Poesie palestinesi contro la guerra: Mahmoud Darwish
Mahmoud Darwish, scrittore e giornalista, è considerato uno dei grandi poeti del mondo arabo. È nato nel 1941 nel villaggio palestinese di Al-Birwa, ma pochi anni dopo, nel 1948, la sua famiglia è costretta ad andarsene, quando il paese in cui vivono viene raso al suolo, durante l’Akba. La traduzione della parola Akba è catastrofe.
Oggi è la parola con cui la storiografia araba contemporanea definisce l’esodo forzato di circa 700.000 arabi palestinesi, costretti con la violenza a lasciare i territori che Israele ha occupato. Poi la maggior parte dei paesi è stata distrutta, completamente cancellata. I restanti villaggi e città sono stati ripopolati da israeliani che hanno sostituito il nome arabo dei paesi con nomi ebraici. In seguito, Israele non ha rispettato il diritto dei palestinesi di rientrare, diritto che è stato sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.
Il poeta è nato in questo contesto, costretto a perdere tutto ciò che conosceva e a cambiare paese a sette anni, illegale nella sua terra di nascita. Quando lavorava come giornalista è stato detenuto nelle carceri israeliane e costretto agli arresti domiciliari a causa dei suoi scritti e della sua attività politica. Tra le altre cose, aveva redatto il testo della dichiarazione di indipendenza dello Stato palestinese, riconosciuta da alcuni stati nel 1988, ed è stato anche iscritto al Partito Comunista, come dirà nella sua poesia.
Nel 1970 ha iniziato a studiare a Mosca, da lì si trasferisce al Cairo, poi a Beirut. Ha fondato il giornale dell‘Associazione scrittori e giornalisti palestinesi ed è stato membro della commissione esecutiva dell’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Ha scritto oltre 20 libri, pochi dei quali tradotti in italiano.
Però Mahmoud Darwish oggi è soprattutto uno dei poeti palestinesi più importanti, una voce autorevole nella lotta per l’indipendenza. Per più di 40 anni i suoi versi hanno raccontato la tragica esperienza della Palestina. È morto a 67 anni, lontano dalla sua terra, in Texas, per una complicazione durante un intervento al cuore.
La poesia che ascolterete, Carta d’identità, è una delle prime che ha scritto.
Prendi nota
sono arabo
carta di identità numero 50.000
bambini otto
un altro nascerà l’estate prossima.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
taglio pietre alla cava
spacco pietre per i miei figli
per il pane, i vestiti, i libri
solo per loro
non verrò mai a mendicare alla tua porta.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
mi chiamo arabo non ho altro nome
sto fermo dove ogni altra cosa
trema di rabbia
ho messo radici qui
prima ancora degli ulivi e dei cedri
discendo da quelli che spingevano l’aratro
mio padre era povero contadino
senza terra né titoli
la mia casa una capanna di sterco.
Ti fa invidia?
Prendi nota
sono arabo
capelli neri
occhi scuri
segni particolari
fame atavica
il mio cibo
olio e origano
quando c’è
ma ho imparato a cucinarmi
anche i serpenti del deserto
il mio indirizzo
un villaggio non segnato sulla mappa
con strade senza nome, senza luce
ma gli uomini della cava amano il comunismo.
Prendi nota
sono arabo e comunista
Ti dà fastidio?
Hai rubato le mie vigne
e la terra che avevo da dissodare
non hai lasciato nulla per i miei figli
soltanto i sassi
e ho sentito che il tuo governo
esproprierà anche i sassi
ebbene allora prendi nota che prima di tutto
non odio nessuno e neppure rubo
ma quando mi affamano
mangio la carne del mio oppressore
attento alla mia fame,
attento alla mia rabbia.