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FORZA FEMMINILE DALL’ALBANIA ALLA CINA

Festeggiamo l’avvicinarsi dell’8 marzo raccontando due storie di donne forti, ambientate in mondi opposti tra loro

🔊 Puntata 534


FORZA FEMMINILE DALL’ALBANIA ALLA CINA
   

 

 

Una donna fuggita da un matrimonio combinato e donne che vivono (comandando) in una società dove il matrimonio non è mai esistito. Lyreta Katiai, è  una giovane donna albanese fuggita in Italia, che ha avuto la forza di opporsi ad un matrimonio combinato, a un padre violento, e a sfuggire alla tratta delle donne.
“Il matrimonio combinato era fatto per la massa; non per me, non ero nato per questo tipo di vita ero nata per studiare. E’ una cosa che non ho accettato e non accetterò mai.” spiega Lyreta, che in questa intervista racconta la sua rivincita: “A volte uno è con le spalle messe al muro e deve fare una scelta tra morire e vivere, io ho scelto di vivere.”

La seconda storia ci porta dall’altra parte del mondo, dove incontriamo i Moso. E’ una società matrilineare di circa 45.000 persone che vive alle pendici dell’Himalaya. Tra i Moso non esiste il matrimonio, non esiste violenza sessuale, e la gelosia è un sentimento considerato distruttivo e un po’ ridicolo.
Ci ha parlato dei Moso l’antropologa Francesca Rosati Freeman, che li ha studiati ed ha girato il documentario “Nel nome della madre”.
“E’ una società senza violenza perché i Moso hanno sempre evitato ogni forma di conflitto, sia con la pratica del consenso che escludendo il matrimonio, che è considerato una forma di attacco al matriclan. Non esistono lo strupro, il femminicidio e la violenza sui minori. Gli anziani non vengono abbandonati a se stessi, perché continuano a vivere nella famiglia di origine, assieme a tutti i figli e le figlie”.
Alcuni brani tratti dal libro “Il regno della donna”, del medico scrittore argentino Ricardo Coler che qualche anno fa ha visitato questa comunità, ci raccontano la particolarità di questa comunità dove la donna è sempre centrale.
“Conoscere i loro costumi ha messo sotto scacco quello che fino ad allora era stato per me l’ordine naturale delle cose. –

 

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