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Autore: Admin

SOTTOSOPRA: UN BLOG PER ROMPERE L’ISOLAMENTO

Clicca qui per ascoltare la puntata 

 

In questa puntata Psicoradio si occupa di riabilitazione, e lo fa parlando di una iniziativa partita da poco in una residenza per pazienti psichiatrici in provincia di Modena chiamata Sottosopra.

 

Si tratta di un blog, chiamato appunto Sottosopra, a disposizione degli utenti della residenza, concepito in collaborazione con l’Istituto di Psicologia di Bologna.

 

L’ obiettivo del progetto è quello di dare voce ai pazienti e ai loro familiari, cercando di creare un ponte con il mondo, sia perché la rete può far incontrare le persone, sia perché le fa esprimere non solo nella sofferenza ma anche nella loro intimità e creatività.

 

 

Ma Rama, (un redattore di Psicoradio), ha una perplessità: i blog, i social network possono anche comportare alcuni rischi, tra cui quello di aumentare l’isolamento, perlomeno quello fisico, dei corpi.

 

Chi sta realizzando il progetto ha risposto: chi abita in residenze psichiatriche vive una situazione di isolamento, e la rete può aiutare a rompere questa solitudine. Inoltre, negli obiettivi, la fase degli incontri virtuali è solo un momento: l’ intenzione è quella di organizzare in seguito incontri reali.

Alla realizzazione di questo progetto hanno collaborato la coordinatrice di Sottosopra, Marta Puviani, due operatori, Simone Biagi e Francesco Romeo, due studenti dell’istituto di psicologia di Bologna, Mattia Nese e Ornella Lastrina, e il prof. Gianni Brighetti, docente di psicologia generale a Bologna. Anche Psicoradio partecipa all’iniziativa.

TORTURA SENZA LEGGE



Psicoradio si occupa del reato di tortura intervistando l’ex giudice Felice Casson, ora senatore del PD, promotore di un disegno di legge volto ad introdurlo.

 

Il reato non è ancora  contemplato nell’ordinamento giuridico italiano, e invece la sua introduzione  potrà essere molto utile anche per difendere i pazienti psichiatrici dagli abusi. Per parlare di tortura ricordiamo il caso di Francesco Mastrogiovanni, morto in un letto di contenzione dopo aver subito un trattamento sanitario obbligatorio (tso) nell’ospedale di Vallo della Lucania nel 2009. Alla morte è seguito un processo che si è concluso a fine ottobre 2012 con la condanna dei medici a pene variabili tra i due e quattro anni e l’assoluzione degli infermieri. E Psicoradio racconta anche il lato umano di questa vicenda tragica, delineando il ritratto del maestro elementare “amato dai suoi alunni perché dava grande spazio al gioco nelle su

e lezioni”, come racconta la nipote di Mastrogiovanni, Grazia Serra. Del reato di tortura, oltre al senatore Casson, parla parla l’avvocato della famiglia Mastrogiovanni, Valentina Restaino. A tal proposito il senatore Casson  chiarisce tra l’altro che, nel suo disegno di legge, il reato di tortura  può essere aggravato dal fatto che sia commesso da un pubblico ufficiale, agenti di polizia ecc..  E alla domanda circa la possibilità che la contenzione su malati psichici (cioè legare al letto un paziente) possa essere considerata tortura, Casson risponde  usando la parola “indebitamente”: quando la contenzione è usata senza necessità terapeutica, potrà essere considerata tortura.

 

Attualmente questo disegno di legge sul reato di tortura è stato ripresentato ed è alla Commissione Giustizia del Senato.

SENTIRE LE VOCI, COSA VUOL DIRE?



“C’è chi ha paura perché sente delle voci che terrorizzano, ma l’importante è credere che si possa cambiare il rapporto con le proprie voci”

Psicoradio ha intervistato Marcello Macario, psichiatra e presidente della rete italiana Noi e le voci. Non è la prima volta che la redazione affronta il tema sentire le voci, ma in questa puntata alcuni nuovi redattori di Psicoradio, che conoscono poco il tema, hanno deciso di chiedere allo psichiatra alcune informazioni basilari che possono servire anche ai nostri ascoltatori.

