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Autore: Admin

Ho bisogno di voi

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L’esperienza dei gruppi di auto mutuo aiuto

“Lo scopo dei gruppi di auto mutuo aiuto è aiutare le persone, che si sentono sole e che soffrono, a trovare dentro di loro le risposte alle loro domande e la forza per affrontare le situazioni difficili”.
Psicoradio ha intervistato Daniela De Maria, incaricata del progetto della rete dei gruppi di auto mutuo aiuto dell’ AUSL di Bologna, e Gianfranca Romagnoli che fa parte di uno di questi gruppi, nello specifico un gruppo tra famigliari di persone con disagio psichico.

Cos’è l’auto mutuo aiuto?

E’ la condivisione di esperienze tra persone che hanno vissuto lo stesso disagio e nelle quali dunque ci si può specchiare, riappropriandosi, così, della qualità della propria vita.
Diverse sono le aree tematiche: si spazia dal disagio psichico alle dipendenze più classiche, come narcotici e alcool, sino a giungere alle “nuove” dipendenze come ad esempio il gioco d’azzardo e le dipendenze affettive.
Vi sono anche gruppi composti da famigliari di persone direttamente coinvolte, sofferenti di un disagio. Nella seconda parte vengono fornite anche informazioni di servizio, utili a contattare la segreteria facilitante che potrà rispondere a tutte le domande relative ai diversi gruppi di auto mutuo aiuto.

Appuntamento da segnalare: Sabato 2 Aprile, alle ore 10, al teatro Novelli di Rimini, Psicoradio modera “Liberi di volare”, convegno su giovani, volontariato ed Europa. E’ il primo atto delle iniziative regionali dedicate all’anno europeo del volontariato. Partendo dalle esperienze che hanno coinvolto giovani con disagio mentale alle prese con la mobilità europea del programma “Up and go”, Psicoradio aprirà un confronto tra utenti, volontari e operatori del settore. Insieme alla redazione sul palco anche il comico bolognese Vito che coinvolgerà il pubblico nei suoi viaggi reali e immaginari.

Il girotondo della vita continua

Puntata 193

 

Tra guerre ed evoluzioni

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Questa primavera sboccia con la morte che inevitabilmente la guerra porta, e visto che Psicoradio non vive in una bolla di vetro ma nella realtà di tutti giorni, questa puntata inizia una poesia dedicata alla distruzione che ogni guerra porta.
La voce di Lella Costa, attrice amica della radio della mente, legge “La fine e l’inizio” di Wislava Szymborska.

 

Dopo ogni guerra
c’e’ chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
C’e’ chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C’e’ chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati…
Non e’ fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia’ partite
per un’altra guerra…
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Nella seconda parte della puntata gli Psicoredattori intervistano Loris Muzzi, storico infermiere psichiatrico, testimone delle due epoche,prima e dopo Basaglia.

Muzzi, oggi direttore del SATER, Servizio assistenziale tecnico riabilitativo DSM, spiega quanto la legge 180 abbia mutato il rapporto tra pazienti psichiatrici e istituzioni, riconoscendo ai primi il ruolo di cittadini titolari di diritti. “Nei manicomi i pazienti erano in pigiama, noi infermieri in camice bianco, ora siamo entrambi in borghese e dobbiamo instaurare un rapporto dove è importantissima la fiducia reciproca.”

Attraverso la voce di Loris Muzzi Psicoradio da parola ad una delle grandi evoluzioni di cui la nostra società è stata protagonista: la chiusura dei manicomi e la liberazione dei pazienti psichiatrici. Psicoradio, partecipando al concorso indetto da Popolare Network in occasione della mostra dedicata a Fabrizio De Andrè, segnala la canzone che più li rappresenta. In “Girotondo” un coro di bambini richiama tutti alle proprie responsabilità verso la guerra. “Nessuno- conclude una redattrice- è del tutto innocente”.

 

Chiudere l’inferno dei dimenticati

La denuncia del Senatore Ignazio Marino

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  Puntata 192

“Entrare in una struttura e trovare un uomo nudo legato ad un letto di ferro, e il letto con un buco al centro per la caduta degli escrementi mi è sembrato qualcosa di innimaginabile. Lavorerò in questo mio mandato per fare in modo che tutto questo venga cancellato e che questo inferno dei dimenticati venga chiuso”. Sen.Ignazio Marino.

L’8 marzo un detenuto di 29 anni dell’OPG di Montelupo fiorentino si è tolto la vita inalando gas. E’ l’ultimo di una serie lunga di persone che hanno preferito morire piuttosto che vivere in quelli che il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, definisce “lager” ai microfoni di Psicoradio.

Psicoradio continua ad occuparsi di Ospedali psichiatrici giudiziari.

