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Autore: Admin

MI PIACE FONTANA PERCHÉ CHISSÀ COSA C’È DIETRO



“Gli artisti contemporanei parlano di quello di cui la società di solito non vuol parlare…  L’arte contemporanea suscita dubbi, produce confusione, mette ansia.”
Psicoradio parla ancora di arte e lo fa con la prof.ssa Silvia Evangelisti, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Bologna, e per molti anni direttrice di Arte e Fiera.
In questa puntata proviamo a spiegare come è cambiata la concezione e la percezione dell’arte nel corso dei secoli, con particolare riferimento all’arte contemporanea, che ha molto a che fare con il mondo psichico.

“Fontana cercava un modo di andare al di là della tela… e apre un varco sulla pelle del mondo, sul visibile, che conduce verso invisibile,  l’infinito. Mio nipote a 4 anni, lo aveva capito, quando mi  ha detto “ Mi piace Fontana perché chissà cosa c’è dietro”.
“Gli artisti contemporanei hanno cominciato a guardarsi dentro, a tirar fuori ciò che è nascosto… Ma l’arte non si limita a compiere un’operazione liberatoria, per esempio quella di tirar fuori i propri mostri. È invece l’operazione di capire che  li devi vedere, e affrontare.”
Luoise Buourgeois crea enormi ragni neri, che chiama “Maman”; e tu li vedi, giganteschi, e sono le tue paure. “E’ una presa  d’atto che diventa di grandissima importanza collettiva per la società. E il senso forte è che nel momento in cui questa cosa esce dal privato dell’artista è uscita diventa patrimonio di tutti.”
“L’artista guarda dentro di se; a quel punto i canoni si sfaldano, e la comprensione diventa un rapporto a due, tra l’opera e chi guarda.”

 

 

 

UN DIVERSO IN UN MONDO DURO CHE NON CE L’HA FATTA



Anche in questa puntata ricordiamo Massimo Fiorini, amico e collega che da qualche giorno non c’è più. Lo facciamo riproponendo una delle puntate che di più lo aveva appassionato: la storia di Justin Fashanu, anche lui, come diceva Massimo, un diverso

 

Justin Fashanu, calciatore nero e omosessuale, è stato il primo giocatore nero acquistato da una squadra importante, il Nottingham Forest, per la cifra record di un milione di sterline, nel 1981. Su di lui si erano concentrate molte aspettative che Fashanu non è riuscito a soddisfare. La sua carriera, dopo l’apice nella squadra inglese, è stata caratterizzata da una discesa continua durante la quale Fashanu dichiara pubblicamente la sua omosessualità. Accusato poi di stupro e sodomia da un ragazzo – accusa che il calciatore ha smentito con grande forza – Fashanu non ha avuto la forza di aspettare il processo. Si è impiccato il 3 maggio 1998, in un garage nel centro di Londra.

 

 

 

 

E a proposito di “creazione del mostro”, la puntata di Psicoradio continua commentando il linguaggio che un quotidiano di Parma ha utilizzato per raccontare la fuga di un ragazzo tunisino che era internato nella REMS della città (l’istituto che ha sostituito l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

CIAO CAPITANO!
 GENTILE, MALINCONICO, IRONICO MASSIMO



Quando gli amici muoiono,

la cosa più pungente
è il ricordo di come si muovevano
da vivi, in qualche precisa occasione;
come vestivano certe domeniche,
una pettinatura,

qualche piccolo gesto che essi soli facevano
e che ora è perduto nel sepolcro.

 

Emily Dickinson

 

Salutiamo e ricordiamo Massimo Fiorini, entrato in redazione di Psicoradio nel 2006; amico, collega, tecnico radiofonico eccellente e capitano della squadra di calcio della radio ai Mondiali Antirazzisti. Pochi giorni fa Massimo si è addormentato per non svegliarsi più. Stava per compiere 46 anni. In questa puntata riascoltiamo alcuni brani delle trasmissioni a cui Massimo ha partecipato o create da lui, mentre i redattori che lo hanno conosciuto ricordano la sua gentilezza, la sua malinconia a volte, ma anche la sua ironia. Come quando ripeteva “Sono bello solo al buio“.

 

 

E’ difficile, doloroso dare voce ai ricordi, quando il lutto sanguina ancora. Massimo, oltre che un collega di lavoro era un mio collega di sofferenza. In qualche modo ho condiviso con lui una parte della mia anima ferita” scrive una redattrice, una sua amica.

