Louis Wain era un noto pittore inglese che visse tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900; i suoi ritratti di gatti sono ancora famosi nel suo Paese.
Si ammalò di un disturbo psichico, forse schizofrenia, e di toxoplasmosi (malattia trasmessa dai gatti); venne rinchiuso in 2 diversi manicomi, dove rimase per 15 anni fino alla morte. Durante tutta la sua vita artistica raffigurò solo gatti, fin da quando lui e sua moglie trovarono un gatto per strada. Inizialmente i suoi gatti erano realistici, in seguito divennero simili all’uomo ed infine astratti; pubblicò le sue opere su riviste e cartoline.
Alcuni redattori di Psicoradio hanno commentato 3 suoi quadri: un gatto “normale”, uno antropomorfo e uno astratto.
In questa puntata gli attori di Arte e Salute, la compagnia dell’associazione Arte e Salute Onlus, formata da cittadini seguiti dai servizi di salute mentale e diretta dal regista Nanni Garella, raccontano il nuovo spettacolo “Il Vangelo secondo Matteo” ispirato dall’omonimo film di Pier Paolo Pasolini.
“Siamo tutti uguali e siamo tutti diversi”. Così il dott. Angelo Fioritti, direttore del dipartimento di salute mentale di Bologna, descrive la situazione della psichiatria in Europa.
In occasione della giornata mondiale della Salute Mentale, 10 ottobre, Psicoradio ha rivolto al dott. Fioritti una serie di domande per capire “com’è lo stato della salute mentale in Europa”. In particolare, in Europa esistono ancora i manicomi? “Solo l’Italia e l’Inghilterra hanno chiuso i manicomi” risponde il dott. Fioritti “mentre nei Paesi dell’est esistono ancora strutture molto criticate e in cui i sistemi di ammissione e cura non sono condivisibili”.
L’idea di cura è uguale o diversa in Paesi come la Scandinavia e la Germania? Secondo i dati forniti alla redazione, nei Paesi di lingua tedesca e scandinavi l’idea di cura è una ripsosta medico-biologica, mentre nei Paesi mediterranei come l’Italia la componenete di riabilitazione psicosociale è determinante.
Ma allora qual è il Paese in Europa cui i pazienti stanno meglio? Secondo una serie di ricerche comparative, una condotta anche a Bologna, sulla qualità della vita dei pazienti psichiatrici risulta che “si sta meglio in Italia che nei Paesi nordici, ma la soddisfazione media degli utenti italiani è più bassa rispetto a quella di altri Paesi Europei. Io credo sia un segno che i cittadini seguiti dai servizi in italia sono consapevoli dei propri diritti e quindi chiedano di più”.
In occasione della notte delle streghe, 31 ottobre, le donne di Psicoradio, tutte streghe, dedicano la puntata alle “figlie della dea madre”. Nell’immaginario tradizionale le streghe sono donne vestite di nero che danzano in cerchio nelle notte di luna piena. Michela Zucca, antropologa e scrittrice, racconta invece a Psicoradio una storia diversa, quella di donne guerriere e sovversive che combattono il potere costituito e per questo vengono perseguitate.
Persone perseguitate perché diverse, chi sono le streghe di oggi? La redazione si chiede se le persone che soffrono di disagio psichico siano oggi streghizzate e la prof. Zucca conferma che “sicuramente chi è diverso, chi soffre di un disagio, chi pesa senza produrre, nella nostra società non ha diritto di esistere. Si vede come ogni volta che viene commesso un fatto violento si metta in discussione la chiusura dei manicomi, attribuendo automaticamente ai così detti pazzi l’etichetta della pericolosità”.
La paura del diverso, il pregiudizio che si trasforma in persecuzione sono dunque più che mai presenti nella società moderna, anche se i fatti smentiscono la violenza e pericolosità di chi soffre di disturbi psichici come sottolinea ancora l’antropologa, Michela Zucca: “se capita che un paziente psichiatrico commette un crimine ecco che si generalizza immediatamente e si dice che i pazienti psichiatrici sono tutti pericolosi e violenti. Si tralascia invece di dire che la maggior parte delle violenze è opera di normalissimi e rispettosissimi padri di famiglia, negli ultimi 15 anni il numero di delitti commessi in famiglia da rispettabili persone ha superato quelli commesi dalla malavita”.
