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Autore: Admin

LETTERA DI PSICORADIO AL MINISTRO SALVINI

 

 

Psicoradio è una redazione in cui lavorano quelli che molti continuano a chiamare “matti”, ma che, anche grazie alla legge 180, sono invece persone in cura presso il Dipartimento di salute mentale di Bologna. Abbiamo letto le sue dichiarazioni sulla cosiddetta “legge Basaglia” fatte a Pontida, durante il raduno della Lega. Lei ha parlato di una riforma che era giusta “solo sulla carta”, che ha abbandonato le famiglie dei malati psichiatrici “cancellando le strutture che li curavano”.
Noi conosciamo bene, per esperienza molto diretta, le strutture psichiatriche di oggi, i pregi e difetti della cura attuale. Di una cosa siamo certi: le “strutture” di prima – ma chiamiamole con il loro nome: i manicomi – non curavano e non guarivano le persone. Le rinchiudevano, le tenevano lontane dalla società, nascondevano come sporco sotto il tappeto chi aveva una sofferenza psichica. La legge 180 è una riforma giusta nei confronti di tutti i cittadini; prima di tutto per chi ha una sofferenza psichica, che oggi è consapevole di avere una dignità, e il diritto alla cura. E’ una legge giusta anche per chi oggi sta bene, perché sa che se dovesse stare male avrebbe diritto all’aiuto di medici e servizi sociali, che non lo rinchiuderanno, ma lo aiuteranno a stare meglio.
Non siamo ciechi, sappiamo che la riforma non ha risolto tutti i problemi. Sappiamo che per le famiglie il peso della cura è aumentato. In molte zone d’Italia spesso mancano i servizi e l’appoggio necessari per affrontare situazioni difficili e pesanti.
È
vero, a volte “lo Stato si volta dall’altra parte”. Di certo però non per colpa della legge Basaglia, ma al contrario, proprio perché molte amministrazioni colpevoli non hanno creato i servizi necessari per applicarla. E comunque per lo Stato era più facile voltarsi dall’altra parte quando c’erano i manicomi (o, più recentemente, gli ospedali psichiatrici giudiziari). Era più facile far finta che tutto andasse bene quando le persone erano rinchiuse, lontano dagli occhi di tutti, senza diritti né voce.
Invece, la legge 180 chiede l’impegno di tutta la società, e lo chiede da ormai 40 anni. Allo Stato chiede di essere molto più presente di quanto non abbia fatto fino ad ora, e di rispondere alle sollecitazioni delle famiglie e dei pazienti; proprio grazie alla legge 180 i pazienti sono finalmente entità giuridiche che chiedono il rispetto dei propri diritti. La riforma impegna le Regioni a trovare strategie di cura che siano più vicine alle necessità dei cittadini, ad esempio creando servizi con orari ampi di accesso, e cure che riescano a fare sempre meno ricorso alla coercizione.

Di sicuro la legge 180 chiede alle famiglie – e anche a tutta la società – un grande cambiamento culturale, che riporti il disturbo psichico dentro la vita della comunità. Per ultimo, chiede ai pazienti di assumersi le responsabilità della propria malattia e della propria guarigione.

 

La strada da percorrere è ancora lunga, ma proprio per questo non serve a nulla tornare indietro. Non serve scagliarsi contro una legge che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica come un modello da seguire. Non serve enfatizzare le paure e i disagi che un Governo dovrebbe invece risolvere. Piuttosto, si può discutere di come migliorare l’applicazione, senza dimenticare che la legge Basaglia, votata da tutti i partiti dell’arco parlamentare (tranne dai radicali che la ritenevano addirittura troppo poco incisiva),  è stata una straordinaria rivoluzione sociale e culturale, che oggi molti paesi vengono a studiare e cercano di riprodurre.

Una legge che ha stabilito il diritto di tutte le persone, che abbiano o meno un disagio mentale, ad essere cittadini.

 

Senza mettere in discussione questo diritto, e proprio grazie a questo diritto sancito dalla legge Basaglia la aspettiamo in trasmissione negli studi di Psicoradio, per discutere con noi cosa bisogna migliorare.

 

Hanno firmato:

 

Per la redazione di Psicoradio (redattori, ex redattori, direttrice, tutor e operatori):
Lorenzo Albini, Claudia Balbi,  Vanes Cammarrota, Alessia Ciccone,  Brenda Cinti, Angela Cristelli, Silvia De Santis, Settimo Luigi Failla, Annalisa Fornaciari, Cristina Lasagni, Andrea Lazzaretti, Alarico Mantovani, Anna Rosa Martino, Morena Menzani, Claudio Nappi

Qui di seguito l’elenco delle persone e delle associazioni che hanno aderito fino ad adesso e sostengono il nostro appello. Scorrendolo potrete trovare nomi più o meno noti, più o meno politicizzati, più o meno giovani.

 

Tutti insieme, perchè la salute mentale riguarda e deve riguardare tutti.

