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Autore: Admin

Chile, America e Bologna

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Es una verguenza”!E’ una vergogna!La voce che si scandalizza ai microfoni di Psicoradio è quella della scrittrice  Marcella Serrano, intervistata da tre redattrici dopo la presentazione del suo ultimo libro “Dieci donne”. Per sapere che cosa è una vergogna, si puo’ ascoltare in questa puntata una anticipazione dell’intervista, che andrà in onda  completa durante la puntata successiva.
Poi Psicoradio continua a guardare oltre l’Italia, con due psichiatri americani in visita ai servizi italiani  intervistati dal direttore del DSM dottor Angelo Fioritti.

Per lo psicoappuntamento  Alessandro Bergonzoni invita sabato 24 ad una festa a Casa Rodari, residenza  per persone con disabilità psicofisiche, ci racconta perché è così spesso impegnato in iniziative sociali e che cosa è per lui la malattia mentale.

NEWS! Psicanalisi e letteratura unite nella lotta Intervista a Marcela Serrano

“Es una verguenza! In Cile abbiamo una donna presidente, e la lotta degli studenti è guidata da Camilla, un’altra donna. E in Europa? Mi ricordo durante la campagna di Segolene Royale cosa dicevano di lei gli uomini, anche i suoi colleghi!” La scrittrice Marcela Serrano è in Italia per promuovere il suo ultimo libro “Dieci donne” (ed. Feltrinelli), e Psicoradio l’ha incontrata. “La psicanalisi e la letteratura sono cugine, lavorano tutte due con la narrazione, cercano con le parole di indagare la trama della vita”.

L’intervista va in onda giovedi’ 29/9 e domenica 2/9

 

Gli indifesi della terra, umani e non

 

Una compagnia teatrale di Arte e Salute è al Festival della Filosofia di Modena, che si occupa quest’anno di Natura. Lo spettacolo è  “Is Land”, ambientato tra l’immondizia di un teatro in disuso in cui riecheggiano i versi di “De rerum naturae”, del poeta latino Lucrezio. Il protagonista è Islanda, un extracomunitario senzatetto che in quel luogo ha trovato rifugio da una società senza scrupoli. Psicoradio ne parla con il regista, Gabriele Tesauri.

Il programma di Psicoradio continua a occuparsi di ultimi, e di natura, con un’intervista alla dottoressa Giulia Bompadre, medico veterinario con specializzazione in zoo-psichiatria.

La dottoressa cura le sofferenze psichiche dei non umani che “si ammalano delle stesse patologie che affliggono gli umani: depressione, ansia, disturbo della personalità.”.

Spesso tutto questo avviene a causa dell’ essere umano che, per troppo amore o disamore, condiziona la loro vita. Cani torturati e chiusi in gabbie troppo piccole che cadono in depressione lasciandosi morire di fame, o gatti trattati come bambini che non riconoscono più i loro ruoli. Come diceva Gandhi “la civiltà di un popolo la si valuta da come questo tratta gli animali”.

 

Emozioni d’inchiostro

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In questa puntata l’attrice, cantante Angela Baraldi dà voce al racconto di una psicoredattrice. Da qui l’idea di chiedere agli altri redattori della mente il loro rapporto con la scrittura.

Per tutti “gettare” su di un foglio bianco le proprie emozioni è liberatorio, soprattutto quando queste si manifestano nei momenti di maggiore sofferenza. Luigi Tenco, a chi gli domandò il motivo per cui scriveva solo nei momenti di dolore, rispose: “Io quando sono felice, esco!”.

Le parole sono semi. O sassi

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Non sempre sono i fatti che contano. In questa puntata sono importanti soprattutto le parole, che come semi possono far germogliare una margherita o un’ortica. Consonanti e vocali, poi parole, che formano frasi e stereotipi, causa di pregiudizi e barriere.

Da questo principio è nata “Le parole sono semi”, una serie di incontri sull’uso delle parole, ed il peso che hanno su persone e società.


Si tratta di un progetto promosso dai Dipartimenti di salute mentale di Imola e Bologna e da associazioni che si occupano in vari modi di salute mentale, coordinati dall’UNASAM (Unione nazionale associazioni per la salute mentale), con la consulenza giornalistica del prof. Mauro Sarti e di Giusi Marcante, giornalista e membro storico di Psicoradio.