Questa intervista fa scoprire ad esempio, che sentire le voci non può essere considerata una patologia, e che nel nuovo DSM5, il manuale usato dagli psichiatri per le diagnosi nel campo della salute mentale, sentire le voci non sarà più indicato come sintomo di schizofrenia, come invece accadeva fino a quest’anno. Si scopre anche che per gli uditori di voci è fondamentale lo scambio di esperienze e che questo accade spesso all’interno dei gruppi di auto mutuo aiuto per uditori, che sono circa una trentina in tutta Italia.

Ma il dottor Macario sostiene anche che la storia sarebbe stata molto diversa senza gli uditori di voci e che alcuni personaggi famosi sentivano le voci, tra questi cita il cantante Beach Boys, Winston Churchill e il chitarrista dei Beatles Paul Mc Cartney.

QUANDO IL CORPO CURA LA MENTE



“Nel nostro Diagnosi e cura non si pratica la contenzione, non si legano le persone nemmeno se sono in una fase di crisi acuta. Il metodo Corpo e coscienza ci permette anche di non sedare la persona”.

Così racconta ai microfoni di Psicoradio la psichiatra Katia Nicoli. In questa puntata la redazione torna ad occuparsi del tema della contenzione nei luoghi di cura della salute mentale, ovvero della pratica ancora in uso di legare o sedare le persone.

Questa volta si va alla ricerca di un metodo alternativo per gestire i momenti di crisi. La redazione ha intervistato George Courchinuox, fisioterapista e la psichiatria Katia Nicoli, che insieme hanno sperimentato il metodo “Corpo e Coscienza” al Diagnosi e Cura di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, dove i pazienti vengono ricoverati in fase di acuzie.

Questo nuovo metodo mette in relazione la mente con il corpo. I pazienti che sono ricoverati, infatti, fanno degli esercizi fisici che favoriscono il rilassamento del corpo. L’idea è che sciogliere i muscoli possa contribuire a sciogliere anche ansie e sofferenze a livello psichico. Grazie a questo metodo pazienti riescono a gestire meglio i propri momenti di crisi .

Il fisioterapista George Courchinox spiega ai microfoni di Psicoradio che “il corpo diventa portavoce di una sofferenza interna. Non si può separare il corpo dalla mente.  Lavorando con il proprio corpo il paziente impara a gestire anche la sofferenza della mente”.

IN COLOMBIA UN’ALTRA CURA PER LA SCHIZOFRENIA. E IN ITALIA?



“Questa soluzione comporta dei rischi ma vivere comporta dei rischi. Non vedo perché una persona con un disturbo psichico deve perdere il diritto di correre dei rischi per ottenere i suoi risultati. Non correre dei rischi forse è il rischio peggiore”

 

Lo afferma lo psichiatra colombiano Alberto Fergusson, intervistato la settimana scorsa da Psicoradio per raccontare dell’esperienza di cura alternativa “Autoriabilitazione accompagnata” realizzata a Sopò, in Colombia.
Questa cura, sperimentata soprattutto su pazienti con diagnosi di schizofrenia, prevede tra le altre cose l’eliminazione dei farmaci.

 

In questa puntata Psicoradio invita due psichiatri italiani a riflettere su questa straordinaria comunità, che ha visto passare più di 1600 pazienti. Si tratta di Angelo Fioritti , direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna e di Filippo Renda, che nel passato è stato direttore del dipartimento Bologna Nord, dipartimento noto in Emilia perché non aveva mai legato un paziente.

 

Per Fioritti uno degli aspetti interessanti di questa esperienza é la “visione diversa del cittadino utente che è qualcuno che può prendere in mano il suo destino” . La persona non viene seguita solo quando sta male, ma anche nella ricerca di opportunità e nel compimento di obiettivi grazie ad un accompagnamento specifico da parte degli operatori.

 

Per quanto riguarda la riduzione o la eliminazione guidata dei farmaci sperimentati in Colombia, Fioritti ha spiegato a Psicoradio che è una possibilità, in quanto “può preludere al raggiungimento di equilibri superiori”.

 

Commentando la Autoriabilitazione Accompagnata Il dottor. Renda ha ricordato una frase di Basaglia, quando diceva che a lui non interessavano le malattie, ma solo le persone. Quindi, l’attenzione alle singole vite, con le diverse esigenze e desideri.

CONCORSO né matti né pazzi – le prime IDEE

SPOT: Nè matti nè pazzi 

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“Né matti né pazzi” è il titolo del concorso che Psicoradio lancia, e al quale invita tutti a partecipare, per cambiare le parole, o meglio, per trovare un termine, semplice e non offensivo, con cui definire le persone che soffrono di un disturbo psichico.