In questa puntata intervista il senatore Ignazio Marino, che ha da poco compiuto una serie di visite negli OPG italiani; da queste visite nasce il filmato che andrà in onda domenica in “Presa diretta” di Riccardo Iacona.

Il dott. Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna, riflette e sulla situazione europea, e sulla difficoltà di chiudere gli OPG in Italia nonostante le “condizioni inumane di trattamento” e nonostante esista un decreto del 2008 che ne prevede il superamento.

Nel frattempo, esiste anche qualche esperienza positiva: in Romagna la comunità terapeutica di Sadurano accoglie le persone che stanno terminando la pena. E durante la giunta Soru sono stati riportati in Sardegna 28 internati sardi rinchiusi negli OPG italiani per curarli sul territorio con misure alternative . Questo modello di assistenza non è proseguito con l’insediamento della successiva giunta regionale di centro-destra.

Sicuri che chi si cuce le labbra è matto?

I CIE

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                 Puntata 191

Questa puntata tratta di quelli che lo scrittore Marco Rovelli chiama nel suo libro “Lager Italiani”: i CIE, Centri di identificazione ed espulsione.
Qui vengono rinchiuse le persone extracomunitarie che non hanno il permesso di soggiorno in regola, anche se non hanno commesso nessun reato.

Quindi, come ricorda la trasmissione, anche una “badante” disoccupata perché il datore di lavoro è morto, anche un operaio la cui azienza ha chiuso.
Nel CIE di  Bologna qualche giorno fa Ahmed, un detenuto tunisino, si è cucito le labbra, e molti media hanno parlato di lui come una persona con problema psichici. Lo psichiatra messicano Valladez Perez, che si occupa di tortura e di immigrazione, invita invece a non patologizzare comportamenti che sono “risposte a situazioni anormali”.

Nella parte locale lo Psicoappuntamento  ricorda che  il documentario Il sonno della ragione di Silvia Bongiovanni e Fabio Gianotti, verrà presentato lunedi’ 14 marzo 2011 alle 16,30 a Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia,  Aula V, via Zamboni 38 (IV piano).
Alla proiezione interverranno, oltre agli autori: Valeria Paola Babini  (Storia della psicologia, Università di Bologna);Angelo Fioritti  (Direttore del Dipartimento di salute mentale, Azienda USL Bologna) Manlio Ioffrida (Filosofia della storia, Università di Bologna);Giacomo Manzoli (Cinematografia documentaria e sperimentale, Università di Bologna

Il documentario ripercorre la storia della follia per riscoprire il senso della riforma Basagliana, oggi che da piu’ parti si accusa la legge 180, si cerca di modificarla e si parla di nuovi, più moderni luoghi di contenzione. Ma la rivoluzione della 180 non è solo quella di aver abolito gli ospedali psichiatrici, quanto piuttosto quella di aver sancito il diritto al rispetto di ogni persona bisognosa di assistenza sanitaria, a prescindere se dichiarata “ malata  di mente” o no. Per questo la scelta di fare un film sulla storia della follia, per andare a scoprire da dove viene l’attuale concezione della follia.

Vorrei essere io l’uragano

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Intervista ai Massimo Volume

“Dicevi che

Puntata 190

il litio ti aveva cambiato dentro: ora i tuoi ricordi erano come vecchie lenzuola stese al sole ad asciugare”

Questo verso è tratto da Litio, una canzone contenuta all’interno di Cattive abitudini, il nuovo album dei Massimo Volume, una delle più importanti band italiane degli ultimi vent’anni. Abbiamo ospitato nei nostri studi di Psicoradio Emidio Clementi e Vittoria Burattini, rispettivamente voce, basso e batteria dei Massimo Volume. “La mia prima batteria sono state le pentole che rovesciavo sul letto di mia nonna e suonavo con i cucchiai di legno” racconta Vittoria parlando di come sia iniziata la passione per la musica “salire sul palco ha un effetto curativo e catartico così come tenere tra le mani un disco frutto del tuo lavoro” aggiunge parlando del valore terapeutico della musica.

Emidio ci ha raccontato invece le storie di alcuni personaggi emblematici che hanno ispirato i loro pezzi. Dall’attore Leo Mantovani, caro amico e compagno d’avventure, al poeta e letterato dei primi del ‘900, Emanuel Carnevali, “morto di fame nelle cucine d’America”.
Proprio cantando Carnevali nel loro più celebre pezzo “Il primo Dio”, i massimo Volume regalano uno dei versi più intensi della loro intera produzione, un verso che risuona nelle menti e nel vissuto di Psicoradio: “Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, questa è l’unica cosa che mi possa compensare del fatto di non essere io l’uragano” .

Violenze senza confini

Psicoradio contro la tortura

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Puntata 198

Puntata 189
“Le vittime delle torture subiscono una frattura della psiche che deve essere ristabilizzata. Il lavoro di cura per chi ha subito torture può essere lungo ma non serve patologizzare”.