Psicoradio è stata tra i protagonisti di questi incontri, e i redattori della mente hanno intervistato alcuni dei partecipanti, studenti delle scuole superiori e operatori dei servizi.
A tutti hanno chiesto di raccontare il loro stereotipo sul “matto” e se questo fosse cambiato conoscendo persone che vivono un disagio mentale.

“I matti me li immaginavo sporchi, claudicanti, ma grazie a questa iniziativa ho cambiato la mia opinione su di loro.” Spiega una studentessa.
A volte lo stereotipo è così radicato che nemmeno chi ne è portatore riesce a riconoscerlo: “Io no ho mai avuto nessun pregiudizio sui matti – confessa una educatrice- ma la mia più grande paura è diventare come loro…matta”.

E a proposto delle parole e della loro importanza, la puntata continua dando dà voce al dottor Giovanni Rossi, psichiatra, fondatore di Rete 180, la radio di Mantova che si occupa di salute mentale e che ora è in serie difficoltà economiche.

Non voglio vedere le mie voci

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Dopo la precedente puntata, dedicata alla Avatar Therapy, Psicoradio torna ad occuparsi della terapia sperimentale elaborata dallo psichiatra britannico Julian Leff che tenta di dare un volto alle voci dei pazienti per aiutarli a gestirle meglio. In questa puntata sono protagonisti i commenti dei redattori.

Come Leff ha raccontato, i risultati ottenuti durante il periodo di sperimentazione sono stati straordinari: due pazienti su nove non sentono più le voci e per gli altri c’è stato comunque un calo di angoscia e di sentimenti negativi legati all’ascolto delle voci.

Ma oltre alla curiosità e all’interesse, i redattori esprimono anche qualche dubbio: “ma l’effetto dura nel tempo, o le voci dopo un po’ torneranno?”, “non è troppo dare anche un volto a qualcosa che per un paziente è già anche troppo presente?”; “Io non vorrei dare un volto alle mie voci”, Altri redattori sottolineano invece gli aspetti positivi, in particolare il fatto che “l’Avatar Therapy costringe lo psichiatra ad occuparsi davvero di quello che dicono le voci e di come lo dicono, senza cercare soltanto di diminuire gli aspetti negativi”.

Nella seconda parte, lo Psicoappuntamento della settimana è dedicato al Festival Paniculture, a cui partecipano alcuni redattori di Psicoradio, impegnati nel ruolo di moderatori e dj.

Julian Leff

Julian Leff è professore di Social and Cultural Psychiatry all’Institute of Psychiatry di Londra. Membro del Medical Research Council, ha svolto la propria ricerca nel campo dell’influenza dell’ambiente familiare sulle malattie psichiatriche e non, dei fattori sociali della schizofrenia in una prospettiva psichiatrica transculturale e delle minoranze etniche.
Ha insegnato presso lo University College Hospital (Uch) e il Maudsley Hospital; nel corso della sua lunga carriera, ha pubblicato più di duecento articoli, numerose pubblicazioni  e nel 1976 ha ricevuto il premio Starkey della Royal Society of Medicine per il suo straordinario contributo alla ricerca psichiatrica, mentre nel 1999 gli è stato conferito il Burgholzli Prize.

 

Il professor Leff è stato varie volte ospite di Psicoradio. Le sue interviste:

Dare un volto alle voci. Puntata del 22 giugno 2011
Guarire con la famiglia. Puntata del 29 novembre 2009
Si è più felici senza stereotipi?. Puntata del 6 dicembre 2009

Vedere le voci

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Durante il convegno “Dare un volto alle voci” Psicoradio ha intervistato il professor Julian Leff per approfondire la Avatar therapy, un metodo di cura unico al mondo. La Avatar Therapy, come il nome fa intuire, sfrutta le nuove tecnologie per “dare un volto alle voci”, per creare degli avatar, rappresentazioni virtuali delle voci di ciascun  paziente, e usarli per ridurre o eliminare gli elementi di angoscia e disturbo che questo fenomeno spesso comporta, soprattutto quando si tratta di voci cattive, persecutorie.