Le associazioni:
Unasam, Arte e Salute Onlus, Associazione Cristina Gavioli (Bo), Associazione Psicoanalitica Officina Mentis,  El Modernista (Mi), Rete italiana Noi e le Voci,

 

 

I singoli:

 

Giuseppe Abbate,

 

Claudia Adami,

 

Loretta Alberani,

 

Pietro Alessandrini,

 

Elisabetta Alessi,

 

Giuseppina Amalfitano,

 

Giuseppe Amato,

 

Graziella Argiolu,

 

Lucia Artizzu,

 

Paola Artizzu,

 

Roberto Baita,

 

Angela Baraldi,

 

Carmen Barro,

 

Silvia Bartolini,

 

Nadia Bassi,

 

Eleonora Benecchi,

 

Franco Berardi (Bifo),

 

Alessandro Bergonzoni,

 

Fabrizio Bertoli,

 

Silvia Bertolini,

 

Piero Biancardi,

 

Filippo Bianchetti,

 

Sara Bombardini,

 

Silvia Bon,

 

Marta Borghese,

 

Sergio Borghese,
Alice Boscardin,

 

Veronica Boschi,

 

Giulia Bosi,

 

Claudia Brighetti,

 

Mauro Brumat,

 

Marco Buffagnotti,

 

Roberto Buttura,

 

Chiara Caccia,

 

Gabriele Caccia,  
Alessandro Cairo

 

Allegra Calderoni,

 

Roberto Calella,

 

Letizia Calledda,

 

Angelo Campedelli,

 

Simonetta Candolfi,

 

Andrea Canini,

 

Antonio Luigi Cannoletta,

 

Giovanna Margherita Caporali,
Maria Elvira Cestarolo,

 

Laura Castellani

 

Claudia Castellotti,

 

Chiara Cattani,

 

Patrizio Cattareggia,

 

Ascanio Celestini,

 

Lidia Cervillera,

 

Maria Elvira Cestarolo,

 

Marco Chiletti,

 

Sebiano Chillemi,

 

Rosangela Cingottini,

 

Alessandro Cisilin,

 

Emily Clancy,

 

Valentina Clizia,

 

Matteo Clò,

 

Nicola Colonna,

 

Manuela Comoglio,

 

Anna Compagnoni

 

Gianni Consoletti,

 

Lella Costa,

 

Maddalena Corbo,

 

Annalisa Cremonesi,

 

Domenico Cristelli,

 

Valeria Cristelli,

 

Roberta Cristofori,

 

Angelica Crivelli,

 

Valentina Cuppi,

 

Danilo Curci,

 

Marina D’Altri,
Rosanna D’Atri

 

Saverio D’Elia,

 

Emanuela De Cecco,

 

Danilo De Biasio,

 

Rosanna Depolo,

 

Riccardo Di Bari,

 

Eugenia Di Bella,

 

Yvonne Dohany,

 

Yvonne Donegani,

 

Kirsten Duesberg,

 

Daniela Facchinato

 

Giancarlo Faillaci,

 

Alessandra Fanari,

 

Paola Faranda,

 

Sofia Fazi,

 

Rita Fini,

 

Gianfranca Fois,

 

Nicola Fratoianni,

 

Ivana Frisinghelli,

 

Nanni Garella,

 

Grazia Gavioli,

 

Giulia Gentile,

 

Enrico Geretto,

 

Donatella Gessa,

 

Marcello Giangualano,

 

Beatrice Giavazzi,

 

Giulia Ginato,

 

Francesca Girardi,

 

Concetta Giudice,

 

Silvana Gorini,

 

Danila Guidi,

 

Juri Guidi,

 

Francesca Gullotta,

 

DIego Gulino,

 

Heather Jones,

 

Stefano Lamorgese,

 

Maria Teresa Lecca,

 

Paola Lenzi,

 

Roberta Lipparini,

 

Elisabetta Lodoli,

 

Desirèe Longagna,

 

Marzia Lo Piccolo,

 

Gianni Lo Vecchio,

 

Paolo Lo Vecchio,

 

Ivano Luberti,

 

Marcello Macario,

 

Caterina Maieron,

 

Mauro Malaguti,
Lucia Manassi,

 

Nicolina Manca,

 

Annamaria Mannarano,

 

Giusi Marcante,

 

Alessandro Marchi,

 

Nicola Marcucci,

 

Franca Antonia Mariani,

 

Andrea Marino,

 

Christian Marrazzi,
Vincenzo Martino

 

Albert Mayr,

 

Lucio Matteotti,

 

Francesca Mazzoni,

 

Gloria Melis,

 

Alessandro Mengozzi,

 

Domenica Merenda,

 

Daniela Micioni,

 

Massimo Montanari,

 

Chiara Moretti,

 

Roberto Morgantini,

 

Michele Mulas,

 

Carlo Muscatello,

 

