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Autore: Admin

TRASFORMARE L’IO IN UN NOI

Nella nostra epoca l’io è molto spesso un io egotico che tende ad escludere gli altri. Voi di Psicoradio invece fate sentire l’io un po’ come un noi e date quindi un valore aggiunto più profondo.

Da questa puntata Psicoradio inizia una serie di brevi interviste ai membri delle tante radio italiane che ogni settimana mandano in onda la trasmissione. In questa puntata Psicoradio ha intervistato il nuovo direttore di Radio Città del Capo, Riccardo Tagliati. Nel corso dell’intervista Tagliati spiega come Psicoradio sia per l’emittente bolognese un valore aggiunto: soprattutto per il modo in cui affronta le tematiche legate all’ io in un modo profondo e mai banale.

Un rapido cenno poi ad alcuni degli argomenti che Radio Città del Capo affronterà nei prossimi mesi: in ambito giornalistico la questione del centro storico, in particolare il problema di piazza Verdi, da decenni luogo di incontro ma anche di scontro. E poi c’è anche un’altra Bologna da raccontare, quella delle periferie e della provincia. A seguire, prima degli psicoppuntamenti della settimana, una sezione dedicata alla poesia.

PSICOPPUNTAMENTI

I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista” è una mostra foto-documentaria che può essere visitata a Roma, fino al 18 novembre, all’interno della Casa della Memoria e della Storia di Roma. Accanto alle fotografie ci sono le cartelle cliniche di una serie di donne e le loro lettere, scritte ai loro cari e mai spedite dai medici di allora.

Il Festival dell’arte irregolare è un percorso culturale dedicato alla creatività differente e alla bellezza nascosta, si svolgerà dal 2 al 4 ottobre presso la Libera Università di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio, in provincia di Perugia. E’ presentato dal Nuovo Comitato Nobel per i disabili Onlus, l’organizzazione fondata da Dario Fo. Tra i partecipanti sarà presente anche Jacopo Fo. Cos’è l’arte irregolare? E’ un tema che Psicoradio ha già approfondito più volte in passato e ne riparliamo nel corso della puntata di questa settimana. “L’arte irregolare” sostiene il professor Stefano Ferrari, “è costituita da quei prodotti marginali, nati da autori che non hanno necessariamente una formazione artistica, anzi secondo Dubuffet, meno formazione avevano, più ingenui erano, tanto migliore era il prodotto.

L’EVAPORAZIONE DEL PADRE

“Noi siamo nel tempo in cui i figli devono poter scrivere il loro futuro e il loro desiderio, e non aspettarsi più che il padre arrivi, come Telemaco che invece aspettava che suo padre Ulisse tornasse vittorioso ad Itaca a riportare la legge”. Lo psicoterapeuta Massimo Recalcati affronta con Psicoradio il concetto lacaniano di “evaporazione del padre”, tema di questa puntata. Ma cosa si intende quando si dice che un padre è ”evaporato”?

“Lacan ne parla all’indomani della contestazione del ’68” spiega Massimo Recalcati “che ha messo in primo piano il diritto di parola dei figli che non sono più disposti a fare orientare la propria vita dai principi di autorità, dalla legge della tradizione, dal padre padrone che orienta la vita individuale e collettiva.” Ma quando il padre evapora, quali sono i rischi per i figli apparentemente “liberati”?
Secondo Recalcati “il pericolo è quello di gettare i figli nelle braccia di un padre padrone, invisibile, la cui sudditanza è ancora più dannosa di quella del padre della tradizione. Il nuovo padre-padrone che si profilava alla fine degli anni 60, e che oggi ha trionfato, è il potere degli oggetti, del consumo. Il passaggio, per dirla con Pasolini, ad un politeismo del mercato dove gli oggetti diventano i nuovi idoli.”

Un’altra notizia che Psicoradio ritiene importante, ed è legata a Recalcati, è l’esistenza della Residenza Gruber, un centro per la cura dei disturbi alimentari di cui lo psicoterapeuta è consulente permanente. E’ una struttura privata gestita dalla fondazione Isabella Seragnoli e accreditata con il servizio sanitario nazionale. La clinica ha circa 20 posti letto e in un anno ha assistito 60 pazienti con un percorso terapeutico mirato e personalizzato, ad esempio i pazienti possono scegliere il menù e continuare i propri studi. L’età media delle persone presenti nel centro è di circa 22 anni. Questo centro si affianca agli altri due presenti in Emilia Romagna che si trovano in provincia di Parma. Per maggiori informazioni si può visitare il sito centrogruber.it.

