislocate in tutta Italia, con una gestione a carico delle Ausl e sorveglianza da parte della polizia penitenziaria solo all’esterno.

 

L’attuazione di questo decreto legge ha però subito uno ulteriore slittamento di un anno.

 

 

 

 

AMAMI ALMENO IL MARTEDÌ POMERIGGIO



La puntata è dedicata a Roberto Mastai, artista molto amato e rimpianto dagli abitanti della “sua” via del Pratello. I redattori di Psicoradio, in seguito alla sua scomparsa, hanno intervistato alcune persone che lavorano e vivono al Pratello: lo hanno ricordato come una persona riservata e splendida, surreale, amico di tutti. Roberto Mastai regalava o barattava le sue poesie e i suoi disegni perché, sosteneva, “i soldi sono sporchi”.

Al Pratello c’è una bacheca di annunci che ora è completamente ricoperta dalle dediche scritte dai suoi amici per ricordarlo.