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Autore: Admin

NEWS! Il coraggio della felicità

–“Se dovesse dare un’immagine della psicoanalisi che possa far capire cos’è a chi non la conosce, quale esempio farebbe?”

— “Due persone che insieme attraversano una foresta tenendosi per mano: una ha una pila, l’altra un pesante zaino sulle spalle”.

Psicoradio e il Centro culturale junghiano Temenos presentano il libro della psicanalista Marina Valcarenghi “Il coraggio della felicità, appunti sulla psicanalisi nel tempo presente”.

L’appuntamento è martedì 6 Maggio alle ore 17 presso la Libreria Feltrinelli in via dei Millle a Bologna.

La dottoressa Valcarenghi ci racconterà il suo punto di vista sulla psicoanalisi nella società di oggi, in piena crisi economica, politica, di valori e di senso.

Marina Valcarenghi era già stata ospite a Psicoradio: con l’associazione Viola per lo studio e la psicoterapia della violenza e in occasione della presentazione del suo libro “Mamma non farmi male”. Di seguito trovate il link alle puntate

Siamo tutti cattivi — Puntata 213

Mamma non farmi male — Puntata 240

PSICOFARMACI 3: ISTRUZIONI PER L’USO

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Psicoradio prosegue il ciclo di trasmissioni dedicato al tema degli psicofarmaci.

La psichiatra Livia Franchini, del dipartimento di salute mentale di Bologna, ha risposto alle domande dei redattori su questa categoria di farmaci che risale agli anni cinquanta e che ha cambiato la storia della psichiatria.

S. chiede perché, durante i ricoveri, i medici non ti dicono quasi mai cosa succederà con il farmaco che ti stanno dando: lei per tre giorni è stata così sedata che non ricorda nulla di cosa ha fatto, ed è una bruttissima sensazione.

Qualcuno ha parlato delle paure: paura della dipendenza, soprattutto, o di “diventare un altro”; o degli effetti secondari che loro stessi sperimentano; tra questi, l’aumento di peso, a volte molto notevole, che non è certo un effetto irrilevante.

RESISTERE CON CREATIVITÀ

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Il 25 Aprile Via del Pratello celebra, a più di un anno dalla sua scomparsa, una giornata in memoria di Roberto Mastai, artista amato e rimpianto dagli abitanti della storica strada delle osterie nel centro di Bologna.

I redattori di Psicoradio, all’epoca della sua morte, hanno intervistato alcune persone che lavorano e vivono al Pratello e che lo ricordano come una persona riservata e splendida, surreale, amico di tutti.

Roberto Mastai regalava o barattava le sue poesie e i suoi disegni perché, sosteneva, “i soldi sono sporchi”. Psicoradio ripropone queste testimonianze.

Nella seconda parte della trasmissione, la redazione svela agli ascoltatori i suoi piccoli momenti di gioia quotidiana.

C’è chi si rallegra per un thè con le amiche, chi perché è arrivata la primavera e può finalmente ripiantare i fiori sul proprio balcone.

Per qualcun altro felicità è immaginare i paesaggi di casa mentre si sta tornando, oppure “preparare da mangiare per se e per la propria compagna e anche, perché no, fare l’amore”.

Nei ricordi di un’altra redattrice, i momenti di felicità si intrecciano anche con momenti di nostalgia: “La mia nostalgia è il sapore del panino con gelato che la mia nonna mi comprava tutti i pomeriggi all’uscita dal doposcuola”.

FABIO E CRISTINA SI SPOSANO!

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Fabio è un ex redattore di Psicoradio, per passione segue giovani ciclisti da un punto di vista fisioterapico, scrive sul Faro, un giornalino che parla di salute mentale fatto proprio da persone seguite dai Centri di salute mentale. Cristina lavora tre giorni la settimana in una mensa scolastica e due in un laboratorio di restauro.

I loro familiari fino ad un anno prima, non erano d’accordo sul matrimonio, lo consideravano prematuro, ma Fabio era sicuro della sua decisione, voleva sposare Cristina.

Tutti e due hanno una sofferenza psichica, ma non è di impedimento all’amore: anzi, secondo loro è motivo di maggiore comprensione. A entrambi piacerebbe avere dei bambini, ma pensano ai problemi. Quello economico, innanzitutto; e poi la preoccupazione di non farcela completamente ad essere ciò che vorrebbero per i loro figli.