I CAPOLAVORI DELL’ARTE HANNO UN’AURA: TI GUARDANO



 

 

“Tra fine ‘700 e inizio ‘800 gli artisti più coraggiosi cominciano ad esprimere che c’è un mostro dentro di noi, che c’è qualcosa di sconosciuto e di inconoscibile: è lì che comincia l’Arte moderna”
Psicoradio ha intervistato la prof. Silvia Evangelisti, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Bologna, che è stata anche direttrice di Arte Fiera a Bologna per 10 anni. L’intervista affronta diversi temi, a partire dal mutamento fondamentale che l’arte ha subito tra fine Settecento e primi Ottocento, entrando nella modernità.

Dalla tendenza alla mimesi, alla fine dell’Ottocento, si passa a qualcosa di ancor differente: “Cosa distingue l’Arte dalla realtà? Questa diventa la domanda fondamentale della contemporaneità”.
Evangelisti racconta come l’ingresso definitivo della realtà nell’opera d’arte abbia sancito la fine della Storia dell’arte come era conosciuta in passato entrando in un’epoca in cui è la collettività a decidere se un’opera d’ arte è tale: un fatto che però ha regalato un grande potere al mercato e ha creato un ulteriore metro basato sul valore economico.

 

MI PRENDO A CASA UN PAZIENTE!



Psicoradio parla del progetto IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti seguiti dai servizi di salute mentale), nato in Belgio ed attualmente promosso anche dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. Si tratta di famiglie, ma anche di singole persone, che in modi diversi si prendono cura di pazienti.
Le persone disponibili possono partecipare al progetto in due modi: full time, ospitando in casa un paziente per 24 ore, oppure part-time, condividendo qualche ora del proprio tempo libero con la persona in cura. In questa puntata sentirete le voci di chi partecipa, sia come ospite che come ospitante, al progetto IESA. Umberto e Nerio convivono assieme da qualche anno: “grazie all’esperienza a casa di Umberto ora sono pronto ad avere un appartamento tutto mio, mi sento finalmente autonomo” racconta Nerio ai microfoni di Psicoradio.

“Dopo il lavoro, condividere del tempo con una persona mi permette di fuggire dalla solitudine di casa”, spiega Roberto, un ospite part-time. Monia offre un po’ del suo tempo libero a Giovanna: “Partecipare allo IESA ha aumentato anche la mia autostima: sono diventata l’eroina di Giovanna per un piccolo episodio successo in casa sua. Facciamo insieme piccoli gesti quotidiani, come andare a fare la spesa, ma io so quanto possano essere difficili e faticosi per lei”.

 

LA RUVIDA LINGUA DELLE FOGLIE DI PAPUSZA

Alisa è una giovane donna rom di nazionalità rumena che vive a Bologna da 10 anni. La sua storia parla anche della storia dell’immigrazione rumena in città. Alisa, arrivata adolescente, ha vissuto in un edificio occupato in condizioni molto difficili. E’ arrivata anche a negare la sua identità per farsi accettare dai non rom. Nella conversazione che Psicoradio ha fatto con lei, Alisa rovescia molti stereotipi come quello degli zingari che rubano i bambini. Ma ad Alisa chiediamo anche di spiegarci perchè ci sono bimbi che chiedono l’elemosina.
 
Un’altra donna rom è la protagonista della seconda parte della puntata: Bronisława Wajs, soprannominata Papusza che significa bambola. Era una poetessa rom polacca vissuta nel secolo scorso; la sua comunità non accettava che lei scrivesse, i suoi testi molto intensi. Papusza è morta folle e sola, dopo aver bruciato tutte le sue opere: solo pochissime si sono salvate e due verranno lette nella puntata accompagnate dalla bella musica di Lida Golescu.
Il sottotitolo di questa Psiconews è tratto da una sua poesia.

LA TEMPESTA DI SASÀ

Gli uomini quando vivono commettono un sacco di danni; quando scrivono difficilmente, perché correggono, cancellano… Io parlo dei grandi scrittori, che a me hanno aiutato tanto
Cari psicoascoltatori, in questa puntata, vi facciamo conoscere uno scrittore particolare, Salvatore Striano. Nato nel 1972, è  cresciuto nel cuore di Napoli, nei “quartieri spagnoli”,  una delle zone più controllate dalla criminalità.