Una delle redattrici di Psicoradio regala anche agli psicoascoltatori una formula magica di buon augurio.
In merito alla tragica vicenda del giovane Michael, morto nella struttura protetta di Casalecchio di Reno lo scorso agosto, Psicoradio condivide il pensiero di tante famiglie che quotidianamente convivono con la sofferenza dei loro cari e di quanti vorrebbero che si continuasse a riflettere sul perché questi drammatici eventi accadono ancora. Potete leggere qui la lettera scritta dall’associazione A.I.T.Sa.M di Bologna, l’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale.
Il titolo “Sottovuoto” l’ho scelto perché rappresenta e spiega che cosa vuol dire stare in un luogo senza aria, privi di libertà. Questo libro parla di come una persona – per adattarsi o comunque in una condizione di forte repressione, di abbandono, di violenza – diventa altro, perdendo delle parti di sé.
In psichiatria, quando la cura si trasforma in abuso? La redazione ha discusso questo tema con Alice Banfi, scrittrice e artista che ha trascorso parte della sua giovinezza nei reparti psichiatrici. Psicoradio l’ha intervistata sia nei propri studi sia alla libreria Modo Info Shop di Bologna, dove ha presentato il suo romanzo “Sottovuoto”, edito da Stampa Alternativa.
Il suo lavoro racconta la totale assenza di umanità e di rispetto dell’identità per i pazienti che avviene in alcuni reparti dove lei si è ritrovata. Alice ha raccontato ai microfoni di Psicoradio la differenza tra i vari luoghi in cui ha dovuto curarsi: alcuni le sono parsi simili a dei “gulag” mentre in altri, come Novara, è stata accolta umanamente come una persona e non solo come diagnosi.
In contesti adeguati, dunque, guarire si può. Una delegazione di Psicoradio, lo scorso fine settimana ha portato anche a Trieste l’appello a difesa della Legge 180, in occasione delle giornate “Impazzire si può 2012”. In chiusura di puntata la testimonianza che Lella Costa, che aveva già precedentemente aderito all’appello come firmataria, ha rilasciato ai microfoni di Psicoradio in questa occasione.
Marie Francoise Delatour, madre di un ragazzo che soffre di un disturbo psichico, racconta a Psicoradio le esperienze vissute insieme a suo figlio, i rapporti con i servizi di salute mentale e con la malattia psichica. Durante il suo percorso, il momento più importante, è stato per lei l’incontro con le associazioni, di cui è entrata a far parte.
“Per me questi gruppi hanno riempito un vuoto” racconta Marie Francoise alla redazione e aggiunge “la famiglia avrebbe bisogno di un elenco di raccomandazioni sulle cose da non fare con un paziente che vive una crisi, le parole da non pronunciare, i comportamenti da non tenere, per non aggiungere benzina sul fuoco. Queste raccomandazioni nessuno le ha mai dette”.
La Delatour fa anche però un elenco di bisogni precisi: “informazioni puntuali, un numero telefonico che funzioni 24 ore su 24 e strutture di accoglienza aperte sempre”. Ci sono anche cose che, secondo Marie Francoise un familiare non dovrebbe mai fare: “non lasciare solo il figlio ad affrontare la malattia, non reprimere le sue crisi ma lasciarlo sfogare anche nelle fasi acute, anche se questo vuol dire lasciargli distruggere casa, ricordarsi che il figlio non è la malattia, cercare i problemi anche nella famiglia“.
Come madre sottolinea anche che bisogna resistere alla tentazione di sostituirsi a tutto e a tutti e soprattutto non escludere il padre nel percorso di cura. Un percorso che dovrebbe sempre essere basato sulla fiducia reciproca “i familiari devono passare da un iniziale senso di colpa, che a volte altri hanno dato, a un senso di assunzione di responsabilità. Avere un altro sguardo sulla malattia“.
