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MEGLIO IL MANICOMIO DEL FRONTE

Intervista ad Elisa Montanari

🔊 Puntata 484


MEGLIO IL MANICOMIO DEL FRONTE


“Una delle possibilità che avevano i militari della prima guerra mondiale era di fingere la pazzia per evitare di andare in guerra. Il  manicomio era considerato il male minore in quel momento.”Psicoradio ha intervistato Elisa Montanari, ricercatrice presso la cattedra di Storia della Psicologia dell’Università di Bologna. Ha raccontato la condizione degli internati del manicomio Roncati di Bologna durante il primo conflitto mondiale, analizzando le cartelle cliniche dei soldati e delle altre persone ricoverate. Psicoradio ha scelto le poesie di Giuseppe Ungaretti per punteggiare il racconto di quei tempi drammatici.  “La questione diagnostica era un tema nevralgico”, racconta Montanari  a  Psicoradio La psichiatria dell’epoca aveva infatti ancora un’ impronta ottocentesca e “si basava su due pilastri: l’organicismo e l’ereditarietà.”
Gli psichiatri si trovarono di fronte ad un numero enorme di soldati che presentavano sintomi che non avevano mai visto prima e cominciarono a pensare ad una varietà diagnostica alla cui base c’era la nevrosi traumatica. Tra i disturbi principali che i soldati portavano a casa dalla guerra, il mutismo,  molti altri presentavano allucinazioni. A volte, però, i loro sintomi venivano definiti isterici, forse per sminuirne la portata. Ma manicomi dell’epoca non ospitavano solo soldati: anche “donne che impazzivano per il dolore, per la paura e le preoccupazioni che i propri uomini potessero essere richiamati al fronte a combattere.”


Lo stesso valeva per molti padri travolti dall’angoscia per la sorte dei loro cari lontani. Spesso, poi, il ricovero dei militari e dei loro familiari causava il sovraffollamento degli istituti psichiatrici e per questo i soldati venivano dimessi entro 90 giorni e rispediti al fronte. L’internamento definitivo avrebbe infatti significato la perdita dei diritti civili e politici. Si cercava di evitarlo il più possibile.
La puntata continua con: CRISI: MORIRE PER RINASCERE. “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”. Lao Tzu
Il frastuono destabilizzante, l’uragano distruttivo, l’urlo muto delle viscere lacerate, l’impotenza di un corpo immobilizzato in un bozzolo. Psicoradio parla di CRISI, e lo fa con le testimonianze di due redattrici e una tutor che si raccontano e condividono i loro periodi di CRISI, ” proiettando” nell’etere, con le parole, vere e proprie diapositive di quei loro momenti bui.

 

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