Vito Nanni,

 

Massimo Niccolai,

 

Martina Nicolosi,

 

Marco Nicotri,

 

Marco Odaldi,

 

Matteo Origoni,

 

Tiziana Orsi,

 

Carla Padovan,

 

Rosa Paganelli

 

Teresita Paissa,

 

Carlotta Pavanelli,

 

Silvia Pellizzeri,

 

Miria Pericolosi,

 

Antonella Piazza,

 

Angela Picchioni,

 

Pierangela Piccinini,

 

Mariangela Pierantozzi,

 

Günther Plaickner,

 

Cecilia Polidori,

 

Carmine Prestipino,

 

Silvia Prodi,

 

Maila Quaglia,

 

Beatrice Quarantelli,

 

Ermelinda Quarata,

 

Adriana Repetto,

 

Giuseppe Richeri,

 

Valeria Rigotti,

 

Dania Rizzardi,

 

Riccardo Rodolfi,

 

Gianfranca Romagnoli,

 

Elisa Romondia,

 

Angelo Giovanni Rossi,

 

Silvia Sacchetto,

 

Giorgio Salluzzo,

 

Samuele Scognamiglio,

 

Bruno Sedda,

 

Simona Serra,

 

Sabrina Sinigaglia,

 

Aldo Sisillo,

 

Luciano Sita,

 

Luigia Spaccamonti,

 

Cristina Spada,

 

Roberta Spizzamiglio,

 

Cristina Stevanoni,

 

Valentina Vanya Suprani,

 

Igor Taruffi,

 

Marilisa Tenace,

 

Erica Testi,

 

Elisabetta Tocco,

 

Marianna Toffanin,

 

Caterina Tonon,

 

Yuri Torri,

 

Maria Antonietta Trasforini,

 

Gisella Trincas,

 

Elena Tripodi,

 

Davide Tucci,

 

Marco Tufano,

 

Giuseppina Turra,

 

Maria Laura Turra,

 

Maria Francesca Valli,

 

Francesca Veronesi,

 

Paolo Veronesi,

 

Gabriele Vesco,

 

Giancarlo (Ambrogio) Vitali,

 

Stefano Zanini,

 

Melissa Zanardi,

 

Luciana Zannier,

 

Fiorenza Zarri,

 

Carlotta Zini

 

 

 

Per il network italiano delle radio della mente Larghe Vedute: Collegamenti, Radio Liberamente, Radio Ohm, Radio Onde Corte, Radio senza muri, Segn/Ali Radio. Radio Cavallo Azzurro

 

 

 

Potete continuare a firmare inviando la vostra adesione all’indirizzo psicoradio@gmail.com

REMS DOVE SI CURANO ”I FOLLI REI”

   

In questa puntata Psicoradio cerca di fare il punto sulla situazione delle REMS in Italia, le “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” che sono state create dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Stefano Cecconi, di StopOpg (che oggi svolge una funzione di “osservatorio” sulle REMS) ha iniziato un viaggio che lo porterà a visitare tutte le 30 strutture attive nel nostro paese.
Il quadro che descrive a Psicoradio è molto vario: in Lombardia, a Castiglione delle Stiviere, ci sono 120 persone concentrate in un unico luogo ed anche nel Lazio abbiamo alcune strutture fortemente custodiali mentre molto più interessanti e vivaci sono esperienze riscontrate ad esempio in Friuli Venezia Giulia, in cui le REMS praticamente quasi “scompaiono” perché sono costituite da due o tre posti all’interno di altre strutture sociosanitarie.

 

 

Sorprese importanti le ha riservate anche la Regione Campania: “La prima REMS che abbiamo visitato, a Mondragone,” – racconta Cecconi – “era addirittura aperta: c’era il centro diurno con le persone che consumavano i pasti, non si capiva chi fossero gli operatori chi fossero apparentemente le persone internate in REMS, chi invece stesse frequentando il centro diurno o il laboratorio. Questo è un altro elemento che dà speranza in questo processo che, coerentemente con la legge Basaglia, ha voluto superare la logica manicomiale che stava dietro gli OPG.” Dopo l’approvazione della legge che ha di fatto chiuso gli OPG il numero dei pazienti nelle REMS è sceso dai circa 800 ai 591 di oggi. E’ il segno che il processo di recupero e di reinserimento dei pazienti ha mosso dei passi. Eppure l’idea che non vi sia più la polizia giudiziaria a vigilare sulle persone che hanno commesso delitti e sono ospitate nelle Rems fa ancora paura a molti. Secondo Franco Corleone, garante dei detenuti della Regione Toscana ed ex commissario per la chiusura degli OPG, la soluzione sta nell’informazione: «Quando c’è una paura non bisogna sottovalutarla, o imporre, ma spiegare alla comunità che cos’è la struttura, chi ci sta dentro, e cioè persone che hanno commesso un reato quando erano incapaci di intendere e di volere». Marcello Marighelli, Garante dei detenuti dell’Emilia Romagna – dove esistono 2 REMS per un totale di 24 posti – ha sottolineato a Psicoradio il valore del recupero dei pazienti. Come esempio Marighelli ricorda l’accordo firmato il 30 maggio scorso tra Regione Emilia-Romagna, Magistratura e Ufficio di esecuzione penale esterna: nel protocollo le istituzioni si impegnano a favore del reintegro sociale dei pazienti delle Rems.