News! PSICORADIO IN DIRETTA da Radio Città del Capo

Nella trasmissione Angolo B in onda su Radio Città del Capo, Psicoradio, insieme al dott. Filippo Renda, ex direttore del DSM di Bologna Nord, ha discusso sul tema della contenzione ovvero del LEGARE fisicamente le persone all’interno dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura.

Negli Spdc, secondi alcuni, resistono ancora queste pratiche che la legge Basaglia voleva eliminare. Tra questi c’è anche lo psichiatra Piero Cipriano, autore del libro “La fabbrica della cura mentale”.

Qui trovate il link alla puntata.

Buon ascolto!

PETIT JONAS NELLE SCUOLE

 

“Io sono un fobico, ho delle paure, i miei compagni di classe sono riusciti a scoprirle e non facevano altro che rinfacciarmele contro […] io a questi ragazzi non ho mai fatto niente […] ho sempre la tentazione di vendicarmi”.

Psicoradio continua il suo viaggio nella mente occupandosi di bullismo e lo fa attraverso la testimonianza di Andrea, un redattore di Psicoradio, e con una intervista alla dottoressa Ivana Incandela, psicologa che fa parte della associazione Petit Jonas di Bologna.

[…] all’inizio tre ragazzi avevano preso le mie difese […] il resto della classe ha detto di unirsi a loro nel prendermi in giro o non sarebbero più stati loro amici”, continua Andrea nel suo racconto.

E’possibile prevenire episodi di bullismo nelle scuole? La redazione lo ha chiesto alla dr.ssa Incandela che con l’associazione di cui fa parte interviene nelle scuole con un originale metodo.

Questo approccio prevede attività in gruppo, di tutta la classe, evitando di identificare bullo e vittima, chi agisce e chi subisce, proprio perché il bullismo è un problema che riguarda l’identità di tutti i ragazzi. Vittime e bulli.

E’ fondamentale, secondo la psicologa, confrontarsi alla pari con loro per rafforzare l’identità: “si fa gruppo con chi è simile; nel momento in cui l’altro mi fa da specchio e vedo le sue debolezze, ho paura di riconoscermi in lui e ciò genera aggressività e violenza”.

Nella dimensione di gruppo i ragazzi si conoscono, parlano tra di loro e condividono le esperienze e questo permette di far emergere il disagio facendo autoanalisi e autocritica. “La scuola è il luogo della prevenzione, non della cura ”, conclude la dott.ssa Ivana Incandela .

LA VITA È MALATTIA: LO DICE LA BIBBIA DEGLI PSICHIATRI

 

 

Il 28 marzo è uscita la versione italiana del DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico di psichiatria, il testo che elenca i sintomi e decreta quando i comportamenti devono essere considerati malattie. Detto anche “la Bibbia degli psichiatri”, il DSM venne pubblicato per la prima volta nel 1952 dall’American Psychiatric Association, come risposta a quello che viene redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’ultima versione, il DSM 5, sta provocando molti dissensi; anche da parte dei due psichiatri che avevano curato la versione precedente, Robert Spitzer ed Allen Frances.

 

Il DSM 5 infatti ha abbassato la soglia entro la quale alcuni comportamenti , che prima rientravano nella normalità, vengono considerati patologie da curare. Un esempio è il nuovo “Disturbo Neurocognitivo lieve”, che diagnostica come malattia da curare le amnesie lievi, fino ad oggi erano considerate nomale conseguenza dell’età.

 

 

 

 

Abbiamo intervistato il dott. Angelo Fioritti, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, per sapere che uso faranno gli psichiatri italiani del DSM.

 

Il dott. Fioritti chiarisce innanzitutto che gli psichiatri italiani non usano il DSM ma il manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è arrivato alla 11° edizione. Il DSM viene usato principalmente in America. Angelo Fioritti continua dicendo che il DSM 5 non ha un utilità clinica ma solo assicurativa; i neurobiologi non lo usano ed anche gli psichiatri americani lo useranno sempre meno.

 

In realtà il manuale favorisce l’aumento delle prescrizioni di farmaci e, di conseguenza, le case farmaceutiche.

 

 

NON CURATE LA MIA TRISTEZZA
Il DSM 5 e la medicalizzazione della vita

di Maria Cristina Lasagni

Per quanto tempo una persona può sentirsi disperata, o anche solo molto triste per l’abbandono della persona amata, o per la morte del compagno, senza temere che le venga diagnosticata una “depressione maggiore”?

