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Un altro mondo è possibile

Picco di suicidi nelle carceri, ci si avvicina ai numeri record del 2022. Ma un’alternativa esiste

🔊 Puntata 910


Un altro mondo è possibile

 

“I suicidi in carcere sono un campanello d’allarme (…) nel 2022 c’è stato il picco, i famosi 84 morti, e quest’anno, ahimè, siamo già a 44 sucidi e siamo solo  a metà dell’anno (…) . Ci segnalano un malessere diffuso (…) di poca speranza, quell’ideologia di buttare via le chiavi, forse non ci si rende conto, ma dentro le istituzioni detentive acquisisce un valore ancora più drammatico”.

A parlare, nella prima parte della nostra puntata, è Michele Miravalle, esperto di carcere e di psichiatria dell’Osservatorio Antigone, associazione  che da molti anni si occupa delle persone detenute nelle carceri. Continua Miravalle: “Se noi mettiamo in carcere una persona in situazioni già di fragilità individuali, magari legata alla perdita di legami familiari o a storie d’immigrazione particolarmente difficili, se noi a tutto questo aggiungiamo un messaggio negativo che arriva forte dall’esterno, dicendo tu non vali niente, tu ti meriti di marcire in galera, beh questo è un cocktail che può far esplodere quel dramma individuale, fino a far pensare al gesto anti-conservativo”.

Nell’intervista, che potrete ascoltare interamente in una delle prossime puntate, abbiamo chiesto a Miravalle come è possibile tanta disperazione, e cosa si può fare per cambiare questa situazione.

Ma il carcere, così come viene attuato e vissuto, è l’unica soluzione? No, un altro mondo è possibile! E per questo vi proponiamo una puntata di qualche anno fa con l’intervista a Don Ettore Cannavera, fondatore de “La Collina”, una comunità che ospita ragazzi in alternativa al carcere. Ventitré anni trascorsi come cappellano all’interno del carcere minorile di Quartucciu, in provincia di Cagliari, da cui si è dimesso nel 2015 per sottolineare l’inadeguatezza del sistema penitenziario minorile italiano impostato solo sulla custodia dei ragazzi e non su una visione realmente pedagogica e rieducativa.

“La recidiva del carcere è del 70/%, che scende al 4% tra gli ospiti della Comunità” – spiega il sacerdote- “La differenza è che mentre i luoghi di detenzione sono repressivi, “La Collina” ha come fine la riabilitazione e il reinserimento sociale. Qui i ragazzi possono esprimere se stessi nelle relazioni con gli operatori e il contatto con l’esterno”. Inoltre le spese di gestione dei giovani rei, che scontano la loro pena presso “La collina”, sono molto più basse”.

Buon ascolto!

foto di: amaralneto2000
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