 

 

 

NON CONFONDIAMO CONTROLLO E CURA, MEDICI E POLIZIA

   

La redazione di Psicoradio ha partecipato al convegno “40#180. Democrazia e salute mentale di comunità” dal 21 al 23 giugno a Trieste. Qui è nata un’intervista “diversa”, dove i redattori di Psicoradio, a partire dalle loro esperienze, muovono critiche e suggeriscono al dottor Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, cosa c’è ancora da fare nel mondo della cura. Claudio ricorda: “Una volta una psichiatra, dopo pochi minuti di colloquio, mi ha dato un sacco di medicinali, dicendomi che lei i depressi li riconosceva a prima vista. Siccome ero perplesso, mi ha detto che  se non volevo prendere tutte quei farmaci,  significava che non volevo guarire”.

 

Prima di tutto, i redattori chiedono che la psichiatria non si limiti all’approccio biomedico, e assicuri al paziente, oltre ai farmaci, uno sguardo attento alle persone, e una rete di opportunità. Fioritti è d’accordo, ma ricorda che i dati d’accesso ai servizi di salute mentale sono in continua crescita (+16%): “In questa condizione il modello biomedico rischia di trarre forza, perché semplifica, riduce il rapporto con il paziente a quello che potrebbe esserci in diabetologia o in nefrologia, quindi di fatto ad un approccio che fa scomparire la persona dalla scena”. Altra questione è quella dei tempi lunghi per ottenere gli appuntamenti nei  Centri di salute mentale, come dice Vincenzo “Una volta ho chiesto aiuto in un momento di emergenza e mi hanno fissato l’appuntamento con la psichiatra un mese dopo: Quando mi sono lamentato mi hanno risposto che non si trattava di un’operazione a cuore aperto”. Ilo direttore del Dipartimento riconosce che: “Una delle battaglie ancora attuali, a quarant’anni dalla legge 180, è quella sulla formazione del personale ( che tra l’altro, siccome manca il turnover, è, invecchiato in media di cinque anni)”. Fioritti sottolinea però che il cittadino-utente va più responsabilizzato, e deve prendere in mano il proprio destino “bisogna anche capire fino a che punto ci si può appoggiare ai servizi; non vanno considerati come juke box in cui si inserisce la moneta ed esce la prestazione, ma luoghi in cui la persona è accolta e viene informata sulle opportunità esistenti”. Alla domanda sulle battaglie da portare avanti per il futuro lo psichiatra ha risposto: “L’assistenza ai giovanissimi e la lotta contro ogni tentativo di delega di controllo sociale alla psichiatria”.

QUANDO TEATRO E SALUTE MENTALE SI INCONTRANO

   

A quarant’anni dalla Legge Basaglia i teatri della salute mentale (le compagnie teatrali formate dai pazienti psichiatrici) di tutta Italia si sono dati appuntamento a fine maggio all’Arena del Sole di Bologna per raccontare le loro esperienze e fare rete. Al convegno I teatri della salute mentale. Sul palco con Basaglia dopo 40 anni c’era anche Psicoradio, in veste di media partner, che ha chiesto ai principali attori del mondo del palcoscenico qual è il significato di questa esperienza e perché un attore che soffre di disagio mentale possa essere un bravo attore.

 

 

La redazione di Psicoradio ha raccolto varie voci tra cui quella del noto attore e regista teatrale, Claudio Misculin, e del drammaturgo e scrittore, Giuliano Scabia, che all’epoca ha lavorato a stretto contatto con Basaglia e anche  le testimonianze di alcuni attori delle compagnie teatrali bolognesi di Arte e Salute Onlus, tra i protagonisti della giornata. Alla domanda di un nostro redattore, l’istrionico Claudio Misculin spiega perché è utile l’attività teatrale per dare un senso alla propria sofferenza psichica, affermando: “E’ meglio dargli un senso per sé e per gli altri. Se gli dai un senso è possibile addirittura che la sofferenza diminuisca e se ne vada via”. Abbiamo voluto affrontare il tema dei pazienti psichiatrici come attori a teatro anche con Giuliano Scabia, che ci racconta “Il mio interesse è il cammino di conoscenza che si fa insieme”. Per avere un quadro più completo del panorama del teatro della salute mentale abbiamo intervistato i diretti interessati, gli attori della compagnia di Arte e Salute Onlus di Bologna. Tante le testimonianze di chi ha calcato il palcoscenico, tra queste quella di un’attrice della compagnia che racconta il suo amore per la scena: “Il bello del teatro è che sai quello che succede, sai quello che devi dire nel momento stabilito: non ci sono sorprese”

 

NON DIMENTICATE IL PRESERVATIVO!