Questa settimana Psicoradio dà la parola ai migranti e ai torturati messicani e lo  fa attraverso la voce del dott. Fernando Valdez Perez, psichiatra e psicoanalista che lavora all’università intercontinentale del Messico e all’osservatorio della psicologia del migrante.

“La tortura è ogni violenza che una persona è costretta a subire da un’autorità – spiega agli psicomicrofoni il dott. Perez e continua – in Messico i poliziotti sono addestrati dallo stato per circa due anni a diventare torturatori”

 

E’ forte il senso di colpa e la vergogna di chi subisce violenza, che sempre secondo il dott. Perez, viene metabolizzato in maniera diversa dagli uomini, figli di una cultura macista che vieta loro di esprimere emozioni rispetto alle donne, più libere di esprimere i propri sentimenti e che hanno una maggiore capacità di recupero.

Anche in quella che Perez chiama “la civile Europa”, si assite però a terribili violenze contro i migranti: “in  centri di identificazione ed espulsione sono stati denunciati al tribunale dei popoli in movimento da Turchi, Marocchini, Bosniaci, uomini e donne che hanno subito torture proprio in questi centri”.

Nella parte locale si parla dello spettacolo “Il medico dei pazzi” che gli attori della compagnia di Arte e Salute portano in scena all’Arena del sole dal 2 al 12 Marzo, con la regia di Nanni Garella. Uno spettacolo che riflette sulla sottile linea di confine tra follia e normalità e sul peso delle etichette e delle apparenze. Per questo Psicoradio ha intervistato tre dei protagonisti della rappresentazione, due attori di Arte e Salute e il comico Vito che hanno sottolineato come sia fin troppo facile nella società di oggi “etichettare le eccentricità e le diversità con le parole pazzia e follia, mentre dovremmo imparare giudicare e giudicarci con meno pregiudizi”.

Chi ha ucciso Justin Fashanu?

Un doc di Psicoradio a 50 anni dalla nascita del calciatore

Justin Fashanu, calciatore nero e omosessuale, viene trovato impiccato il 3 maggio 1998 in un garage nel centro di Londra.
Aveva 37 anni ed era nato il 19 febbraio 1961. E’ stato il primo giocatore nero acquistato da una squadra importante, il Nottingham Forest, per la cifra record di un milione di sterline, nel 1981.

Su di lui si sono concentrate molte aspettative che Fashanu non è riuscito a soddisfare. La sua carriera, dopo l’apice nella squadra inglese, è stata caratterizzata da una continua discesa, con anni di gioco in squadre minori tra il Nord America e l’Australia. Dopo aver dichiarato pubblicamente la sua omosessualità nel 1990 ed essere stato accusato di stupro e sodomia nel 1998 in USA, si è rifugiato a Londra e si è ucciso,dichiarandosi innocente e chiedendo, almeno dopo la morte, un po’ di tregua.

“Chi ha ucciso Fashanu? L’omofobia. L’indifferenza della gente. La paura del diverso”.

Questa è una delle considerazioni all’interno del documentario radiofonico che Psicoradio ha dedicato a Justin Fashanu a 50 anni dalla sua nascita.

Nell’audio doc,in onda su Radio Popolare Network venerdì 18 febbraio tra le 14 e le 15.30, all’interno della trasmissione Jalla Jalla, potrete sentire la voce di Fashanu, quella del suo allenatore e altri spezzoni dell’epoca. La storia di Fashanu, così caratterizzata dal pregiudizio e allo stesso tempo dal coraggio di fare una scelta che gli sarebbe costata cara (fare outing) hanno affascinato la redazione di Psicoradio, e in particolare uno dei redattori, Massimo Fiorini, appassionato di calcio. La storia di Psicoradio è legata alla lotta contro lo stereotipo e lo stigma. La redazione sa bene cosa significa l’esclusione della società cosiddetta normale.

 

A PsicoSanremo le canzoni di Van De Sfroos

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Psicoradio intervista il cantautore “di contrabbando” Davide Van De Sfroos

Puntata 188

“Sento forte il bisogno di dovermi confrontare con la realtà, quella che conosco che incontro, ma soprattutto quella che non conosco, su questo pianeta e non solo su questo”. Sono le parole di Davide Van De Sfroos, cantautore, musicista, ma anche poeta e scrittore.
Quest’anno partecipa al Festival di Sanremo con una canzone dal titolo Yanez, cantata in dialetto laghee ispirata ai racconti di Emilio Salgari. Un omaggio al grande scrittore, ma soprattutto a suo padre che di Salgari era grande appassionato. Molti dei personaggi che popolano le sue canzoni sono il frutto di un suo viaggio interiore, quasi mistico.

