Skip to main content

Cosa si può fare?

Si può fare qualcosa per diminuire il rischio di eventi drammatici come l’uccisione della psichiatra Barbara Capovani? Nella seconda parte parliamo di terapia forestale

🔊 Puntata 853


Cosa si può fare?
Riserva Biogenetica di Campigna (riduzione). Autore: Nevio Agostini.
Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
853 Cosa si può fare?

Questo ragazzo, che esprimeva la sua furia verso Barbara Capovani, era ben noto ai servizi. Si poteva evitare? Non lo so. Si poteva intervenire? Penso di sì.” È il parere di  Gisella Trincas, presidente di UNASAM, che riunisce oltre 70 associazioni di familiari e utenti della salute mentale.

Prima di tutto, secondo Gisella Trincas, bisogna cercare di conoscere le persone che entrano nei servizi di salute mentale: il loro contesto, la loro vita, i loro bisogni, ancor prima dei loro sintomi. E per conoscere una persona, i farmaci servono a ben poco; ci vuole invece una pluralità di professionisti adeguatamente formati, che abbiamo a disposizione tempo, tempo per avvicinare la persona, per sostenerla nei primi, duri momenti di consapevolezza di quello che gli sta capitando. “E’ questo che serve all’inizio – afferma Trincas – e se salti questo passaggio è difficile che recuperi la persona, rischi di perderla, anche per sempre”. Poi, quello che servirebbe, sono servizi di salute mentale territoriali ben organizzati, senza coercizione, luoghi di cura e di ripresa fatti anche di case normali, o piccoli gruppi di coabitazione, poi socialità, lavoro… “quello che serve a tutti noi” spiega Gisella Trincas. “Altro che cambiare la legge 180! Applicarla. La strada per migliorare i luoghi di cura è stata indicata da lungo tempo, da quando si cominciava a immaginare la legge 180 .”

La cura nel bosco  
Chi va in cura dalla psicologa Annarita Piazza, specializzata in psicoterapia nell’indirizzo corporeo, non frequenta il suo studio, ma i boschi. Non deve parlare, ma stare in silenzio, mentre ci si immerge nella magia antica della natura 
“Si tratta di andare in una foresta e fare alcune attività che aiutano ad amplificare i vantaggi che già lo stare in un bosco produce di suo”. E’ la Terapia forestale, dove è importante il silenzio e la piena immersione in una esperienza, godersi in pieno l’immersione nella natura, utilizzando tutti i nostri sensi. 
E, continua la dottoressa Piazza, “si è visto che diminuiscono alcuni parametri fisiologici dovuti alla stress, come ipertensione, pressione sanguigna e frequenza cardiaca. Questa terapia è particolarmente consigliata per i disturbi depressivi e ansiosi, ma funziona molto bene per tanti altri disturbi, ed ha effetti benefici sul sistema immunitario. (…)”. 

Questi risultati sono confermati da una recente ricerca condotta dal CNR e dal Club alpino italiano, che ha provato come alcune componenti dei profumati oli essenziali emessi dalle piante abbiano l’effetto di ridurre i sintomi dell’ansia. La ricerca è stata condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani, e ha coinvolto centinaia di partecipanti e luoghi di tutta Italia. «Combinando sessioni di terapia forestale condotte da psicologi professionisti con tecniche avanzate di statistica abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l’aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi», afferma Federica Zabini responsabile CNR del progetto, e supervisore della ricerca. Lo studio è pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.

|