   

Cosa sono Prep, lue o chemsex? Ed è vero che l’HIV si trasmette con un bacio, con il sudore o con le lacrime? Si trasmette solo con i rapporti completi? Esiste un vaccino per l’epatite ? Il preservativo è l’unica precauzione contro le malattie sessualmente trasmissibili? Che cos’è il ‘periodo finestra’? Psicoradio parla di ciò di cui si ha paura e vergogna di parlare: le malattie sessualmente trasmissibili, perché nascondere la polvere sotto il tappeto non ha mai funzionato. E queste malattie del corpo hanno impatto anche sulla psiche. La redazione ne parla con la dottoressa Antonietta D’Antuono, responsabile dal 1987 dell’ambulatorio Mts (malattie a trasmissione sessuale) dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna.

 

 

“Le infezioni più diffuse a livello quantitativo sono sicuramente la sifilide e la clamidia. La sifilide si credeva erroneamente sconfitta, mentre è ritornata in auge negli ultimi quindici anni. Per la clamidia si sta facendo strada l’ipotesi di fare degli screening soprattutto nelle donne molto giovani”. L’HIV è la malattia sessualmente trasmissibile che ancora fa più paura; come si comunica? Intanto, ricordando che la situazione è molto cambiata, e che ”è diventata una malattia cronica, con cui si convive, come il diabete, che permette una vita completamente normale” – continua la dottoressa Dantuono. E poi, una serie utilissima di domande, un Vero/Falso sulla trasmissione sessuale delle malattie. Alla fine, dopo tante infezioni, rischi e malattie che si trasmettono con il sesso, Psiocoradio  chiude  la puntata tornando a parlare di piacere e amore, e regalandovi le poesie di tre grandi poeti.

 

 

E’ l’amore che è essenziale
E’ l’amore che è essenziale.
Il sesso è solo un accidente.
Può essere uguale
o differente.
L’uomo non è un animale
è una carne intelligente,
anche se a volte malata.
Fernando Pessoa

 

Giura che mi terrai nuda e legata
per una notte intera, a luci spente;
che se mento sarò martorizzata
a mezzogiorno, irrevocabilmente.
Patrizia Valduga

 

E poi fate l’amore
E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.(…)
Alda Merini

FARMACI E UNA CINTURA MAGICA CONTRO IL DOLORE DI ESSERE LONTANI

 
 

 

 

Curare persone che vengono da altre culture ci insegna a relativizzare le nostre conoscenze, ad uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. Non siamo soli al mondo, l’etnocentrismo è un atto di superbia.”
Roberto Maisto.
Questa settimana Psicoradio intervista Roberto Maisto e Maria Nolet, due psichiatri dell’AUSL di Bologna che da tempo si occupano delle cure psichiche dei migranti che arrivano in Italia, lavorando in una equipe che prevede un antropologo, uno psichiatra, uno psicologo e un mediatore linguistico/culturale. Il problema, commenta la dottoressa, è che noi psichiatri dobbiamo riuscire a rispettare sempre pienamente la cultura dell’altro. E come esempio ci racconta la storia del ragazzo di 18 anni che aveva in cura e della sua “cintura magica”.

 

 

“Questo ragazzo portava un amuleto di protezione  – una cintura “magica”- che era stato fatto dal nonno per la madre, quando la madre lo aveva partorito. Evidentemente questo amuleto non era sufficiente contro le angosce che il ragazzo stava subendo in quel periodo e quindi lui utilizzava il suo amuleto ma anche le altre cure. Nel suo pensiero era assolutamente fiducioso nella protezione dell’ amuleto; però  sapeva anche che sarebbe stato preso in giro dai compagni di appartamento per questa sua credenza.”
Nell’intervista si parla della differenza tra psichiatria transculturale ed etnopsichiatria. Per Psichiatria transculturale, dice la la dottoressa Nolet, “s’intende una psichiatria che deve approcciarsi alla cultura della persona che viene in cura; la cultura dell’altro può essere molto distante dalla nostra, e quindi si deve avere attenzione all’elemento culturale come elemento di comprensione delle motivazioni e del pensiero dell’altra persona. Invece l’etnopsichiatria e l’etnopsicologia prevedono che si utilizzino dispositivi specifici per curare le persone che provengono da un’altra cultura.”
Cosa fanno gli etnopsichiatri quando entrano in contatto con i migranti?  Per Roberto Maisto “bisogna cercare di capire qual è il problema:  se si tratta di un ostacolo linguistico, un ostacolo culturale, un ostacolo psicopatologico, un ostacolo che viene da un problema di tipo sociale, e così via. Quindi occorre fare insieme una sorta di analisi della situazione e di comprensione di qual è il disagio dell’altro.
Secondo Nolet, con le ultime ondate migratorie “la sofferenza è frutto anche dei traumi subiti durante il percorso;  è qualcosa di molto diverso  rispetto al semplice sradicamento che deriva da un tipo di immigrazione “tradizionale” più strutturata.”