Psicoradio continua a seguire l’iter del disegno di legge Ciccioli, il 20 giugno infatti era il termine ultimo per presentare emendamenti al testo unico approvato in Commissione Affari Sociali della Camera il 17 maggio. Intanto continuano ad arrivare le adesioni all’appello nazionale lanciato da Psicoradio attraverso il suo sito e a favore della legge 180 si schierano anche personaggi famosi come Lella Costa.
“Oggi mi sento paziente psichiatrico… Figuriamoci come mi vedono gli altri…”
“ Ho iniziato presto a essere stigmatizzata, da quando non ho ricevuto il battesimo. Questo mi rendeva diversa. Poi sono stata battezzata come malata mentale… Benedetto Dio! “
Alcuni mesi fa Psicoradio ha organizzato l’incontro Cronisti della mente a cui hanno partecipato quasi tutte le radio “della salute mentale” sparse sul territorio nazionale. Queste realtà radiofoniche, a conclusione dei lavori, hanno deciso di rimanere in rete e di rafforzare il legame tra loro, scegliendo un argomento di riflessione su cui impostare un programma sperimentale collettivo. Il tema prescelto è quello dello stigma.
Nella prima parte della puntata si potrà dunque ascoltare il lavoro ottenuto dalla rielaborazione, da parte di Psicoradio, di un programma inviato da Radio Tab. Il progetto è aperto, un work in progress su cui lavoreranno in futuro le altre radio, e alla fine il prodotto sarà un programma collettivo, dove le voci di tutte le redazioni si mescolano e si confrontano.
Nella seconda parte della puntata Psicoradio incontra Stella Polare Socializzazione, un centro diurno di Monza gestito da una cooperativa. Valentina, un’educatrice di Stella Polare, racconta le tante attività svolte in questi 12 anni e con rammarico spiega che per motivi economici il centro sta per chiudere. Infine gli psicoappuntamenti della settimana: a Torino, il 19 Giugno, presentazione del libro “Udire le voci degli dèi ” di Mario Cardano e Giulia Lepori, un testo che tratta il tema degli uditori di voci. A Bologna, il 18 Giugno, si terrà un convegno organizzato dal Dipartimento di salute mentale in cui si confronteranno tecnici, famigliari e utenti sul tema del “disturbo bipolare”.
Una lettera di denuncia scritta da 3 psichiatri ed ex dirigenti del Dipartimento di Salute di Mantova che esprimono preoccupazione per la nuova direzione, a detta loro peggiorativa, che sta prendendo il Dipartimento; un uomo, Francesco Mastrogiovanni, lasciato morire durante un TSO a Vallo della Lucania, per quattro giorni senza cibo o acqua, per cui si sta celebrando in questi giorni il processo; l’ennesimo tentativo di modifica in senso repressivo la Legge 180; la scadenza del termine di presentazione, da parte delle regioni, dei piani per le strutture che dovrebbero sostituire gli OPG, a cui sembra che solo la Regione Emilia-Romagna abbia risposto in tempo.
A Psicoradio arrivano molte notizie preoccupanti; così, ha deciso di realizzare una serie di approfondimenti intitolati: “Dove va la psichiatria?”
Le prime puntate hanno riguardato due temi: le possibili conseguenze, per i pazienti psichiatrici e per la comunità in generale, legate alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), e la lettera di denuncia scritta dai 3 psichiatri (Rossi, Benevelli e Attenasio) sul peggioramento della psichiatria a Mantova .
Il 24 settembre scorso, Psicoradio ha partecipato al Convegno “OPG: è la volta buona?” che si è tenuto a Reggio Emilia, in cui si è fatto il punto della situazione sulla chiusura degli OPG entro il 31 marzo 2013 e la prevista apertura di nuove strutture alternative più piccole, a gestione esclusivamente sanitaria. Al convegno Psicoradio ha intervistato Mila Ferri, Responsabile del Servizio salute mentale, dipendenze patologiche, salute nelle carceri della Regione Emilia-Romagna. Cosa succederà alle persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari visto che lo Stato ne ha previsto la chiusura e l’alternativa non è pronta? Nella puntata, ascoltiamo le voci di alcuni internati in una struttura alternativa già in funzione e considerata “d’eccellenza”: Casa Zacchera, a Sadurano.