 

NEUROPSICHIATRIA INFANTILE, ISTRUZIONI PER L’USO

Come si fa a capire quando in un bambino piccolissimo c’è qualcosa che non va?Il numero dei bambini e degli adolescenti seguiti dai servizi di neuropsichiatria è in costante aumento: a Bologna sono circa 9.000 i bambini che vengonovisitati in un anno. Di questi, 1.500 sono stranieri.
Per gettare uno sguardo su questa area così delicata e misteriosa, Psicoradio ha intervistato la dottoressa Marilisa Martelli, coordinatrice del Servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’ Adolescenza dell’Azienda USL di Bologna.
La neuropsichiatria è infatti lo strumento usato per affrontare i disturbi di tipo neurologico e psichiatrico che si manifestano nei  bambini  molto piccoli, anche in quelli con solo pochissimi giorni di vita.

 

“Una parte fondamentale del nostro lavoro – spiega la dottoressa Martelli – consiste nell’individuare i disturbi funzionali; per esempio, quando il bambino ha troppo sonno o non dorme, oppure quando dimostra una eccessiva aggressività, oppure  troppa accondiscendenza.  Non ci concentriamo però solo sui piccoli pazienti, perché a volte anche la madre può rivelarsi la causa dei loro problemi”.
Secondo la dott.ssa Martelli l’alto numero di piccoli pazienti portati al servizio è un dato molto preoccupante, che spesso indica un’incapacità degli adulti di riuscire a capire e ascoltare  le fragilità dei più piccoli

 

 

 

 

 

 

RESISTERE, RINASCERE, OSTINATAMENTE



 

Quando abbiamo cominciato a pensare alla puntata di Pasqua, volevamo farla allegra, giocosa, ironica. All’insegna della vita, della rinascita.
Poi ci sono stati i gravi attentati di Bruxelles. Naturalmente non ci hanno lasciato indifferenti; però la redazione ha deciso che non voleva spegnere questi pensieri vitali, che questi atti terroristici non avrebbero modificato anche questa piccola puntata piena di allegria.
Dunque, è rimasta tale e quale era stata architettata originariamente.

Ogni psicoredattore ha proposto un pezzo musicale, una poesia, alcuni versi di una canzone – qualcosa che a suo insindacabile giudizio la/lo fa pensare alla rinascita.

Filippo ha recitato qualche strofa della canzone “ Vita” di Lucio Dalla. Katia, ha proposto la canzone “ Sunshine Reggae” perché le ricorda il sole e la primavera. Un altro redattore, Vincenzo, ha invece suggerito la canzone di Allison Moyet “Love Resurrection”.

 

E per concludere una poesia, che insegna come ci si abbraccia.

 

Resistere, rinascere. Ostinatamente.

CAMBIARE CONTINUAMENTE PER ESSERE SEMPRE SE STESSI



“Tutto esiste perché esiste il suo contrario. Tutto è anche il suo contrario.

 

Quella che era la normalità è la nuova follia e quello che era rivoluzionario, adesso è conservatore.”

 

Questa settimana scorre nei microfoni di Psicoradio il veleno vivifico di Helena Velena, all’anagrafe Gianpaolo Giorgetti. Abbiamo intervistato nei nostri studi la profetessa del transgender, la guerrigliera semiotico-psichedelica, come lei ama definirsi.

 

Helena muove i primi importanti passi a Radio Alice, una delle fondamentali esperienze del Settantasette bolognese. E’ stata un personaggio di spicco della scena punk bolognese dei Settanta, “madre” fondatrice del gruppo musicale RAF-Punk e produttrice dell’etichetta discografica Attack Punk Records con cui pubblicò all’epoca alcuni dei gruppi chiave della scena punk e hardcore italiana, primi fra tutti i CCCP Fedeli alla linea e i Disciplinatha.

 

 

 

L’eclettica artista, scrittrice e teorica delle controculture, ci racconta come rimanere fedeli a se stessi senza per forza sclerotizzarsi ideologicamente. Esempio lampante: l’intollerante atteggiamento politico, in Palestina, nei confronti delle persone LGBT (acronimo di origine anglosassone che tiene insieme le parole lesbica, gay, bisessuale e transgender/transessuale), costrette a fuggire nel più liberale Israele, dove le diversità sono accettate. Infatti, il gaypride di Tel Aviv e’ il più importante pride del mondo. Nel corso dell’intervista Helena Velena affronta in modo politicamente scorretto molti temi di ampia portata sociale.