La Avatar Therapy parte proprio dalla constatazione del potere che le voci persecutorie esercitano su chi le sente, e cerca di sfruttarlo a favore del paziente, per fare in modo che le persone possano abituarsi a “contrattare” con le proprie voci, subirne meno l’influenza, modificare le condizioni in cui si presentano. Innanzitutto, il prof. Leff ha coinvolto esperti di software in grado di plasmare al computer voci e volti, con programmi simili a quelli usati nel campo dell’animazione; poi, assieme ad ogni paziente, ha costruito un volto ed una voce che assomigliassero il piu’ possibile a quella che perseguitava il paziente. Nello stesso tempo Leff raccoglieva informazioni su ogni paziente e sulla sua voce: cosa gli diceva e con che tono, come il paziente reagiva… A questo punto l’esperimento, e la terapia, potevano cominciare.

In una stanza Leff, tramite un computer, era collegato ad un altro laboratorio dove il paziente era di fronte ad uno schermo su cui compariva l’avatar della sua voce. Leff parlava attraverso l’avatar, con la voce modificata in modo da essere la voce udita dal paziente, ma interveniva anche con la sua voce “normale”, per suggerire al paziente modi per resistere alla voce e per affrontarla. Mano a mano che le sedute si susseguivano i contenuti che l’avatar, tramite Leff, diceva al paziente diventavano meno persecutori; l’espressione e il tono della voce, iniziavano ad essere meno persecutori e in alcuni casi l’avatar ha finito per essere quasi amichevole. Tutta la seduta era registrata, e l’audio veniva consegnato volta per volta al paziente, che poteva riascoltarlo a casa quando la voce compariva, per allenarsi a non essere solo vittima, riuscire ad affrontarla.

In generale i risultati sono davvero notevoli: in due casi le voci sono scomparse, in tutti gli altri casi sono fortemente diminuiti i sintomi che da anni accompagnavano i pazienti: l’angoscia, la depressione, la svalutazione di se,“la sensazione di non avere speranza”. Lo stesso professor Leff, nell’intervista a Psicoradio, si dichiara stupito dei risultati piu’ clamorosi; per esempio, la scomparsa totale delle voci, e afferma con onestà di non sapere con precisione a cosa attribuirli. Del resto la ricerca è solo all’inizio, e ha ancora molti campi da esplorare. Di certo c’è la assoluta novità di una terapia che apre una porta sul mondo delle voci: fino ad ora c’erano due dimensioni, che spesso non si incrociavano: quella delle opinioni del terapeuta rispetto alle voci, e quella di come le vedeva il paziente. Con questa terapia paziente e terapeuta possono interagire direttamente, attraverso la voce dell’ avatar.

Mio figlio non è la sua malattia

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Dal momento in cui mi è stato dignosticato un disturbo psichico, la mia famiglia non mi guarda più come una persona. C’è prima la malattia e poi io.”

Questo è il vissuto di una redattrice di Psicoradio, che l’ha spinta a proporre una serie di trasmissioni su come il disturbo psichico influenza i rapporti familiari. Questa settimana va in onda la prima puntata della serie, in cui una madre, S. racconta la sua vita accanto al figlio ventiseienne, prima musicista hip hop e campione di scacchi oggi, con una diagnosi di schizofrenia, soprattutto in lotta contro la sua malattia.

“Prima per mio figlio avevo tanti progetti, ora il mio unico progetto è quello che lui abbia degli amici, magari un amore e che comunque viva sereno. Per mio figlio provo una grande empatia, un grande rispetto per la sua lotta e se è possibile un amore ancora più grande.”

S. racconta alla redazione la paura legata ai momenti in cui Nicolas mostra un comportamento che lei non riconosce, la paura di non riuscire più a comunicare con lui.
Riferendosi alla propria esperienza, si dissocia però completamente dallo stigma che vede nelle persone schizofreniche soggetti pericolosi. “L’affetto che ho ricevuto dai compagni e dalle compagne di lotta di mio figlio non l’ho mai ricevuto da persone normali. Non dobbiamo avere paura della malattia, e dobbiamo ricordarci che loro non sono la malattia..”

Avatar Therapy

La Avatar Therapy parte proprio dalla constatazione del potere che le voci persecutorie esercitano su chi le sente, e cerca di sfruttarlo a favore del paziente, per fare in modo che le persone possano abituarsi a “contrattare” con le proprie voci, subirne meno l’influenza, modificare le condizioni in cui si presentano.

Innanzitutto, il prof. Leff ha coinvolto esperti di software in grado di plasmare al computer voci e volti, con programmi simili a quelli usati nel campo dell’animazione; poi, assieme ad ogni paziente, ha costruito un volto ed una voce che assomigliassero il più possibile a quella che perseguitava il paziente. Nello stesso tempo Leff raccoglieva informazioni su ogni paziente e sulla sua voce: cosa gli diceva e con che tono, come il paziente reagiva… A questo punto l’esperimento, e la terapia, potevano cominciare.

