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Lavorare stanca

Come ti senti? Cosa ti fa star male al lavoro? Una intervista al prof. Francesco Pace, presidente di Siplo e qualche domanda a persone molto diverse tra loro, chiedendo che cosa li fa star male sul posto di lavoro.

🔊 Puntata 883


Lavorare stanca
883 Lavorare stanca

Una intervista al prof. Francesco Pace, presidente di Siplo (Società italiana di psicologia del lavoro e delle organizzazioni) e docente di questa materia presso l’Università di Palermo, e qualche domanda a persone molto diverse tra loro, chiedendo che cosa li fa star male sul posto di lavoro. Questa puntata prosegue l’indagine sul mondo del lavoro, iniziata con l’intervista alla giornalista Alice Facchini che ha presentato la sua inchiesta “Come ti senti?” sui giornalisti freelance in Italia, (online sul sito di Irpimedia).

Già dagli anni ‘20/’30 del secolo scorso si è iniziato a studiare la psicologia del lavoro. Inizialmente con l’obiettivo di migliorare la produttività, poi anche per tutelare il benessere psichico e psicosociale dei lavoratori. Oggi, dopo il covid, “il tema fondamentale è quello dell’equilibrio tra la vita e il lavoro”, ci dice il prof. Pace. Durante il lockdown infatti i lavoratori hanno dovuto ripiegare sul lavoro da remoto, “smart working” che ha consentito di riavvicinarsi ai figli, alla famiglia. Una situazione che ha portato molte persone a chiedersi quanto avesse senso tornare alla vita che si faceva prima; anche la paura esistenziale ha portato molte persone alle dimissioni. (Su questo argomento vi segnaliamo il libro intitolato “Le grandi dimissioni”, di Francesca Coin, sociologa esperta di lavoro e diseguaglianze sociali).

Alcune organizzazioni si sono chieste cosa potrebbero fare per rendere le persone più felici. Il professor Pace ci dice che le risposte sono state: ridurre l’orario di lavoro, e introdurre flessibilità e alcuni altri benefit. Rendere, insomma, il lavoro meno totalizzante, più adeguato alla vita delle persone Purtroppo, però, quasi ogni lavoro ha aspetti di pesantezza: chi lavora di notte ha problemi col ciclo sonno-veglia, gli insegnanti hanno a che fare con stress importanti dovuti al del contatto diretto con gli allievi, che possono essere più o meno aggressivi o maleducati; i medici sono esposti alla sofferenza, al dolore… E quasi tutte le persone lamentano il problema del rapporto con gli altri, il dover mantenere il controllo delle proprie emozioni.

Oggi un altro elemento di forte stress è dovuto all’impatto degli smartphone sulla vita dei lavoratori, soprattutto quando l’iperconnettività e la continua raggiungibilità spinge le persone a guardare il telefono anche nel weekend, senza fare un vero uno stacco utile per evitare l’iper stress. Oggi alcune organizzazioni sperimentano diverse soluzioni proposte in alcuni casi anche dallo psicologo del lavoro: per esempio spingendo i lavoratori a fare vere pause nel fine settimana. Abbiamo chiesto se ci siano sportelli di ascolto psicologico a cui ci si può rivolgere. La a situazione è molto a macchia di leopardo – sostiene il professor Pace – La sanità dovrebbe fornirli per situazioni di mobbing o disagio lavorativo, e negli ultimi anni sono aumentate le esperienze di aziende che offrono un servizio di ascolto e talvolta anche di supporto, perché si sentono in parte responsabili dello stress a cui stanno i lavoratori. Ma sono tante.

Le voci dei lavoratori che chiudono la puntata parlano però di mancanza di collaborazione tra colleghi, di potere non funzionale al lavoro, ma utilizzato solo per rivendicare la sicurezza personale. E cresce la voglia di andare all’estero, la ricerca di un riconoscimento personale, che non sempre arriva.

I lavori cominciano all’alba. Ma noi cominciamo
un po’ prima dell’alba a incontrare noi stessi
nella gente che va per la strada. Ciascuno ricorda
di essere solo e aver sonno, scoprendo i passanti
radi – ognuno trasogna fra sé (…)

La città ci permette di alzare la testa
a pensarci, e sa bene che poi la chiniamo

Cesare Pavese, Disciplina, da Lavorare stanca

Immagine: Attribution Creative Commons licence. Autore: https://www.ciphr.com/

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