Quante volte in un mese potrò abbuffarmi di cibo, prima che uno psichiatra mi certifichi un Binge Eating Disorder (disturbo da alimentazione incontrollata)?

E posso considerare una allegra debolezza la mia tendenza a conservare inutili abiti e oggetti di quando ero ragazza, o invece devo preoccuparmi, perché sono ammalata di hoarding disorder, “disturbo di accaparramento”, una diagnosi nuova di zecca? Quale è il limite, insomma, tra un comportamento difficile da affrontare, ma normale, ed un comportamento patologico?

E’ appena uscito anche in Italia un manuale che ritiene di poter dare risposte precise a questi dubbi; si tratta della versione italiana del DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), la versione aggiornata del manuale dei disturbi mentali (chiamato spesso “la Bibbia degli psichiatri”), che ha l’ambizione di fornire ai medici di tutto il mondo i criteri diagnostici per individuare i disturbi psichici. In Italia è uscita a cura di Massimo Biondi, docente di psichiatria alla Sapienza di Roma.

Questo manuale però non interessa solo psichiatri ed accademici, ma tutti noi, perché la principale critica che viene fatta al DSM 5 è appunto quella di abbassare molto la soglia della separazione tra normalità e patologia, ampliando di conseguenza la gamma dei comportamenti considerati come patologie da curare, essenzialmente con psicofarmaci.

Il primo DSM nasce nel 1952 ad opera dell’American Psychiatric Association (APA), come risposta ad un manuale psichiatrico prodotto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ma le sue prime edizioni non suscitano particolari polemiche.

Un cambiamento avviene nel 1980, quando il DSM III adotta una concezione della psicopatologia di tipo descrittivo, che non sposa nessuna delle teorie che animano il mondo della cura psichica, e costruisce le diagnosi sulla base della descrizione dell’aspetto esteriore dei sintomi. Era il tentativo ambizioso, che prosegue fino ad oggi, di permettere la comunicazione tra operatori psichiatrici in tutto il mondo, di diversa cultura ed impostazione teorica. E’ anche l’inizio delle discussioni, che si sono accentuate in questi ultimi anni, quando, nel 2010, hanno cominciato a circolare le anteprime dell’ultima revisione.

Paolo Migone, psichiatra e condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane, che da tempo si occupa del problema della diagnosi in psichiatria, sostiene che oggi la letteratura critica sul DSM-5 è ormai sterminata, e per questo motivo la pubblicazione è stata rimandata più volte. Poi, nel 2013 l’ APA ha dovuto pubblicare il manuale, perché non poteva più permettersi di aspettare: per realizzare il DSM-5 sono stati spesi circa 25 milioni di dollari, ed inoltre molti psichiatri americani, per protesta, si sono dimessi dall’associazione, quindi sono anche venuti a mancare gli introiti delle loro iscrizioni.

L’unico modo per rimediare al grande deficit di bilancio è stato pubblicare il manuale: come è successo per le precedenti edizioni, verrà tradotto in tutte le lingue del mondo ed i guadagni dalla vendita dei diritti saranno immensi.


Tra i critici più agguerriti del DSM 5 ci sono Robert Spitzer e Allen Frances. I due psichiatri avevano coordinato la stesura delle due versioni precedenti del manuale, il DSM III e DSM IV, ma in seguito hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione contro la bozza del DSM-5, tendendo conferenze in molti Paesi (sono venuti anche in Italia) e raccogliendo circa 15.000 firme.


Allen Frances aveva già constato con amarezza che il DSM-IV, di cui lui stesso ha guidato la task force che lo ha redatto, ha contribuito ad aumentare il numero diagnosi relative a diversi disturbi, ad esempio il Disturbo da deficit di attenzione, o di iperattività. Le diagnosi di disturbi dell’umore nell’infanzia e nell’adolescenza sono aumentate di 40 volte, generando un conseguente aumento di prescrizioni farmacologiche per i bambini, anche solo di 3 anni.

Oggi Frances cerca di rendere evidenti quelli che considera i pericoli principali di questa ultima versione della Bibbia degli psichiatri, ed elenca 11 diagnosi che secondo lui creeranno molti problemi. Ne ricordiamo qualcuna, cominciando da un rischio che ci riguarda tutti da vicino, perché il DSM 5 diagnostica come Disturbo neurocognitivo minore le dimenticanze, i rallentamenti, le debolezze cognitive normali della vecchiaia, creando falsi allarmi e sofferenze in persone che non svilupperanno mai una demenza vera e propria.
Il Disturbo di disregolazione dirompente dell’umore è invece il nome che prendono gli scatti di rabbia, che potranno essere diagnosticati come un disturbo mentale, e la diagnosi può essere fatta anche ai bambini, ai quali verranno somministrati psicofarmaci.