Il setting di una seduta di Avatar Therapy con il Prof. Leff
Il setting di una seduta di Avatar Therapy con il Prof. Leff

In una stanza Leff, tramite un computer, era collegato ad un altro laboratorio dove il paziente era di fronte ad uno schermo su cui compariva l’avatar della sua voce. Leff parlava attraverso l’avatar, con la voce modificata in modo da essere la voce udita dal paziente, ma interveniva anche con la sua voce “normale”, per suggerire al paziente modi per resistere alla voce e per affrontarla. Mano a mano che le sedute si susseguivano i contenuti che l’avatar, tramite Leff, diceva al paziente diventavano meno persecutori; l’espressione e il tono della voce, iniziavano ad essere meno persecutori e in alcuni casi l’avatar ha finito per essere quasi amichevole. Tutta la seduta era registrata, e l’audio veniva consegnato volta per volta al paziente, che poteva riascoltarlo a casa quando la voce compariva, per allenarsi a non essere solo vittima, riuscire ad affrontarla.

Non è stato facile trovare persone disposte a sottoporsi all’esperimento, e il prof Leff è ricorso anche ad annunci sui giornali, ma alla fine 9 persone hanno compiuto questo strano percorso, pur continuando a prendere i loro farmaci abituali. I casi raccontati dal professor Leff sono affascinanti; per esempio, quello di un produttore cinematografico di settanta anni, disturbato tutte le mattine all’alba dalle voci di una dirigente che “faceva riunioni” in casa sua. Poiché il paziente era assolutamente convinto del fatto che quella donna fosse reale, il terapeuta, in modo molto innovativo, ha deciso di non discutere su questo punto. Piuttosto, ha suggerito all’uomo di far capire alla sua voce che non si trattava di un comportamento professionale, le riunioni non si fanno alle 4, ma dalle 9 alle 17! E così è stato, la voce ha cominciato a presentarsi in orari più accettabili.

In generale i risultati sono davvero notevoli: in due casi le voci sono scomparse, in tutti gli altri casi sono fortemente diminuiti i sintomi che da anni accompagnavano i pazienti: l’angoscia, la depressione, la svalutazione di sè,“la sensazione di non avere speranza”. Lo stesso professor Leff, nell’intervista a Psicoradio, si dichiara stupito dei risultati più clamorosi; per esempio, la scomparsa totale delle voci, e afferma con onestà di non sapere con precisione a cosa attribuirli. Del resto la ricerca è solo all’inizio, e ha ancora molti campi da esplorare.

Di certo c’è la assoluta novità di una terapia che apre una porta sul mondo delle voci: fino ad ora c’erano due dimensioni, che spesso non si incrociavano: quella delle opinioni del terapeuta rispetto alle voci, e quella di come le percepisce il paziente. Con questa terapia paziente e terapeuta possono interagire direttamente, attraverso la voce dell’ avatar.

Alcuni avatar mostrati da leff durante la conferenza
Alcuni avatar mostrati da leff durante la conferenza

Puntate sentire le voci

Non datecela a bere del 5 maggio 2011

La trasmissione si occupa di alcolismo, ma nella parte locale, Psicoradio presenta il seminario “Dare un volto alle voci”, del 7 maggio a Bologna, in cui sono stati presentati i risultati delle sperimentazioni della “Avatar therapy”, seguite dal professor Julian Leff, già ospite della psicoredazione per una serie di programmi sulla terapia familiare.
La puntata prosegue con un altro ospite storico di Psicoradio, Ron Coleman, noto perché insegna a psichiatri e uditori a gestire le voci.
Ascolta la puntata 199

