Skip to main content

Quello che diamo per scontato

Abbiamo scoperto che in Francia esistono ancora i manicomi e le classe differenziali. Mentre qui in Italia nasce il manifesto dei teatri della mente

🔊 Puntata 881


Quello che diamo per scontato
881 Quello che diamo per scontato

“Io sono un vecchio bipolare della prima ora, però nei momenti in cui recito mi dimentico della malattia, peccato che duri solo un’ora”, “quello che mi fa pensare di più è come io cambi quando sono sul palcoscenico, nello spettacolo parte il 100% dell’attrice che è in me”, “la cosa più bella è sentirsi normale, nel senso che quando ho cominciato è cambiato tutto intorno a me, mi sono sentito più integrato nella società e accettato dagli altri, fuori da tutti i pregiudizi che tutti dicono di non avere. Qui ho avuto la possibilità di sentirmi nuovamente normale, una cosa semplice ma bellissima.”

Sono alcune delle voci delle attrici e degli attori di Arte e Salute, che potete ascoltare in questa puntata. Ci introducono all’appuntamento di lunedì 11 dicembre, all’Arena del Sole di Bologna: “To Be – Il teatro offre Bellezza e Emancipazione”. Il convegno è una ulteriore tappa del lavoro cominciato nel 2016, quando gli assessorati alla cultura e alla salute della Regione Emilia-Romagna hanno deciso di sottoscrivere insieme all’Istituzione Gianfranco Minguzzi e all’associazione Arte e Salute un protocollo di intesa per la promozione delle attività teatrali che nascono all’interno dei Dipartimenti di salute mentale. Questo ha portato alla costituzione di una rete regionale che si è ulteriormente consolidata dando vita a un manifesto dei teatri per e nella salute mentale che è stato presentato durante il convegno. Yvonne Donegani, rappresentante della rete delle compagnie teatrali dei dipartimenti di salute mentale della Regione Emilia-Romagna e componente del Direttivo di Arte e Salute, ci spiega che: “Il manifesto che presentiamo è la sintesi della sintesi della mappatura dei gruppi teatrali presenti in Italia e dei focus group che ci hanno permesso di cogliere i punti comuni e trasversali a tutte le esperienze di teatro per e nella salute mentale”. “Il teatro può davvero produrre benessere, costruire un nuovo senso di comunità, permettere l’emancipazione delle persone, sia del singolo che della comunità”.
Potete trovare informazioni e approfondimenti sul sito: www.teatralmente.it
La puntata chiude questa prima pagina con la voce di Claudio Misculin, salito sul palcoscenico grazie a Franco Basaglia, fondatore dell’Accademia della Follia di Trieste. Ve ne consigliamo caldamente l’ascolto…

A volte diamo per scontato che in Italia le persone con sofferenze psichiche recitino in teatro, producano trasmissioni radiofoniche e molto altro, e soprattutto non siano rinchiuse in manicomio. Non dovremmo farlo. Ce lo hanno ricordato gli operatori del sociale in formazione venuti a trovarci dalla Francia per studiare il nostro sistema sanitario e di welfare.

Odrette ci ha detto: “Gli ospedali psichiatrici in Francia esistono ancora e sono ancora luoghi di cura chiusi, da tempo è in corso un grande dibattito e una forte tensione al cambiamento. Quella che voi vivete in Italia è una situazione molto avanzata verso la quale noi siamo in cammino”. Odrette ci ha spiegato come si stia cominciando solo ora a rovesciare il percorso delle persone con sofferenze psichiche: si cerca infatti di non partire più da un ricovero in una struttura chiusa per poi portare la persona all’esterno, ma di avviare direttamente il progetto.

Ad accompagnare il gruppo, formato da circa una ventina di giovani uomini e donne, è Dominique, che è stato direttore di un istituto di terapia, educazione e riabilitazione per persone con disabilità in Francia, che dal 2013 viene a Bologna per queste formazioni, su richiesta della Commissione europea. “Per noi l’Italia è un paese avanzato sotto questo profilo, esistono esperienze che vogliamo conoscere per poi riprodurle nel nostro paese. La cosa più bella che ho incontrato in Italia è la messa in campo in maniera concreta di un ambiente accogliente, all’interno di una classe, per tutti i bambini, fin dalla scuola primaria, dopodiché tutti i percorsi che io vedo da quando i bambini sono piccoli a quando diventano adulti mi sembrano bellissimi…” Così Dominique ci fa ricordare che in Italia le classi differenziali non ci sono più dal 1977, un’altra delle conquiste E sullo stesso tema torna una collega di Dominique: “Vedere insieme in una stessa classe, anche persone con deficit cognitivi, è per me una cosa nuova”. Poi la puntata vi propone una carrellata di voci di giovani operatori e operatrici francesi, educatori e educatrici professionali, attenti a cogliere quello che offre l’Italia di innovativo rispetto alle loro esperienze. “La cosa più difficile sarà portare nel nostro paese il cambio di mentalità necessario, qui siete molto più avanti dal punto di vista dell’inclusione e dell’integrazione”.
Ci sono stereotipi ancora molto forti legati alla malattia mentale, in Francia, ci ha spiegato Odrette, ma c’è anche una grande volontà di azione, grazie ad associazioni, e le riflessioni percorrono anche le catene di potere. Si stanno compiendo piccoli passi decisivi, e così, anche se ancora esistono le strutture chiuse, i manicomi insomma, il percorso per privilegiare le strutture aperte è cominciato.
Ringraziamo gli amici francesi, abbiamo imparato molte cose e li attendiamo il prossimo anno, a Psicoradio!

|