Il dott. Migone ci ricorda come negli anni abbiamo assistito ad alcune “mode” che riguardano i comportamenti dei bambini: le diagnosi di iperattività, o il disturbo bipolare infantile. Questa nuova diagnosi di disregolazione dirompente dell’umore potrebbe essere un’altra moda che ci accompagnerà nei prossimi anni. E siccome curare con gli psicofarmaci è molto più facile rispetto ad altri modi di affrontare le difficoltà, il rischio è che un bambino arrabbiato e aggressivo si veda rifilare pillole, mentre nessuno cerca di comprendere il significato della sua rabbia.


Nonostante le tante critiche va detto che alcuni cambiamenti nel DSM 5 sono stati invece accolti con favore. Un caso importante riguarda la scomparsa della definizione “disturbo di identità di genere” per le persone che si sentono dell’altro sesso, che avviano percorsi di passaggio da un genere all’altro. La parola “disturbo” scompare, sostituita da un meno stigmatizzante “disforia di genere”. I movimenti LGBT hanno accolto con favore questo cambiamento, giudicandolo importante per la loro lotta contro i pregiudizi che colpiscono e persone trangender.

Rimane però il dato della moltiplicazione delle diagnosi, che con il DSM 5 sono triplicate: sarà più facile essere dichiarati malati. Già con la versione precedente del manuale una gran parte della popolazione americana, nel corso della vita, poteva rientrare in qualcuna delle diagnosi elencate, secondo quanto hanno scritto sul Annual Review of Public Health (2008) Ronald Kessler e Philip Wang, professori ad Harvard.

L’applicazione del DSM 5 (che negli USA viene usato anche dalle compagnie di assicurazione medica) rischia ora di produrre una moltiplicazione di nuove diagnosi e una medicalizzazione in massa della normalità, che si tradurrebbe in una miniera d’oro per l’industria farmaceutica. E poi ci sono anche rischi di altro ordine; innanzitutto, quello di sostenere un’idea della malattia mentale come elenco di sintomi, che non tiene conto della irrinunciabile unicità delle persone e delle loro storie.

E c’è anche un altro rischio, forse ancora più grave: la tendenza a rimuovere ogni differenza di comportamento e ogni sofferenza, a patologizzare la vita stessa, prescrivendo farmaci per affrontare le difficoltà, sottraendo senso al dolore, alla malinconia, e riducendoli a malattie di cui vergognarsi.

Sul tema segnaliamo anche un’intervista di Eugenio Borgna pubblicata da L’Espresso

ROSSO DI SERA BEL TEMPO SI SPERA, MA UN CENTRO NELLA VITA NON HAI

 

Questa settimana Psicoradio intervista Francesco Guizzardi.

Lo abbiamo conosciuto durante le selezioni per nuovi redattori di Psicoradio, poi lui ci ha fatto capire che in realtà, più che a lavorare, in radio avrebbe voluto venire per presentare le canzoni che compone, e il suo CD “Mete evasive”.

Nella puntata Francesco racconta che la musica lo ha aiutato a superare la sua condizione di disagio psichico, e parla anche del rapporto tra psicofarmaci e creatività.

TI DEVI SOLO VERGOGNARE

 

 “Avevo talmente tanta vergogna che pensavo di essere sbagliato io, di non avere il diritto di chiedere aiuto a qualcuno, perché sei tu che stai facendo qualcosa di sbagliato, ti devi solo vergognare”.

 “Uno può scegliere da che parte stare, ma se prendi la parte del debole passi da debole e le prendi anche tu e nessuno lo vuole passare”.

Psicoradio parla di bullismo attraverso le testimonianze di chi lo ha subito: è la prima di una serie di puntate che dedicheremo a questo fenomeno.

I nostri intervistati raccontano come il ripetersi degli episodi trasformi una semplice derisione in bullismo; e il male di questo fenomeno è la solitudine. Sono molti i motivi che possono rendono qualcuno vittima di bullismo.

E’ sufficiente una difficoltà di pronuncia o qualcosa di più evidente, come un difetto fisico o psichico, oppure esperienze di vita – come l’adozione o l’essere figlio di divorziati,- comunque tutto ciò che è “diverso”o “ti fa apparire debole”.