IL MANIFESTO DEL PREGIUDIZIO

In questi giorni Bologna è popolata da moltissimi manifesti che pubblicizzano lo spettacolo “Psychiatric Circus”, che aprirà tra poco. Esibiscono un mostro con maschera da pagliaccio, una specie di Frankestein legato dentro ad un camice sanguinante.
Ovviamente senza nessuna intenzione di censura verso uno spettacolo che non abbiamo ancora visto, non possiamo non commentare il manifesto, che ha offeso molti redattori.
Quel manifesto è tecnicamente una comunicazione sbagliata, oltre che cattiva.
E’ sbagliata innanzitutto perché veicola messaggi falsi, associando visivamente l’ambiente psichiatrico, la malattia, con la violenza, con il terrore.
I dati (della Polizia, dei centri Antiviolenza, ecc.) ci dicono da tempo che le persone con una sofferenza psichica non sono affatto le più pericolose: anzi, in testa alle classifiche delle categorie pericolose ed omicide c’è quella dei mariti, fidanzati ed ex partner…che ogni anno anche in Italia uccidono più o meno una donna ogni tre giorni,
Quella comunicazione è cattiva perchè fa  male a persone già colpite dalla malattia; rafforza pregiudizi, immaginari di terrore e demenza legati alla sofferenza psichica che non facilitano certo la vita di chi già in difficoltà.
Ma oltre alla sofferenza il pregiudizio provoca un altro effetto molto grave. Quello di rendere più difficili le diagnosi precoci dei disturbi, perché le persone hanno paura di essere etichettate come “matti” se si recano dallo psichiatra. Così il disturbo avanza, i danni crescono, ci si isola, si comincia a  restare indietro a scuola,  al lavoro, a perdere terreno e amici – ed avanza lo spettro della solitudine.

Insomma, magari le intenzioni non sono cattive, ce lo auguriamo, magari lo spettacolo andrà in tutt’altra direzione, ma quel manifesto è proprio brutto: “antico”, superficiale, e lui sì pericoloso.

IL MANIFESTO DEL PREGIUDIZIO

In questi giorni Bologna è popolata da moltissimi manifesti che pubblicizzano lo spettacolo “Psychiatric Circus”, che aprirà tra poco. Esibiscono un mostro con maschera da pagliaccio, una specie di Frankestein legato dentro ad un camice sanguinante.
Ovviamente senza nessuna intenzione di censura verso uno spettacolo che non abbiamo ancora visto, non possiamo non commentare il manifesto, che ha offeso molti redattori.
Quel manifesto è tecnicamente una comunicazione sbagliata, oltre che cattiva.
E’ sbagliata innanzitutto perché veicola messaggi falsi, associando visivamente l’ambiente psichiatrico, la malattia, con la violenza, con il terrore.
I dati (della Polizia, dei centri Antiviolenza, ecc.) ci dicono da tempo che le persone con una sofferenza psichica non sono affatto le più pericolose: anzi, in testa alle classifiche delle categorie pericolose ed omicide c’è quella dei mariti, fidanzati ed ex partner…che ogni anno anche in Italia uccidono più o meno una donna ogni tre giorni,
Quella comunicazione è cattiva perchè fa  male a persone già colpite dalla malattia; rafforza pregiudizi, immaginari di terrore e demenza legati alla sofferenza psichica che non facilitano certo la vita di chi già in difficoltà.
Ma oltre alla sofferenza il pregiudizio provoca un altro effetto molto grave. Quello di rendere più difficili le diagnosi precoci dei disturbi, perché le persone hanno paura di essere etichettate come “matti” se si recano dallo psichiatra. Così il disturbo avanza, i danni crescono, ci si isola, si comincia a  restare indietro a scuola,  al lavoro, a perdere terreno e amici – ed avanza lo spettro della solitudine.

Insomma, magari le intenzioni non sono cattive, ce lo auguriamo, magari lo spettacolo andrà in tutt’altra direzione, ma quel manifesto è proprio brutto: “antico”, superficiale, e lui sì pericoloso.