Trovare una parola che piaccia e che non addolori, perché spesso le parole legate alla salute mentale, se usate senza rispetto e attenzione, possono fare molto male.

Per vedere TUTTE le PAROLE già arrivate in redazione clicca su LEGGI TUTTO in fondo alla pagina.

Il concorso è ancora aperto e la psicoredazione continua ad aspettare nuove parole.
Abbiamo bisogno anche del vostro aiuto! Scrivete la vostra proposta a psicoradio@gmail.com


 

“GLI INCOSTANTI”

Persone dall’atteggiamento e pensiero incostante. Sanno essere terribilmente buoni e indifesi e terribilmente cattivi e duri.L’incostanza li contraddistingue sia nell’atteggiamento che nell’aggrovigliarsi dei pensieri, per questo è molto difficile saperli prendere per il verso giusto.


“PSICOPATHOS”

Sono stata al Convegno “Impazzire si può” a Trieste e Vi faccio i miei complimenti per lo spot pubblicitario e soprattutto per l’idea del concorso “Né matti né pazzi”.
Il mio suggerimento è la parola “psicopathos”: pathos significa in greco sofferenza o emozione e rappresenta la parte irrazionale dell’anima. Con questo nuovo termine si vuole evidenziare e sottolineare la sofferenza psichica del corpo e dell’anima.

Vinanda


“PARTICOLARMENTE ABILI”


“SENSIBILI ALLE FOGLIE”

Salve sono una assidua ascoltratrice di radio città del capo, ascolto spesso psicoradio e trovo molto interessante l’argomento e soprattutto l’approccio corretto, senza pregiudiziali nei confronti dell’argomento: il disagio psicologico, interiore.
Quando nell’ultima puntata ho sentito che suggerivate agli ascoltatori di individuare un termine alternativo e non offensivo per nominare chi soffre di disagio psicologico,la prima cosa che mi è venuta in mente è un termine che non ho inventato io, ma lo trovo adeguato, un po’poetico forse, al posto di folli o matti io parlerei di persone sensibili alle foglie, la soffferenza interiore è spesso associata ad una grande sensibilità, ad una empatia a volte amplificata verso il mondo, verso la realtà anche nella sua semplicità, realtà che normalmente sfugge a molti…
Come affermavo il termine non l’ho inventato io, ma “Sensibili alle foglie” è una cooperativa di produzione e lavoro, ma è anche uno sguardo sui vissuti delle persone e sulle loro esperienze anche estreme.
Guardando il sito della cooperativa mi ha colpito come la cooperativa stessa ha scelto il logo e il nome, che nasce dal racconto di una donna che ha vissuto in manicomio e che affermava che nonostante gli psicofarmaci e gli elettrochock, nonostante tutto ciò che le era stato fatto per diminuire la sua consapevoleza e sensibilità, lei questa sensibilità alla sofferenza, al dolore suo e degli altri l’aveva mantenuta, fortificata,amplificata, anche la sensibilità alle foglie, che significa una particolare sensibilità verso tutto ciò che vive, anche nelle forme più semplici, in buona sostanza ciò che normalmente sfugge nella vita delle persone che non hanno questo vissuto così drammatico.
Anna


 “DIVERSAMENTE SENSIBILI”

 A me pare la più appropriata, come mi piace diversamente abile perchè mi sembra che esprima bene il fatto che magari una persona non abbia le abilità più comuni (che tutti hanno dalla nascita ..diciamo per semplificare) ma ne abbia sviluppate delle altre le più incredibili, che le persone comuni non sono stimolate a sperimentare, ignorando le potenzialità che ogni essere umano ha.
E’ un termine che a tante persone disabili (non capisco il motivo) non piace, si sentono sminuite invece che molto più abili delle persone comuni.
L’es. più semplice,
quante cose percepisce un cieco in più di una persona normale?
quante cose percepisce una persona con disturbi psichici in più di una persona normale?

Tutto in più, non in meno, come si è portati a pensare,
Ciao Paola


“TURBOLENTI”

Propongo il termine “TURBOLENTI” ovvero “TURBO…LENTI” ovvero come tutti… normali, un po’ TURBO e un po’ LENTI. Se si ha però la sfortuna di entrare nella spirale chimico-scientifico-diagnostica delle soluzioni preferite dagli psichiatri, ovvero gli psicofarmaci, dati in abbondanza sicuramente in situazioni acute e preferibilmente anche in situazioni normali, così, tanto x mettere in STAND-BY- PAUSA una persona altrimenti “pericolosa e non controllabile socialmente” e x mantenersi nel campo protetto della massima CAUTELA e del RISCHIO ZERO, ecco che la condizione umana del termine TURBO…LENTO entra di diritto in un contesto provocatorio e/o autoironico.

