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Femminicidi: oltre la cultura, la morsa narcisistica

Esplorazioni del mondo della salute mentale: auguri UNASAM e buon lavoro a SIEP

🔊 Puntata 880


Femminicidi: oltre la cultura, la morsa narcisistica
880 Femminicidi: oltre la cultura, la morsa narcisistica

Abbiamo discusso molto in redazione sul tema del femminicidio e della morte di Giulia Cicchettin, e abbiamo deciso di parlarne nel modo che ci sembra più coerente con il nostro approccio: vogliamo cercare le parole per indagare la psiche di una persona che uccide la sua compagna, magari dopo averle poco prima detto che la amava. Che cosa succede di così grave, di così stravolgente da fare saltare ogni meccanismo di protezione nei confronti di questa giovane donna?

Per fare questo ci servono esperti degli abissi del mondo psichico; ci dobbiamo rivolgere a psicanalisti, psichiatri che ci abbiano lavorato. Non perché la cultura non c’entri, la cultura maschilista c’entra moltissimo, ma forse c’è qualcosa in più che dà fuoco alla miccia, a tutta questa rabbia. In questa puntata vi diamo solo un primo frammento, attraverso la voce di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista, che qualche tempo fa ha pubblicato “Arcipelago N”, un libro che si occupa di narcisismo. Le sue parole sono andate in onda all’interno di “Tutta la città ne parla”, su Rai Radio 3.
“Come clinico, come psicoanalista, devo guardare alle storie personali, in quali specifici contesti interpersonali si sviluppano certe vicende, ma questo non mi impedisce di cogliere delle atmosfere e delle situazioni più generali. Non parliamo di follia, ma di personalità disturbata. Un disturbo della personalità più o meno esplicito è presente sempre in chi commette una azione di sopraffazione e di violenza”.

Ma cosa c’entra il narcisismo con il femminicidio? “Parliamo di una deriva estrema del narcisismo, tecnicamente si parla di narcisismo maligno – risponde Lingiardi – Mette insieme una idea grandiosa di sé, che non può essere contraddetta: sei l’oggetto di cui mi devo servire per alimentare la mia autostima e anche il mio senso di potere sull’oggetto, quindi di dominio, di conferma del mio valore. E questa è una posizione narcisistica. Diventa una posizione psicopatica e paranoide nel momento in cui l’allontanamento dell’oggetto del mio controllo non è gestibile attraverso un conflitto, attraverso una elaborazione e una presa d’atto, ma purtroppo è gestibile solo con l’eliminazione dell’oggetto che in quel momento sta disturbando la costruzione della mia grandiosità. E così viene eliminato, come estrema conferma che io ho potere su di te e tu non te ne puoi andare.
C’è un’altra posizione narcisistica, più nascosta, che ha a che fare con un profondissimo senso di inferiorità, con una assoluta intolleranza dell’altra, che può avere una vita migliore della nostra affrancandosi da noi. Questo viene a rigettare l’individuo nella sua forma fragile di pseudo identità e di dipendenza non accettata. L’altro elemento della morsa narcisistica, tra fragilità e dominio, costruisce poi a soluzione estrema, come quella che purtroppo abbiamo visto.”

“SE SI VUOLE SI PUO’, SE SI PUO’ SI DEVE”
Anche la seconda parte della puntata si occupa di salute mentale, in questo caso di obiettivi non ancora pienamente raggiunti e di diritti dei pazienti, ascoltando i pareri di due esperti amici di Psicoradio: Gisella Trincas e Fabrizio Starace.
Trincas, presidente di UNASAM ( Unione Nazionale Associazioni della Salute Mentale) festeggia i 30 anni di lavoro di associazioni di famigliari, utenti e operatori di tutta Italia. Lo ha fatto nel suo stile, con un convegno dal titolo combattivo e molto bello: “Se si vuole si può, se si può si deve” il 22 e 23 novembre a Roma. “Da quando siamo nati, la conquista più importante, che per noi non era scontata, – spiega Gisella Trincas – è stata la chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici in Italia, il superamento dell’internamento delle persone che vivono la condizione della sofferenza mentale.” E poi l’altra conquista è stata il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG); l’Italia è l’unico paese in Europa che vanta questi obiettivi, anche se il sistema che ha sostituito i manicomi giudiziari, quello delle Rems, ha ancora sicuramente delle falle.

E rispetto alla salute mentale più in generale, che cosa manca? “Servizi aperti 24 ore su 24” – afferma Trincas. Anche per questo, secondo lei la piena realizzazione della tutela della salute mentale di tutta la comunità è, per ora, un mancato obiettivo. “l’obbiettivo a lungo termine è allargare il fronte della mobilitazione: pretendere dal Governo una tutela della salute mentale per tutti.”
Un altro tema importante e poco esplorato è quello della casa, dei luoghi dove le persone con disagio psichico possono abitare. Anche recentemente alcune di queste residenze sono balzate dal buio alla luce della cronaca, quando sono stati scoperti maltrattamenti sui pazienti da parte di chi le gestiva.

Abbiamo parlato del tema della residenzialità – come si dice tecnicamente – con lo psichiatra Fabrizio Starace, presidente della SIEP -Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, che ha promosso a fine novembre un congresso proprio su questo argomento.
Si tratta di strutture – pubbliche e anche private – molto diverse tra loro, che variano molto di come qualità e condizioni di vita anche da regione a regione. Anche i tariffari possono essere molto diversi, a volte anche offrendo lo stesso servizio, tanto che un report dell’Istituto Superiore di Sanità ha messo in evidenza le contraddizioni di questo sistema.
Una domanda diventa urgente: chi controlla cosa succede in queste strutture? Parlandone, Starace usa il condizionale, e ricorda quanto, anche su questo aspetto della salute mentale, pesi in modo drastico la mancanza di personale.

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