 X racconta delle prese in giro subite: “Per un periodo della mia vita ne ho fatto l’unico giudizio che potessero avere di me” E qualcuno confida a Psicoradio che, quando si è soli perché nessuno vede o preferiscono non intervenire ( insegnanti, famigliari o coetanei) può capitare che l’unica “difesa”,sia fare qualcosa a se stessi, farsi del male.

PINK FREUD



“La musica è qualcosa che arriva molto direttamente all’inconscio, tocca la sensibilità umana in maniera forte ed immediata, più di qualsiasi altra forma artistica”

 

Nella puntata di questa settimana, Psicoradio intervista proprio lo psicanalista Angelo Villa.

 

Nel suo saggio, Villa pone in rilievo il ruolo peculiare della forma canzone rispetto ad altre forme espressive e prende in esame diversi autori, da Brassens a De Andrè, da Dylan a Cohen, da Patti Smith a Neil Young, fornendo un’interpretazione psicanalitica di alcune delle loro canzoni più famose.

 

Nelle parole di Villa “dagli anni sessanta in poi la canzone diventa, per i giovani, il principale strumento di comunicazione, informazione e conoscenza intorno ai possibili stili di comportamento, in particolare in rapporto alla logica amorosa, agli affetti e ai sentimenti”.

Come esempio, nel corso della puntata, Angelo Villa “psicanalizza” per gli ascoltatori “Mother”, un brano di John Lennon molto significativo: “Mamma, tu mi hai avuto ma io non ti ho mai avuta.”

NON VOLEVO FARLE MALE DAVVERO



Perché sono gli uomini a dover riflettere sul problema della violenza, capire cambiare. Negli anni 70, quando i movimenti femministi erano più vitali, qualche – raro – gruppo di uomini ha cercato di iniziare a spezzare la complicità con il proprio genere, e si è messo a fare gruppi “di autocoscienza”.

 

Oggi cominciano ad apparire in molte città d’Italia Centri di uomini che non vogliono più picchiare le donne. (Qui l’elenco dei centri). E la sensibilità su questo tema si sta diffondendo.

 

Psicoradio ha incontrato cinque studenti di Scienze della Comunicazione di Bologna che hanno ideato una campagna (Cambiamo insieme) dedicata ai loro coetanei.

 

L’idea è di sensibilizzarli usando frasi pronunciate realmente da uomini maltrattanti, all’inizio di un percorso di cura. Per esempio “Non volevo farle davvero male”, “I bambini ci hanno visto, ma non credo che vengano influenzati”. Sono uomini a parlare ad altri uomini, in modo che qualcuno possa riconoscersi e capire i propri errori.

 

La puntata continua con l’intervista a Peer Isdal, che in Norvegia già una decina di anni fa, ha fondato un centro che accoglie uomini che vogliono smettere di essere violenti.

 

Per gli uomini che si rivolgono a noi – sostiene Peer Isdal – il rischio è quello di abbandonare il progetto; ma nel 60% dei casi gli uomini continuano a frequentare i centri e smettono di fare violenza”.

 

Ecco una lista di alcuni dei più importanti centri italiani rivolti agli uomini maltrattanti con i relativi siti web di riferimento:

 

EMILIA ROMAGNA

 

FERRARA: Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti

 

FORLI’: Centro Trattamento Maltrattanti

 

MODENA: USL Liberiamoci dalla Violenza

 

RIMINI: AUSL Liberi Dalla Violenza

 

 

 

FRIULI VENEZIA GIULIA

TRIESTE: Inter Pares

 

 

 

LAZIO

 

ROMA: Solidea e Be Free

 

 

 

LIGURIA

 

GENOVA: White Dove Progetto Lato Oscuro

 

 

 

LOMBARDIA

 

BERGAMO: Progetto Uomini Non Più Violenti

 

BRESCIA: Associazione Il Cerchio degli Uomini

 

MILANO: Centro Italiano per al Promozione della Mediazione e Progetto Uomini Non Più Violenti

 

 

 

PIEMONTE

 

TORINO: Il Cerchio degli Uomini e Sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile di Torino

 

 

 

TOSCANA

 

FIRENZE: Centro ascolto uomini maltrattanti (Cam)

 

PISA: Nuovo Maschile uomini liberi dalla violenza

 

 

 

TRENTINO ALTO ADIGE

 

BOLZANO: Caritas consulenza per uomini

 

ROVERETO: Cambiamenti – Traning antiviolenza per uomini