“Io non faccio altro che diventare il veicolo o la grondaia di tutto quello che scorre dentro di me, con la speranza che alle persone questo possa arrivare”.

Psicoradio l’ha scelto come protagonista del suo Psicosanremo 2011, per la grande sensibilità che ha sempre dimostrato dando voce ai più deboli, diversi, ma anche al lato oscuro che è dentro ognuno di noi. La redazione ha coinvolto Davide in un dialogo intenso, scavando nella sua musica e nel suo pensiero, un po’ come lui fa con la realtà. Tanto che alla fine dell’intervista il cantautore comasco si è sentito di ringraziare Psicoradio “perché mi permette di dire cose che spesso vengono tralasciate”.

Davide ha raccontato alla redazione dei suoi viaggi nei luoghi dimenticati o nascosti dalla gente “normale”, tra gli altri anche i manicomi che lui chiama “contenitori creati per rinchiudere quello che è imbarazzante e non produttivo”. Luoghi in cui si è trovato come un camminatore in bilico sul muro che divide disagio psichico e salute mentale, un muro “da cui è fin troppo facile cadere, da una parte e dall’altra”.

Nel suo viaggio, musicale e artistico, ma anche di vita Davide Van De Sfroos ha scelto di “dare voce ai personaggi scomodi, diversi, spesso inascoltati, di guardare l’ombra e non solo la luce che la proietta, perché queste ombre, dentro e fuori di noi, sono state per troppo tempo nascoste o dimenticate”.

Con le sue canzoni e le sue parole Davide pone a tutti una domanda: “il pazzo sono io che vedo queste cose che esistono o sono gli altri che fanno finta di non vederle?”

L’arte ha una regola?

Discorsi intorno all’arte irregolare Clicca qui per ascoltare la puntata 
Puntata 187
Al contrario di come si pensa, le opere realizzate da persone che erano rinchiuse in manicomio non sono tutte scure e tristi , ma colorate e piene di dettagli”. Così Sara Ugolini,  assistente all’insegnamento di psicologia dell’arte all’Universita di Bologna,  descrive in una intervista a Psicoradio l’arte irregolare. “L’arte irregolare è fatta da persone che vivono ai margini e chi crea è spinto da un’urgenza interna e dalla voglia di comunicare qualcosa, non è quindi interessato al mercato dell’ arte”. Negli ultimi anni si è sviluppata un’attenzione su questa forma d’arte sia a livello di ricerca accademica che di mercato, come conferma Sara Ugolini “oggi si discute del valore artistico di queste opere, che fino a pochi anni fa erano solo materiale diagnostico per gli psichiatri”. Nella parte locale della trasmissione, si parla invece di “arte domestica”. Così la chiama Giovanna Battagini, organizzatrice di un mostra al Bar Osvaldo, in via del Pratello. A lei il compito di spiegare cosa si intenda con questa definizione di arte, che ha a che fare con la libertà di tutti di esprimersi attraverso la creazione di opere. La mostra è iniziata a fine gennaio, nel fine settimana dedicato ad Arte Fiera, e sarà ancora visitabile per qualche settimana. Tra le opere in mostra anche di due disegni di Morena Menzani, una redattrice di Psicoradio.

Medici che uccisero i loro pazienti

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La settimana scorsa sul canale  televisivo La 7 è andata in onda una recita di Marco Paolini dedicata al progetto nazista denominato T4. Si tratta dell’eliminazione di 72.000 pazienti psichiatrici che tra il 1934 e 1944 vennero uccisi in Germania per ordine di Hitler con la collaborazione degli psichiatri che avrebbero dovuto curarli. Il programma ha avuto così tanto successo che è stato replicato.

Anche Psicoradio giusto un anno fa si è occupata dello stesso argomento, curando un’ inchiesta che offre dati, testi di ordinanze naziste, musiche d’epoca, e un intervista allo psichiatra Luigi Benevelli che ha scritto il libro “ I medici che uccisero i loro pazienti. Gli psichiatri tedeschi ed il nazismo”.
Ci sembra un buon momento per riproporvi questo lavoro in questi giorni che celebrano la “ memoria”della Shoah.

Il corpo materia d’arte

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Raccontando Marina Abramovich

Puntata 185

Un’altra edizione di Arte Fiera porterà a Bologna artisti, opere, performance.
Psicoradio anche quest’anno approfitta dell’occasione per riflettere sugli stati d’animo di persone che hanno l’arte nel cuore e nelle mani.
I suoi redattori hanno intervistato la direttrice di Arte Fiera Silvia Evangelisti per parlare soprattutto di una protagonista dell’edizione di quest’anno: Marina Abramovic.

Per descrivere l’opera dell’artista performer una redattrice di Psicoradio sceglie queste parole: “E’ come se scolpisse se stessa, il proprio corpo. Lo usa come oggetto/soggetto”.