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Lavoro e dignità

Quanto è importante per una persona parzialmente invalida avere un’occupazione lavorativa. Intervista ad Alice Cavicchioli.

🔊 Puntata 775


Lavoro e dignità

“Ho aperto la pagina dell’INPS e ho trovato questo piccolo avviso, come se fosse una comunicazione di servizio. Mi stai cambiando la vita, mi stai imponendo delle scelte dolorosissime e la butti giù così? No, non ci sto”. Alice Cavicchioli è una nostra ascoltatrice, una cara conoscenza di Psicoradio. Questa puntata inizia proprio con la sua voce che ci racconta la scelta dolorosissima che si è trovata a dover affrontare di punto in bianco quando l’INPS ha annunciato che sarebbero cambiate le regole sull’assegno di invalidità. Un cambiamento che costringerebbe una persona invalida a scegliere tra lavoro e indennità, se questa riforma andasse avanti. Fino ad oggi, infatti, le persone con un’invalidità civile tra il 75 e il 99% hanno percepito un assegno di circa 287 euro, purché il loro reddito mensile non superasse i 400 euro.

Con la riforma annunciata dall’INPS, l’assegno non viene più versato a chi lavora, qualunque reddito percepisca, anche se minimo. Anche se si tratta di 20 euro al mese. Quindi o non si lavora e si riceve l’assegno o, se si lavora, si perde l’assegno. “Sono una paziente psichiatrica”, racconta Alice. “Sono tra le persone che percepiscono questo assegno perché ho un’invalidità del 75% ma faccio anche un lavoro part-time”. Ma né l’uno né l’altro sono sufficienti per sopravvivere, se presi singolarmente. “Sono arrabbiata, mi sono sentita umiliata, non solo perché sono invalida io ma perché conosco tante persone invalide che vorrebbero mitigare gli aspetti più stigmatizzanti di questa condizione proprio creandosi una vita all’esterno e lavorando”.

Nel frattempo la decisione dell’INPS ha provocato la protesta di tutte le associazioni. Di conseguenza si è mossa anche la politica e il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha assicurato che l’indennità sarà reintrodotta con un emendamento alla Legge di Bilancio. La Redazione si è confrontata perciò sull’importanza del lavoro, di come il lavoro possa arricchire la vita, e non certo dal punto di vista economico. Permettendo di sentirsi “abili e non dis-abili”, come dice Alice. Ma ci siamo confrontati anche sulle difficoltà che incontrano le persone con disturbi psichici negli ambienti lavorativi. Per esempio, la difficoltà nell’accettare (e di conseguenza comprendere) un disturbo “invisibile”.

AGGIORNAMENTO: Vita scrive che l’emendamento che permette agli invalidi parziali che lavorano di ricevere l’assegno, alle condizioni di sempre, è stato approvato.

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