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Curare chi non sa cosa è il bene e il male

Parliamo di Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) ma anche di “bonus psicologo”

🔊 Puntata 787


Curare chi non sa cosa è il bene e il male

A UN PASSO DAL “BONUS PSICOLOGO”. Approvato l’emendamento al decreto Milleproroghe che ne prevede il finanziamento. Ora, per diventare ufficiale, l’emendamento dovrà essere approvato da Camera e Senato. Una buona notizia, principalmente dal punto di vista culturale, ma solo un “un punto di partenza”, come ha evidenziato David Lazzari, presidente dell’ordine nazionale degli Psicologi. Sia perché “la somma destinata è limitata”, sia perché “occorrono delle risposte poi di tipo strutturale”. L’emendamento prevede per il 2022 uno stanziamento di 20 milioni di euro, di cui 10 milioni per finanziare effettivamente il bonus e altri 10 per potenziare le strutture sanitarie che forniscono sostegno psicologico. Potranno richiederlo tutte le persone con ISEE inferiore a 50mila euro, e il tetto massimo del contributo è di 600 euro annui. Si tratta, evidentemente, di un parziale rimborso delle spese sostenute da chi segue percorsi di terapia, un piccolo supporto a chi vive una condizione di disagio psicologico.


CURARE CHI NON SA COSA È IL BENE E IL MALE Psicoradio torna ad occuparsi del complicato – e poco noto – tema delle REMS, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza per persone che hanno compiuto reati, mentre erano incapaci di intendere e volere. Un tempo, i cosiddetti “folli rei” erano richiusi nei “manicomi criminali”, poi negli OPG; diversi anni fa, una persona che viveva in OPG ce li descrisse in un’intervista come “luoghi infernali nei quali erano stipati detenuti pieni di psicofarmaci, spesso legati, senza contatto con la realtà circostante”. Se è “vero – proseguì – che uno deve pagare, però non in queste condizioni, perché così ti annientano”. Oggi queste persone si trovano nelle REMS, nate nel 2015 quando per legge sono stati chiusi gli Ospedali psichiatrici giudiziari.

La più grande differenza delle REMS con gli OPG (e anche con il carcere) è data dal fatto che le REMS dovrebbero essere vere e proprie strutture sanitarie. “Superare gli OPG non vuol dire costruire altri luoghi speciali per i matti” ci dice Stefano Cecconi del comitato Stop OPG, il cui Osservatorio monitora le condizioni di vita e il funzionamento delle REMS fin dalla loro apertura. Però oggi uno dei problemi che il comitato Stop OPG deve affrontare sono le lunghe liste d’attesa per entrare in queste strutture. Di pochi giorni fa è la notizia che la stessa Corte Europea sui Diritti Dell’Uomo ha condannato l’Italia a risarcire per trattamento inumano Seydou Sy, un cittadino italiano con gravi problemi psichiatrici, costretto in carcere per 2 anni in attesa che si liberasse un posto in una REMS, nonostante anche i giudici italiani avessero stabilito che il carcere non fosse il posto adatto per lui.

Sulla legittimità del sistema REMS e delle “misure di sicurezza psichiatriche”, a fine gennaio è arrivata anche l’attesa sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato il ricorso presentato dal Tribunale di Tivoli contro la riforma che le ha istituite. Le REMS sono dunque salve, ma sono state sottolineate alcune criticità fondamentali. Come ad esempio l’esigenza di garantire il buon funzionamento delle strutture, in un numero sufficiente a far fronte ai fabbisogni nazionali. Cosa dobbiamo quindi aspettarci quindi ora? Ne parliamo con Michele Miravalle dell’associazione Antigone, nata alla fine degli anni 80 per tutelare i diritti delle persone in carcere, che conclude “Bisogna domandarsi quanto è giusto che duri il percorso di ricovero in REMS; e soprattutto cosa fare durante quel percorso. E sperare che, esattamente come dice la legge, dopo la REMS ci sia poi una “progressività” del percorso terapeutico del paziente “

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