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Un battello carico di merce rara: umanità, diversità

Parla Nicholas Philibert, autore del documentario Sur l’Adamant

🔊 Puntata 876


Un battello carico di merce rara: umanità, diversità
876 Un battello carico di merce rara: umanità, diversità

Mentre i media pubblicano periodicamente notizie di crudeltà orribili contro persone con disturbi psichici e anziani, il documentario “Sur l’Adamant” di Nicholas Philibert ci racconta un caso che va in direzione “ostinata e contraria”. Il film, (che ha chiuso il Festival dei Diritti Umani di Lugano il 29 ottobre e aveva aperto a giugno il Biografilm Festival a Bologna) narra del battello Adamant: ancorato sulle rive della Senna, a Parigi, ospita un centro diurno per persone che hanno un disagio psichico, una comunità dove ognuno può esprimere la propria individualità perché al centro del progetto ci sono le singole persone e l’ascolto.

L’analisi di Nicholas Philibert non vale solo per la Francia: “La situazione del mondo della psichiatria in Francia è abbastanza triste perché mancano soldi, tempo e personale. La psichiatria è un’arte che va esercitata con passione e pazienza, e per ciascuna persona si dovrebbe adottare un percorso specifico. Il sistema sanitario, invece, punta a trattenere il paziente il meno tempo possibile, trovare la “cura giusta”, le pillole giuste e rimandarlo a casa. Gli operatori e i veri psichiatri vorrebbero ricostruire il rapporto con il mondo dei pazienti ma il sistema capitalistico in cui viviamo è invece una realtà in cui bisogna soprattutto produrre, e per il quale non ha senso spendere soldi per persone che forse non “guariranno” mai del tutto”.” Nel film il regista si sofferma sull’approccio che gli operatori dell’Adamant invece dimostrano verso le persone che lo frequentano, che vengono accompagnate nel mondo non cercando di “uniformarle” ad una cosiddetta (e poco definibile) “normalità“, ma aiutando ciascuno a vivere nel mondo con la propria singolarità. Rispettandoli.

Un obiettivo analogo è proposto dal Festival Gender Bender, a Bologna dal 31 ottobre all’11 novembre. “20 anni di immaginari culturali su corpo, genere e identità” scrive con orgoglio la home page del sito. Gender Bender significa proiezioni cinematografiche, performance di danza, mostre fotografiche e soprattutto feste. In questa puntata il condirettore artistico Daniele del Pozzo ci dà una prima anticipazione sull’obiettivo del Festival: “Vogliamo rompere gli stereotipi e i pregiudizi che la società ci impone; ad esempio nelle performance di danza e di teatro vogliamo portare sulla scena deipersonaggi che sulla scena forse non vedresti, e magari di quei personaggi ti innamori e ti piacciono. Se si riesce a fare ciò, si è rotto uno stereotipo e un pregiudizio”. Continueremo a ragionare con Del Pozzo su identità, corpi, individualità nella prossima puntata.

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