La legge che prevede la chiusura degli OPG ha creato molta discussione sul tema. Alcuni psichiatri e alcune realtà del settore sono favorevoli alla chiusura degli OPG, ma contrari all’apertura di nuove strutture. Psicoradio ha intervistato il dottor Peppe Dall’Acqua, direttore del Forum nazionale della Salute Mentale, sostenitore della campagna “StopOPG”, movimento per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Molti altri psichiatri e operatori sono convinti, invece, che questo sia il primo passo da fare per arrivare al graduale superamento degli OPG, passando attraverso le strutture alternative previste dal decreto “svuota carceri”. Sul tema, la redazione ha intervistato il dottor Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna.
“Wendy sono a casa amore… su, apri! Non hai sentito il mio toc toc toc? Allora vuoi che soffio, vuoi che faccio puff? Allora devo aprirla io la porta…”.
E’ una scena del film Shining, uno dei redattori di Psicoradio commenta: ”mi ha colpito molto perché so che è stata girata più di 100 volte e alla fine è stato il protagonista, Jack Nicholson, a piangere”.
In questa puntata, in omaggio al Festival di Venezia, ciascun redattore ha ricordato una scena di un film con una connotazione psicologica, che per qualche motivo lo aveva impressionato.
Non si è trattato solo di un gioco, ma di un modo per riflettere su come si forma l’immaginario. Tra i tanti film citati, che mostrano scene terrorizzanti, (Psycho, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il cigno nero, Shutter Island…) solo due raccontano una immagine “positiva” della persona che soffre di un disagio psichico: A beautiful mind e Si può fare. E questo succede nella redazione di Psicoradio!
E non si tratta “solo di fiction”. I film, infatti, radicano nella mente di chi li guarda, con il tempo e inconsciamente, idee, credenze e stereotipi che contribuiscono a creare immaginari e opinioni.
Psicoradio si interroga sul concetto di cura, sulla volontà di non farsi curare, e sulla cura obbligatoria, che è uno dei punti fondamentali del progetto di modifica della legge 180 approvato recentemente dalla Commissione Affari Sociali.
Marco, uno psicologo che ha in famiglia una persona con disagio psichico, ha scritto a Psicoradio manifestando il suo dissenso nei confronti dell’appello di Psicoradio contro il tentativo di modifica della legge Basaglia. In questa puntata racconta le difficoltà quotidiane e l’impotenza di fronte alla malattia di una persona cara.
Queste ragioni lo spingono a pensare che la cura obbligatoria potrebbe servire, pur essendo contrario alla riapertura dei manicomi e ammettendo che in realtà solo in pochi casi potrebbe esser utile.
E allora la redazione si è interrogata sul tema centrale di tutta la questione: perché una persona che soffre può non volersi curare? La la paura di accettare il fatto di avere un disturbo psichico, la diffidenza nei confronti dei farmaci e anche dei medici, la difficoltà di chiedere aiuto, e a volte la sensazione di non aver bisogno di farmaci, possono impedire a chi soffre di avvicinarsi ad un percorso di cura.
“Ci sono medici che ti considerano una persona e non una diagnosi allora la cosa cambia molto. Quando si crea un rapporto di fiducia con il medico che ti cura,il farmaco fa più effetto”. Fabio, un redattore di Psicoradio, spiega così il suo concetto di cura. Il rapporto umano e la fiducia sono indispensabili per l’efficacia della terapia, che per questo non può essere obbligatoria. “La mia volontà è stata fondamentale nel seguire un percorso di cura” afferma Luca, altro redattore di Psicoradio. La puntata si chiude con lo psichiatra Stefano Canini, che spiega cosa fa lui quando un paziente non vuole farsi curare.