A sette anni  vendeva sigarette nei vicoli , a nove  rubava rossetti e mascara nei centri commerciali per rivenderli alle prostitute, alle quali conduceva i soldati americani, appena sbarcati al porto. A quattordici anni spacciava cocaina e diventava una della figure più carismatiche delle Teste Matte ( una storia che ha raccontato nell’omonimo romanzo).
Quando finisce in  carcere con una condanna a dieci anni  fa un incontro straordinario che gli cambierà la vita: incontra la letteratura, il teatro, e Shakespeare, che gli fanno cambiare completamente sguardo sul mondo. Recita in alcuni spettacoli in carcere, poi in film importanti come “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani e Gomorra di Matteo Garrone.
Oggi è attore e scrittore e gira nelle carceri e nelle scuole per raccontare di come la cultura possa salvare vite destinate al vicolo cieco della violenza.  Il suo ultimo libro è “La tempesta di Sasà” (edizioni Chiarelettere), di cui parla nell’intervista con Psicoradio.

ETNOPSICHIATRIA D’ESTATE



Psicoradio parla di etnopsichiatria in questo speciale estivo, attraverso le voci di persone che hanno vissuto la migrazione e lo sradicamento e psichiatri che hanno approfondito questo tipo di cura. Si potranno sentire le voci e i ragionamenti dell’etnopsichiatra Roberto Maisto e di Fausten Akafack che dal Camerun è arrivato in Italia e a Bologna si occupa di comunicazione.
Mio padre era un guaritore – ha raccontato Akafack – per lui il contatto fisico incideva sulla guarigione del malato per un buon 40%. Per lui era importante dove riceveva il malato ­così com’era molto importante la condizione in cui si trovava il suo corpo e la sua anima”.

Lo psichiatra Eric Jarvis racconterà il suo modo di curare le persone partendo dalla loro cultura di origine. Come si fa ad affrontare il disturbo psichico di una persona che ha alle spalle una cultura diversa da quella occidentale, che ha un mondo, credenze e punti di riferimento differenti?
Lance Hanson, poeta cheyenne che da più di trent’anni si occupa degli indigeni del mondo, guiderà l’ascoltatore dentro le tribù native americane spiegando come il disagio psichico per gli indiani sia conseguenza delle condizioni alle quali sono obbligati, senza più passato né futuro, senza più radici.
Infine, Psicoradio racconta una storia che è stata recentemente ripresa dal giornale Pagina99:  il percorso di un uomo africano, detto il “Basaglia Nero”, che ha fisicamente liberato molti pazienti psichiatrici in diversi paesi africani dai ceppi di legno e ferro ai quali vengono legati dal popolo di appartenenza perché ritenuti pericolosi.
Nell’articolo Psicoradio è citata come fonte nell’intervista realizzata con la psichiatra liberiana Janice Cooper che descrive il grande potere che hanno gli sciamani, nella diagnosi e nella cura dei malati psichici.

 

RICORDI D’ESTATE

In questa  puntata  i redattori di Psicoradio si sono concentrati su che cosa rappresenta l’estate per ciascuno: quali emozioni, ricordi, visioni, suoni e suggestioni suscita questo periodo dell’anno. Ogni redattore ha anche indicato il titolo di un pezzo musicale particolarmente significativo capace di rievocare queste sensazioni.
Ad Angela e Gigi, da buoni siciliani, l’estate non può che far pensare al mare: questo momento viene atteso a lungo perché finalmente si può abbandonare la città e tornare nelle amate terre natie. C’è chi invece, come Katia, vede nell’estate la nostalgia dei tempi passati, quando andava  in vacanza con la propria famiglia, ma anche la voglia di vita, di giocare, ballare e divertirsi.

C’è poi qualcuno a cui ricorda momenti non propriamente esaltanti  come ad esempio Lorenzo che ha passato molte estati a studiare perché veniva sistematicamente rimandato a settembre o perché doveva  lavorare. A Margherita e Vincenzo  l’estate non piace semplicemente perché fa troppo caldo.
Per sentire cosa pensano tutti gli altri e sentire le musiche che sono state scelte non vi resta che ascoltare questa puntata.

TRA INCUBI E SOGNI: LA VITA DI WALDO ROEG

“Non so se è stato perché avevo problemi mentali che ho iniziato a prendere droghe oppure se è stato il fatto che abusavo di droghe la causa dei miei disturbi mentali. […] Quando sono uscito dal ricovero sono andato in una casa appartamento dove ho incontrato una persona e mi sono innamorato. E’ stata la prima volta nella quale ho sentito di essere considerato non come un pazzo o un senzatetto ma come un essere umano…”
Questa è una piccola parte dell’autoritratto con cui Waldo Roeg si presenta ai microfoni di Psicoradio. La sua è una storia intensa e dolorosa, per certi versi potrebbe essere una favola: da produttore cinematografico di successo a tossicodipendente senzatetto ad esperto per esperienza.