 

ORTORESSIA, VIGORESSIA, DRUNKORESSIA

   

“Obesità, bulimia e anoressia nervosa sono in grandissimo aumento, l’età di esordio è sempre più giovane”. Dopo la puntata dedicata all’anoressia nervosa,  questa settimana Psicoradio continua ad approfondire i disturbi dell’alimentazione in compagnia della dottoressa Anna Rita Atti, psichiatra specializzata nei disturbi del comportamento alimentare (DCA) e docente all’Università di Bologna. Nel periodo dell’anno in cui sempre più insistenti sono i bombardamenti televisivi sulla ‘prova costume’, abbiamo fatto il punto su forme patologiche “non ancora codificate nei libri sacri della psichiatria, ma sempre più frequenti”.

Ad esempio l’ortoressia, “caratterizzata da un’attenzione ossessiva al mangiare corretto che porta chi ne è affetto a non consumare nulla che sia fuori dal suo diario alimentare”; la vigoressia, molto comune tra gli uomini,”in cui il soggetto spera di raggiungere una massa muscolare significativa a discapito di una forma fisica più corretta basata su un equilibrio tra parte grassa e parta magra”; la drunkoressia: chi ne soffre sceglie di non mangiare “per non aumentare l’introito calorico e potersi concedere, al posto del cibo, drink e alcolici”. “Confrontatevi e non isolatevi – è il consiglio della dottoressa Atti – Rivolgetevi a un’equipe specialistica dei disturbi dell’alimentazione. Non importa dove, ma che sia una ‘squadra’ e che tenga anche voi in squadra a giocare contro la malattia”.


Il sentiero del teatro accanto alla follia
I TEATRI DELLA SALUTE MENTALE

 

Lunedì scorso i teatri della salute mentale (le compagnie teatrali formate dai pazienti psichiatrici) di tutta Italia si sono dati appuntamento all’Arena del Sole di Bologna per raccontarsi e fare rete. Al convegno “I teatri della salute mentale. Sul palco con Basaglia dopo 40 anni” c’era anche Psicoradio in veste di media partner. Vi racconteremo tutto nelle prossime puntate, per ora vi facciamo ascoltare alcune voci che abbiamo raccolto: Claudio Misculin, attore e regista teatrale, il paroliere per eccellenza Alessandro Bergonzoni e uno degli attori della compagnia teatrale bolognese di Arte e Salute Onlus.

CHE EMOZIONE QUANDO L’ITALIA VINCE I MONDIALI DI CALCIO!

   

 

“Al mondiale eravamo tutti pazienti psichiatrici,e venivame da tutti i paesi. Quel che mi ha colpito delle nostre storie è che tutti da bambini abbiamo sofferto;  giocare a calcio è riscattare un po’ quel bambino”.
Questa settimana Psicoradio ha intervistato Matteo Amendola, uno dei giocatori della nazionale di calcio italiana formata dagli utenti dei servizi psichiatrici. La squadra, allenata da Enrico Zanchini, il 17 maggio scorso ha vinto la Dream World Cup, il mondiale di calcio giocato dagli utenti dei centri di salute mentale di tutto il mondo, e Alessandro Cisilin, un giornalista del Fatto Quotidiano inviato ai Mondiali.
“A 9 anni  nella mia prima squadra di calcio ho trovato l’affetto che mancava in famiglia”, racconta emozionato Matteo, che oggi ha 39 anni. Aveva appeso le scarpe al chiodo a 21 anni, complice anche la malattia. E’ tornato in campo, in veste di allenatore e giocatore al tempo stesso,  grazie a una lungimirante idea dalla sua psichiatra: riunire i pazienti attorno a un pallone, calcio-terapia.

E ha funzionato: “Quest’esperienza ha aiutato a reinserirmi nella società civile”, continua Matteo, “I miei compagni da quando hanno iniziato a giocare non sono più stati ricoverati. Per me questa è una vittoria importante, al di là del risultato sportivo. “Ho sempre trattato i ragazzi come calciatori e non come pazienti’’, ha raccontato ai microfoni di Psicoradio l’allenatore Enrico Zanchini, che ha sottolineato come le dinamiche di spogliatoio non differiscano da quelle dei  cosiddetti “presunti sani”. “A chi ha disturbi seri non devono essere negate le cose belle della vita, e lo sport è sicuramente una di quelle. Lo sport agonistico, vero, ad alti livelli, con una maglia azzurra e uno stemma che sostituisca lo stigma”.