LA RIVOLUZIONE È REALIZZATA…QUASI!



Chiudere i manicomi criminali è un’operazione più difficile ed esaltante che chiudere i manicomi civili, anche se la cosiddetta“legge Basaglia” riguardava circa  50.000 persone e questa poco più di mille

Franco Corleone, commissario del governo per la chiusura degli OPG, ai microfoni di Psicoradio lo ha annunciato testualmente, comunicando  che oggi  quasi tutte le regioni si sono dotate – o hanno promesso di farlo entro pochi giorni  – delle strutture alternative agli Ospedali Psichiatrici giudiziari, le REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sorveglianza).
Oggi solo 97 persone sono ancora internate negli OPG, un numero molto  basso se confrontato con le 1400 del passato, poi diventate 1200, e calato giorno dopo giorno da quando è stata approvata la legge (nel 2014) che diceva che entro il 2015 non ci doveva più essere nessun OPG aperto. La proposta era stata fatta la prima volta nel 2010 dalla Commissione del Senato guidata da Ignazio Marino.

Il Commissario Corleone (che è anche garante per i diritti dei detenuti in Toscana) ha appena chiesto al DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) la chiusura dell’OPG di Reggio Emilia, dove attualmente rimangono solo 5 persone ( 3 dalla Lombardia, 1 dalla Toscana e una dal Piemonte). Corleone  auspica che il DAP, quindi,  chiuda che anche questa struttura entro  “giorni, non settimane, non mesi”.
Corleone afferma anche che però rimane ancora da completare la fase forse più difficile:  il superamento della logica manicomiale, e a chi ha paura del fatto che persone che hanno commesso  delitti anche gravi possano uscire, cosa risponde il Commissario?  “Le persone devono sapere che gli internati non sono abbandonati a se stessi, sono in un luogo protetto dove si lavora per far cadere le ragioni dello scompenso che ha portato a una tragedia.  Nessuno può essere considerato perduto per sempre. Se riusciamo a far passare questo messaggio, avremo superato l’ostacolo più grande”.

 

L’ultima volta che ho avuto 16 anni
Alcuni redattori di Psicoradio hanno intervistato Marino Buzzi, scrittore e blogger, sul suo ultimo libro  “L’ultima volta che ho avuto 16 anni “. Partendo dalla sua personale esperienza di bullismo l’autore racconta la storia di Giovanni, un ragazzo obeso di 16 anni  che viene preso in giro a scuola e ha problemi anche a casa e dopo l’ennesimo attacco decide di andarsene creando scompiglio nel paese.
“Ho voluto rivolgermi sia ai ragazzi sia agli adulti, perché uno dei temi più  importanti di questo libro è la mancanza di  comunicazione tra le varie generazioni” spiega Marino Buzzi e aggiunge “per combattere  il bullismo bisogna partire fin dall’infanziaparlando di rispetto soprattutto nelle scuole, spiegando che la diversità non è un male ma una risorsa”.

DOVE NON ESISTE IL PROBLEMA DEL MATRIMONIO

Con l’avvicinarsi dell’8 marzo Psicoradio vuole festeggiare la donna raccontando una società molto diversa dalla nostra, dove non  esiste il matrimonio, non esiste la violenza fisica e sessuale e la gelosia è un sentimento distruttivo e ridicolo. E’ la società matrilineare dei Moso, una minoranza etnica di 4.5000 persone che vive alle pendici dell’Himalaya. Siamo andati alla scoperta di questa particolare realtà attraverso alcuni brani tratti dal libro “Il regno della donna”,  del medico e scrittore argentino Ricardo Coler che qualche tempo fa ha visitato questa comunità.

 

 

 

 

“Conoscere i loro costumi ha messo sottoscacco quello che fino ad allora era stato per me l’ordine naturale delle cose. La famiglia, per esempio, per rimanere salda non deve mai essere fondata sulla coppia che secondo loro rende il gruppo altamente instabile”, argomenta lo scrittore argentino spiegando il motivo per cui nella società  Moso tutti vivono all’interno della famiglia materna.

 

Nella puntata la redazione intervista anche l’antropologa Francesca Rosati Freeman, che ha vissuto con i Moso ed ha girato il documentario “Nel nome della madre”.