E’ stato un cammino faticoso quello di Waldo Roeg: dai ricoveri psichiatrici ai centri di salute mentale. Poi la lenta rinascita che lo porterà, grazie al progetto ImRoc (migliorare la Recovery attraverso il cambiamento organizzativo), ad essere un esperto per esperienza cioè una persona che dalla propria esperienza di dolore ha tratto un punto di forza ed è in grado di fornire una diversa prospettiva con cui aiutare altre persone ad affrontare il proprio percorso terapeutico.
Mr Roeg, che viene regolarmente retribuito per il lavoro svolto, è insegnante nel corso di ESP presso il Recovery College di Londra e partecipa a convegni psichiatrici locali e internazionali nella sua veste di esperto per esperienza.  Sensibilizza le persone sull’importanza della figura degli ESP e su come si possa uscire dalla palude del dolore e ricominciare a vivere: “Quando le persone, sia staff che utenti, vedono qualcuno che è stato paziente che poi lavora nei reparti psichiatrici è come se il solo fatto di vederlo generasse speranza”.

I CINQUE ANNI PASSATI IN MACCHINA NON LI RICORDO PIÙ

Alcuni redattori di Psicoradio sono andati a casa di Mauro, un ex senzatetto  che vive in un appartamento in un alto grattacielo di Bologna, messo a disposizione dal progetto Housing First. Quando i redattori lo incontrano Mauro è al settimo cielo perché ora ha un tetto sulla testa e qualche soldo in più che guadagna lavorando con l’Auser.
Mauro ha due passioni: una è fare i cruciverba e l’altra costruire modellini di grattacieli e di edifici bolognesi (addirittura la basilica di San Petronio) con i pacchetti delle sigarette che ha fumato.

Mauro ricorda con grande sofferenza la sua vita in strada, quando doveva dormire in macchina, “anche sotto la neve”. Una vita così brutta che “non augurerei nemmeno al mio peggior nemico e che non può essere fatta per scelta”.

LA CASA PRIMA DI TUTTO

In questa puntata Psicoradio parla di “Housing first”, un progetto per le persone che vivono in strada nato negli anni ’90 a New York che poi si è esteso all’Europa e ora anche all’Italia, in particolare a Bologna.
La filosofia è che ogni progetto di inclusione sociale deve partire dal diritto primario alla casa per ogni persona. “L’idea non è semplicemente di mettere a disposizione la casa ma di partire dalla casa per iniziare a costruire una relazione paritetica di fiducia e di benessere della persona” ha spiegato Alessandro Tortelli, presidente dell’associazione Piazza Grande e responsabile del progetto Housing first a Bologna.

Ci sono tre condizioni perchè le persone stiano bene: avere delle relazioni, avere un luogo in cui stare che si riconosce come positivo, fare qualcosa che abbia un senso per chi la fa” ha raccontato Tortelli.
Il progetto Housing first trova la casa a chi non ha un tetto attraverso il pubblico e il privato; ma solo a due condizioni: bisogna pagare regolarmente l’affitto e avere un incontro a settimana con un’equipe del progetto.

VIOLENZA, UN ALTRO MONDO È POSSIBILE: I MOSO

Psicoradio vuole riflettere su un luogo dove la violenza contro le donne non viene mai praticata. E’ la  società matriarcale dei Moso, una minoranza etnica di 4.500 persone circa  ai piedi del Tibet. Qui non esiste  il matrimonio, le relazioni d’amore e sessuali non concepiscono il possesso, il concetto di appartenenza all’altro e  il sentimento di gelosia sono considerati distruttivi e pericolosi, la gelosia poi è una cosa riprovevole e ridicola. E qui – caso forse unico al mondo – non c’è  violenza sistematica di un genere sull’altro.

Abbiamo intervistato l’antropologa Francesca  Rosati Freeman che ha vissuto con i Moso ed ha girato il documentario “Nel nome della madre” . In questa società  non c’è violenza perché I Moso hanno sempre evitato qualsiasi forma di conflitto con la pratica del  consenso, non esiste lo stupro, non esiste il femminicidio, non esistono abusi sui minori, le persone anziane non vengono mai abbandonate a se stesse perché è una società fondata sui valori del principio materno…esclude l’aggressività, la competività…tipiche delle società patriarcali“.

Gli Psicoredattori hanno commentato questa straordinaria cultura (e qualcuno/a vorrebbe trasferirsi!)