Vi ringrazio x quello che fate, continuate così.

Con affetto

Daniele


 

“ALTRAMENTE”

Impresa ardua e per questo affascinante.

Senza tanti preamboli vi propongo il termine “altramente”, con i pro e i contro tra cui il plurale che dovrebbe essere grammaticalmente irregolare e a mio avviso ancor più significativo ovvero “altrementi”.
E’ difficile rendere con parole uno stato d’animo o mentale (già qui si apre un mondo), figuriamoci in una parola.
Comunque l’ho scelta perché mi piacciono i giochi di parole, la molteplicità delle significanze, l’inadeguatezza di una lingua che non evolve e mi fermo perché non vorrei pensaste che sono un’altramente, ma lo sono.

Complimenti sinceri per la vostra passione che mi lenisce dall’omologazione dei sentimenti.

Un caro saluto

Mauro


 

 

“IPERSENSIBILI”

che “sentono” più delle persone comuni e dunque soffrono di più?

Elianora


“ALTERNATTIVI”

Nicole


 

“AL DI QUA DELL’ORIZZONTE
OLTRE L’ARCOBALENO”

E’ un non luogo nel quale prima o poi tutti capitiamo.
Vi apprezzo CONTINUATE COSI’, NESSUN SUGGERIMENTO E TANTI IN BOCCA AL LUPO.

Fausta


 

1.Vulnerabili oscillazioni
di animi sommersi

2.Presenze scomposte in un cielo di specchi

3.Probabili effetti collaterali
di affetti sconnessi.


Gentilissimi, di seguito le mie proposte per l’interessante concorso da voi promosso!
Da sempre mi domando quale sia il significato più profondo della parola follia.
Se di follia ne esista una e una sola o se al contrario un pò tutti, magari in fasi o momenti alterni della vita, non siamo in relatà cullati e accompagnati da quella scia di vortice, ribellione, rabbia, euforia…gioia, dolore, eccesso, ansia, apatia… il tutto, per comodità di termini, riassunto sotto il termine follia.

Qualunque ne sia la natura, ovunque affondano le origini di questo termine, trovo che dietro ogni folle (o presunto folle) si nasconda un incommensurabile fascino.
Perciò ecco le mie parole… follemente libere di descrivere uno dei più antichi, complessi, inetichettabili stati dell’essere.

Un sincero grazie per gli spunti sempre interessanti e per il bel lavoro eseguito!

Giorgia


“ALTRO-ORDINATI”

Ciao a tutta la Psico-Redazione,

sono un Vostro ascoltatore tramite Radio Popolare di Milano.
Senza perdermi in inutili premesse voglio dare il mio contributo alla “definizione”:

Io direi :”altro-ordinati (mentalmente)”.

Un “altro-ordinato” ha una sensibilità diversa e un modo diverso di approcciare la vita, le priorità e le interpretazioni del reale. Un modo diverso di mettere in ordine i pensieri

Il termine “altro ordine” (dell’interpretazione delle cose e dei pensieri) penso possa presentare un’alterità priva di un’iniziale (pre)giudizio e che possa lasciare spazio ad un giudizio personale rispettoso dell’individualità: l’alterità può essere introversa, dolce, aggressiva, irruenta … va definita e quindi va incontrato il soggetto “altro-ordinato”.

Spero il mio piccolo contributo possa essere apprezzato.

Buon lavoro a Tutti Voi.

Nicola


“EVOLUTI INCOMPRESI”

Ho la fortuna di avere incrociato, condiviso e condividere vita privata e lavoro anche con amicizie appellate “persone affette da disturbi psichici”. Grandi pensatori, inventori, artisti, ecc., definiti pazzi, col senno del poi la collettività li ha rivalutati quali geni. Coglierei l’occasione per condividere il termine col quale io li definisco: “menti in grande fase evolutiva terrena”. Purtroppo per loro ritenuti malati, in quanto non allineati ad una maggioranza di menti, omologate a stereotipi ancora scadenti e meno evoluti, situazione che come minimo porta alla depressione.

