Skip to main content

Dietro ogni scemo c’è un villaggio

La redazione analizza la canzone “Un matto” di Fabrizio De André

🔊 Puntata 773


Dietro ogni scemo c’è un villaggio

Analizziamo la canzone di Fabrizio De André “Un matto (Dietro ogni scemo c’è un villaggio)”, che il cantautore realizzò ispirandosi ai versi dell’“Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, ed inserì nello storico album del 1971, “Non al denaro non all’amore né al cielo”. In redazione è nata una discussione sui significati del testo, ma anche sul ruolo del “matto” all’interno di una comunità e sugli stereotipi che certe narrazioni possono portare con sé.

A Vincenzo questa canzone piace perché “non si avverte la differenza tra i cosiddetti matti e i cosiddetti normali” mentre Giovanni sostiene che il brano di De Andrè “fa pensare che al mondo ci siano persone un po’ diverse, che per arrivare a comprendere determinate cose fanno un giro più lungo o un giro diverso rispetto ad altre.” “Tu basta che fai qualcosa di diverso e la gente ti prende per scemo” commenta Gianmaria, ricordando il sottotitolo della canzone: Dietro ogni scemo c’è un villaggio. De Andrè quindi difende questo “scemo” suggerendo che dietro ad ogni scemo c’è un villaggio che è ancora più scemo e più pazzo di lui, perché è ignorante e non lo comprende”. E aggiunge che ”De André ha sempre difeso chi stava male, perché chi sta male è scomodo da difendere e da aiutare. Secondo Vincenzo però nella canzone affiora un luogo comune “che la vita del cosiddetto matto sia una vita sprecata. Ma emerge contemporaneamente anche il rimorso per non aver capito, accolto, il cosiddetto scemo del villaggio”. “Ma lo scemo” – chiosa Gianmaria – “da morto non ha bisogno della pietà di chi prima lo prendeva in giro.”

|