Il sentiero del teatro accanto alla follia

I TEATRI DELLA SALUTE MENTALE

Il  teatro, così importante per arricchire la cultura delle persone, può essere anche una terapia per chi soffre. Allora perché non fare squadra tra associazioni, teatro e università? A quarant’anni dalla legge Basaglia, il 28 maggio, a Bologna, il convegno “ I teatri di salute mentale” farà il punto della situazione per proporre la nascita di una rete nazionale dei teatri della salute mentale. Tra gli ospiti anche Giuliano Scabia, scrittore e drammaturgo, che terrà un intervento dal titolo “Il sentiero del teatro accanto alla follia (1969-2018). Il pomeriggio si aprirà con un intervento dell’artista Alessandro Bergonzoni, mentre attori e operatori di tutta Italia discuteranno in una tavola rotonda coordinata dal critico teatrale Massimo Marino, che intervisterà anche due direttori di dipartimento, Angelo Fioritti di Bologna e Fabrizio Starace di Modena, e operatori di diversi teatri della regione, i rappresentanti di diversi teatri della regione, come  Andreina Garella (Festina Lente teatro di Reggio Emilia ), Nanni Garella ( Arte e Salute di Bologna ), Davide Camporesi  ( TTO di Rimini ) Michael Tampanella (Diurni e Notturni di Piacenza ).

IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO

   

 

“L’anoressia è in forte aumento in tutte le fasce d’età. Non è più una patologia legata all’adolescenza ma ha esordi anche durante l’infanzia. Si può manifestare già dagli otto, nove anni.” In questa puntata dedicata ai disturbi dell’alimentazione Psicoradio ha intervistato la dottoressa Annarita Atti, psichiatra e docente all’Università di Bologna, focalizzandosi sull’anoressia, sulle sue cause e i possibili rimedi. Si tratta di un problema che afflige prevalentemente il genere femminile, anche se  negli ultimi anni stanno aumentando gli uomini anoressici: “i dati ci dicono che il rapporto è di un uomo ogni otto donne”.
Giovani soli e fragili trovano spesso nel web amicizie che li spingono a continuare in questo pericoloso cammino, ma “ovviamente la rete non è tutta da demonizzare, perchè online si possono trovare  anche siti o gruppi di auto mutuo aiuto”, continua la dottoressa.

 

Spesso la prima cosa che le famiglie fanno è di portare la figlia da un nutrizionista, o un dietologo, ma è un errore. “E’ necessario affidarsi ad una equipe di professionisti, competenti sui problemi delo corpo e dei suoi bisogni, ma l”anoressia non si può curare andando solo da un nutrizionista – sostiene la dottoressa Atti. – Serve anche  una equipe di professionisti, psicologi, educatori, che possano  fornire il supporto necessario nei periodi di crisi.”
“Mi è anche capitato spesso di  vedere madri anoressiche accompagnare figlie anoressiche  in ambulatorio – continua la dottoressa – non riconoscendo che il problema era di tutte e due.”
Si guarisce, con percorsi lunghi e impegnativi; ma c’è una piccola percentuale che cronicizza, o altri che rimangono con una grandissima vulnerabilità.
Se poi volete sapere quali sono i campanelli d’allarme che segnalano il rischio di anoressia, ascoltate la puntata!
Continueremo ad approfondire i disturbi dell’alimentazione, tra i quali la bulimia, nelle prossime trasmissioni.

Intanto, vi lasciamo con una poesia scritta da una ragazza guarita dall’anoressia.

 

Ero smarrita in un labirinto di specchi

Confusa da mille immagini di me

Ho spaccato tutto e ritrovato me stessa.

Ho ricominciato a sognare

A sorridere alla vita

Quando sembrava finita

Ho iniziato a volare

LA LIBERTÀ È TERAPEUTICA

   

 

 

Psicoradio ricorda i 40 anni della legge 180 senza celebrazioni ma raccontando una storia di libertà. Perché, come diceva Basaglia, “la libertà è terapeutica”. “Sono mamma di tre figli. Ho lasciato il mio fidanzato per venire qua a fare la puttana? No, io no”. Con queste parole Princess ha risposto alla madame che la voleva mandare in strada. Princess è una donna nigeriana ed è stata vittima, come moltissime donne africane, di un inganno, l’offerta di lasciare il proprio Paese per iniziare una nuova vita in Europa, come cameriera, cuoca, attrice, ballerina, e arrivata in Italia ha scoperto di essere stata inserita nel giro della prostituzione.

