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Vite recluse scritte in pochi fogli

Le cartelle cliniche del manicomio S. Lazzaro di Reggio Emilia

🔊 Puntata 744


Vite recluse scritte in pochi fogli

Quando Dorina arriva all’ex manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia ha 14 anni, il suo rendimento a scuola è scarso, oggi si direbbe che “è una bambina difficile”. Apparentemente viene “corretta” durante il suo primo ricovero, poi però dopo due anni ritorna e solo a quel punto si scopre che il padre la costringeva a prostituirsi.

Storie come questa e come quelle di tutte le persone che hanno vissuto in un manicomio, le incontriamo ogni giorno: sono storie di depressione, di persone con disabilità fisiche che non si riusciva a gestire in casa, di bambini orfani o anziani colpiti dal Parkinson, di coppie omosessuali che manifestavano il loro amore provocando “pubblico scandalo”. Se i manicomi non fossero stati chiusi nel 1978, queste persone oggi sarebbero ancora recluse. Se oggi le possiamo conoscere, è anche grazie al lavoro di documentazione promosso da realtà come la biblioteca scientifica Carlo Livi e dell’archivio dell’ex ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio-Emilia, uno dei più grandi in Italia. “Dobbiamo immaginarci – dice Chiara Bombardieri, responsabile della biblioteca dell’archivio dal 2009, intervistata dalla redazione – che nella società di cento anni fa era un attimo finire in un ospedale psichiatrico. Guardandole con gli occhi di oggi certe storie ci fanno sorridere, ma chissà poi cosa diranno di noi tra 200 anni”.

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