Nadia


“QUICK”

In inglese significa zona sensibile. Questa parola rende l’idea che una persona può essere maggiormente ferita da un gesto o una parola se ha una sofferenza psichica.

Marianna


“ALTERNATIVI MENTALI”

Andrea


“PSICHI”

Angelo


“RAGIONEVOLMENTE SENSIBILI”

Bea


“MENTI ALTERNATE”

Caterina


“STRANEMENTI”

Gigi


“EXTRASENSIBILI”

Sono come una radio con un’antenna troppo grande: captano segnali che i zucconi testardi non sanno neanche che esistono…

Andrea


“PSY”

Non mi riferisco a GANGNAM STYLE.

Francesca


“DIVERSAMENTE PENSATI”

Lorenzo


“NORMALI”

Amelia


DIVERSAMENTE NORMALI

Il termine che uso è ” diversamente normali”, perchè la sfida è cogliere la normalità in chi soffre di disagio psichico e, di conseguenza, trattarli come persone normali .

Carla


PSICONAUTA

è vero,
molto spesso si usano termini per commentare l’altrui disagio mentale a volte piu’ spiacevoli che il dolore stesso, psiconauta, non so se questa parola potrebbe risolvere il problema, psiconauti, ovvero viaggiatori del pensiero, oppure dell’anima coloro che hanno aperto tutte le porte della percezione trovando mondi inpossibili da tollerare, tuttavia continuano il loro viaggio in equilibrio su un sottile filo che li separa dal baratro, molti sono psiconauti inconsapevoli del loro viaggio, non avendo aperto quelle porte si sentono normali e camminano con la loro maschera di persona al di sopra di ogni problema, a volte sono proprio questi che avendone paura giudicano il disagio con parole tipo ” non è centro”, “fuori di testa”, “non è a posto”, “non è normale”…
forse uno psiconauta è un “troppo normale”,
la troppa sensibilita’ fa male a menti che vivono in questo mondo di feroce bellezza.

buona fortuna a tutti
un viaggiatore


B.A.S.”

Io suggerisco B.A.S. può essere acronimo di BISOGNI AFFETTIVI SPECIALI oppure di BISOGNOSI ATTENZIONI SPECIALI ecc.

Ciao
Maria

SCHIZOFRENIA: UN’ALTRA CURA È POSSIBILE (IN COLOMBIA)



”Schizofrenia” mi sembra che sia una parola che funziona come un cesto, in cui vengono messe tante cose diverse. E’ per questo che da un punto di vista scientifico sarebbe meglio smettere di usarla.”

 

Lo afferma, nella puntata di questa settimana, lo psichiatra colombiano Alberto Fergusson, invitato a Bologna dal Dipartimento di salute mentale per descrivere l’esperienza di “autoriabilitazione accompagnata”, che negli ultimi 30 anni sta portando avanti a Sopò, in Colombia. Qui circa 1600 persone, di cui molte con diagnosi di schizofrenia, sono passate per una comunità dove si cura diminuendo al massimo l’uso dei farmaci, e in molti casi eliminandoli. Il progetto ha al centro il tentativo di seguire i desideri – affettivi, lavorativi…- dei pazienti, e il faticoso cammino per soddisfarli.

 

 

 

“Deve essere chiaro che la persona non guarisce solo se diminuiscono i farmaci. La persona deve lottare, deve impegnarsi, deve fallire una e un’altra volta e tornare a riprovarci, avendo il sostegno di persone che l’aiutano in questo percorso”. Si tratta, dice Fergusson, di una esperienza impegnativa, rischiosa, e anche costosa, ma che ha portato a risultati evidenti.

 

In una prossima puntata potrete ascoltare i commenti di alcuni psichiatri italiani a cui la redazione ha fatto ascoltare le parole del professor Alberto Fergusson.

Mai più morti di TSO

Questa settimana Psicoradio torna a occuparsi del caso di Francesco Mastrogiovanni, morto in un letto di contenzione dopo aver subito un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) nell’ospedale di Vallo della Lucania nel 2009.

Alla morte è seguito un processo che si è concluso a fine ottobre 2012 con la condanna dei medici a pene variabili tra i due e quattro anni e l’assoluzione degli infermieri. Proprio in queste settimane sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza.

Sicuramente ci sono motivazioni giuridiche a sostegno di questa condanna, ma Psicoradio rimane perplessa. E’ possibile assolvere, da un punto di vista etico, un infermiere che vede morire una persona senza intervenire? A cosa servono i codici di comportamento e le carte etiche? Psicoradio ne parlerà in una delle prossime puntate, ascoltando il parere di esperti e addetti ai lavori.

