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Paure e speranze a Casa Rupe

Un viaggio attraverso l’Europa a piedi, la vista della morte, la voglia di riabbracciare la famiglia

🔊 Puntata 633


Paure e speranze a Casa Rupe
Un’accoglienza diffusa sul territorio, su scelta volontaria dei comuni,  destinata a poche persone per volta (percentualmente al numero di  residentii nel comune), finalizzata all’inserimento attraverso formazione al lavoro, corsi di italiano di educazione civica. Questo è lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di cui ci siamo occupati in una serie di puntate.

Questa volta due migranti ospiti allo SPRAR Casa Rupe raccontano a Psicoradio le loro paure e  i loro sogni .“Ho avuto paura del viaggio. Ho visto tante persone morte, c’è chi è morto in mare, chi per il freddo, chi in treno perché toccava l’elettricità. Ho visto morire i miei compagni di viaggio nella foresta tra la Grecia e la Serbia. Ho avuto paura perché quando fai un viaggio tutto a piedi e senza documenti, il pensiero del suicidio è sempre presente racconta la  voce dolce di un ragazzo marocchino di 21 anni scappato da Casablanca ancora minorenne. “Grazie allo SPRAR Casa Rupe  ho imparato l’italiano, ottenuto la licenza media e imparato a fare il metalmeccanico per aiutare economicamente la mia famiglia che spero un giorno possa raggiungermi”. 

Anche l’ospite russo, un ragazzone arrivato in Italia tredici anni fa per raggiungere la madre, all’inizio ha avuto paura: “quando sono stato a Napoli a lavorare ho visto tante cose brutte; ero solo, avevo paura e mi mancava la mia famiglia ”.
Oggi ha 34 anni e desidera portare in Italia la figlia di cinque anni rimasta in patria “per vivere finalmente  insieme”.

David Lovelock, coordinatore di Casa Rupe ci dice che, nonostante il clima difficile e le tristi realtà con cui si viene in contatto, è “un lavoro che mi dà la possibilità di fare qualcosa rispetto agli eventi di cui sono testimone; siamo in una fase storica in cui forgiamo la nostra mente rispetto ad un atteggiamento di chiusura o di apertura. Le prospettive non sono rosee; però mi piacerebbe poter dire, magari ai miei nipoti, che io stavo dalla parte giusta della barricata”.

 

 LA MUSICA DI PIERO
UNA PALESTRA EMOTIVA PER ESERCITARMI A LASCIARMI ANDARE
Nei “5 minuti d’aria”, Piero, redattore di Psicoradio,  racconta il suo processo di ricerca creativa e interiore che da diversi anni svolge attraverso la musica nota come “ambient”.
Il  linguaggio musicale diventa una palestra mentale ed emotiva, per “esercitarmi a lasciare andare. Nella mia esperienza, alla base di ogni sensazione di tensione, ansia, rabbia, c’è il tentativo fallimentare di fuggire mentalmente dal momento presente, in favore di qualcosa che non c’è più o non c’è ancora. Improvvisare mi costringe a stare qui, lasciando che emerga quel che deve emergere senza giudicarlo.
Piero utilizza chitarra elettrica e voce in modi non convenzionali per creare paesaggi sonori eterei e meditativi, all’insegna della sperimentazione e della libera improvvisazione.
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