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Dal carcere a Shakespeare

Quando la cultura cambia la vita: intervista a Salvatore Striano che ha incontrato il teatro in carcere, dove scontava una pena a 10 anni

🔊 Puntata 885


Dal carcere a Shakespeare

In alcune puntate precedenti Psicoradio ha trattato il tema del teatro e del ruolo che può svolgere anche in campi che di solito non sono ricordati per la cultura: la salute mentale e il carcere.

Invece, a conferma della potenza della cultura, abbiamo pensato di riproporre una intervista realizzata a Salvatore Striano alcuni anni fa.  L’incontro con Shakespeare e il teatro per lui ha significato un cambiamento definitivo della sua vita. L’ avevamo intervistato in occasione dell’uscita del suo libro “La tempesta di Sasà”, e poi invitato a chiudere il convegno “Pericoloso chi?” organizzato da Psicoradio.

Salvatore Striano classe 1972, è cresciuto nei “quartieri spagnoli” a Napoli, una delle zone più controllate dalla criminalità A 7 anni vendeva sigarette nei vicoli, a 9 rubava rossetti e mascara nei centri commerciali per rivenderli alle prostitute. A 14 anni spacciava cocaina e diventava figura carismatica delle Teste Matte.
Poteva essere un destino già segnato, una strada senza ritorno. Quando è finito in carcere, la condanna a 10 anni sembrava la conferma della sua escalation nel mondo criminale.

E invece, una volta tanto, non è andata così, e il carcere non è stata scuola di delinquenza, ma la sua salvezza. In carcere ha incontrato la cultura: Shakespeare, letteratura, teatro, che gli hanno cambiato la vita. Ha iniziato leggendo, poi ha recitato in alcuni spettacoli in carcere, e da lì in film importanti, come “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani e “Gomorra” di Matteo Garrone.
Ora lavora a pieno ritmo nel mondo del cinema, delle serie televisive, del teatro, e va nelle scuole a raccontare perché non è una pistola in tasca a 14 anni che ti rende forte, e a spiegare perché la cultura è importante.

La sua fortuna, ci ha detto, è stato l’incontro con un’idea di carcere, a Rebibbia, che non significa condanna per sempre.

Gli uomini quando vivono commettono un sacco di danni; quando scrivono difficilmente, perché correggono, cancellano… Io parlo dei grandi scrittori, che a me hanno aiutato tanto”.

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