In Italia, le vittime di tratta censite sono 1172 e arrivano soprattutto dall’Africa, ma anche dal Bengala e dai paesi dell’Est Europeo. In Nigeria, Princess era cuoca in un ristorante. Una donna le propone di trasferirsi in Italia, continuando a fare la cuoca, per guadagnare più soldi e mantenere con più facilità i suoi tre figli. Si offre di anticipare i soldi del viaggio, che Princess avrebbe poi potuto facilmente restituire in pochi mesi. In Italia però è obbligata a prostituirsi. Dopo 6 mesi, incontra Alberto che si offre di aiutarla. Riesce a liberarsi e insieme ad Alberto, che presto diventa suo marito, fonda l’Associazione PIAM onlus che aiuta le schiave  ad uscire dalla tratta. Princess non è più tornata in strada: “Io sono una sirena, una donna di mare, voi non potete, farmi del male, perchè io credo in Dio che è lo stregone più potente”. Oggi la Piam onlus oltre che le vittime della tratta Accoglie ed aiuta i rifugiati. Per tornare alla Legge Basaglia, la redazione di Psicoradio riflette con il direttoredel Dipartimento di Salute Mentale Angelo Fioritti sugli aspetti della psichiatria che si possono migliorare.  Fioritti risponde alla domanda: “Per che cosa lotteresti in una nuova battaglia di riforma psichiatrica?”

LA MUSICA ESCE DALLE SBARRE

   

 

 

“Chiusi dentro questa stanza senza libertà, quando esco di qua cambio dignità” è  un verso tratto dalla canzone Diamanti, uno dei pezzi composti dai ragazzi che partecipano al laboratorio musicale Leporello all’interno del carcere minorile del Pratello di Bologna.
Mozart 14 è un’associazione nata nel 2014 in onore del grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, dopo la sua morte: entra in luoghi chiusi e tristi come le carceri, ad esempio l’istituto penale minorile del Pratello e il carcere della Dozza di Bologna, e porta musica, vita, discussioni. Psicoradio ha intervistato Matilde Davoli coordinatrice dei progetti Leporello e Papageno e Francesca Casadei che si occupa invece della comunicazione, ufficio stampa, relazioni esterne dell’associazione Mozart 14.

 

Leporello nasce nel 2015 sull’onda del progetto del coro Papageno  che già operava all’interno del carcere della Dozza. Il Leporello è un laboratorio di musicoterapia che si svolge per due ore ogni settimana, in cui alcuni ragazzi detenuti suonano insieme e scrivono e compongono canzoni con la tecnica del songwriting con l’aiuto dei musicoterapeuti. I giovani che prendono parte al progetto ed hanno mediamentre tra i 14 e i 18-19 anni, arrivano da ogni parte del mondo (Nord Africa, Est Europa e così via) e sono di volta in volta in numero variabile:  “C’è anche un piacere nel portare dentro dei ritmi e delle sonorità che sono tipiche della loro cultura e del loro popolo” racconta Francesca Casadei.  “Ogni ragazzo predilige uno strumento: c’è chi si avvicina alla batteria, chi allo djambe, chi alle maracas o i bonghi” dice Matilde Davoli. I ragazzi in un primo momento iniziano suonando insieme liberamente “perché la capacità di ascoltarsi ed esprimere se stessi , ma anche di ascoltare l’altro, è alla base del Leporello”. Secondo la coordinatrice “fare musica insieme facilita condivisione, convivenza ed integrazione” . “E per restare in piedi mi spacco anche le ossa, se torno indietro è solo perché prendo la rincorsa” è un verso tratto da un brano particolarmente carico di significato che ben rende l’idea di quanto sia importante per questi ragazzi potersi  esprimere in musica e parole.

 

TI DEVI SOLO VERGOGNARE!

   

“Avevo talmente tanta vergogna che pensavo di essere sbagliato io, di non avere il diritto di chiedere aiuto a qualcuno, perché sei tu che stai facendo qualcosa di sbagliato, ti devi solo vergognare”.

“Uno può scegliere da che parte stare, ma se prendi la parte del debole passi da debole e le prendi anche tu e nessuno lo vuole passare”.

Episodi bullismo e di violenza tra coetanei o anche nei confronti di adulti o insegnanti hanno occupato di nuovo le prime pagine di giornali e telegiornali, raccontando di situazioni di estrema fragilità e solitudine. Psicoradio è rimasta molto colpita dagli ultimi fatti di cronaca e in questa puntata torna a parlare di questo tema e lo fa attraverso la voce di chi lo ha subito.

I nostri intervistati spiegano come il ripetersi delle azioni trasformi una semplice derisione in bullismo e di come, quando si è “vittima si ci possa sentire estremamente soli”. Sono molti i motivi che possono rendere qualcuno vittima di bullismo: è sufficiente una difficoltà di pronuncia o qualcosa di più evidente, come un difetto fisico o psichico, oppure esperienze di vita – come l’adozione o l’essere figlio di divorziati- o comunque tutto ciò che è “diverso”o “ti fa apparire debole”.
E. racconta delle prese in giro subite: “Per un periodo della mia vita ne ho fatto l’unico giudizio che potessero avere di me”, e confida a Psicoradio che, quando si è soli perché nessuno vede o gli altri  (insegnanti, famigliari o coetanei) preferiscono non intervenire può capitare che l’unica “difesa” sia fare qualcosa a se stessi, farsi del male.