 

“E’ una società senza violenza perché i Moso hanno sempre evitato ogni forma di conflitto, sia con la pratica del consenso che escludendo il matrimonio, che è considerato una forma di attacco al matriclan.  Non esiste lo stupro, il femminicidio e la violenza sui minori. Gli anziani non vengono abbandonati a se stessi”.

 

La Buona Psico Notizia
Bologna vola in Giappone per esportare la chiusura dei manicomi. Psicoradio lancia una nuova rubrica “La buona notizia”, per raccontare ciò che di positivo succede nel mondo “psi”. Questa settimana ci occupiamo del viaggio verso il Giappone intrapreso da un utente dei servizi di salute mentale, un educatore, una psichiatra e una volontaria. Questa piccola delegazione, invitata da dott. Hofumi Noguchi direttore del centro Soteria di Tokyo, cercherà di spiegare come sono organizzati e strutturati i servizi di salute mentale in Italia e qual è stato il percorso che ha portato alla chiusura dei manicomi. In Giappone esistono ancora gli ospedali psichiatrici ma c’è la volontà di riformare il sistema di cura.

 

 

VOCI



“Sentivo le voci, ed ero convinta di avere degli spiriti in casa, così sono andata dal mio parroco che mi ha mandata da un esorcista”.

 

Sono le parole di Giovanna, ex redattrice di Psicoradio e uditrice di voci che racconta la sua esperienza.Questa volta ci siamo chiesti : da dove vengono le voci? Si può bloccarle o eliminarle? Gli psicofarmaci possono servire a questo scopo?
La redazione si confronta con due esperti del campo,  il dottor Stefano Canini e la dottoressa Leni Semprini, membri della rete di professionisti “ Rosa dei venti” e dell’ associazione “Sentire le voci”.

“Spesso l’origine delle voci è associato a un trauma vissuto in precedenza: episodi gravi come violenze sessuali o abusi, o in casi minori come per esempio un rapporto conflittuale con i genitori”, afferma il dott. Stefano Canini. I due ospiti spiegano  inoltre come gli psicofarmaci non eliminino del tutto le voci ma possono essere comunque un aiuto per chi le sente, soprattutto per gestire l’ansia che ne deriva.
I farmaci però non sono l’unico modo per riuscire a gestire le proprie voci. Giovanna racconta ai microfoni della redazione l’approccio del dottor Rufus May, uditore di voci e psicologo clinico, che nel corso di alcuni anni ha sperimentato metodi nuovi e alternativi per affrontare questo fenomeno.

 

I CARNEVALI DI BOBO RONDELLI



In vista dell’uscita ai primi di marzo del nuovo cd live del cantautore livornese Bobo Rondelli, “canta Piero Ciampi”, Psicoradio questa settimana ripropone alcuni stralci dell’intervista realizzata lo scorso anno insieme a Francesco Locane, durante la trasmissione Maps, negli studi di Radio Città del Capo Bologna.

Bobo Rondelli è attualmente in tour con il nuovo show dedicato proprio al celebre cantautore labronico degli anni Sessanta e Settanta e concittadino Piero Ciampi. Inoltre Bobo Rondelli, di recente, è stato anche protagonista del docufilm “Piero Ciampi – poeta,anarchico,musicista”, prodotto e trasmesso da Sky Arte per festeggiare gli ottant’anni dalla  nascita.

 

Durante l’intervista che ci ha rilasciato lo scorso anno, Bobo Rondelli suona e canta alcuni brani dell’album “Come i carnevali”, tra cui un pezzo dedicato appunto ad Emanuel Carnevali, poeta e narratore dei primi del Novecento molto amato da tanti artisti, scrittori e cantautori italiani e non solo. Rondelli discute con i redattori di Psicoradio di diversi temi tra i quali il rapporto con la famiglia e soprattutto con il padre, l’ego, il raggiungimento del piacere, con un tono particolarmente ironico ed istrionico, tra il serio ed il faceto. Una chiacchierata divertente, appassionata ed interessante.

 

In questa puntata Psicoradio ricorda anche i 40 anni di Radio Alice attraverso la voce di Helena Velena, figura storica del movimento Punk.

 

Psicoradio continua con una dolcissima notizia, intervistando il Dottor Angelo Crea e Lorena Chincaglia responsabili del progetto “il Mattarello”, biscotteria e pasticceria artigianale di Vercelli, in cui pasticceri e commesse sono persone seguiti dai servizi di salute mentale.