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Passioni come medicina

‘’Nel momento in cui suono un pezzo di musica che mi cattura l’anima i problemi sono superati, tutto va bene’’

🔊 Puntata 845


Passioni come medicina
845 Passioni come medicina

“La musica mi cattura l’anima (…) in quel momento i problemi sono superati, tutto va bene”. Luigi è uno dei redattori di Psicoradio che in questa puntata raccontano le loro passioni artistiche e la funzione che hanno nella loro vita: c’è chi suona il piano e chi canta accompagnato dalla chitarra, chi scrive poesie, chi disegna. In questi momenti si esprimono emozioni e ci si consola. È possibile credere che esistano altri modi per affrontare i momenti difficili, i farmaci a volte non sono l’unica via possibile.

Continua Luigi: “Suonare un pezzo brasiliano ti fa credere che la vita almeno per quel momento è un po’ diversa da quella che in realtà è“. Ascoltiamo altri psicoredattori e psicoredattrici, come Andrea: “Suono perché mi riempie di felicità, un po’ come mangiare e bere”. Brenda invece: “Prendo il foglio come un dialogo fra me e l’altro, nei miei disegni ci sono le mie paure, le mie debolezze, le mie fragilità. Disegno sempre, ma quando sto male i lavori mi vengono meglio”. Una redattrice ci racconta: “Scrivo molto della durezza della vita (…) scrivo sempre con disperazione e rileggendo ho capito delle cose che non avrei capito, è come vedermi dall’esterno”;

Luca: “Scrivo per sentirmi bene, per distrarmi, ogni giorno scrivo una poesia”. Eccone una:
La paura
Il villano sparì nell’ombra
Era appena sorta la notte
Gli animali nascosti iniziarono a stridere
Il silenzio incombeva inquietante.

A volte sembrano poesie anche le parole contenute nel libro “Ci chiamavano matti, voci dal manicomio”, che raccoglie interviste a persone chiuse nei manicomi di Gorizia e nell’ospedale neuropsichiatrico di Arezzo tra il 1968 e il 1977. Come quelle di Milvia, al suo secondo ricovero: “L’uomo in un caos diventa un caos: l’uomo, fatto vivere come una bestia, diventa bestia.” L’autrice del libro è Anna Maria Bruzzone, ricercatrice, morta nel 2015. Il testo, aggiornato da Marica Setaro e Silvia Calamai e ripubblicato oggi dalla casa editrice il Saggiatore, viene presentato all’istituto Minguzzi di Bologna il 29 marzo.

Il libro è una straordinaria raccolta delle interviste che la ricercatrice aveva fatto e pubblicato poi in appendice alla sua tesi di laurea di specializzazione. “Per la prima volta sono i pazienti, i matti, come venivano chiamati allora, a prendere la parola e raccontare il loro passato, le loro riflessioni, le paure…” C’è Michela che teme di essere abbandonata dai genitori, che si vergognano di lei. C’è Onorina, con alle spalle dieci elettroshock, che cuce per cercare di stare meglio ed essere pronta quando tornerà a casa. 
Alla presentazione sono presenti le due curatrici del libro, Marica Setaro e Silvia Calamai, con le quali dialoga la Presidente dell’Istituzione Minguzzi, Bruna Zani, e la direttrice di Psicoradio Cristina Lasagni.

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