Sentire le voci, non ascoltare il pregiudizio del 14 novembre 2010

“Oggi mi sento un paziente psichiatrico, figuriamoci come mi vedono gli altri”. Questa frase è stata pronunciata da uno dei redattori di Psicoradio durante un confronto sul tema del pregiudizio. Una discussione ispirata dai temi del convegno “Specchiarsi negli occhi degli altri, quanto pesa il giudizio” (nell’ambito di “Le parole ritrovate”) che si è svolta il 20 Novembre 2010 presso la sala Arci Benassi di via Cavina 4 a Bologna.
Tra gli altri, vi hanno preso parte anche Angelo Fioritti, direttore del DSM di Bologna, e Cristina Lasagni, direttrice di Psicoradio.
Nella prima parte della trasmissione abbiamo intervistato Marcello Macario, psichiatra che opera nella provincia di Savona. Lo abbiamo incontrato a Trieste dove ci ha parlato della rete nazionale degli uditori di voci. Il terzo incontro della rete si è tenuto a Milano venerdì e sabato 12 e 13 novembre. E’ un appuntamento che interessa a molti, a giudicare dalle ricerche citate da Macario secondo le quali almeno il 10% delle persone nella loro vita hanno sentito le voci.
Nella seconda parte lo psichiatra Michele Filippi, racconta i motivi e le riflessioni che hanno condotto all’organizzazione del convegno “Specchiarsi negli occhi degli altri”.
Psicoradio ha approfondito con lui il tema del pregiudizio e abbiamo poi ragionato sulle diverse definizioni di questa parola formulate nel corso del ‘900 nell’ambito della psicoanalisi, della psicologia sociale e dell’ermeneutica.
Ascolta la puntata 175

Il silenzio che parla del 4 luglio 2010

Ci sono persone che odono voci che gli altri non sentono, a loro Psicoradio ha dedicato questa puntata. Durante un convegno svoltosi a Casalecchio di Reno, organizzato dal “gruppo uditori di voci e non solo”, i redattori della mente hanno intervistato il coordinatore del gruppo, lo psichiatra Dott. Stefano Canini, la psicologa Dott.ssa Leni Semprini e un ragazzo uditore di voci.
Il contesto sociale crea una grande difficoltà nell’accettare il fenomeno anche negli uditori di voci. Normalmente si tende a credere che ciò che non passa attraverso i quattro sensi comuni non esiste e può essere solo frutto di una mente malata.

Secondo i due medici, inoltre, gli psicofarmaci sono un aiuto importante per gli uditori di voci, perché aiutano a superare più serenamente la prima fase di accettazione del fenomeno.
Un ragazzo del gruppo svela ai microfoni di Psicoradio come gli amici, pieni di pregiudizi e luoghi comuni, l’abbiamo lasciato solo e quanto sia importante invece essere capiti e accettati. Dello stesso parere i due esperti, che dovendo dare un consiglio agli ascoltatori che odono le voci ma hanno paura a svelarsi, suggeriscono di rivolgersi alle persone giuste, psichiatri e psicologi, o a frequentare gruppi di auto mutuo aiuto.
Il messaggio è chiaro: non avere né vergogna né paura del giudizio degli altri, in fondo come ci ricordano le parole di un antico proverbio Sufi “solo chi non sente la musica pensa che chi danza sia pazzo”.
Nella parte locale una redattrice di Psicoradio presenta il brano “Angela” di Biagio Antonacci.
Ascolta la puntata 166

Sentire le voci del 4 aprile 2010

“Non tutte le voci sono cattive, e si può imparare a conviverci”
Sentire le voci. Ci siamo occupati spesso di questo fenomeno, e abbiamo scoperto particolari interessanti. Per esempio, ci sono molte persone che sentono le voci, ma non tutte sono schizofreniche. Oppure, ci sono tanti tipi di voci.
In questa puntata a parlare è una redattrice, E., che fa parte di un gruppo di uditori di voci. Il 23 aprile E. parteciperà ad un seminario organizzato dal Centro diurno di Casalecchio di Reno (Bologna) intitolato Il gruppo di uditori di voci e non solo.

Da questo gruppo si impara che le voci possono anche essere buone, che a volte aiutano e incoraggiano la persona che le ascolta; e che comunque si possono apprendere metodi per controllarle e conviverci.
Ascolta la puntata 153

My name is Ron Coleman del 12 giugno 2008

Psicoradio torna ad occuparsi di Ron Coleman, in una nuova puntata dell’inchiesta “Sentire le voci”.

Ron Coleman è un ex paziente uditore di voci, che ora tiene dei seminari di formazione agli operatori sanitari. Gli fu diagnosticata una schizofrenia, per cui passò dieci anni nelle strutture psichiatriche inglesi. Ora gira l’Europa proponendo metodi di cura basati
sul dialogo.
In questa puntata sentirete la sua storia.
Ascolta la puntata 78