In questa puntata, invece, Psicoradio racconta principalmente il lato umano di questo processo con il ritratto del maestro elementare “amato dai suoi alunni perché dava grande spazio al gioco nelle sue lezioni”, con le parole della nipote di Mastrogiovanni, Grazia Serra. Di reato di tortura parla invece l’avvocato della famiglia Mastrogiovanni, Valentina Restaino.

ADAM KABOBO: VOCI CATTIVE LASCIATE SOLE



“Mi hanno guidato le voci, di solito le sento e cammino, ma sabato mi hanno detto di fare cose cattive”

 

Sono le parole che Adam Kabobo, ganese trentunenne, ha detto alle forze dell’ordine dopo aver aggredito e ucciso 3 persone, all’alba di sabato 11 maggio.

 

Psicoradio ha visto rinascere molto spesso in questi giorni l’associazione tra “udire le voci” e “violenza”; un’associazione che però, secondo gli psichiatri ed esperti intervistati dalla redazione in questi anni, non è affatto automatica. Udire le voci è un fenomeno più diffuso di quello che si pensi e non è più considerato un sintomo di schizofrenia, neppure dal nuovo DSM, il manuale internazionale per la diagnosi psichiatrica.

 Psicoradio ritiene invece che queste “esplosioni di violenza” siano il frutto di una sofferenza e un disagio non curati. Adam aveva già manifestato comportamenti violenti un anno fa, nel centro di Cara, stava evidentemente male, ma il suo disagio non è stato abbastanza ascoltato.

 

In questa puntata non si parla solo di incubi, ma anche di sogni. A Bologna infatti il 25 maggio si terrà il convegno “Il sogno, crocevia di mondi”, organizzato da Officina Mentis, un’associazione psicoanalitica per la formazione e la ricerca clinica,.

 

 

 

Il sogno è un crocevia di mondi perché l’essere umano, in tutte le culture, da sempre sogna e il  sogno è un elemento che unisce ogni uomo. Il titolo del convegno fa riferimento anche al fatto che la giornata di studio sul sogno sarà multidisciplinare, come spiega ai microfoni di Psicoradio la psicoanalista Angela Peduto, presidente di Officina Mentis: “Saranno presenti antropologi, etnopsichiatri, psicanalisti di diverso orientamento teorico. Ciascuna disciplina si metterà a confronto in reciproco dialogo entro e oltre le reciproche specialità.”.

 

 

 

 

NEWS! Psicoradio in diretta

Il 15 maggio dalle 12 alle 12.30 Psicoradio sarà in diretta dalle frequenze di Radio Città del Capo di Bologna!

CHE BELLI QUEI CATTIVI!



Clicca qui per ascoltare la puntata 

In questa puntata Psicoradio vi parlerà dei cattivi. Quelli della letteratura, del cinema, e i cattivi (travestiti) di Lucca Comics; perché non sono solo cattivi ma, possono avere altro da dire, trovando così anche una possibilità di riscatto.

Psicoradio racconta l’arcidiacono Claude Frollo, dal romanzo Notre Dame de Paris, e il Fantasma dell’Opera, dal film musicale del 2004. Entrambe le storie vengono raccontate da una delle nostre redattrici che simpatizza per loro in modo particolare.

Le musiche (per Frollo quelle dal Musical di Cocciante, Notre Dame de Paris, per il Fantasma dell’opera sono quelle del film) sono scelte per dar voce a questi personaggi e rendere comprensibili i loro stati d’animo e la loro psicologia. Poi Psicoradio è stata alla manifestazione “Lucca Comics”, dove i partecipanti sono liberi di interpretare qualsiasi personaggio, per quattro giorni. Per rimanere in tema, la redazione ha intervistato i personaggi cattivi, che raccontano perchè vestire quei panni.

Una redattrice, Brenda, commenta: “Tutte le storie di questo tipo mi smuovono qualcosa dentro, perché sono persone sofferenti, che cercano di emergere da una condizione tragica e cercano un riscatto, che però, non viene visto dal resto della società.”

Lunga vita a Psicoradio!

Psicoradio ha compiuto 7 anni! Il 7 maggio 2006 c’è stato il primo incontro della prima redazione! Grazie a tutti quelli che anche quest’anno hanno festeggiato con noi e lunga vita a Psicoradio!