Una casa per ricominciare
A Trieste un progetto di residenzialità che mette al centro autonomia e ascolto: il racconto dell’esperienza di Michele, peer supporter
🔊 Puntata 1012
Cosa significa riprendere in mano la propria vita dopo un momento di grande fragilità?
Questa puntata di Psicoradio ci porta a Trieste, all’interno della Recovery House, un appartamento che non è una struttura sanitaria nè un ricovero, ma un luogo in cui vivono insieme fino a quattro persone seguite dai servizi di salute mentale, tra i 18 e i 35 anni. Lo scopo dell’esperienza è fare in modo che possano così sperimentare l’autonomia abitativa, costruire relazioni e ripensare il proprio futuro.
A guidarci è Michele, peer supporter (esperto per esperienza) all’interno del progetto, che racconta come questo sia nato nel 2015 dalla collaborazione tra la Cooperativa Germano e il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste e abbia già accompagnato oltre 60 persone in un percorso di crescita personale.
“Lo scopo della Recovery House è avere progetti personalizzati per i partecipanti” spiega Michele, sottolineando come ogni percorso venga costruito sulle esigenze, le capacità e gli obiettivi di ciascun ospite.
La permanenza dura generalmente sei mesi, con possibilità di proroga fino ad un anno. Qui si imparano competenze pratiche, dalla gestione della casa alla ricerca di un lavoro, senza perdere il legame con la propria quotidianità. La porta resta sempre aperta: non è un ricovero, ma un ambiente in cui responsabilità e fiducia camminano insieme.
Un ruolo fondamentale è svolto dai peer supporter, guide che hanno vissuto in prima persona un’esperienza di sofferenza mentale e oggi mettono quell’esperienza al servizio degli altri.
“Questo percorso è servito anche per risolvere problemi che avevo e che erano rimasti irrisolti. Ho imparato che siamo tutti uguali e che abbiamo bisogno dello stesso grado di libertà, perché attraverso la liberazione si esce dal percorso duro di diagnosi e di cura, che passa attraverso il farmaco. Importante è l’umanità, parlare, esserci. Il peer nella Recovery House ha il compito di avere una parola buona e lavorare in buona fede” ci dice Michele, evidenziando il valore umano dell’ascolto e della condivisione.
Durante la puntata vengono illustrati anche gli strumenti utilizzati nel percorso come come il PATH (indica il percorso, il sentiero, la via) e il WRAP (Wellness Recovery Action Plan), che aiutano i partecipanti a definire obiettivi, valorizzare le proprie risorse e prevenire eventuali momenti di crisi.
Abbiamo ascoltato una testimonianza che ci racconta come la Recovery non sia soltanto un obiettivo, ma un cammino costruito giorno dopo giorno insieme alle persone nel rispetto dei loro tempi e delle loro aspirazioni.
